Riceviamo e pubblichiamo
LE TARIFFE PREFERENZIALI PER GLI EMIGRATI SARDI DEVONO ESSERE MANTENUTE.
CHIEDIAMO AL GOVERNO ITALIANO, ALLA REGIONE SARDA, ALLE ISTITUZIONI DOVE I SARDI VIVONO, DI SOSTENERLE DAVANTI ALL’UNIONE EUROPEA, PER SUPERARE LO SVANTAGGIO DELL’INSULARITA’.
Documento dell’ Esecutivo della FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia).
La “decisione” della Commissione del 23 aprile 2007 riguardo all’applicazione delle tariffe preferenziali agli emigrati sardi ha la seguente motivazione: “agevola i cittadini europei di nazionalità italiana, rispetto ai cittadini di altre nazionalità. Essa può essere considerata pertanto come prima facie discriminatoria, basata sulla nazionalità e pertanto contraria al trattato”. (1)
La prima considerazione che viene in mente è che un francese dell’Ile de France, un tedesco di Francoforte, o un cittadino della Lombardia, se si sposta per lavoro in Europa, non ha gli stessi problemi di trasporto, può usufruire di ferrovie e di autostrade; non ha gli stessi tempi di percorrenza, né subisce un aggravio di costi: non ha insomma tutti gli elementi di svantaggio derivanti dall’insularità.
Nella Decisione si dice che, pur essendo “un obiettivo legittimo di pubblico interesse” quello di “restare legati alla comunità culturale d’origine”, “la misura è indubbiamente sproporzionata”. Noi crediamo ci siano fondati motivi che giustificano invece tale misura: motivi non solo di carattere culturale e familiare, ma anche di carattere sociale ed economico.
MIRARE A RIDURRE GLI SVANTAGGI, PERSEGUIRE LA COESIONE SOCIALE, CREARE CONDIZIONE DI PARITÀ CHE SOSTENGANO LO SVILUPPO NELLE REGIONI MENO RICCHE E GRAVATE DA HANDICAP STRUTTURALI.
Queste sono le finalità dichiarate dall’Unione Europea e dalle varie istituzioni comunitarie.
L’insularità (che pure oggi può essere occasione di valorizzazione economica attraverso l’incremento del turismo) è stata “storicamente” e a lungo nel tempo motivo di svantaggio:
l’insularità è considerata un motivo di svantaggio, come confermato negli articoli 158 e 159 del Trattato di Amsterdam; nella dichiarazione n. 30, ad esso allegata, è scritto: “la conferenza riconosce che le regioni insulari soffrono, a motivo della loro insularità, di svantaggi strutturali, il cui perdurare ostacola il loro sviluppo economico e sociale.
La conferenza riconosce pertanto che la legislazione comunitaria deve tener conto di tali svantaggi e che possono essere adottate misure specifiche, se giustificate, a favore di queste regioni per integrarle maggiormente nel mercato interno a condizioni eque”.
Il Parlamento europeo nella risoluzione del 12 febbraio 2003 “libro bianco sulla politica dei trasporti” ricorda “la necessità imperativa che la politica dei trasporti contribuisca alla coesione economica e sociale, tenendo conto della peculiare natura delle regioni periferiche… insulari”.
L’INSULARITÀ HA STORICAMENTE AGGRAVATO IL FENOMENO DELL’EMIGRAZIONE.
In particolare ciò vale per un’isola come è la Sardegna, povera di risorse, in gran parte montuosa, posta in mezzo al Mediterraneo, lontano dal territorio della penisola italiana (si pensi che lo svantaggio dell’insularità è riconosciuto anche per isole distanti un solo chilometro dalla terraferma).
L’insularità è una causa dell’arretratezza economica, un handicap strutturale che ha pesato, a lungo, nei decenni precedenti e che ha originato forti correnti migratorie, dalla fine dell’800 agli anni ’20 e poi, dopo il ’45, fino agli anni ’80. Basta ricordare l’emigrazione nelle zone minerarie del Belgio, della Francia e della Germania.
Ma l’emigrazione continua fino ad oggi: lo dimostra il fatto che pur avendo l’isola un numero di laureati fra i più bassi d’Italia, i diplomati e i laureati sono costretti a cercare un lavoro ancora nelle regioni del Nord Italia e dell’Europa.
La presenza di circa 600.000 emigrati, senza contare le loro famiglie, rispetto a una popolazione attuale della Sardegna di 1.500.000 abitanti, è dunque frutto storicamente di questa condizione di svantaggio strutturale permanente.
Svantaggiato è il territorio, quindi un intero sistema economico, non solo i residenti; doppiamente svantaggiati, si può affermare, sono gli emigrati, sia quelli delle vecchie generazioni, il cui attaccamento culturale alle radici è più profondo, sia i nuovi lavoratori (intellettuali e manuali), più europei, figli della cultura della globalizzazione; anche con questi ultimi bisogna mantenere e facilitare i legami: del loro apporto culturale moderno, dei loro saperi e delle loro professionalità “di ritorno” la Sardegna ha bisogno, anche economicamente.
