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Il canonico e l’Improvvisatore
Il Trintases trascritto da Giovanni Spano


La più antica testimonianza scritta di un trintases è riportata in Ortografia sarda nazionale di Giovanni Spano (Cagliari 1840), nel capitolo dedicato ai “metri e agli accordi” della poesia popolare sarda.

L’emerito canonico dà una descrizione abbastanza approssimativa del Trintasex o Victoria: “esso consiste nel capovolgere la prima terzina detta Stèrrida o Pesàda, fino all’esaurimento dei versi”.

Segue la spiegazione:

“Ogni verso abbraccia tre parole che bisogna tenere a memoria, capovolgendole con ordine inverso: anzi le voci nel tema possono essere 3,4,5,6,7,8 e 9 (…). È un canto che decide la vittoria per l’una o per l’altra parte (per cui…Victoria) perché secondo il numero delle voci del tema i versi possono crescere fino a 100 (…) I versi possono essere endecasillabi o settenari, a talento dell’improvvisatore [1].

Quindi lo Spano spiega il procedimento o la composizione di un singolo “canto”: si imposta s’Isterrida o Pesada di tre versi; poi si forma una quartina sopra ogni verso “rivoltando (retrogradando) le parole della terzina, che si richiamano in tutti i 12 versi, i quali strettamente ascendono a 35, senza contare le ripetizioni del ritornello (pesada), che ascendono sino al numero di 59”.

La spiegazione non è molto chiara. Tuttavia lo Spano ha il grande merito di aver trascritto un componimento direttamente “dalla bocca di un giovinotto improvvisatore”. Il componimento si sviluppa su un tema di 9 voci (o parole–rima) impostate in una terzina (pesada) di endecasillabi:


Su chelu et–i sa terra et i su mare
S’isteddu, et i s’aèra, et i sa luna

Sas turres, sa muraglia, su cannone

A partire dalla terzina l’improvvisatore sviluppa soltanto 8 quartine, accoppiando a due a due le parole–rima, retrogradandole secondo la regola: la 9a (cannone) con l’8a  (muraglia) , l’8a con la 7a (turres), la 7a con la 6a (luna), la 6a con la 5a (aèra), la 5a con la 4a (istèddu), la 4a con la 3a (mare), la 3a con la 2a (terra), la 2a con la 1a (chelu). Ci si aspetterebbe – per completare il circolo delle rime retrogradate, un ulteriore accoppiamento della 1a con la 9a. Questo componimento invece si chiude con un distico a rima baciata:

Cust’est su trintasex, qu’ad sarda gloria
Adquistat ad sos poetas sa VICTORIA.

Riportiamo il testo, evidenziando la parola che precede la prima rima accoppiata (al primo verso di ogni quartina): questa parola dà luogo a sua volta alla rima del distico interno, il cui secondo verso è il primo verso della quartina rivoltato, com’è facile verificare dal testo. Quindi viene ogni volta ripetuta la terzina iniziale facendola “ruotare” in modo da evidenziare ogni volta la parola–rima accoppiata.

Si mi sighit sa mia intenzione
Non des andare tantu in fantasia
  Si mi sighit s’intentzione mia
Cedis a sa victoria ‘e sa battaglia.

Su chelu et i sa terra et i su mare
S’isteddu et i s’aera et i sa luna
Sas turres, su cannone, sa muraglia.

Come si è potuto notare i primi due versi della terzina vengono ripetuti tali e quali; cambia solo il terzo verso che espone, appunto, la parola–rima che chiude la quartina e viene ripresa nel primo verso della quartina successiva. Anche dopo la quartina successiva varia solo il terzo verso della terzina, per completarne il movimento di “rotazione”
La seconda quartina riprende dunque l’ottava parola rima della pesada (della terzina che costituisce la “stesura” iniziale):

Tue ti mustras forte et de iscaglia
Et tzegu ti dispones a sa morte
  Tue ti mustras de iscaglia forte
Pro cussu a su duellu est qui cuncurres

Su chelu et i sa terra et i su mare
S’isteddu et i s’aera et i sa luna
Su cannone sa muraglia et sas turres

A questo punto il terzo verso della terzina ha “esposto” tutte e tre le parole da cui è composto.
La quartina successiva (la terza) riprende, nel primo verso, la parola–rima con cui è stata chiusa la precedente (cun–curres che fa rima con turres):

Si ses belligerante et si discurres
Non sias attrividu et arrogante
  Si discurres et ses belligerante
Decidit sa victoria sa fortuna

Sas turres sas muraglias su cannone
Su chelu et i sa terra et i su mare
S’isteddu et i s’aera et i sa luna

A questo punto si è reso necessario far ruotare i versi della terzina anche i senso “verticale”: infatti come si può notare il terzo verso della terzina iniziale è passato al primo posto, il primo è passato al secondo posto e a ruotare in senso orizzontale ora è il secondo verso della terzina iniziale, che perciò deve passare al terzo posto (o rigo). Al termine della quartina appena trascritta la parola–rima esposta è “luna”. Di seguito verranno esposte le parole–rima “aèra” e “isteddu”: dunque questa conformazione della terzina verrà ripetuta tre volte lasciando “fermi” i primi due versi e variando il terzo, così come segue:

Pensadi bene chi sa vida est una
Non
  Pensadi bene ch’est una sa vida
Usa pro ti salvare ogni manera

Sas turres sa muraglia su cannone
Su chelu et i sa terra et i su mare
S’isteddu et i sa luna et i s’aera

Lassa s’orgogliu, lassa sa chimera
Et armas et coragiu ti cumpassa
  Lassa s’orgogliu, sa chimera lassa
Chi no est a brullare cun piseddu

Sas turres sa muraglia su cannone
Su chelu et i sa terra et i su mare
Sa luna et i s’aera et i s’isteddu.

