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DUE VITE PARALLELE
ENNIO PORRINO COMPOSITORE

di Santo Muscas

Nato a Cagliari nel 1910, Ennio Porrino è morto a Roma nell’autunno del 1959. Era tornato pochi giorni prima da Venezia dove era stata eseguita in prima assoluta “La bambola malata”, una favola musicale che aveva composto per la figlioletta Stefania.
Per qualità tecniche ragguardevoli, per propositi estetici precisi, determinati da influssi istintivi, Porrino è stato tra i musicisti del nostro tempo uno dei più geniali e completi, annunciando e rivelando qualcosa di nuovo nella coscienza e nella sensibilità delle generazioni a cui appartiene.
Abbandonati gli studi classici, egli si dedica alla composizione con la guida dei maestri Mulé e Dobici, diplomandosi nel 1932 a pieni voti nel conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, e frequentando poi, per un triennio, il corso di perfezionamento tenuto da Ottorino Respighi.
Le sue prime composizioni ottengono notevoli affermazioni. Così due suoi cori a “tre voci”, premiati al terzo concorso nazionale di canti per fanciulli, la lirica 2traccas” e l’ouverture “Tartarin di Tarascona”, eseguita nel 1933 e vincitrice del concorso nazionale bandito dall’accademia di Santa Cecilia.
Nel 1933 compone il poema sinfonico “Sardegna”, ricco di accese pennellate popolaresche, eseguito per la prima volta a Firenze e in seguito in altre città della penisola e dell’estero, e poi incluso, in rappresentanza della musica italiana, nei programmi del Festival Internazionale di Amburgo nel 1935, anno in cui veniva premiato dall’Accademia d’Italia.
I suoi “Canti della schiavitù”, per trio, e i Canti di stagione” per voce e piccola orchestra, dai ritmi vivaci e dall’ariosa contabilità, venivano premiati rispettivamente nel 1935 e nel 1936.
Altre composizioni, tra cui il poema sinfonico ”La visione di Ezechiele”, la “Sinfonia per una fiaba” e ”Notturno e Danza”, hanno ottenuto nel 1940 un successo clamoroso. In seguito ha composto varie liriche, un concertino per tromba e orchestra “, musicale per films, fra cui “Canne al vento”, dal romanzo di Grazia Deledda, e colonne sonore per cortometraggi (“Sicilia ellenica”, primo premio al festival internazionale di Taormina, “Equatore”, “Senza Famiglia”, “L’urlo”, “Fatto di cronaca”,”Pian delle stelle”, “Trieste mia”, “Nerone e Messalina”, “Eva nera”), trascrizioni di canti popolari, tre “Cori sardi” per sole voci, ispirandosi a composizioni di Gavino Gabriel sentite a Livorno ancora adolescente, un “Preludio mimo-sinfonico”per piccola orchestra, l’oratorio profano “Prosperina”, “Il ratto di Persephone”, “Preludio in modo religioso-Ostinato”, “Canti dell’esilio”, “Sonata drammatica”, “Sinfonietta dei fanciulli”, “Suite italiana”, “Sonar per musici”, “Tre canzoni italiane”(una canzone religiosa, “Processione di Sant’Efisio”, una canzone d’amore “Disisperada di Aggius” e una canzone da ballo “Danza di Desulo”).
Nel 1942 ha ottenuto l’incarico di insegnamento di armonia e contrappunto nel conservatorio “Santa Cecilia” di Roma. Nel 1957 è stato nominato direttore del conservatorio “Giovanni Pierluigi da Palestrina”di Cagliari.
Da quando ha cominciato a comporre, nel 1931 fino alla fine dei suoi giorni, Porrino ha fatto sentire come la più segreta anima sarda fosse passata nella sua ispirazione. Attraverso la misteriosa via della fantasia, il canto della gente lontana si riformava in lui e gli dettava gli accenti più schietti. Da questa fonte nacque il poema sinfonico “Sardegna” che doveva portare il nome di Porrino e della nostra terra anche aldilà dell’Oceano Atlantico con una celebre esecuzione di Leopold Stokowski a New York.
