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"IL SOGNO NEL SOGNO AMERICANO" del maestro ENZO SANTINI

di Maria Teresa Santalucia Scibona


Indiscusso e affermato protagonista della scena artistica, il M° Enzo Santini
       ha partecipato  a mostre collettive,  personali e concorsi pittorici a New York,
       San Francisco, Toronto, Varsavia, Madrid , Avignone, Grenoble, Parigi, ed altre
       importanti capitali come l’imponente esposizione nelle sale del Parlamento
       Europeo di Bruxelles.


       Dalla critica ufficiale, egli è considerato uno dei migliori maestri della pittura
       italiana contemporanea.
       Una panoramica artistica la sua, originale ed interessante di ampio respiro
       internazionale, i cui strumenti narrativi risultano godibili e fruibili anche ai non
       addetti ai lavori; ovunque il pittore sia andato ha riscosso un lusinghiero
       successo di pubblico.

      Il  possente quadro” Rivoluzione francese” elaborato dal Santini per il Concorso
      Europeo, ed esposto ad Avignone nel  Palazzo dei Papi, vinse il primo premio.
      In tale occasione come ambito riconoscimento del suo valore artistico e per
      saldare l’intimo legame col popolo francese, al bravo pittore vennero donate,
      dalle più alte Autorità avignonesi, le preziose chiavi della città.

      Con la fervida immaginazione Santini ricrea una metafora naturale dell’evento,
      la visione pittorica che ne deriva, sono per l’autore, una diversa realtà a lui più
      conforme, perché è il suo mondo pensato, amato, sofferto, che prende corpo
      e  sostanza in un vortice di colori, in una nuova dimensione onirica e nel
      contempo tangibile.
     
      Santini, ha anche dipinto per la Contrada vincitrice, un suggestivo drappellone
      del Palio di Siena il 3 Luglio 1992.
      L’artista nelle splendide opere riesce a coniugare una sapienziale tecnica
      pittorica come l’arcaico encausto, con una sua innovativa e rigorosa
      sperimentazione.
      L’accurata  elaborazione dell’impasto omogeneo, spalmato con certosina
      perizia su carta pesante e su tavola, esalta la nitida purezza degli opposti
      cromatici che risultano levigati e brillanti come seta.
     
     Ad Enzo mi lega una schietta, fraterna amicizia .Oltre ad essere schivo e poco
     incline ai fatui clamori della ribalta, ciò che mi affascina in lui è la lealtà del suo
     animo, egli ha infatti saputo maturare e mantenere nel cuore la fresca purezza
     del fanciullo.

     Ora  il noto Maestro senese sta per affrontare un'altra difficile sfida, ha dipinto
     con esemplare incisività, il ritratto di Obama e vorrebbe avere il piacere di fargli
     omaggio dei  suoi quadri, ma sentiamo la storia di questo progetto dal diretto
     interessato:-


     Conosco ed ammiro la tua pittura fantasiosa e visionaria, spiegami come ti
     è sorto il desiderio di dipingere Barack Obama?

     L’idea di una tematica incentrata sull’attuale Presidente mi è venuta a New York,
     mi reco  spesso in questa sterminata città.
     L’ultima volta che ero là, mi venne la voglia di camminare per le strade,così
     ampie, diverse dalle nostre.

    Poi, decisi di fermare un taxi e mi feci portare alle Nazioni Unite. Da quella zona
    preferii gironzolare e ritornare a piedi  finché non fossi stato stanco.
    Ho attraversato un dedalo imprecisato di vie, rapito da un ampio senso di libertà
    interiore, raramente provato prima.

    Sorretto da una grande curiosità  agli eventi della vita, mi soffermavo ogni tanto,
    per  osservare con attenzione l’ambiente che mi circondava, ma stranamente
    non avvertivo la solita spossatezza, perché quando sono a New York, vivo di
    rapide  sensazioni per tutto ciò che mi colpisce e mi attrae.
    Era come se il tessuto urbano fosse divenuto elettrico.

  Chiariscimi meglio la sensazione che provasti con il termine elettrico, mi
   vorresti dire che il contatto con la babelica città agisce in te come un
   impulso istantaneo, un nucleo concentrato di positiva elettricità che ti
   induce a voler dipingere?

  Si,questa città così ricca di fermenti, non solo  ogni volta mi fornisce stimoli,
  ma riesce ad eccitare la mia fantasia, dalla quale traggo spesso i diversi
  progetti creativi.
  Anche allora avvertii lo stesso impellente fenomeno, ad un tratto mi sono
  ritrovato al Madison Square Garden, assorto in una ridda di pensieri che
  sfociavano in idee. La riflessione più immediata, inerente al mio lavoro che
  urgeva manifestarsi, fu di creare un ritratto su Obama.

  Un uomo politico che, almeno per me, aveva originato una immediata
  sensitività. Per la capacità comunicativa intuivo che la Sua carriera
  sarebbe stata in continua ascesa.
  Ancora di Lui non si parlava molto, però nel mio intimo, era scattata come
  una molla, una strana premonizione che non riuscivo a scacciare dalla mente.

