01.04.2009
(estratto)
di Maria Arca
Arrivammo ad Alghero in un freddo pomeriggio di ottobre mentre il maestrale faceva mulinare le foglie dorate sulla strada e sulla nostra carrozza. Il mare ruggiva e le onde si infrangevano con violenza contro il promontorio dove sorgeva Villa Sella, la nostra destinazione finale.
Quella mattina alle undici avevo ricevuto una chiamata direttamente dal capo della polizia. L’ordine era di precipitarmi ad Alghero per scoprire chi aveva somministrato una dose fatale di arsenico a Riccardo Sella proprietario dell’azienda vinicola Sella & Mosca.
01.04.2009
(estratto)
di Morena Cabiddu
Il sole caldo d’estate batteva prepotentemente sulle strade assolate di Texas City, creando immagini offuscate di un paesaggio stanco e silenzioso, dove i grilli e le more padroneggiavano nelle campagne aride dello stato del Texas.
Me ne stavo seduto all’interno della mia vettura, in uno di quegli appostamenti interminabili e riuscivo a stento a contenere gli sbadigli, risultato dell’ennesima notte in bianco trascorsa tra i locali notturni a bere birra fino a sentirmi male. Un marito geloso aveva minacciato di far fuori la moglie, e quasi ci era riuscito, arrestato, aveva avuto l’attenuante dell’alcolismo ed era di nuovo fuori.
01.03.2009
un racconto breve di Nicoletta Cassani
Le secche note scattanti del violino colmavano la piccola stanza con struggimento rabbioso; una melodia che urlava al cuore di lacrime cocenti e solitudine.
L’uomo che suonava con tanto impeto era completamente assorbito dal proprio universo incantato, rapito dalla musica, estasiato oltre ogni limite, lontano, irraggiungibile, forte. Un vero gigante.
01.03.2009
(estratto)
di Nicoletta Cassani
Ferdinando Marchesini camminava lungo il vialetto di ghiaia bianca costeggiato da ampi arbusti d’ortensie azzurrate; il suo sguardo era assorto, il suo passo lento.
L’estate regalava un cielo terso con rare, impalpabili nuvole filamentose all’orizzonte, mentre una sottile brezza, proveniente da nord, rinfrescava gradevolmente l’aria, esaltando i profumi del bosco circostante e recandone i suoni gorgheggianti; ma nulla di tutto questo pareva arrecare beneficio al giovane uomo. Torvo, arrivò alla sua meta, un piccolo terrazzamento dirimpetto al lago, e i suoi occhi pensosi osservarono l’acqua che sciabordava irrequieta come il suo stesso animo.
01.03.2009
(estratto)
di Giuseppe Leto Barone
«Giuro di servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il Sommo Pontefice e i suoi legittimi successori, come pure di dedicarmi a loro con tutte le forze, sacrificando, ove occorra, anche la vita per la loro difesa.»
Giuramento delle Guardie Svizzere
«Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia.»
Marco 15,46
01.02.2009
un racconto di Elisabetta Papa
“In mezzo ai monti, circondato da un fitto e impenetrabile bosco, c’era una volta un ameno paese di tetti d’ardesia, odore di caminetto e formaggio per le vie, campanacci d’armenti nell’aria. La gente viveva tranquilla, tra i consueti affanni e le passeggere gioie quotidiane.
Finché, un triste pomeriggio di un triste trentun dicembre, Leo, giovane figlio del bibliotecario, livido e tremante, madido di sudore e con la gola così secca da bruciargli, si precipitò in mezzo alla piazza del paese tra gli sguardi attoniti e allarmati dei presenti.
01.02.2009
(estratto)
di Silvio Da Rù
Fu il silenzio a destarlo. Un silenzio profondo, immobile e sospeso, come di morte. Persino la luce accecante del sole, che filtrava dalle lamine inclinate verso il basso della veneziana, era inerte. Gli parve che tutto di quel luogo appartenesse già al passato: la televisione sul braccio a muro nell’angolo, il tavolo a scrittoio, la sedia, il frigobar, la moquette blu, i vestiti sparsi ovunque e il corpo nudo, giovane e fresco di Veronica, che giaceva al suo fianco, semiavvolto in un lenzuolo bianco macchiato di sangue.
