Un pensiero per Sabrina
(saludos a tottus e a nos intende…)
di Rina Brundu
Chi era Sabrina? Solo un’altra ragazza villanovese che ci ha lasciato fin troppo presto. Credo avesse 27 anni e tutto da chiedere alla vita. Io non l’ho mai conosciuta, così come non ho mai conosciuto la maggior parte dei giovani del mio paese natale. Sono cresciuti quando l’avevo già lasciato, dentro, forse, un diverso universo.
Mi piace pensare però che, se non ci siamo incontrati prima, possiamo farlo adesso, in maniera più mentale forse ma non per questo meno importante. A Sabrina e a questi ragazzi vorrei infatti dedicare le nostre riviste estive. A Sabrina e a questi ragazzi vorrei dire grazie per avermi convinto a fermarmi. A pensare. Non nascondo che, come spesso mi accade a fine stagione, i dubbi sul reale valore aggiunto di questo impegno online si sono moltiplicati. E, quest’anno, a dispetto del grande lavoro fatto nei mesi appena trascorsi, più che mai. Particolarmente nelle ultime settimane.
A che serve? – continuavo a domandarmi. Non si tratta forse di una versione più digitale della tradizionale e famigerata pratica del vanity publishing? A che pro’ continuare a ricevere email di spiriti benpensanti che avanzano dubbi sull’operato? A che prò continuare a ricevere lezioni di umiltà, di impegno, di determinazione all’agire da chi tutto fa tranne che essere umile e impegnato? Peggio ancora: a che pro’ continuare a ricevere messaggi di congratulazioni e lodi sperticate salvo vederli trasformati in freddi convenevoli quando la “creazione” di turno non viene pubblicata, o viene data una risposta diversa da quella auspicata? God forbid!
Sono state dunque sia la precoce dipartita di Sabrina, sia i diversi lavori dei ragazzi villanovesi, a darmi una mano. A costringermi a fermarmi. Ripeto, a pensare. A pensare, per esempio, alle ragioni importanti che, tanto tempo fa, mi avevano indotto ad impegnarmi in questo discorso virtuale, nonostante i costi, nonostante la fatica, nonostante il tempo sottratto alla famiglia e alla vita privata. Quelle motivazioni erano essenzialmente due: la prima, la convinzione di una vita (convinzione ancora tutta da investigare e sulla cui intrinseca validità continuo a coltivare nuovi dubbi ogni giorno che passa…) di essere nata per scrivere e, la seconda, che resta comunque la più importante, il desiderio datato di sviluppare un discorso tipo Spoon River (sort of, at least) rispetto alle cose e agli abitanti della mia amatissima comunità natale. Quest'ultima possibilità di sogno si è primariamente concretizzata su queste stesse pagine (il sito allora aveva un unico URL www.villanovastrisaili.com) per poi trasferirsi su cartaceo con la pubblicazione di ISOLE e, me ne sono resa conto proprio oggi guardando la foto di gruppo degli studenti villanovesi del 1921, continua ancora sulle pagine più patinate di Terza Pagina World.
Più avanti mi piacerebbe approfondire e spiegare meglio la natura di questa seconda intenzione appena esplicitata. Per ora, basti dire che, per quanto mi riguarda, quelle ragioni sono ancora valide. Validissime. Ricordare i miei morti, o meglio, coloro che sono stati e che sempre saranno, per me significa soprattutto ristabilire un contatto spirituale salutare con la terra d’origine che automaticamente si trasforma in ancora di salvezza. Ma anche in ottima ragione per lottare ancora, contro le anime pie di mezzomondo se fosse necessario. E i lavativi. Le cicale.
