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TERZA PAGINA WORLD
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Nota Introduttiva

Col senno di poi, io credo che l'articolo che segue (i.e. Manifesto Net, Navigo Ergo Sum), con il suo metaforico incipit (metafora neppure tanto originale, s'intende!), non sia stato solo il mio primo, goffo, tentativo di "spiegare" e di presentare Terza Pagina ma, a ben guardare, che sia stato pure il mio primo, sempre goffo, tentativo di analisi del fenomeno-comunicazionale Internet.

Per ragioni che sfuggono anche a me, non sono infatti capace di restare indifferente al fascino perverso che esercitano queste nuove dinamiche virtuali e, come il gatto che non sa impedirsi di allargare lo spiraglio di luce offerto dalla porta lasciata miracolosamente aperta, allo stesso modo io non riesco a resistere alla tentazione di spingere l'immaginaria linea "investigativa" (rispetto alla fenomenologia considerata), sempre un poco "oltre".

Chiedendo dunque venia ai più per il carattere indubbiamente "noioso" delle tematiche trattate, nonché per la scrittura "prolissa", pubblico qui, di seguito, i link agli altri due saggi brevi che integrano il discorso iniziato nel pezzo in calce e che, ritengo, non siano null'altro che le indispensabili pedine di una sorta di trittico ideale.

Che fatica l'editore virtuale!

Lingua e cultura sarda:
c’erano una volta e… ci sono ancora:online!

Rina Brundu
Maggio 2007
Dublino



Other short essays:
L’ipertesto Internet, lo scrittore, la scrittura ed il segno… editoriale.
Benvenuta Terza Pagina Edizioni!

La mia verità su don Osvaldo

Manifesto politico di Terza Pagina




Manifesto Net
Navigo, ergo sum

Fenomenologia semiseria (fatti, misfatti, danni collaterali) di uno pseudo movimento artistico virtuale improbabile, auspicabile ed in fondo possibile.

di Rina Brundu Eustace

Navigo, dunque sono. L'oceano in tempesta è popolato da creature insidiose. Banchi di pesci, diversi, multicolori, multiformi, si affrettano, si incontrano, si scontrano, si schivano, si evitano, si attraggono, si perdono. Dentro la Rete. Pescatori-pesci e pesci-pescatori si ritrovano su rive lussureggianti, esotiche, assolate - background creati ad hoc per confortare il momento, la disposizione dello spirito, l'umore. Dell'uomo. Dell'artista. Dell’anima. Perché è quella che si incastra tra le maglie, che si affaccia, che si propone. Nuda.

Navigo, dunque vivo. Nella condizione ideale. Liberata dal peso del destino, dalla pigrizia del corpo, dai limiti materiali, dalle forme come dalle fobie, dalle inibizioni, dai dubbi di milioni di anni. Intuendo di non poter godere di una visione incarnata più perfetta. Dentro l’universo parallelo ricreato ad immagine e somiglianza dell’artista-Dio. Del Dio-Architetto. Dove il tutto, che è diretta emanazione e propagazione dell’essere, sa di energia creativa e può diventare arte. Virtuale. Ma arte. Comunque.

Navigo, dunque creo e ad un tempo fruisco delle qualità estetiche di altri mondi, della potenza proponitrice di spiriti grandi, della capacità costruttiva di artisti artigiani, strateghi, professionisti, illusionisti, venditori di sogni, narratori di storie. Incredibili. Galassie, pianeti popolati da eroi mutilati, improbabili characters ai quali viene finalmente concessa una possibilità. Di espressione. Virtuale. Ma a suo modo vera. Quindi reale. Comunque. Oltre la dimensione piatta del libro, del cartoon, del foglio di carta.

Navigo, dunque sono (esisto); navigo, dunque vivo (mi muovo); navigo dunque creo (mi esprimo)… dentro la Rete.  Sono queste le caratteristiche imprescindibili di ogni artista potenziale e non,  nell’era di Internet. Di ogni nettista, volendo. E non solo. Non solo, perché nel villaggio globale le distanze fisiche (tra individui ed individui-artisti, tra artisti ed artisti) si riducono e ad un tempo si appiattiscono pure quelle di maniera, mentre i salotti letterari diventano per forza del loro esistere nella sola dimensione elettronica, spazi aperti ad ogni viandante affaccendato, senza porte né pareti, momenti infiniti.

Tutti insieme appassionatamente dunque. Tutti insieme appassionatamente: spiriti geniali di antichi e di moderni, scrittori più o meno conosciuti, esordienti di belle speranze, cantanti, suonatori, poeti, pittori, scultori, editori, professori, programmatori, correttori di bozze, scribacchini, burloni, menzogneri, artigiani di bottega. Anime disincantate. Tutti insieme appassionatamente ad animare spazi virtuali altrimenti vuoti finanche del più misero arredo, tutti insieme appassionatamente per affermare l’essere in ogni possibile dimensione altra, tutti insieme appassionatamente per conoscere il proprio ruolo ed il proprio destino pur dentro un diverso, improbabile, palcoscenico di vita.

Editore democratico per eccellenza, Internet permette di raccogliere e di pubblicare ogni creazione dell’artista. In taluni casi, diviene il suo solo mezzo di espressione e l’unica occasione d’incontro con spiriti affini. Dalla moltiplicazione di questi momenti di riconoscimento, nascono quindi connessioni (link) in grado di fare da filo conduttore anche a storie (divagazioni, ragionamenti, tematiche, programmi) destinate a crescere in maniera importante fino a diventare ideale artistico condiviso ed espressione di una visione universale che trascende il mero piano virtuale.