L’unica cosa animata in quella stanza, densa del puzzo dolciastro e vagamente rancido dei loro corpi, era lo sguardo deformato di un autoritratto multicolore di Francis Bacon appeso alla parete. In quegli occhi e in quel volto vide se stesso: Zoltan Dageba.
01.02.2009
(estratto)
di Elisabetta Papa
Doralice Fracassi teneva l’indice e il medio infilati nel taschino sinistro dei jeans. Il filo di un auricolare spariva dentro quello destro. Si muoveva a passi cadenzati, ciondolando appena il capo, come se ascoltasse musica. Sulla maglietta arancio brillante aveva una scritta nera glitterata “Memento mori” che ogni tanto sbucava dalla giacca abbottonata solo sulla vita per via del seno abbondante. Una visierina di plastica trasparente le teneva scostata dal viso la massa mogano dei capelli lisci e setosi che parecchi guardavano, soprattutto le donne, trascinandosi dietro borsoni e valigie tra i binari già caldi di sole, nonostante fossero appena le nove di mattina di sabato tre maggio. Un sabato che si preannunciava azzurro e luminoso. Quasi estivo.
L’Eurostar proveniente da Milano, sarebbe arrivato entro una decina di minuti. Con un leggero ritardo.
01.01.2009
(estratto)
di Christian Floris
Per quel giorno poteva bastare. Il pescatore più grande d’età azionò una le1va e il verricello cominciò a ruotare su se stesso riavvolgendo le reti, mentre il ragazzo accendeva il motore che s’avviò tossicchiando fra scoppiettanti singulti.
Il peschereccio fece rotta verso sud e ora procedeva con svagata pigrizia in mezzo al mare, che per tutto il giorno era stato sferzato da un vento impetuoso. All’orizzonte declinava il sole di giugno e, nella sua processione apparente, si tingeva a poco a poco di colori infuocati. Nella cabina di pilotaggio, il ragazzo reggeva il timone e poteva scorgere davanti a sé il profilo bruno del Toro, un isolotto di origine vulcanica lontano alcune miglia marine, tornito e spianato dalle forze della natura di milioni di anni. Piccolo sovrano dell’esiguo arcipelago che annoverava anche la Vacca e il Vitello, nella sua sparuta corte di dignitari del medesimo lignaggio.
01.01.2009
(estratto)
di Emanuela Ionta
I primi due strani casi del commissario Rigo
PARTE PRIMA – QUELL’ISOLA PUZZOLENTE
Londra, 30 Ottobre 2000
Il rullo trasportatore scricchiolava e oscillava sotto il peso dei grossi pacchi che venivano lanciati sopra con poca cura.
Il rumore era infernale, l’ingombrante aereo postale non aveva ancora spento i motori e nell’aria la puzza dei gas di scarico, mista ad olio e combustibile, rendeva ancora più opprimente il lavoro degli operai.
Sulla destra sostava un piccolo treno con dieci o dodici carrelli e, mano a mano che arrivavano, gli scatoloni destinati ai cittadini di Londra vi trovavano accomodamento sopra.
Il giorno dopo uno di essi veniva recapitato in Belgrade Road al numero 27.
01.04.2008
un racconto di Giuseppe Tortorici
Nel ripensare a quanto è accaduto l’estate scorsa stento ancora a crederci, mi sembra tutto un sogno, un incubo anzi, dal quale oggi, dopo un anno, fatico ancora a uscire. D'altronde, non potevo immaginare che quella che si prospettava come una bella vacanza avrebbe portato tanto dolore.
Racconterò tutto dall’inizio, riportando anche fatti che non mi hanno coinvolto direttamente, ma che reputo essenziali per comprendere fino in fondo ciò che accadde.
01.04.2008
(estratto)
di Giuseppe Tortorici
Capitolo 1 – Monterosso
Nel ripensare a quanto è accaduto l’estate scorsa stento ancora a crederci, mi sembra tutto un sogno, un incubo anzi, dal quale oggi, dopo un anno, fatico ancora a uscire. D'altronde, non potevo immaginare che quella che si prospettava come una bella vacanza avrebbe portato tanto dolore.