E’ noto infatti che io prediliga le formiche. Soprattutto, quelle del Gennargentu. Non nego neppure di essermi commossa leggendo S’iscola in Biddanoa, la commedia dialettale scritta da villanovesi, adulti e ragazzi, per altri villanovesi, adulti e ragazzi e pubblicata su questo numero estivo di Terza Pagina. Dicevo, scritta da villanovesi per altri villanovesi, ma anche a beneficio de.. is istrangios! Per quanto mi riguarda, io ho ritrovato tra quelle righe tutto ciò che davvero mi necessitava per respirare ancora a pieni polmoni, per ritrovare la speranza, coltivare la fiducia. Ovvero, vi ho ritrovato dentro i suoni, la lingua, i colori, le storie, i tanti personaggi che hanno colorato la mia infanzia bellissima alle pendici dell’Imperturbabile Montagna. E di più.
Ad avermi colpito in maniera particolare sono stati gli accenni al conflitto generazionale che si innescò tra quei nostri nonni-zii ragazzini affascinati dalle novità che le prime lezioni scolastiche tenute nel villaggio (1921) portavano nella quotidianità immutabile e i loro genitori preoccupati delle braccia, della forza lavoro che, a causa di quelle stesse novità, sarebbero venute a mancare in famiglia e in campagna; ancora, il ricordo della malaria, l’accenno alla guerra, lontana, terribile, che ha reclamato le vite di molti compaesani. Era bastato un attimo per passare dal guardare le pecore a guardare is trinceras… unica, rudimentale difesa, oltre alle ubriacature forzate per sconfiggere la paura, contro la furia del nemico austriaco. Era bastata la visita del maresciallo in casa per segnare il destino perché, come ricorda Peppeddu “…cando cumandant cussos, toccat a ponne in mente” (…quando quelli ordinano bisogna obbedire).
Un dialogo bellissimo questo tra Serafinu e Peppeddu che sa diventare sublime in momenti diversi. Come quando Serafinu chiede: “Ei? E tando eit’à capitau.?. Eit’ais fattu in su fronte?” (E allora? Cosa accadde? Cosa avete fatto al fronte?). “Aus gherrau e bintu!” (Abbiamo lottato e vinto!) risponde Peppeddu con orgoglio tipicamente sardo. Quell’orgoglio e quel coraggio che tanto importanti sono stati per le sorti della Grande Guerra e che più di una volta avevano suscitato l’ammirazione dei vari comandanti inglesi solitamente poco inclini a tessere le lodi dell’ars bellica italiota. Quello stesso orgoglio che animava i cuori degli studenti della neonata scuola biddanoese mentre la maestra invitava ad intonare Fratelli d’Italia; quel sentimento nazionalistico che ancora, a dispetto di tutto (della monnezza che avvelena l'olfatto, della disorganizzazione cronica che uccide anche la memoria di questo Grande Paese), alberga intatto dentro il mio cuore.
L’Italia, gli italiani, is sennores… distanti dal nostro mondo come la galassia più lontana ma che non esitavano a farsi presenti quando occorreva confiscare i terreni per costruire… unu lagu. Peppeddu non nasconde la sua perplessità: “….ninca depent fae unu “lagu” po fae luxe comente a deddie e deo non iscio ci ddue cree o no. Custu sennore ci appétigat su sartu…” (..dicono che devono fare un “lago” per fare la luce come se fosse giorno e io non so se credere oppure no. Questi signori che calpestano le campagne…). Ma è soprattutto Serafinu a lamentare l’impossibilità tecnica del disegno: “Fae… fae sa luxe dae s’abba, boh! Eccommente ant a fae? S’abba ndedda studat sa luxe no dd’alluet! Detta abba a sa candela ‘e cera e bies eite luxe faet…” (Fare… fare luce con l’acqua? Boh! Ma come faranno? L’acqua spegne la luce mica l’accende! Butta acqua su una candela e vedi che luce ti da!).
