PREMIO GENNARGENTU



                 Premio Letterario Nazionale per Narrativa Inedita                   
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Il Gennargentu
  Il magazine letterario Terza Pagina World




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Prima Edizione 2009
Premio Gennargentu 2009:
il metodo didattico e le ragioni della Grande Montagna.

di Rina Brundu

Un'immagine della mia esistenza
sarebbe una pertica inutile,
incrostata di brina e neve,
infilata obliquamente nel terreno,
in un campo profondamente sconvolto,
al margine di una grande pianura,
in una buia notte invernale.
F. Kafka

Perché è sempre esistito. Dentro di me! Questa sarebbe senz’altro la risposta più vera alla domanda: “Perché il Premio Gennargentu?”. Per certi aspetti è la stessa risposta che ho già dato rispetto all’esperienza editoriale Terza Pagina World e che darei a chi mi chiedesse dell’altro contest che ho creato e che gestisco, ovvero il Premio Letterario L’Indizio Nascosto-Giallista dell’anno. Tuttavia, per quanto mi riguarda, tra il Premio Gennargentu ed il concorso giallo esistono differenze fondamentali.

E’ vero! Anche l’Indizio è nato maturo, è nato compiuto e lo dimostra il fatto che, giunto il concorso alla Terza Edizione, non è cambiato di una virgola rispetto al target che si era prefisso. Allo stesso modo, non è cambiato il suo severo modus operandi. Questa “immutabilità” di fondo è dovuta, a mio modo di vedere, proprio ad una ragion d’essere bene individuata. Ovvero, il fatto che quel literary-game non è un altro concorso giallo nato a tavolino per speculare sulle fatiche del dilettante impedito o del professionista sfiduciato, ma è piuttosto il risultato di un moto di rivolta.

Nel caso specifico, il moto di rivolta, discusso e ridiscusso tra le pagine di Giallografia nei diversi articoli a collante, è quello dell’appassionato di genere che, memore degli ottimi risultati ottenuti da questo tipo di produzione nella favolosa Epoca d’oro del giallo, non si ritrova nella sfibrata proposizione moderna. Soprattutto, non ritrova, nella produzione dei giorni nostri, quel tocco di genialità che era caratteristica prima della letteratura gialla classica, all’insegna dell’ormai nota regola 3 “Se è vero che i romanzi gialli possono essere scritti da tutti, é vero pure che non tutti possono scrivere romanzi gialli”.

Ma queste sono altre storie! Storie che appartengono al lato “light” della nostra essenza-che-scrive, o forse dovrei dire alla nostra essenza-che-vive! Sicuramente della mia! Non ho mai fatto mistero infatti del portare a spasso un’anima che conserva questo tratto giovane. Anzi, di questo sono grata! Diceva Franz Kafka che «La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio». Non sono sicura se l’Indizio sia un mio tentativo di fermare il tempo, ma ho certezza del fatto che il Premio Gennargentu sia necessità fondamentale del mio Essere vecchio di milioni di anni. Vecchio esattamente quanto la sua terra.

Su questa “anzianità di servizio” non mi sono mai soffermata abbastanza finora. Non lo ho fatto nei miei libri, non lo ho fatto nei miei articoli, non lo ho fatto neppure tra le pagine dei miei magazine online. Si è trattato di scelta cosciente. Per quanto ho potuto, ho sempre cercato di trattare quella parte del mio “io”, alla maniera in cui l’avaro conserva il suo tesoro più prezioso: nascondendolo, proteggendolo.  Penso infatti che, se di vero tesoro si tratta, il giorno di mostrarlo ad altri, di condividerlo con gli altri, non potrà non venire. Ma dovrà essere nel giusto tempo. Soprattutto, un eventuale coming out dovrà essere giustificato dalla sua valenza intrinseca e non dal desiderio del pavone di mostrare il colorito piumaggio al solo scopo di gratificare l’ego.

Rispetto a queste considerazioni, il Premio Gennargentu può essere senz’altro visto come un mio primo tentativo di entrare in quel mondo a cui sento comunque di appartenere. Ma questo resta fattore minimo. In verità, il Premio Gennargentu è sempre esistito dentro di me, perché dentro di me è sempre esistita la mia montagna. La mia Grande Montagna. Grande rispetto alla sua fisicità, ma grande soprattutto rispetto alle storie di Sardegna che ha avuto la pazienza di ascoltare nel corso dei milioni di anni che sono stati la nostra Storia. La Storia di noi Sardi, ma non solo. La mia storia personale e quella di coloro che più mi sono cari, ma non solo.

Granitico, imperscrutabile, imperturbabile, sono molti gli aggettivi che ho usato in questi anni per definire il Gennargentu, questo perché le sue insondabili motivazioni sono rimaste tali dal mio primo vagito all’istante in cui scrivo. Allo stesso modo, resteranno sempre misteriose, per me, le ragioni che hanno portato la montagna a venirmi incontro proprio in uno dei momenti più difficili della mia vita adulta. A decidere di suo. A mostrarsi. A palesarsi dentro un bellissimo sogno che mi sarà impossibile dimenticare.