Racconterò tutto dall’inizio, riportando anche fatti che non mi hanno coinvolto direttamente, ma che reputo essenziali per comprendere fino in fondo ciò che accadde.
01.04.2008
(estratto)
di Patrizio Sesto Rubino
Lunedì
Il maresciallo Carpi svoltò dal viale alberato a destra. Passò attraverso il cancello, sempre aperto, che
interrompe il muretto di separazione tra il cortile della caserma dei Carabinieri ed il viale. Posteggiò la sua
vecchia Punto nel cortile. Guardò perplesso la sua auto:
- Se non piove, devo decidermi a farla lavare. Borbottò fra sé. Diede uno sguardo al cielo limpido di fine
settembre che non prometteva pioggia per un po’.
01.04.2008
(estratto)
di Beniamino Sala
LISA
Diradatosi il bosco, aveva emesso un gridolino ed era uscita correndo nel sole. Come un sipario che si alza su una scena vividamente illuminata, la cortina verde le aveva improvvisamente spalancato davanti una vasta radura piena di sole. Ogni dettaglio tagliato giù preciso, a colpi di luce. Una cartolina insomma. E uscendo dal sottobosco, dove i fasci di fotoni filtrando a fatica, smorzavano i colori in tenui chiaroscuri, il contrasto non poteva essere più netto.
01.03.2008
Una inchiesta del commissario Pinciroli:
un crimine efferato e misterioso nell’hinterland milanese
(estratto)
di Giovanni Maria Pedrani
La Prealpina, 14 giugno
Scomparso bambino invalido a Castellanza
Si sospetta un rapimento
La mamma piangeva.
—
La prego, commissario, è così piccolo… ha solo nove anni… — singhiozzò senza riuscire a finire la frase.
Pinciroli osservò la donna. Era seduta su quella sedia dove quotidianamente transitavano i delinquenti più miserabili. Ma aveva quasi vergogna ad incrociare il suo sguardo, per il timore di incontrare quel dolore così lacerante.
01.03.2008
(estratto)
di Sandro D'Elia
Gita scolastica
L’Istituto dei Motori, imponente struttura del Consiglio Nazionale delle Ricerche, sonnecchiava nel sole del primo pomeriggio. Chi aveva qualcosa di urgente da fare cercava la voglia in un caffé forte e ben zuccherato, mentre gli altri leggevano il giornale o chiacchieravano tranquilli, godendosi il ritmo di lavoro rilassato che possono permettersi solo i dipendenti dello Stato.
01.03.2008
(estratto)
di Silvio Minieri
Quella mattina, l’agente Calzu arrivò con affanno al Comando di polizia di Porto Belmondo, qualche minuto dopo le sette. Era in leggero ritardo e non sopportava i rimbrotti del collega, che lo aspettava per smontare dal servizio di notte; ma al solito, era stato trattenuto dalla giovane moglie, che non capiva queste necessità del marito di dover essere sempre puntuale.
01.02.2008
(estratto)
di Lorenzo Bartolini
Pensavate che Mrs Stigler si fosse lasciata andare. Non avevate fatto i conti con l’oste. Dovete ricredervi. Mrs Stigler pensa solo al futuro, ha venduto tutto, si è costruita una casa in cima alla collina. I suoi animali sono in ottima salute, non sa come sbarazzarsi dei suoi collaboratori più intimi per cercarne dei nuovi.
01.02.2008
(estratto)
di Giorgio Diaz
Prologo
Boja dè! L’ispettore Curto è rinvivito! Macché! Ma no…Unn’è mi’a vero, e’ l’è morto, l’hanno sdrucinato. Ma sapete quante e’ n’ha fatte? N’ha combinate di mòrte, n’i’ su’ passato! Massì, quann’era giovincello, ne l’anni suassanta. Et après, après…
‘Na rigazzina de fortìn years, co’ la pelle bronzata da i’ sole, ca’ risaltava dinto ‘no du’ pezzi blanco, blanchissimo, co’ li peneri ar reggipuppe, tipo Calamity Jane p’intendessi.
01.02.2008
(estratto)
di Claudio Gianini
Prologo
La vettura a ruote scoperte sfrecciava sul tracciato dislocato accanto alla fabbrica costruttrice di quel gioiello di meccanica. Il rumore era assordante e si sentiva in ogni punto del piccolo paese. Ma gli abitanti, sostenitori agguerriti e appassionati dell’alta velocità, non ci facevano più caso, ormai.