Storie dei nostri nonni. Fantasmi benigni da non dimenticare. Se Terza Pagina World può contribuire a tenerli vivi allora i dubbi sulle ragioni del suo esistere sono risolti per sempre. Il 27 Giugno, io compio quaranta anni. Mi sembrano troppi per la capacità di raziocinio ma un’inezia se rapportati alla vitalità del fanciullino dentro. Un fanciullino che in questi ultimi 30 anni è rimasto sempre uguale a sé stesso (il sito Giallografia è forse l’emblema più riuscito di questo status!). E, tutto sommato, nonostante le difficoltà datate, felice di esserci! Certo é che se, con l’opinabile, minima saggezza che può dare l’avere raggiunto questo traguardo, potessi mandare un messaggio in bottiglia virtuale ai ragazzi miei compaesani, direi loro di non permettere mai a nessuno di uccidere quel bambino dentro. La capacità di sognare appartiene allo spirito e lo spirito non sa del tempo che passa: si nutre invece della sua eternità.
Certo, ci saranno sempre momenti di dubbio e incontrerete ad ogni angolo anime peregrine pronte a sminuire le vostre personali ragioni importanti, pronte a confonderle. Ma davanti a simili situazioni tirae sempre ainnanti, faei fortza paris! Se possibile fatte tesoro dell’esperienza altrui, ascoltate per cortesia, ma non permettete mai a nessuno di infettare la possibilità del sogno. Io, per esempio, mi ostino a pensare di voler scrivere, di essere nata per scrivere e questa intuizione resta immutata nonostante non mi stia dedicando attivamente a questa professione, nonostante gli impegni lavorativi mi spingano (apparentemente) verso lidi diversi, proprio come accade a due rette parallele che muovono in direzioni opposte e che non si incontreranno mai!
Il Tempo, il Tempo è il solo Signore che sa tutto di noi. E sarà sempre lui a chieder conto dell’operato alla nostra coscienza. L’ideale sarebbe farsi trovare pronti. Questo perché se è vero che la storia la scrivono i vincitori, la carta e l’inchiostro vengono forniti dai vinti. E i vinti non sono solo la fazione perdente ma anche coloro che, tra i vincitori, dalla guerra hanno avuto poco da guadagnare. Coloro che a casa non sono mai potuti tornare. Farsi trovare pronti davanti alle domande che il Tempo vorrà porre significa soprattutto non dimenticare. Non dimenticare i nostri che sono stati. Non dimenticare i nostri che non hanno avuto nulla in regalo dal destino se non una vita di duri sacrifici, privata della possibilità del sogno. E della speranza. Per esempio, non dimenticare le ragioni di chi, pur covandone il segreto desiderio, non ha mai potuto frequentare le lezioni tenute dalla maestrina seuese in quella piccola scuola di una frazione sperduta tra le valli del Gennargentu. Nel 1921.
Tornando a più recenti e mondane faccende e quindi ai nostri maldestri tentativi di ben operare online, occorre anche dire che, se è vero che le bocche troppo larghe non sono mai mancate neppure intorno a questo modestissimo angolo virtuale di mondo, vero è anche che mai si è interrotto l'afflusso di anime gentili. In verità, sono state la grande maggioranza e sono state coloro che ci hanno salvato e ci hanno aiutato a crescere. Il mio grazie incondizionato va dunque a tutte loro. Quest’anno va a quelle sarde in particolare, ovvero a tutti gli autori, giornalisti, scrittori sardi che hanno sempre dato volentieri per Terza Pagina e che oggi, con l’estate alle porte, mi piace riunire insieme per un ideale omaggio alla Sardegna: fortza paris, appunto!
Questo è anche il mio modo di augurare buone vacanze a tutti. Per il resto, i nostri quattro lettori, sanno già che, al Ciel piacendo (ma anche nel caso coltivasse qualche dubbio!), Terza Pagina World e Giallografia ritorneranno: come prima, meglio di prima.
Un pensiero a Sabrina dicevo e saludos a tottus. A nos intende… prestu.
Rina Brundu
Dublin, 01/06/2008
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