Spiccato il volo verso il teatro lirico nacquero gli “Orazi” rappresentati alla Scala di Milano nel 1941 e ripreso al teatro “Giardino” di Cagliari nel 1954, su iniziativa della cooperativa dello spettacolo “Mario De Candia” diretta da Prof. Dario Ferrari, i balletti “Altari” e “Mondo Tondo” , l’oratorio “Il processo a Cristo” per soli, coro e orchestra, le opere liriche in un atto “Esculapio al neon” e “L’organo di bambù”, “Il concreto dell’Argentola” per voce, chitarra solista e orchestra, eseguiti da molti teatri italiani, al festival di Venezia nel 1955, e successivamente a Cagliari e a Sassari.
Nell’ultimo anno di vita, Porrino conseguì i più bei successi della sua carriera: infatti oltre all’esecuzione veneziana della “Bambola malata”, al San Carlo di Napoli fu rappresentata la sua opera “I Shardana”, trasmessa in diretta dalla Rai, ispirata alla Sardegna, come del resto molte altre sue composizioni (a Cagliari sarà ripresa qualche anno dopo). Il successo fu clamoroso. Il critico musicale Emidio Mucci scrisse: “dopo un periodo assai poco felice per il teatro lirico abbiamo il piacere di registrare un successo pieno ed assoluto di un lavoro al cui attivo va ascritta una stesura musicale quasi sempre melodica, ricca di preziosità tecniche, esente da sofisticheria. Porrino ha vinto una grande battaglia”.
Particolarmente significativa l’analisi critica dell’opera pubblicata sul “Giornale del mattino” di Napoli in cui si legge tra l’altro: “Ennio Porrino ha dimostrato di appartenere a quel gruppo di compositori che ogni giorno purtroppo diviene sempre più esiguo, che non disdegna un ritorno alla tradizione, intesa nel più alto significato. Porrino ha fatto opera di fine e squisito compositore e di coraggioso rivenditore delle più nobili tradizioni del melodramma nostro ed è senz’altro da considerarsi musicista ed operista essenzialmente italiano”.
Grande importanza assume nella sue carriera la composizione i “Nuraghi”, rappresentata anche al “Massimo” di Cagliari circa trent’anni fa. Nelle tre danze “della terra, dell’acqua e del fuoco”, che costituiscono “I Nuraghi”, Porrino ha voluto esprimere tre aspetti di immaginare danze sarde private. Qui la sua fantasia è stata veramente alacre creatrice se è riuscita a far apparire polle e sorgenti, morirono nelle fonti e scrosciare dell’acqua intorno alle danze propiziatrici de autoctoni sardi.
Nelle tre danze il musicista ha fatto uso magistrale dell’orchestra, particolarmente degli strumenti a fiato, a ha dato il più suggestivo alone e il più espressivo sostegno armonico, coloristico e ritmicocce si richiama al nostro patrimonio etnofonico. Specialmente nel finale “Danza del Fuoco”, con la sua ricca e trascinante comunicativa che suggestiona e avvince ogni ascoltatore.
“Pur essendo rispettoso dei valori musicali del passato, Porrino era un musicista moderno. “Tutta la sua musica riflette-afferma il musicologo spagnolo Ramon Bayod Y Serrat – una multipla  influenza sonora nei procedimenti timbrici, armonici e contrappuntistici impiegati, che però in ogni momento fluisce in un canale di uno stile proprio, nel quale si avverte l’impronta di una personalità varia, completa e ben definita. Tutta la sua musica poggia su una intelligente utilizzazione delle sonorità più ardite per ottenere da essa il conseguimento di un complesso musicale sempre attraente e vigoroso”.
Fedele alla tradizione italiana la sua musica è anche melodica, come era apparsa fin dall’inizio, nel dicembre del 1933 a Torino, quando il maestro Fernando previstali, a proposito del poema “Sardegna” che aveva appena diretto, diceva: “Il lavoro mi piace soppratutto perché lo trovo spontaneo e perché c’è sempre la melodia evidentemente più importante delle atre, e non mai di due melodie assieme. Questa, come regola per la chiarezza, è magnifica: naturalmente bisogna che questa melodia sia bella” .
