Che fatica l’editore virtuale!
di Rina Brundu Eustace
Non ho mai scritto un pezzo per raccontare Terza Pagina! Non l’ho fatto quando nel Gennaio del 2005 pubblicai il primo numero della rivista, non l’ho fatto in occasione delle molte “congiunture straordinarie” che hanno visto il nostro magazine online schierato a favore di questa o quella “battaglia”, non l’ho fatto per celebrare il recente cambio di grafica e… l’intenzione era di continuare a non farlo!
Tuttavia, venticinque riviste dopo, ed una discreta esperienza sulle spalle, penso sia mio dovere tentare, a questo punto della storia, un primo bilancio dell’attività che, con molta fatica, si sta tentando di portare avanti. Per svariate ragioni. In primo luogo perché la Rete continua a rimanere una realtà nuova, una dimensione sconosciuta, le cui dinamiche comunicazionali necessitano di maggiore elaborazione per essere effettivamente comprese; ne consegue che l’apporto di chiunque si misuri quotidianamente con un simile “universo parallelo” diventa fondamentale nel processo di comprensione dei meccanismi e delle dinamiche tecniche (e non) che lo governano.
Sto correndo troppo? Facciamo un passo indietro allora! Diamo ordine! Magari ne approfitto per rispondere ad alcune domande che sono state poste in questi mesi ma a cui, per una ragione o per un’altra, non si è mai data la necessaria attenzione. E’ paradossale infatti come la nostra epoca digitale sia in grado di regalarci ogni “giocattolo ideale” accarezzato con il sogno, salvo poi privarci anche dell’attimo necessario per imparare a conoscerlo meglio!
Perché Terza Pagina? Perché penso che questo giornale sia sempre esistito: dentro di me! Si trattava solo di oggettivarne l’idea, farla crescere, presentarla agli altri. La dimensione virtuale ha quindi permesso, semplificandolo, di realizzare il sogno editoriale. Non è cosa da poco! Non nego però che, oltre ad un naturale istinto verso tutto ciò che è “scrittura”, ci siano state anche altre ragioni che mi hanno spinto in questa direzione.
Per intuirle (almeno in parte), è sufficiente guardare l’orizzonte che fa da sfondo alla homepage di Terza Pagina: è lo stesso orizzonte che, in un’altra vita, in un’altro tempo, ammiravo dalle finestre della casa natale! Lo stesso orizzonte bellissimo che chiude a corona lo spicchio di cielo terso innamorato di Villanova Strisaili, in Ogliastra! Lo stesso orizzonte infuocato di Sole quando quella stessa stella cala lentamente dietro la curva dolce di Punta La Marmora!
E, in definitiva, il solo orizzonte in grado di fare sentire l’anima a proprio agio perchè non vi sono dubbi che, per ogni webmaster (autore?), il suo sito (lett. luogo, località) diventa automaticamente un luogo-che –è-casa! Di più: per certi aspetti può diventare la vera abitazione della sua anima, senz’altro la sola dimensione “incarnata” (benché portone d'ingresso ad una dimensione davvero speciale, la Rete resta infatti una realtà oggettiva e, rispetto ad un simile discorso, non è superfluo sottolinearlo!) dove la stessa può esprimersi in maniera compiuta. Questo è un aspetto importantissimo che accompagna le nuove relazioni “possibili” e che, per certi versi, avevo già iniziato ad analizzare nel Manifesto di Terza Pagina dove rimarcavo, appunto, come sia “(l’anima) quella che si incastra tra le maglie (NDA della Rete), che si affaccia, che si propone. Nuda.”. Ripeto, un tema fondamentale che spero di poter approfondire in seguito con un lavoro più meditato.
Se un sito è casa, va da sé che anche il suo “indirizzo” può diventare importantissimo: www.villanovastrisaili.com recitava (e recita ancora) l’URL storico di Terza Pagina. Non avrebbe potuto essere altrimenti! Non avrebbe potuto essere altrimenti per le ragioni già dette, ma c'è di più! C'é molto di più! Non nego comunque di avere dovuto faticare parecchio per far “passare” questa idea tra i lettori più conservatori che non capivano la determinazione a far vivere una rivista culturale dentro l’ambito provinciale (o, se vogliamo estendere la metafora, non capivano l’opzione quartieri popolari quando si sarebbe potuto facilmente traslocare nelle zone “in” della città) dove il nome, anche difficile da ricordare e sicuramente sconosciuto ai più, automaticamente la relegava.