Per i motivi sopra detti, se una politica dei trasporti con tariffe agevolate è una misura per alleviare lo svantaggio, questa deve essere inclusiva degli emigrati. Ci sono di conforto le analisi europee:
2.4 Una politica europea destinata alle regioni gravate da handicap permanenti deve pertanto prevedere una serie di misure volte a ridurre il più possibile la loro vulnerabilità e a creare delle vere “pari opportunità” tra queste regioni e il resto dell’Unione. Tale politica, che rappresenta una risposta a vincoli naturali oggettivi, deve essere modulata in funzione dell’intensità dei vari svantaggi. Per questo stesso motivo, non deve sostituire bensì completare le misure tradizionali attuate nel quadro della politica di coesione economica e sociale. (2)
LE TARIFFE PREFERENZIALI AGLI EMIGRATI AGEVOLANO LA REALIZZAZIONE DELLA CONTINUITÀ TERRITORIALE.
Le tariffe preferenziali applicate anche agli emigrati sono una condizione vitale, perché questo sistema di continuità territoriale regga e per i conti economici delle compagnie aeree.
Infatti, ci sarebbe il rischio di un decremento dei passeggeri: sono 350.000 gli emigrati sardi in Italia e 300.000 nel resto del mondo.
Le agevolazioni hanno portato a ritorni più frequenti, in particolare per le ricorrenze familiari e le tradizionali festività religiose. Non si ritorna per le vacanze estive.
Se diminuiscono i passeggeri, diminuisce il numero di voli, con grande danno anche per i residenti.
Bisogna anche aggiungere che il possibile estendersi dei voli low cost, positivo soprattutto nei mesi estivi, non è credibile per altri otto mesi all’anno.
Prendiamo il caso di un emigrato sardo a Colonia, in Germania: potrà raggiungere uno dei principali aeroporti italiani, a prezzi contenuti, anche con voli low cost, durante tutto l’anno.
Ma se questo emigrato è sardo non potrà proseguire in treno o in autobus, o con auto a noleggio in autostrada. Dovrà proseguire con un volo (salvo prendere la nave, perdendo un giorno intero e a costi altissimi). Senza il riconoscimento della continuità territoriale dovrà pagare le tariffe piene dei voli di line a che sono mediamente doppie rispetto a quelle nazionali per uguale tratta.
Non solo il suo svantaggio è palese e il suo diritto alla mobilità diventa di serie B, ma sarà aggravato, se abita in una zona interna della Sardegna, dove mancano le reti ferroviarie e le autolinee per i passeggeri sono deboli (anche per la scarsità dell’utenza).
Come si può sostenere che questo cittadino europeo, sardo d‘origine, non sia svantaggiato rispetto ad altre regioni non insulari, o più sviluppate, o comunque con reti di trasporto più efficienti ed intermodali?
Semmai, per quanto riguarda i passeggeri che vengono da altre parti d’Europa, occorrerebbero accordi integrativi per tariffe agevolate agli emigrati, da parte di quelle compagnie che adempiono agli oneri del servizio pubblico, come Meridiana e Air One (per restare a quelle attuali, vincitrici di gare!). Sarebbe un incremento sicuro di passeggeri dal resto d’Europa e un effettivo diritto alla mobilità per gli emigrati sardi.
2 Parere dl Comitato Economico Sociale europeo sul tema “Verso una maggiore integrazione delle regioni provate dai svantaggi naturali e strutturali permanenti”
SI PUÒ AFFERMARE CHE LA PERMANENZA DI UN RAPPORTO CONTINUO DI SCAMBIO FRA GLI EMIGRATI E L’ISOLA DI PROVENIENZA È UNA RISORSA, PER UN’ECONOMIA DEBOLE E SVANTAGGIATA STRUTTURALMENTE.
Questo vale sicuramente per la Sardegna, ma probabilmente per tutte le isole dell’Unione Europea con forte emigrazione. Il legame dei sardi con la loro terra non può essere considerato quindi solo dal punto di vista sentimentale.
Lo dimostra la loro presenza organizzata in tutta Europa che è anche strumento di collegamento vantaggioso dal punto di vista economico. Nessuna regione europea ha una presenza segnata da un volontariato e un insediamento sociale così vasto, attraverso i circoli, in ben dieci stati europei (si tratta di 130 circoli, di cui 115 riconosciuti con decreto della Regione Sardegna). Questo, malgrado la dimensione modesta della popolazione sarda.
