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Lettera aperta a Rahmatullah Hanefi

di Rosalba Satta Ceriale

Caro Rahmatullah,

                     quando l’altro ieri - il 22 aprile - ho sentito  al Tg1 , tra le notizie di apertura, quella che, riferendosi a te, parlava del fatto che rischi il patibolo, avevo in mano il libro di Primo Levi “I sommersi e i salvati”.
Da qualche giorno- non so bene perché - avevo sentito il bisogno di rileggerlo per rinfrescare l’anima . Pensa un po’ : sono trascorsi  circa vent’anni da quando mi imbattei , per la prima volta, nel libro di Levi.
Ricordo che , allora, lo lessi tutto d’un fiato. E ne parlai, poi, con gli amici più cari ,e con gli alunni a scuola, per un bisogno , diventato urgente, di condividere un “incontro” letterario davvero fortunato.
Ciò che mi aveva colpito positivamente era stato il suo raccontare senza acredine, senza livore, senza rabbia . Obiettivo quasi impossibile da raggiungere – pensavo e penso - quando si è costretti ad attraversare e a subire l’inferno.
Alcune sue considerazioni, più di altre, mi avevano fatto riflettere, non solo perché drammaticamente vere , ma anche perché , pur essendo riferite al periodo della seconda guerra mondiale, erano – e sono - di un’attualità che lascia attoniti…
Pare proprio – visto come va il mondo- che la Storia non sia, o non sia sempre, maestra di vita.
“Tutte le guerre sono atroci e stupide”, scrive.
E poi,citando  Jean Amèry, il filosofo tedesco torturato dalla Gestapo,riporta:
“Chi è stato torturato, rimane torturato. Non potrà più ambientarsi nel mondo. La fiducia nell’umanità, già incrinata dal primo schiaffo, demolita poi dalla tortura, non si riacquista più.”.
E ancora : “Il potere tollera e incoraggia il privilegio”.
Quel potere che “più che logorare, corrompe”.
Racconta come la propaganda, lo “sbarramento al pluralismo delle informazioni”, fossero e siano necessari per il rafforzamento del potere .
Scrive che “il vincitore è padrone anche della verità , che può manipolare come gli pare.”.
Sono trascorsi oltre sessant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale.
Pareva che , dopo il disastro, l’uomo avesse capito .
Che mai più avrebbe commesso determinati errori.
Che con la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” avesse sbarrato le porte dell’inferno , per sempre.
Ricordi certamente, caro Rahmatullah, l’articolo cinque : “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o a punizioni crudeli, inumani o degradanti.”.
E l’articolo sei? “Ogni individuo ha diritto , in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.”.
L’articolo sette scende nei dettagli : “ Tutti sono uguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, a una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto a una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione, come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.”.
Allora…mi domando e ti domando.
A che cosa è servita l’esperienza e le conseguenti riflessioni di uomini del calibro di Primo Levi?
A che cosa è servito  scrivere e sottoscrivere la “Dichirazione universale dei diritti umani” - che, anche in premessa , parte dalla considerazione che “il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità”- … quando si continua ad ignorare,  a calpestare  ciò che l’assemblea generale , ieri, ha proclamato per il bene di tutti e per la sopravvivenza di ognuno?
Sono trascorsi oltre sessant’anni da allora e… “le guerre atroci e stupide” ci sono ancora.
Per quanto riguarda la tortura , basta ripensare a ciò che è accaduto di recente nella “famosa” prigione irachena, e a  ciò che continua ad accadere a Guantanamo… in nome della democrazia e della libertà.
Che il “potere tolleri e incoraggi il privilegio” lo intuisce anche il cittadino  più distratto.
Che sia in atto, e rischi di rafforzarsi, il furto dell’informazione ,è altrettanto vero.
Così come è vero che per porre uno sbarramento “al pluralismo delle informazioni”, di volta in volta, si uccidono, si sequestrano o si allontano le voci libere – e perciò scomode - dai luoghi “caldi”. Sono morti oltre 2000 giornalisti negli ultimi anni in queste guerre infinite.
Per quanto riguarda l’ altra considerazione di Primo Levi, e cioè che “il vincitore è padrone  anche della verità” e “la può manipolare come gli pare”…ci sei purtoppo tu, oggi, a testimoniarlo.
Da vittima, naturalmente.
Ma il tuo caso è tale da richiamare anche i vari articoli della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” che ho appena citato.
Sono stati “strappati” tutti.
Calpestati… tra l’indifferenza di troppe nazioni e l’indignazione di alcune coscienze libere, alle quali si vorrebbe mettere il bavaglio con accuse o insinuazioni che non stanno “né in cielo, né in terra”.
Però, per te – che hai l’unica colpa di aver fatto di tutto per salvare una vita, quando avresti voluto salvarne tre -, si è fatto di più. Si è costruito ad hoc( o si è rispolverato?) un articolo (così pare…) nella neonata “democrazia” afgana che abbiamo contribuito a mettere su:
“Non è prevista l’assistenza legale per chi è colpevole di un reato contro la sicurezza nazionale.”.
Che dirti , se non che tale accusa potrebbe essere mossa a chiunque e in qualunque momento?
Ho letto – tu non puoi saperlo - che il capo dei servizi di sicurezza afgani ha affermato che “Emergency non è in realtà una vera organizzazione umanitaria, bensì un fiancheggiatore dei terroristi e persino degli uomini di Al Qaeda”.
Visto che anch’io faccio parte, da anni, di Emergency, devo considerarmi o essere considerata “cosa”? Una criminale?
E’ tutto così assurdo da sembrare immaginazione, sogno.
O meglio, incubo.
L’indignazione è forte.
Avrei voglia di urlare: “Fermate il mondo! Voglio scendere.”.
Ma forse, pensandoci bene, a scendere dai posti di potere e a fare un bel bagno di umiltà e ad assumersi determinate responsabilità, dovrebbero essere altri.
Primi fra tutti coloro che oggi, anche grazie al mio voto, sono al governo, in Italia.
Voglio ancora credere che ciò accada, nonostante tutto e a dispetto di tutto.
Sarebbe, altrimenti, imperdonabile e gravissimo.
Ma non solo per te, caro Rahmatullah. Anche per me, e per tutti coloro che continuano a credere nella forza del diritto . Nei valori. Nella pace.
Sono certa che avrai occasione di leggere questa lettera aperta.
Non riesco a pensare che ciò non possa accadere.
La voglia e la forza di credere nell’uomo anche quando la lettura della realtà è sconfortante, me le porto dietro dalla nascita , testardamente.
Anche quella bella persona che era Tiziano Terzani – che certamente hai conosciuto perché poco prima del suo “volo” è venuto a trovarvi nell’ospedale di Emergency
( altro criminale?) -  e che nella sua vita intensissima ne aveva visto parecchie, affermava “d’essere convinto che, ormai, in giro per il mondo, fra la gente più diversa, sta crescendo una nuova coscienza di che cosa è sbagliato e di che cosa va fatto.”; e che “è giunto il momento di impegnarsi per i valori in cui si crede”, ricordando che “una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale e NON con nuove armi.”…e con ulteriori ingiustizie e/o silenzi che sanno di crimine, aggiungo io.
Perciò…coraggio, Rahmatullah! A presto.
                                                    
Rosalba Satta

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