Non ho difficoltà a confessare che la scelta di quel particolare URL abbia significato accettare una sfida (peraltro vinta considerando l’attuale ranking!), ma si sarebbe ingannato colui, o colei, che avesse visto, nella decisione di imbarcarmi in un simile cimento, il frutto di una trovata peregrina. Al contrario, il progetto era ponderato e trovava concretizzazione nel desiderio di mettere alla prova la validità di una legge che è assioma dentro le stanze senza pareti del Villaggio Globale: ovvero, che ogni punto sulla carta è tecnicamente raggiungibile nello stesso istante (conseguenza delle cose è che l’anima, dentro il villaggio globale, è onnipresente, riacquista “nell’incarnato” di cui si è già detto, una qualità, un attributo divino, che naturalmente le appartiene) e che in virtù di questa peculiarità ogni punto sulla carta, ogni luogo, ha la stessa dignità di un altro. L'hic et nunc annulla le gerarchie geografiche, i privilegi acquisiti ed, in ultima analisi, come già indicato nel Manifesto, le distanze tra individui e tra individui-artisti.
Naturalmente, una simile visione “comunista” delle dinamiche internettiane, nulla può e nulla deve potere sul livello qualitativo dell’input culturale. Di questo ne siamo stati talmente convinti che solo di recente Terza Pagina ha rinnovato la grafica allo scopo di gratificare l’occhio, mentre l’attenzione è stata sempre data, almeno nelle intenzioni, al contenuto. E così continuerà ad essere! Terza Pagina resterà una rivista artigianale, fatta in casa, priva di fronzoli e che guarda all’ideale delle vecchie riviste dei secoli andati, perché non vi sono dubbi che sono proprio i circoli culturali virtuali simili al nostro, la versione moderna dei caffé letterari di una volta. L’unico target importante continuerà ad essere dunque il miglioramento qualitativo dei contents. Un simile obiettivo, ripeto, non potrà mai essere inficiato dalla facilità di accesso ad ogni dato punto della dimensione virtuale: questo perché, alla fine della fiera, sarà sempre la capacità di “percezione” e di “creazione” dell’anima che farà la differenza e l’anima ha una caratteristica indisponibile ad ogni baratto: l’irripetibilità.
Ma allora, perché Terza Pagina World? Perché era il passo logico successivo per un sito in crescita, a nuova dimostrazione che l’iniziale scommessa è stata sicuramente vinta. Non solo: il muovere da un quasi anonimo www.villanovastrisaili.com ad un più funzionale www.terzapaginaworld.com significa partire da A (villaggio) per arrivare a B (mondo) animati dal desiderio di aprire la propria casa virtuale e tendere la mano anche a coloro che vivono oltre il limite segnato dalla Grande Montagna (NDA, il Gennargentu), a coloro che non hanno la fortuna di poter ammirare il bellissimo orizzonte che propone ma che, ad un tempo, sono pure liberati dal “peso” della sua ombra ingombrante e che sono in grado quindi di arricchire di nuova esperienza, di una, cento, mille altre visioni del mondo, ogni “villanovese”, reale e virtuale, che si rispetti. Sul piano pratico significa fare della nostra rivista online un punto d’incontro multi-etnico, transnazionale e dotato di un linguaggio che è la somma di ogni altro linguaggio (sia esso lingua o semplice dialetto). Nulla di più, nulla di meno!
Per quanto provvista di una solida struttura e di una splendida posizione panoramica, una casa (house) non sarà mai davvero tale fino a che non si trasforma in home, ovvero fino a quando non saprà diventare accogliente focolare domestico: accogliente per il proprietario, ma accogliente anche per gli ospiti. Le questioni che questa particolare tematica pone sono diverse ed esulano dagli scopi di questo intervento, tuttavia, alcune considerazioni si possono senz’altro fare. E' indubbio, per esempio, che le dinamiche relazionali virtuali editore(webmaster)-lettore(navigatore) siano direttamente legate e, di fatto, dipendano dalla linea editoriale scelta.
Ci sono infatti dei siti, anche letterari, e quindi simili al nostro, che hanno optato per quella che io chiamo una LINEA EDITORIALE PATINATA. Di cosa si tratta? Si tratta fondamentalmente del vecchio approccio cartaceo dove lo spazio di interazione, e dunque il limite dell’azione di ciascuna pedina in gioco, è definito a priori: qui EDITORE lì LETTORE - io editore-autore scrivo tu lettore leggi! Full stop. Conseguenza delle cose è che le loro homepages si trasformano in "coperte" belle da guardarsi, ma assolutamente prive dell’anima che dovrebbe farle vivere. Nel concreto, il tutto può risolversi in un percorso frustrante per il lettore che non ha alcuna possibilità di comunicare con il suo giornale (o, volendo, di entrare nella sua casa-rifugio-dell’anima), mentre le e-mail inviate alla Redazione si perdono dentro una sorta di buco-nero virtuale che tutto prende e nulla rende.