  Quando sono ritornato di nuovo in America, volevo subito documentarmi
  per recepire bene la complessa personalità di Obama.
  Il “ Time” Gli aveva dedicato una copertina, ma  io avevo poco materiale
  cartaceo su cui potermi basare.
  Tuttavia con ostinazione, intendevo proseguire il mio studio esplorativo sul
  nuovo soggetto.
     

  Ci racconti come e quando hai cercato, voluto, immaginato di dipingere
  il Presidente statunitense?

   Obama, iniziò la lunga ed estenuante campagna elettorale. La forza
   prorompente dei suoi progetti innovativi, incarnava le speranze di molti
   americani per un radicale cambiamento di rotta.
   Pensai che per avvalorare quanto prometteva, avrei dovuto acuire l’intensità 
   espressiva degli occhi, che avrebbero rappresentato il limpido specchio
   della sua anima e l’intelligente fermezza degli intenti.

   In quale periodo iniziasti a delineare il primo ritratto dello statista ?

   Tornato nel mio studio senese, avevo  buttato giù qualche rapido schizzo,
   senza  un progetto definito. Sentivo però, che nel quadro avrei dovuto
   eliminare ogni elemento dispersivo per focalizzare bene l’espressione
   intensa del viso di Obama.

   Così  pensai di dipingere solo il volto senza altri elementi (come gli abiti o la
   figura alta slanciata ), che fossero di distrazione al soggetto. 
   Il fruitore della mostra, osservandolo, doveva essere attratto dalla forza
   magnetica degli occhi neri e dallo sguardo penetrante , intenso e sereno.
   Mentre il mio progetto piano piano, prendeva corpo, pensavo ai mezzi più
   idonei per raggiungere un risultato ottimale.
   
   Vuoi spiegare diffusamente ai nostri lettori quale metodo hai  preferito
   adottare e il perché di tale scelta?

    Dopo aver ponderato, ho optato per la mia tecnica inventiva, che non posso
    e non voglio rivelare. E’ una metodica derivata dall’esperienza della punta
    secca  il cui procedimento ho appreso, frequentando l’Accademia D’Arte di
    Firenze.
    Come sai, in seguito sono andato a perfezionarmi a Sofia, nella Scuola di
    Litografia bulgara diretta dal valente e famoso incisore M°Liubomir Jordanov .

    Sotto la sua esperta Guida ho affinato la mia tecnica che poi ho rielaborato.
    Anche  oggi l’indovinato sodalizio e la nostra  proficua collaborazione continua
    in alcuni laboratori di nazioni europee per insegnare ai giovani l’esperienza
    accumulata negli anni.
    
    Quindi Enzo, il nuovo Presidente è stato per te una vera fonte di ispirazione
    se, sei riuscito a realizzare quaranta incisioni del suo ritratto.
    Campeggia nella mia sala, il dono che mi facesti, del maschio viso di Obama
    con  a margine del quadro, l’augurale frase in neretto:-   “ Yes ,we can ”.
   
    Le tue opere mi  intrigano tutte, ho molto ammirato il disegno vergato su tavola
    per il  fermo sguardo del Presidente rivolto al futuro, eseguito con la tecnica
    dell’ encausto, nella quale sei divenuto insuperabile.

   Obama mi ha  subito entusiasmato, ed ha alimentato il mio vigore di artista, anzi
   conclusa la serie dei quaranta ritratti, scattò anche per me l‘audace sogno americano
   di voler  portare le opere personalmente a Washington  per regalarle ai Dirigenti
   per il Partito Democratico, quale contributo di un autore italiano, democratico
   come sono.

  Avevi lavorato con tanta passione ed energia solo per questo desiderio, ma
  tale nobile, encomiabile finalità, non ti è sembrata un po’ riduttiva ?

  No, non è esattamente così, - il sogno nel sogno - era quello di riuscire a donare
  un cospicuo numero di quadri anche al Presidente Obama.  Così, se fossi riuscito
  ad avvicinarlo, sia pure con tremore, avrei osato  chiederGli di firmare alcuni ritratti
  da riportare in Italia, per poterli conservare gelosamente a futura memoria, per i
  miei figli e per la mia città.


  Sai già quando sarai convocato per la presentazione ufficiale e con che spirito
  ti accingi ad affrontare l’irripetibile avventura americana ?


  Penso che ormai non dovrò attendere molto, sto aspettando la conferma da
  un mio amico del Partito, che si sta interessando per allestirmi una eventuale
  mostra e i  relativi permessi.
  Il pensiero che mi tormenta è, se riuscirò a concretizzare il mio ambizioso
  sogno, ora che il Presidente  è divenuto così importante ed inavvicinabile!

  Vale in questo caso il monito che un tempo scrisse il grande Goethe:-
“ Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di poter fare, incominciala.
   L’audacia ha in sé genio, potere e magia.- Incominciala adesso”

  Siena, 2 Febbraio 2009  

Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo.
(Voltaire)
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