Riportiamo, infine, a conclusione di questo profilo su Ennio Porrino, il suo pensiero, espresso alle manifestazioni musicali sulle celebrazioni sarde a cui parteciparono, con loro composizioni in omaggio alla Sardegna, articoli come Adriano Lualdi (“Lamento della amdre”), Riccardo Zandonai (“Canto di Barbagia” e ”Mutos a sa donna amada”), Renato fasano (“S’Attitidu a Gesusu”), Alfredo Casella (“Raspsodia per coro e piccola orchestra”, imperniata sulla melodia dei “Goccius”, con ritmi del 8”Ballo Sardo”), Renzo Rossi (“Canzone logudorese”), Ildebrando Pizzetti(“Mutos Nouresi”), Mario Castelnuovo Tedesco (nel suo “Goccius” amplifica il tema di quella Laude sacra inserendo, alla condotta tonale della melodia, la tecnica di una melodia moderna e personale).
“Se un’artista -egli disse- vuol fare dell’arte con il folclore, o deve sapere rendere l’ambiente della regione e l’anima del popolo, a cui si ispira con mezzi propri e pure aderenti allo spirito popolare, o se intende usare temi originali del popolo, deve intorno ad essi creare un’atmosfera  musicale , che non differisca o che addirittura contrasti con il carattere dei temi stessi, nobilitando ogni elemento folcloristico di cui si serve e tenendo ben presente che per fare dell’arte bisogna rivivere ciò che bisogna rappresentare”.
“Da questi nostri canti, nati al cospetto della natura, quasi suggeriti dalla voce del vento, dal matrimonio dei ruscelli, sorgenti dell’anima di gente semplice e pura sotto l’impulso dei sentimenti primitivi, ma appunto per questo essenziali, noi potremmo apprendere l’arte massima del discorso musicale  e dell’espressione lirica. Impareremo così a conoscere meglio l’anima della nostra gente che è la stessa originaria anima, della quale talvolta ci accorgiamo di essere stati troppo allontanati da una vita artefatta e da un’arida cultura”.
“Arte nazionale, quindi, come potenziamento delle caratteristiche etniche della nostra musica. Arte popolare non nel senso di avvilire la musica per soddisfare bassi gusti plebei, ma come sublimazione dei sentimenti della stirpe”.
Dalla emulazione dei titoli dei suoi lavori si vede che Porrino ha spaziato in campi molteplici e vari quanto ai soggetti e alle epoche, cimentandosi sempre con successo nei vari generi musicali, dal sinfonico e cameristico all’opera, dal balletto all’oratorio. Nel mutare di soggetti e di generi egli ha sempre sostanzialmente espresso i propri caratteri con sentita partecipazione e slancio, con lineamenti netti e ben precisi. Nel panorama musicale contemporaneo la sua personalità ha uno spicco inconfondibile e balza con aspetti significativi e di grande evidenza. Ma il tratto più marcato e certamente quello della sardità che Porrino aveva nel cuore e nei propositi, che ha espresso con onore più di ogni altro compositore sardo.
I più grandi direttori d’orchestra da Antonio Guarnirei a Gino Marinuzzi, da Vittorio Gui a Fernando Previstali, da Bernardino Molinari a Leopold Stokowski, a Armando La Rosa Parodi, hanno proposto le sue composizioni, accolte sempre con entusiasmo in Italia, in Germani, in Russia e negli Stati Uniti d’America. Per tutto ciò che è stato, Ennio Porrinoè entrato con pieno merito nella storia della musica e nelle enciclopedie.
Se da un lato ciò è motivo di compiacimento e orgoglio per tutti i sardi, dall’altro accresce l’amarezza per la sua prematura scomparsa.


Cortesia
Benedetto Sanna
Direttore Reponsabile di Cronaca Online
www.cronacaonline.it

Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo.
(Voltaire)
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