E ciò che è straordinario è il rapporto positivo di integrazione e di scambio nei vari paesi di nuova residenza che questi circoli hanno prodotto, superando ogni forma di separatezza, o di esclusione, punto di riferimento per emigrati di altre regioni e di altri paesi.
Quanto al “dimostrare il legame eventualmente ancora esistente, per esempio in termini familiari, tra la persona interessata e la sua regione di origine”, (3) posta come obiezione per negare il diritto alle tariffe agevolate.
Questa dimostrazione può essere fatta in particolare con la documentazione anagrafica oppure con l’autodichiarazione ma, in generale, la persistenza dei legami familiari è dimostrata da tutte le ricerche statistiche e sociologiche. (4)
Fra le caratteristiche positive dell’emigrazione sarda c’è l’apporto economico dato alla regione d’origine in varie forme:
1)
le “rimesse”, cioè i risparmi che storicamente venivano depositati in posta e in banca e che hanno formato poi la ”base” del ritorno, o l’aiuto alle famiglie bisognose;
2)
gli investimenti per la casa, costruita o ristrutturata, sia al mare, sia nei vecchi centri storici che soffrono di una particolare “difficoltà di radicamento” delle popolazioni e che sono spesso a rischio di abbandono (con il conseguente degrado del territorio, soprattutto montano);
3)
la promozione del turismo: i primi a visitare la Sardegna sono stati gli amici e i conoscenti dei sardi emigrati, fin dalla fine degli anni ’60;
3 Decisione della Commissione del 23/04/2007 …
4 Vedi ad esempio “rapporto italiani nel mondo 2006” a cura della fondazione Migrantes, con ACLI, CISL, ecc…
4)
la diffusione dei prodotti tipici: la Sardegna è un’isola che basa ancora la sua economia sulla pastorizia, con un agricoltura che vede produzioni di nicchia, anche perché non è consentita la produzione su larga scala dalla natura del terreno pietroso e siccitoso e per la struttura fondiaria parcellizzata. Produzioni piccole hanno difficoltà e non hanno la dimensione necessaria per l’accesso al grande mercato, né possono reggere grandi campagne pubblicitarie. Inoltre, sono gravate da costi di trasporto merci maggiorate e poco ammortizzabili, proprio per la dimensione stessa delle produzioni. Questi prodotti gli emigrati li consumano in famiglia, nei circoli e li promuovono nelle città e nel territorio dove abitano.
Il legame degli emigrati sardi con la Sardegna è dunque uno strumento fondamentale e decisivo anche per la sua economia. Le tariffe agevolate sono uno strumento che consente la permanenza di questo legame.
CONCLUSIONI.
Sono le leggi, i pareri e le analisi della Comunità Europea che possono permettere di sostenere l’opportunità di questa misura di sostegno. Il parere del Comitato Economico e Sociale Europeo nel documento “Regioni gravate da svantaggi strutturali”, enuncia tre grandi principi su cui basarsi:
2.5.1 il primo di questi principi è il principio di “permanenza”, il quale tiene conto del fatto che i vincoli geografici che colpiscono questi territori sono costanti nel tempo.
Il secondo principio è quello di “discriminazione positiva”, in base al quale le misure destinate a taluni territori e volte a controbilanciare i vincoli strutturali permanenti non costituiscono vantaggi indebiti bensì elementi che contribuiscono a garantire un’autentica parità. A tale proposito, la discriminazione positiva contrasta con la discriminazione in senso lato che, in base alla definizione data dalla Corte di giustizia, “… consiste nel trattare in modo identico situazioni diverse e in modo diverso situazioni identiche” (Sentenza del Tribunale di primo grado – quarta sezione – del 26 ottobre 1993. Cause riunite T-6/92 e T-52/92)
Il terzo ed ultimo principio è quello di “proporzionalità”,il quale tiene conto del fatto che le situazioni dei territori gravati da handicap permanenti sono diversificate.
L’attuazione di una discriminazione positiva nei confronti di tali regioni è difendibile solo se si basa sulle loro reali caratteristiche geografiche, demografiche, ambientali e sui vincoli che queste ultime comportano. Sono realtà che differiscono necessariamente da una regione all’altra.
Fra gli obiettivi di una politica delle regioni governate da handicap permanenti ci sono:
2.6.2. Obiettivi di carattere sociale: sul piano sociale, una politica europea destinata alle regioni gravate da handicap permanenti deve consentire agli abitanti di tali regioni, se lo desiderano, di “nascere, vivere e lavorare nel loro paese”.
Quindi agevolare e promuovere anche il ritorno degli emigrati.
2.6.3 Obiettivi economici: sotto il profilo economico, la politica europea destinata alle regioni gravate da handicap permanenti deve contribuire alla loro integrazione nel mercato unico tenendo conto al tempo stesso della loro fragilità sociale e ambientale. I principi del libero mercato devono dunque essere temperati da quelli della coesione economica, sociale e territoriale.