Tell a friend about this page
16239
TERZA PAGINA WORLD
Tell a friend about this page
Welcome to the World's Arts Journal. International Arts, Culture, Ideas.
Rubriche

...and more




Ricordando Masala

di Miriam Punzurudu

Francesco Masala riposa nel piccolo cimitero del suo paese natale, Nughedu San Nicolò, in provincia di Sassari, nell’altura di Filistorra da cui si domina la vista sul paesaggio circostante e lo sguardo spazia lontano fino alle pianure e ai monti. Il poeta-guerriero è tornato definitivamente alla sua terra in una assolata domenica dello scorso febbraio quando molti amici, di vita e di lotte, e alcuni lettori si sono incontrati per accompagnarlo su per la ripida salita che lo conduceva all’ultima dimora.
All’urna con le ceneri del poeta sono stati affiancati i due volumi delle sue opere, nell’elegante edizione dal colore bordeaux, e proprio attraverso i suoi scritti cercheremo di ricostruire alcuni temi-guida cari a Masala.
L’opera più famosa è senza dubbio il romanzo Quelli dalla labbra bianche (1962), la cui voce narrante è Daniele Mele, il campanaro, partito per la grande guerra insieme a nove compaesani e unico sopravvissuto. A lui il compito di richiamare tutti gli abitanti di Arasolè per la messa del ventesimo anniversario dei morti in guerra, a lui il compito di ricordare i compagni sepolti tra le nevi russe. Non è agevole tornare indietro con la memoria all’inizio della tragedia perciò la mente fissa un colore, che sa di vita e di morte, il rosso della cartolina di richiamo. Sì, perché Arasolè è un paese sperduto e dimenticato da tutti ma non dal distretto militare. Daniele Mele ripercorre l’esperienza drammatica della guerra e insieme ricorda i nove compagni di sventura e le loro povere vite di contadini, pastori, lavoratori in una terra misera e crudele, costretti a combattere per volere altrui, senza motivazioni personali. La vicenda ha una base autobiografica poiché Masala partecipò alla campagna di Russia, dove fu ferito e decorato, e quando decise di affrontare il tema della guerra lo fece “in maniera ridicola, era il solo modo per dire che la guerra era una cosa sporca”.
Altro romanzo è Il Dio Petrolio (1986), che ha per protagonista il giovane parroco di Arasolè inviato dal vescovo nella parrocchia di Sarrok, una cittadina industriale che rappresenta l’antitesi del villaggio d’origine in cui ore, giorni, stagioni sono scanditi secondo i ritmi della natura e della religiosità popolare condivisa. La città delle macchine ha scelto un altro principio motore cioè il dio petrolio che non si arresta mai e soddisfa qualsivoglia esigenza: caldo, freddo, acqua, luce; chiede in cambio un solo sacrificio: il tempo. Non ci si ferma la domenica, né alle feste comandate, perciò non c’è possibilità di creare una comunità, una ecclesia; la stessa funzione del parroco è inutile. Il travaglio del passaggio alla nuova società dell’industria coincide con il dramma del giovane sacerdote, don Adamo, metà uomo e metà prete, in preda alla paura della morte e della vita; abbandonato in fasce è cresciuto senza famiglia, con un vuoto interiore che cerca inutilmente di colmare con sogni d’amore verso una donna vestita di rosso, Eva, raffigurazione della madre mai conosciuta, mai sentita. E’ l’uomo delle metafore, delle parole che sostituiscono l’azione, prigioniero del mulinare dei propri pensieri che non riesce a dominare.