Paradossalmente però, è proprio l’estrema tolleranza editoriale ad impedire che queste proposizioni creative interconnesse si manifestino come movimento culturale tout court: mancano i maestri, mancano le regole, mancano i limiti identificativi, ma soprattutto manca la necessaria diligenza stilistica che sola può portare ad esprimere un’arte comunque degna di sé e delle opere eccelse. Se non di vero e proprio movimento, siamo comunque in presenza di uno pseudo-movimento artistico net (in senso letterale) che diventa tale e si giustifica in virtù del suo stesso esistere e dei milioni di piccoli capolavori (in forma di romanzi, racconti, poesie, diari, pensieri, aforismi, commenti, disegni, ma anche di luoghi – siti – ricreati elettronicamente in maniera esteticamente perfetta) salvati alla creazione dello spirito dalle maglie della Rete, anche solo per un fuggevole istante.

Cui prodest? All’artista. A quello con la A maiuscola, le cui occasioni di essere e di affermare la propria capacità creativa si moltiplicano in maniera esponenziale, così come a quell’altro virtuoso chiuso dentro ciascuno di noi che smanaccia per farsi vedere. E quindi giova all’uomo, all’uomo impedito che può ritrovarsi a vivere la nuova  dimensione pesino a dispetto di sé. E’ questo il caso del villanovese qualunque (ma non solo!).

Villanova Strisaili, quella reale, è una frazione di Villagrande Strisaili, popoloso comune della nuova provincia d’Ogliastra, sul versante orientale sardo. Villanova Strisaili, quella virtuale (www.villanovastrisaili.com) è un altro indirizzo sulle intasate autostrade dell’Interweb. A parte il nome, i due luoghi hanno poco da spartire se non forse, all’orizzonte, la curva dolce del Gennargentu ed il fatto di essere, appunto, abitate da villanovesi. Villanovesi che non sanno nulla gli uni degli altri, villanovesi i cui destini si incrociano con fatica persino dentro le maglie larghe, i momenti tolleranti e senza confini della World Wide Web.

A dividere veramente gli abitanti delle due Villanova non sono però le incongruenze, i contatti saltati, le difficoltà virtuali, quanto piuttosto le problematiche sul piano empirico, pratico, i peccati capitali, il gravame atavico. Con ogni probabilità dunque le vite dei villanovesi (di quelli reali e di quelli virtuali), continueranno a procedere su due rette diverse e parallele all’infinito: non si incontreranno mai. Non si può negare, tuttavia, che in forza del perverso modo di relazionarsi adottato da questi mondi differenti, una sorta di connessione, per quanto tenue e quasi invisibile, riesca comunque a proporsi tra dimensioni diverse, ed è in fondo per merito, o demerito, di questo provvidenziale trait-d-union, che i destini di tutti i villanovesi (di quelli reali e di quelli virtuali) tenderanno ad incrociarsi sempre almeno un po'.

Ne consegue che le azioni degli uni ricadranno su quelle degli altri. All’uomo della strada di Villanova Strisaili verrà inoltre offerta una possibilità in più. Una possibilità in più per guardare oltre il pur bellissimo orizzonte creato da Punta La Marmora, una possibilità nuova per scuotersi di dosso l’ombra benigna e ad un tempo alienante della Grande Montagna, una possibilità diversa per esistere al di là del silenzio della ragione e dell’intelletto che da tempo immemore (fatte salve le rare eccezioni) rimbomba sulle assolate alture e le desolate piane dell’entroterra sardo. Di quell’entroterra sardo creato bello da Dio, abbandonato dagli uomini, rovinato dai  politicanti di ieri, di oggi, di sempre, dagli amministratori incompetenti, dagli interessi di partito, dalle beghe ipocrite, dalle rivalse nepotistiche, dalle faide di vicinato, dall’incapacità diffusa. Dall’ignoranza.

Al villanovese-artista viene invece servita l’occasione unica di dare un aiuto concreto all’uomo della strada, ogni qualvolta i suoi pensieri più degni riusciranno a salvarsi tra le maglie e sapranno indurre alla riflessione. Oltre i pur comprensibili sogni di gloria, oltre la segreta fobia di non farcela, oltre le giuste recriminazioni e la giusta presunzione dello spirito capace che aspira ad altri traguardi e naturalmente (in maniera naturale) sa guardare dalla cima della montagna. Soprattutto, sa rinunciare ad un attimo della sua libertà creatrice per incatenarlo ai destini degli altri, ai destini di quei milioni di esseri che come lui/lei navigano la Rete per assicurarsi un’altra, formidabile occasione di esistere. Navigo, ergo sum. Appunto.

Ben venga dunque questa impossibile miscela elettronica di nobile e di volgare, di sacro e di profano, di basso e di sublime, di bello e di brutto, di tragico e di comico, capace all’occasione di sorprendere e di stupire. Ben vengano dunque i salotti letterari senza pareti in grado di abbattere con quelle il manierismo d’elite, l’espressione artistica solamente affettata; ben vengano i caffè letterari aperti ad una nuova visione sul mondo, liberati dall’ingombrante presenza di guru autoproclamati, di santoni del bel pensiero e del bello scrivere. Ben venga questa fiera delle vanità di una provincia universale da opporre alla vanagloria di un vicinato accademico ingessato e per sua natura incapace di guardare oltre l’orizzonte impolverato degli scaffali da biblioteca.  Ben venga dunque questo pseudo Movimento Net che quasi di malagrazia e controvoglia, ci trascina dentro un futuro pauroso, ma sicuramente capace, con le sue mille promesse, di ammaliare, di intrigare, di suscitare la naturale curiosità di ogni spirito davvero libero. Come quello di ogni villanovese che si rispetti. Appunto.

Rina Brundu Eustace
Dublino, 1 Ottobre 2005

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