Terza Pagina ha, sin da subito, scelto un’altra strada! Anche in questo caso, mi viene da dire che non avrebbe potuto essere altrimenti! Se sono infatti vere le premesse appena riportate nero su bianco, ovvero che questa rivista è nata per rispondere ad una precisa esigenza dello spirito e che questa stessa esigenza, anche creativa, trova nella Rete un ottimale porto di approdo che concretizza e da scopo al continuo viaggiare/vagabondare di un "cuore" irrequieto, UNA LINEA EDITORIALE ANIMATA (i.e. dotata di anima) era l’unica via praticabile per il nostro giornale!
Questa scelta è naturalmente la più difficile perché, in ultima analisi, significa lavorare affinché il cenacolo letterario virtuale non sia tale solo su carta (pardon, foglio digitale), ma che esista nella dimensione che gli è più consona, ovvero in un universo sufficientemente evoluto da permettere all’anima (appunto!) di interagire intellettualmente con una comunità di spiriti simili (che non vuole dire lasciare un commento annoiato in calce ad un articolo!) e di sentirsi a casa. Nella realtà, l'ideale si concretizza con un rapporto molto più stretto editore-lettore. Con tutto ciò che ne consegue!
Già! Con tutto ciò che ne consegue! Nel bene e nel male! Qui entrano infatti in gioco altre dinamiche, anche meramente tecnico-informatiche, che hanno un peso importante nell’evolversi della fitta rete di relazioni che si intrecciano intorno a questo tipo di sito. Per esempio, una e-mail per quanto efficacissimo mezzo di comunicazione, non riesce a trasferire al destinatario il sorriso accarezzato, lo scintillìo dell’occhio, il rossore di una gota, il gesto complice, tutti elementi che creano significato, o che sono comunque in grado di “alterare” il senso di una qualunque frase. Se a questo aggiungiamo che la scrittura elettronica, nella maggior parte dei casi, è scrittura dell’istante, rubata ad una dimensione temporale accellerata, ce n'è abbastanza per dare da pensare e consigliare prudenza a chiunque.
Un altro fattore che occorrerebbe tenere nella giusta considerazione è che i termini webmaster-navigatore, retaggio di una civiltà post-cibernetica, restano vocaboli che connotano l’identità di un individuo. Questo significa che, ai lati del filo elettronico invisibile, ci sono sempre degli esseri dotati di un'anima certamente, ma anche di un corpo, ci sono degli spiriti caricati della loro esperienza, nobilitati dai loro pensieri più grandi, annichiliti dai pregiudizi, frustrati dall’impotenza, ma anche intristiti e resi diffidenti dal loro dolore. Non bisogna dimenticarlo: MAI!
Le variabili che un simile status quo determina sono tante quante le stelle del cielo ed ecco perché, per chiudere qui il discorso, si può forse dire che, dentro un sito-che-è-casa, è compito del buon padrone assicurarsi che ognuno si senta a proprio agio, coccolato e curato, e spetta sempre a lui/lei muoversi nello sfondo in punta di piedi, senza strafare, onde non disturbare la conversazione degli ospiti; mentre gli invitati, a loro volta, dovrebbero dare il meglio di sé senza scordare di essere in un luogo (sito) che aspira ad essere la casa-di-tutti, ma senza per questo rinunciare alla libertà di espressione che il loro spirito giustamente comanda.
Bene, se il salotto è comodo, meglio, se si tratta di una serata nevosa e nel camino il fuoco crepita allegro, ma è certo che un vivace dibattito (in senso lato) può scaturire solo rispetto a delle argomentazioni che interessano la maggioranza degli invitati. Poi, sarà sicuramente la somma dei contributi dei singoli (anche se a volte è piacevole il solo ascoltare!) a determinare il successo della “soirée”. Rispetto a questo tema, posso senz’altro dire che le diverse stanze del nostro luogo (sito)-che-è-casa hanno avuto la fortuna di ospitare, nei venticinque mesi trascorsi, degli ospiti (e quindi degli interventi) davvero straordinari: citarne alcuni sarebbe fare torto agli altri e dunque preferisco lasciare ad ogni nuovo visitatore il piacere di scoprirli da sé.
Detto questo, mi riservo di fare solo due eccezioni che, secondo me, bene rappresentano l’essenza (anche tecnico/virtuale) che è Terza Pagina e quindi giustificano il mio lungo dissertare. La prima riguarda l’aspetto “impegnato” che la rivista, nel suo piccolo, ha sempre fatto punto (a volte con somma fatica ed esiti incerti) di non trascurare. Tale serietà d’intenti è stata senz’altro premiata nel Luglio del 2005 quando, a seguito dei dolorosi attentati di Londra, Terza Pagina partecipò attivamente alla campagna internazionale “I AM NOT AFRAID” promossa da un sito londinese e, successivamente, grazie alla cortesia di Tarik Ramadan, massimo esponente intellettuale islamico in Europa, pubblicò l’articolo Condannare senza esitazioni, ovvero una coraggiosa presa di posizione da parte dell’establishment culturale più direttamente interessato al problema terrorismo.