Di certo vi è soltanto che, avendo appagato la sete dell’anima, nelle sue differenti manifestazioni, non ci saranno altre iniziative simili che io promuoverò. Per quanto potrò, mi dedicherò invece a portare avanti, con il dovuto impegno e la dovuta serietà, quanto mi sono già proposta di fare. Alla maniera de L’Indizio, infatti, anche il Premio Gennargentu muovendo dall’ideale trova, sul piano letterario factual, motivo di essere e per essere. Di tutti questi aspetti ne discuto nelle sezioni che seguono.


Internet e la rivoluzione digitale-scritturale

L’articolo Navigo: ergo sum fu forse il mio primo tentativo di investigare e di capire il terremoto epocale che, anche sul versante culturale-scritturale, stava procurando la Rete. Navigo: ergo sum lo presentai di fatto come il manifesto ideale con cui mi proponevo e proponevo le mie iniziative online, mentre il fantomatico Movimento Letterario Net doveva rappresentare la somma delle interazioni del futuro cenacolo che avrebbe infine abitato la casa dell’anima.

Studiando quelle considerazioni cinque anni dopo, mi sento di dire di non avere sbagliato nell’analisi. Il limite era semmai dato dal fatto che tali affermazioni si risolvevano in mere macro proposizioni tecniche ben lontane dal definire il dettaglio. Dato che sarebbe impossibile, in questa sede, esaminare tutte le features del fenomeno considerato che avrebbero meritato ulteriore attenzione in quel tempo passato, preferisco concentrarmi su un aspetto direttamente legato alle cose del Premio Gennargentu. Ovvero, la scrittura.

A questo proposito, uno degli elementi che non avevo valutato con la necessaria attenzione era il fatto che, se da un lato Internet promuoveva la scrittura come veicolo primo per divulgare il suo messaggio, dall’altro la Rete diventava anche l’agente primariamente responsabile di un suo indiscutibile decadimento. Che questo “imbarbarimento” ci sia stato non si discute. Questo è vero sia se guardiamo alla scrittura come inflessibile guardiano delle possibilità formali e storiche di ogni lingua (rispetto ad una lingua X basta considerare le invasioni di lingue dominanti A-B-C, ma anche le invasioni procurate dai linguaggi informatici e settoriali delle più svariate specie Y-Z-W), sia se la consideriamo come mero strumento necessario all’essenza-che-scrive per esprimersi. Per esprimere, per esempio, una capacità estetica a livello di content così come a livello di forma.

La posta elettronica, in questo senso, è sicuramente stata uno degli agenti nefasti che più hanno potuto. Soprattutto, grazie al suo sapersi incastrare perfettamente dentro le necessità fisiologiche dei nostri tempi affrettati. Il problema però è dato dal fatto che la capacità di “dar da pensare” che si richiede ad un dato tipo di scrittura (impegnata), mal si combina con la “fretta” e la superficialità di metodo e di analisi che ci circonda oggidì.  E quindi con il linguaggio-email-me-text-me-google-me imperante.

Rispetto alla status quo appena descritto, il Premio Gennargentu intende invece promuovere un ritorno ad un tipo di scrittura che, cosciente delle necessità del presente segmento temporale, cosciente della sua modernità e di un orizzonte di attesa (rispetto al pubblico di lettori) mutato, riesce comunque a far parlare l’anima. In ultima analisi, intende promuovere un ritorno ad un tipo di scrittura esteticamente valida, pienamente compiuta a livello di significazione e dunque capace di ascoltare l’essenza-che-scrive così come riuscivano a farlo i grandi scrittori vissuti in tempi molto meno concitati dei nostri. 

L’idée fixe del Grande Romanzo

Ma perché proporre un ritorno del Grande Romanzo? Per due motivi principali. Il primo perché parto dal presupposto che sia un genere pressoché scomparso. Mi rendo conto che l’osservazione potrebbe suscitare qualche perplessità e non nego un dato intento provocatorio. Tuttavia, basandomi anche sull’esperienza di editore virtuale (e non) accumulata negli ultimi cinque anni, ritengo di poter parlare con una data cognizione di causa quando esprimo scetticismo sulla qualità intrinseca della corrente produzione.

Il Grande Romanzo infatti non è  tale in virtù del numero di pagine che lo compone, non è tale in virtù del roboante nome dell’editore che lo pubblica e non è tale neppure in virtù del battage mediatico che accompagna la produzione dell’autore trendy. Il Grande Romanzo è figlio unicamente delle felici intenzioni dell’anima che lo scrive (molto più spesso delle sue sofferenze) ed utilizza esclusivamente quel tipo di scrittura di cui si è testé detto. Nulla di più, nulla di meno.