Grande interesse suscita S’Istoria (1989), una sorta di romanzo autobiografico in cui troviamo una serie di racconti, già utilizzati nelle altre opere, che ricostruiscono la storia della Sardegna, scritto in lingua sarda logudorese a voler dimostrare che è possibile creare un idioma alto, nel quale convergano elementi propri delle diverse varianti utilizzate in Sardegna. Il problema della salvaguardia della lingua sarda è uno dei temi più cari a Masala, poiché ne presagiva un destino  di lenta scomparsa in mancanza di una forte presa di coscienza, e conseguente intervento, da parte delle istituzioni regionali e nazionali. Nell’ambito della produzione saggistica, in particolare Un popolo dalla lingua tagliata, troviamo la ricostruzione delle radici storiche del fenomeno che Masala glottofagia, l’oscuramento della lingua originaria, operata nella nostra isola fin dalle conquiste fenicie, continuato con i Romani e poi con gli Spagnoli e i Piemontesi. La lingua sarda è sopravvissuta agli attacchi che venivano dall’esterno, ma per salvarsi anche oggi deve essere utilizzata, parlata e scritta, da qui nasce in Masala l’urgenza di impiegare l’idioma autoctono per la prosa e per la poesia; di rilievo le raccolte di poesie, da Pane nero (1956) a Storie dei vinti (1974) a Poesias in duas limbas (1981), ritenute dall’autore più durevoli nel tempo rispetto ai romanzi, pubblicate da editori nazionali e tradotte in spagnolo, croato, russo, francese, polacco, brasiliano, catalano a conferma dell’universalità del messaggio seppur estratto da un ambiente ricco di connotazioni tipiche della sardità. Anche nei versi emerge l’impegno civile perciò al centro c’è sempre il popolo sardo offeso dalla storia e incapace di difendersi.
Dalla produzione saggistica derivano anche gli studi sul teatro sardo, Storia del teatro sardo (1987) che secondo Masala muove i primi passi attraverso i Mammutones e gli Insokatores, interpreti di antichi rituali di eliminazione, passaggio e propiziazione in cui si mescolano gioia e dolore, riso e morte, come si vede dalle espressioni ghignanti delle maschere di legno che coprono i visi dei figuranti, rivestiti di pelli e pecora e coperti di campanacci che risuonano al ritmo dei salti della faticosa danza. Le ricerche, condotte dall’autore in archivi, biblioteche pubbliche e private hanno portato alla luce duecentoquaranta testi teatrali di autori sardi a partire dal XV secolo e scritti in tre lingue, spagnolo, italiano e sardo fino ad allora sepolti e muti. La rivoluzione culturale del ’68 ha portato alla nascita del teatro bilingue e da allora molta strada è stata percorsa ma la ricerca non è certo conclusa.
Anche il saggio sulla Storia dell’acqua in Sardegna (1991), che rappresenta un argomento antico ma sempre attuale, ripercorre le vicende storiche, le tradizioni mitiche e religiose legate a questo elemento vitale e indaga sulle scelte politiche, di solito piuttosto generiche in una terra bisognosa di interventi mirati, che hanno lasciato in disparte le vere e profonde esigenze del popolo sardo.
Da ricordare l’intensa attività giornalistica di Francesco Masala, che ha rappresentato un laboratorio di ricerca e di studio per i temi che in seguito hanno costituito la sua opera letteraria, e i lavori sui testi teatrali e radiofonici.
Non si può chiudere questa breve presentazione su alcune opere di Francesco Masala senza ricordare la sua forte personalità e l’accesa polemica che ha contraddistinto la sua attività pubblica nell’intento di narrare la storia di un popolo, quello sardo, “vinto ma non convinto” al quale ha contribuito a restituire dignità e coscienza del proprio valore. Il suo lavoro letterario ha il merito di tracciare un percorso di conoscenza che coinvolge e interroga il lettore e illumina alcuni immagini della storia, le zone in ombra sono a disposizione di studiosi e studenti che vogliano contribuire a cambiare le sorti della nostra isola. 
        
Miriam Punzurudu

Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo.
(Voltaire)
SPECIALI
www.terzapaginaworld.com                              www.villanovastrisaili.com
Ringraziamenti
Collaboratori
Newsletter
L'articolo del mese
Links
Chi sono
Sala Stampa
Cultura
Narrativa
Saggi
Poesie
Speciali
Concorsi
Classics
Collabora
Giallografia
L'Indizio Nascosto
TP Book Review
English