Ora anche il secondo verso della terzina iniziale ha completato la sua “rotazione” orizzontale: toccherà adesso al primo verso, che verrà “spinto” al terzo posto; il terzo passerà al primo; il secondo tornerà al posto che aveva nella terzina iniziale.

Cheres formare in altu unu casteddu
Pro bincher s’inimigu et ogni assaltu
Cheres formare unu casteddu in altu
Cun s’idea de poder superare

Sas turres, sa muraglia, su cannone
S’isteddu et i s’aèra et i sa luna
Su chelu et i sa terra et i su mare

Non ses nadu in su mundu pro gherrare [2]
Nen mancu de poeta ses in gradu
  Pro gherrare in su mundu non ses nadu
Ses poeta et gherreri de una perra

Sas turres sa muraglia su cannone
S’isteddu et i s’aera et i sa luna
Su chelu et i su mare et i sa terra

Napoleone attrividu in sa guerra
Sos ossos in d’un’Isula hat finidu
  Napoleone in sa guerra attrividu
Est mortu pro mancanza de rezelu

Sas turres sa muraglia su cannone

S’isteddu et i s’aera et i sa luna
Sa terra et i su mare et i su chelu.

Se anziché chiudere col distico che “celebra” la Victoria l’improvvisatore avesse continuato con gli accoppiamenti avrebbe,dovuto chiudere con una quartina aperta con una rima di chelu e chiusa con una rima di cannone. La terzina sarebbe ruotata, al terzo verso, esponendo cannone, come  all’inizio e invertendo di posto le altre due parole rima: “Sa Muraglia, sas turres, su cannone”

Diamo di questo testo antico trascritto dallo Spano una traduzione libera che rispetta il significato delle parole rima ma, proprio per questo, non sempre può riprodurne il suono nell’altra lingua: per cui segnaliamo con un asterisco (*) le rime non riproducibili:


Il cielo con la terra e con il mare
La stella, con l'aria e con la luna
Le torri, le muraglie ed il cannone

Se tu mi segui nella mia intenzione
Non dovrai usare tanta fantasia
Perché se segui l'intenzione mia
Cederai alla vittoria la battaglia                              

                   Il cielo con la terra e con il mare
                   La stella con l'aria e con la luna
                   Le torri col cannone e la muraglia

Tu ti dimostri forte e con la scaglia (ben armato)
E cieco ti disponi già alla morte
Tu di dimostri sì di scaglia forte
E per questo al duello ora concorri

                   Il cielo con la terra e con il mare
                   La stella con l’aria e con la luna
                   Il cannone con muraglia e torri

Se sei belligerante e se discorri
Non devi essere temerario e arrogante
Se tu discorri e sei belligerante
Decide la vittoria la fortuna

                   Le torri, la muraglia ed il cannone
                   Il cielo con la terra e con il mare
                   La stella con l'aria e con la luna

Pensaci bene ché la vita è una
E non s'acquista più quando è partita
Pensaci bene che una è la vita
Ed usa per salvarti ogni maniera (*)

                   Le torri, la muraglia ed il cannone
                   Il cielo con la terra e con il mare
                   La stella con la luna e con l'aria (*)

Lascia l'orgoglio, lascia ogni chimera
E le armi e il coraggio ti procuri (*)  [3]
Lascia l'orgoglio, ogni chimera lascia
Qui non è che tu burli con bambino (*) [4]

                  Le torri la muraglia ed il cannone
                   Il cielo con la terra e con il mare
                   La luna con l'aria e con la stella (*)

Tu vuoi formare in alto un [bel] castello
Per vincere il nemico ad ogni assalto
Tu vuoi formare un [bel] castello in alto
Con l'idea di potermi superare.

                   Le torri la muraglia ed il cannone
                   La stella con l'aria e con la luna
                   Il cielo con la terra e con il mare.

Tu non sei nato al mondo a guerreggiare
E neanche da poeta sei dotato
Per guerreggiare al mondo non sei nato
Sei poeta e guerriero solo a metà (*)

                   Le torri la muraglia ed il cannone
                   La stella con l’aria e con la luna
                   Il cielo con il mare e con la terra.

Napoleone è stato ardito in guerra
Ma le sue ossa in un'isola ha lasciato (*)
Napoleone in guerra è stato ardito
E' morto per mancanza di conforto (*)               

                   Le torri la muraglia ed il cannone
                   La stella con l’aria e con la luna
                   La terra con il mare e con il cielo.

             E' questo il Trintasex, che a sarda gloria
             Ai poeti conquista la VITTORIA.
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[1]  G. Spano, Ortografia sarda nazionale, Cagliari 1840, p. 45

[2]  In questa quartina la parola che dà il suono alla rima baciata del distico  non è quella che precede la parola rima del verso ma è la prima parola accentata.

[3] Per rispettare la rima con “lascia” si potrebbe cambiare il senso del verso; ad esempio: cerca le armi per vincere l’ambascia.

[4] Anche in questo caso bisognerebbe inventarsi un altro verso per poter ottenere la rima con la parola corrispondente a “stella” (traduzione del termine sardo isteddu. E allo stesso modo si potrebbe procedere nei versi successivi che presentano lo stesso inconveniente: ma poiché il trintases è un procedimento “mantrico” , cioè basato sull’accostamento e la precisa combinazione dei suoni, sarebbe più importante mantenere le corrispondenze foniche, anche a costo di sacrificare il senso esatto della traduzione.

da "Friguras de Trintases" di Miali Logudoresuhttp://www.mialilogudoresu.eu/liberos.htm

Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo.
(Voltaire)
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