Il secondo intervento lo cito sia per onorare lo spirito ludico che accompagna il numero corrente di Terza Pagina, sia perché ho fatto, del pubblicarlo su questa rivista, una personale battaglia: parlo proprio del mitico Disclaimer al sito www.asphalto.org che il suo webmaster pgcd mi ha cortesemente messo a disposizione. La domanda è nata spontanea in molti lettori: perché? Perché, a parte la valenza goliardica (o perlomeno spero che l’intenzione autoriale fosse così connotata!), questo particolare Disclaimer (anche nella sua essenza formale) è espressione totalizzante di ciò che è la Rete oggi. Internet è infatti il farwest culturale per eccellenza, luogo di perdizione di ogni pratica scritturale, comportamentale e di linguaggio acquisita nel corso dei millenni che sono la nostra Storia. Internet è terreno pubblico e privato, è espressione clonata dei vizi conclamati, culla di ogni mostruosità partorita dalla mente; ma, ad un tempo, è anche infinito potenziale intellettuale e artistico, traccia della memoria, luogo di incontro, espressione libera, asilo della speranza.
La Rete racconta di noi e, soprattutto, racconta della nostra anima che, liberata, per alcuni istanti, dai limiti oggettivi dentro cui è stata sempre costretta, si muove incerta, incapace di fare i conti con la nuova realtà, persino disposta a negoziare il compromesso pur di ritrovare la strada che conduce al tunnel di luce verso il quale istintivamente anela.
Non posso e non voglio chiudere questo lungo intervento senza ricordare che Terza Pagina, solo pochi mesi fa, è riuscita a coronare anche il sogno di percorrere il cammino opposto: ovvero muovere dal virtuale al reale (dal digitale al cartaceo) tentando, per quanto possibile, di non snaturare la sua essenza. Il risultato di questo lavoro si chiama ISOLE, l’antologia che abbiamo orgogliosamente presentato come la prima antologia d’Ogliastra, ma che, in verità, racconta tutti i mondi possibili (virtuali e non) e di cui abbiamo discusso fino a questo momento.
Mentre ne approfitto perciò per ringraziare ancora una volta tutti gli autori che hanno messo a disposizione la loro opera per realizzare questo primo volume legato alle attività del sito, il mio augurio è che la stessa antologia potrà essere vista, in un futuro prossimo, come il fortunato primo passo di un cammino lungo, senz'altro difficile, ma che, nel giusto tempo, avrà trovato una sua concreta "realizzazione" anche nell’integrazione compiuta, non solo virtuale, di una bellissima terra quale è l’Ogliastra (letteraria e non) dentro le cose del Villaggio Globale.
A proposito di riconoscenza, occorre anche dire che sarebbe impossibile ringraziare ad uno ad uno i 235 professionisti che, in questi due anni, hanno permesso a Terza Pagina (ma anche a Giallografia) di esistere; del resto, è proprio con questa idea in mente che abbiamo creato una pagina speciale a loro dedicata! Per quanto mi riguarda però, non voglio perdere l’occasione unica per esprimere la mia gratitudine de coro a chi ci ha creduto quando Terza Pagina era solo un mix informe di ottimi interventi non adeguatamente valorizzati dalla grafica e dalla struttura del sito, per dire grazie a tutti coloro che, in momenti diversi, l'hanno sostenuta e ne hanno dato notizia ai moltissimi addetti ai lavori che oggi la visitano con regolarità, per scusarmi con ogni artista che non si sia sentito adeguatamente valorizzato e con chiunque non abbia trovato in questo angolo virtuale di mondo le risposte che cercava.
Come scrittrice, come donna, come individuo io debbo molto a Terza Pagina: basta infatti meno di un attimo per perdere la propria identità culturale, la lingua ed il dialetto che ci accompagnano da una vita. Questo sito mi ha permesso di riappropriarmi, almeno in parte, di quella preziosa eredità, di riprendere un discorso interrotto tanto tempo fa in quel di Sardegna e che, spero, potrà portare i suoi frutti più maturi in un futuro non troppo lontano.
Non posso sapere per quanto ancora questa esperienza letteraria virtuale continuerà ad essere, posso solo immaginare che, figlia del nostro stesso destino, potrà morire domani o vivere per molto altro tempo. Ma, che quel tempo sia un minuto o cento anni, non vi sono dubbi che si tratta di esperienza che ha segnato il cuore: la speranza è che non abbia segnato solo il mio!
Rina Brundu Eustace
Dublin, 20/12/2006
Vedi anche
(tre saggi brevi di Rina Brundu)