La monoposto era stata presentata alla stampa in anteprima mondiale solamente il giorno precedente e già era sul tracciato per i test. Alla prima uscita aveva percorso tre giri appena.
01.02.2008
(estratto)
di Enrico Luceri
Prologo: febbraio 1968
La bimba bionda abbracciò il cagnolino di peluche e lo accarezzò a lungo, prima di posarlo delicatamente sul pavimento della cameretta. Con espressione imbronciata, si diresse verso un basso armadio di legno con due ante color miele su cui erano dipinti a colori vivaci degli orsetti che suonavano e ballavano allegramente, ne spalancò una e afferrò un bambolotto rosa poco più grande della sua mano.
01.01.2008
di Maria Cristina Aggio e Nazareno Valente
Roma, anno 331 ab Urbe condita, 15 giorni alle calende di marzo (423 a. C., 15 febbraio)
Nell’ampia grotta la voce profonda e cantilenante dell’officiante scandiva le parole del sacro rito che rimbalzavano intorno, tra la folla silenziosa, che attendeva trepida il momento del sacrificio. Nelle mani alzate del sacerdote una lama argentea brillava in modo sinistro sprigionando bagliori di fuoco. Con espressione intensa e sofferta, egli evocava la potenza generatrice della natura, che solo la morte purifica e rinnova; e mentre con voce roca concludeva il lungo rituale, le sue dita si stringevano sul pugnale e gli occhi si serravano con forza, quasi a trattenere in sé il potere di quell’arma letale.
01.12.2007
di Matteo Poletti
Lunedì 11 Giugno
Premetto che questo non vuole essere un diario. Non li sopporto e trovo ridicole le persone che scrivono in questo modo, quindi abbandono subito la formula “Caro Diario” per venire al dunque. Qualunque cosa sia la cosa che sto scrivendo, nasce dal fatto che avevo tutt’altro in mente al mio ritorno del viaggio di nozze. Pensavo che avrei preparato colazione a mio marito (devo ancora abituarmi al concetto di «mio marito», d’altra parte è la prima volta che sono sposata e un marito mio, tutto per me, non l’ho mai avuto), avrei disfatto i bagagli, e poi sarei corsa dal fotografo a ritirare i provini delle foto del matrimonio. Ero certa che avrei fatto così, invece mi ritrovo senza uno straccio di fotografia da vedere o mostrare. Avevo addirittura già comprato gli album. Poi avrei invitato le mie amiche nel pomeriggio e avrei sottoposto loro i provini. «Scegli questa… questa ti fa più grassa, qui siete bellissimi tu e André… », insomma, si può immaginare quello che possono dire le amiche quando vengono a trovarvi e voi mostrate loro le foto delle nozze (mai una che si azzardi a sbuffare o a manifestare il proprio tedio; in realtà tanto Laura quanto Miriam non avrebbero mai il coraggio di annoiarsi e mi vogliono troppo bene per non sentire il desiderio di consigliarmi nella scelta).
01.05.2007
Nicola Verde
Al tempo di questi fatti, credo che Mimmiu Zoncu non avesse meno di settantacinque anni, e era un vecchio scorzone e legnoso quanto bastava. Di solito se ne stava per quasi tutto il giorno seduto su di una seggiola impagliata appena fuori il giardinetto di casa sua. Se ne stava lì con le braccia sulla spalliera come con l’intenzione di ciarlare. E invece restava per tutto il tempo scontroso e silenzioso come un rapace spennacchiato, mentre con i suoi occhiacci grifagni pareva che raschiasse i paraggi.
01.01.2007
di Vincenzo Lo Cicero
Com’è che mi ritrovo in questa situazione, proprio non so spiegarmelo. Non me ne capacito. Una missione di pace la mia che, invece, certi magistrati della Regia Corte Capitaniale di Palermo, ispirati dalle idee del cosiddetto Illuminismo, dalla malafede dico io, giudicarono non di pace ma di morte. Secondo loro io compii quegli atti non per riportare la se-renità in quelle famiglie che l’avevano perduta, ma solo per il mio meschino interesse.