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L'estinzione dei poeti

di Salvo Zappulla

C'è ancora spazio in questo mondo per i poeti e i sognatori? C'è ancora spazio per fermarsi a riflettere? Contemplare un tramonto?  Un'alba?  I tempi incalzano, consumano freneticamente la materia impalpabile della vita con la stessa intensità di una catena di montaggio azionata a tutto regime. Solo adesso ci si accorge di quanto affannoso sia correre dietro agli ingranaggi perversi di questa società. I figli dell'era della velocità, i supervitaminizzati, i superconcentrati si fanno largo a gomitate. Baldi giovani che non si arrestano di fronte a nulla incedono a passo di carica. Il tempo di tergersi il sudore dalla fronte e via, si riparte. Come certi generali della storia predestinati al successo. Quando mai Garibaldi si è potuto sdraiare sotto l'ombra fresca di un albero a gustarsi un bicchiere di quello buono? Sempre di fretta. Ora una battaglia, ora uno sbarco; il tempo di medicarsi una ferita al braccio che subito necessitava la sutura alla gamba. Così gli eroi del nostro tempo. Voglia di lusso, di sfrenato piacere, ricerca di comodità impellenti. E lo stipendio rimane sempre lo stesso.
Paghe da operai e vizi da ricchi. Intanto la morsa si restringe, se non si vuole rimanere stritolati bisogna imparare a combattere. Arrangiarsi è diventata la parola d’ordine. Qualunque mezzo vale per tirare avanti, qualsiasi iniziativa non sarà da sottovalutare. E’ necessario lavorare di fantasia. Investire, investire tutto. D’altra parte basta poco per conquistare il mondo, perché accontentarsi quando si hanno le idee? Accontentarsi è indice di debolezza, di amore per il quieto vivere, timore di sporgere il naso qualche metro più in là.   Chi più, chi meno, tutti ci prefiggiamo un obbiettivo che faccia da stimolo, che ci consenta di partecipare alla gara della vita. E così si trascorre il tempo a rincorrersi e a inseguire disperatamente un posto da direttore, il miliardo in banca, la rata del mutuo da pagare, l’eredità dello zio malato. E’ una eterna corsa contro avversari determinatissimi. E siccome in una gara ci dovrà essere per forza un vincitore, i più rimarranno scontenti. Trionferà il più bravo, il più furbo, colui insomma che meglio sarà riuscito a districarsi tra la selva di trabocchetti, di astuzie più o meno lecite. Gli altri dovranno rassegnarsi a un’esistenza diversa da quella sognata. Scene abituali di forsennato isterismo: “Dovrò accontentarmi di una vita modesta? E i viaggi alle Canarie? Alle Hawaii? Con le splendide fanciulle che mi guardano adoranti, quasi fossi l’unico uomo della terra e mi fanno sentire un gigante. A me, che fatico ad arrivare alla maniglia del tram. E pensare che le colleghe in ufficio ridono della mia pancetta e della pelata. Il frappé buonissimo che preparano nei sobborghi di Parigi! Dovrò rinunciare anche a quello? E i vestiti che lo stilista quest’anno voleva lanciare appositamente per me? Le camicie di seta, i pantaloni di cachemire, la pelliccia che avevo promesso a mia moglie: tutti volati via come un sogno interrotto a metà.

Da “La Sicilia”  del 20/07/07

L'uomo molto ricco deve parlare sempre di poesia o di musica ed esprimere pensieri elevati, cercando di mettere a disagio le persone che vorrebbero ammirarlo per la sua ricchezza soltanto (Ennio Flaiano)
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