Il secondo motivo per auspicarne un ritorno è, vivaddio, per dire basta con il romanzetto senza arte né parte (160 pagine standard!) pubblicato dall’onestissimo Tizio e dall’integerrimo Caio, basta con i polpettoni conditi di tutto ciò che può fare notizia, basta con lo spauracchio del romanzo-all’anno nel periodo di Natale, basta con i titoli gridati e poi subito dimenticati. Promuoviamo (nel nostro piccolo, s'intende!) le “grandi” storie del nostro tempo! Quelle in grado di raccontarlo e che ci daranno da pensare. Quelle che avranno tanto da insegnare… A noi e a coloro che verranno.

Per associazione di idee mi vengono in mente i grandi romanzi della Letteratura Inglese del XVIII e del XIX secolo. Hanno saputo raccontare ogni sfumatura del loro mondo e del loro tempo senza alcun altro motore pubblicitario che non fosse la forza della scrittura che li faceva essere. Mi tornano alla mente i colori degli sfondi raccontati, le passioni e le pulsioni dei characters che li popolavano. Mi tornano alla memoria, tra le altre, le godibilissime avventure del gentiluomo Tristram Shandy così come, in contesti ed in tempi completamente differenti, gli eccelsi risultati ottenuti da uno scrittore che, più di ogni altro, è riuscito a farsi scrittura, Franz Kafka. Mi tornano alla mente (tra le infinite possibilità) le avventure mirabolanti dei molti miti letterari che hanno contribuito a favorire la nostra formazione. La nostra formazione di uomini e di donne prima ancora che di scrittori e di lettori.

Il Grande Romanzo che ricerca il Premio Gennargentu non è però  pedante riproposizione di cliché letterari e di forme di linguaggio obsolete, quanto piuttosto enhancement post-rivoluzione-digitale delle possibilità di quelli schemi, di quelle strutture, di quei modelli narrativi. Di quelle intenzioni dell’anima. Perché, come nani sulle spalle di giganti, abbiamo il dovere di farlo, abbiamo il dovere di raccontare il nostro mondo ai posteri con la stessa attenzione dedicata dai nostri padri. Facendo ricorso ad una serietà di metodo che mal si concilia con le necessità dell’editoria stampa e fuggi e la ricerca della notorietà a tutti i costi. 

Per fare solo un banale ma, ritengo, valido esempio, abbiamo il dovere di raccontare il difficile momento globale, la crisi, lo spettro della disoccupazione, le fobie collettive e personali. La noia e la paranoia. L’arte per l’arte dunque, ma soprattutto l’arte per l’anima, e quindi l’arte dell’anima.


Il metodo didattico

Perché un metodo? Perché altrimenti questo premio letterario non sarebbe molto diverso dagli altri. Perché altrimenti le ragioni “dentro” di cui si è detto in apertura non avrebbero possibilità di essere e di esprimersi. Perché, senza, il risultato di oggi sarebbe uguale a quello di ieri e non molto dissimile da quello di domani.

Ma, un metodo soprattutto per monitorare una possibilità di crescita. Un metodo didattico per imparare lungo il cammino. Un metodo didattico per tracciare un percorso. Un metodo per fare in modo che, alla fine della storia, qualcosa resti comunque. In noi. Con noi. Con tutti noi.

Fa parte dunque di questa “strategia formativa” anche l’idea di una Coppa Gennargentu da assegnarsi solamente in presenza dell’optimum letterario ricercato dal Premio, all’insegna del motto che non basta scrivere bene, occorre scrivere meglio!

E quindi occorre poter scrivere liberi. A volte, purtroppo, la vita insegna che la tanto decantata libertà dell’Essere è di fatto libertà condizionata. Anche per questo, in un tempo futuro, verrà considerata la possibilità di un premio in denaro. Quel tanto che basta per farlo diventare simbolo di una possibilità di crescita mentale libera e indipendente. Senza padrini. Neppure editoriali.


Ringraziamenti e chiusura

Benché solidamente legato alla terra, soprattutto alla rena della Grande Montagna, il Premio Gennargentu sarà tutto fuorché un’esperienza letteraria chiusa in sé stessa alla riscoperta delle “radici”. L’obiettivo di questa avventura è piuttosto quello di fare in modo che la nostra amatissima Porta d’Argento possa diventare molto presto passaggio conosciuto e luogo d’incontro ideale ed intellettuale de is Sardos cun is istrangios e de is istrangios cun atros istrangios (1).

Il target editoriale è invece quello di far diventare questa esperienza letteraria dedicata alla letteratura inedita, una esperienza conosciuta in campo nazionale.  A questo proposito, colgo l’occasione di ringraziare i moltissimi siti che hanno dato credito, spazio e visibilità al Premio Gennargentu. La promessa è che tale fiducia verrà ripagata. Con l’impegno, la serietà di approccio e la necessaria severità di metodo.  Fortza paris (2) dunque e ad majora! Fino alla fine.


Note:
1) Dei Sardi con i forestieri e dei forestieri con altri forestieri.
2) Facciamo forza tutti insieme.


Rina Brundu
11/03/2009
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A day to remember...
11 Marzo 2009




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MATERIALE DIDATTICO
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