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Dopo la riproposizione, ad un anno dalla morte, del saggio breve "Per Oriana" sul sito di Terza Pagina World, la cara amica Rosalba Satta Ceriale mi ha inviato la lettera pubblicata in calce. La stessa viene riprodotta integralmente come è giusto e doveroso ed è seguita dalla mia risposta alle sue considerazioni. Naturalmente, Rosalba è invitata ad inviare ulteriori commenti, o riflessioni, a sua discrezione, mentre io non posso che garantire che tutti i suoi interventi verranno riportati tra queste pagine così come ricevuti.
Rina Brundu


Considerazioni sul saggio breve "Per Oriana"

di Rosalba Satta Ceriale

Ciao Rina. Ho letto  il tuo omaggio “Per Oriana”.
L’ho letto con crescente interesse pur non condividendo un solo pensiero.
I motivi li conosci già, poiché tempo addietro – quando la giornalista-scrittrice fiorentina pubblicò “La rabbia e l’orgoglio” – scrissi una lettera aperta a lei indirizzata. Lettera che ha trovato spazio  anche nel tuo bel sito. 
Le mie riflessioni sono tutte  lì…
Nel mio scritto mi sono sforzata di chiarire  perché “La rabbia e l’orgoglio” è un brutto libro. Un libro che non regalerei mai . Un libro che non mi piacerebbe ricevere in dono…perché è un libro che invece di arricchire il lettore lascia, a lettura finita, solo macerie. Disprezzo . Odio. E un presagio – che pare un augurio - di morte.
Di tutto si parla , tranne che di pace, di incontro di culture, di condivisione, di rispetto, di amore. 
Di altro c’era urgente necessità dopo l’11 settembre del 2001. Di altro.
Il rimboccarsi le maniche per scuoterci tutti e  darci da fare diventava quasi un imperativo categorico , oltre che un bisogno dell’anima. Un invito-esigenza rivolto all’umanità intera.
Come Tiziano Terzani , anch’io ero convinta, che da quell’immane disastro sarebbe stato possibile ripartire per   contribuire a costruire un mondo diverso.  Un mondo migliore.  Un mondo “altro”.
Quell’immane disastro poteva diventare davvero un’occasione per crescere sul serio. Per interrogarsi . Per voltare pagina . Per guardare il mondo con occhi tersi .
Per  restituire il maltolto a troppi, per restituire significato , nel FARE, alle parole “diritto” , “libertà” , “democrazia”, “rispetto”, “condivisione”, “giustizia”.
Sappiamo tutti che non è accaduto.  E Oriana Fallaci ha dato, a mio parere, un notevole contributo – con i suoi articoli e con i suoi libri – affinché il mondo …andasse a rotoli.
Mi imbarazza doverlo scrivere  adesso che non è più con noi .
Ma non si può – e, forse, non si deve – far finta che niente sia accaduto.
Che i libri non siano stati scritti. Che il fiele non sia stato versato a piene mani…
Tu hai sempre visto e continui a vedere in lei – come scrivi – “uno spirito grande, uno spirito diverso, uno spirito libero”. Mi trovo d’accordo sullo “spirito diverso”.  Non condivido, ovviamente, gli accostamenti a Socrate,  Giordano Bruno, Galileo…. Non ne comprendo il perché  visto che , a mio parere, hanno percorso diversi sentieri, senza mai incontrarsi…
Nel tuo omaggio alla Fallaci  parli di “zolfo di parte” , “ego schierato”, “semplificazioni ingiuste e qualunquiste”, di “sindrome della coda di paglia” quando ti riferisci – così mi pare- a coloro che non condividomo il “pensiero-Fallaci”. Lo trovo ingiusto anche se, conoscendoti, so bene che non aggiungi acredine al significato già abbastanza pesante delle tue considerazioni. Considerazioni che , però, pur non condividendo , rispetto . Te l’ho precisato in altre occasioni, citando Voltaire  e il suo “non condivido una sola parola di ciò che hai detto ma darei la mia vita affinché tu possa sempre esprimere il tuo pensiero…”.
Ti abbraccio.
Rosalba


Risposta a Rosalba

Cara Rosalba,
intanto ti ringrazio per i toni pacati della tua lettera. Toni di sicuro diversi da quelli delle email che ricevetti l'anno scorso dopo la prima pubblicazione di questo saggio breve. A quel tempo, Terza Pagina inviava ancora le newsletter e io ricordo chiaramente come qualche spirito profondo pensò bene di inviarmi richiesta di cancellazione immediata dalla mailing list nel suo sentirsi offeso dentro! Debbo dire che mai fui così felice di obbedire ad un ordine!

Stavolta, invece, mi sono solo beccata "l'insulto" (a loro parere!) di essere di "destra". Premesso che (se schierarsi politicamente fosse una priorità intellettuale, cosa di cui io dubito fortemente!) essere di destra, in un tempo governato dalla sinistra, dovrebbe essere un must per ogni giornalista-scrittore che si rispetti (vedi il mio articolo Cani sciolti e cani da guardia) mentre, passare a sinistra, pure un obbligo, non appena il vento dovesse cambiare, di fronte a simili, "basse", argomentazioni non possono che cadermi le braccia e preferisco passare oltre. Chiunque parta da tali preconcetti (che in pieno giustificano i miei riferimenti allo “zolfo di parte” , all' “ego schierato”, alle “semplificazioni ingiuste e qualunquiste”, alla “sindrome della coda di paglia”) non ha naturalmente compreso il mio discorso, fermo restando che la colpa è di sicuro la mia che non sono riuscita a spiegarmi!

Perché ti conosco e perché il tuo messaggio tocca invece il tema fondamentale di una PACE (possibile, permettimi di aggiungere!) ricercata da ognuno di noi, rispondo con felicità allo stesso. La risposta è data proprio dalla pubblicazione. Non aggiungo altro infatti. Per due fondamentali motivi. In primo luogo perché comprendo dentro le tue ragioni e idealmente le approvo ma, soprattutto, perché l'articolo sullo SPIRITO ORIANA, nel suo piccolo e nella sua semplicità, è forse il mio unico scritto che non solo io considero esaustivo (in quando in esso ho detto esattamente tutto ciò che io volevo dire!), ma che, ad un anno di distanza, ai miei occhi, non necessita di alcun editing (tecnico o filosofico) di sorta. Parere mio, naturalmente. Parere misero. Parere discutibilissimo.

La mia sola speranza è comunque che il messaggio in esso contenuto possa indurre alla riflessione. Per esempio, a riflettere su come alle radici di ogni grande guerra che annichilisce il più forte sentimento di PACE, ci sia, in verità, solo un sentimento minimo di incomprensione, ovvero di incapacità di rispettare la visione ideale dell'altro.

Voltaire insegna. Appunto!

RBE 22/09/2007

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