Emozioni di un viaggio in terra Sarda
di Camuso Tecla
La nave stava immobile, silenziosa nel buio che ci avvolgeva lo stesso con cui ero arrivata quel mattino. Ancora luci sul porto di Olbia, a delimitare la striscia di costa, adesso so cosa si nasconde nell’oscurità: lembi di terra granitica che si protendono in un mare cangiante che l’alba piano piano come un sipario aveva svelato fra le ombre di una nebbia fina..
Da lassù il porto, la pianura che ospita Olbia il pullulare della vita nelle prime ore, mi ha lasciato senza respiro…..immobile ho potuto solo vedere l’ineguagliabile bellezza di quel momento;tutto appariva come avvolto da una strana luce, un senso di pace pervadeva l’anima mentre osservavo ,la durezza delle rocce contro lo specchio dorato del mare;poche cose mi hanno affascinato così: l’alba e soprattutto questa alba così piena di aspettative lo hanno fatto in modo totalizzante. Alcuna parola doveva e poteva turbare o spiegare l’intensità delle emozioni, la parola è un’ala del silenzio lo ha scritto Neruda e mai frase è stata più vera come in quell’istante; è venuta a me a spiegare l’infinito che Leopardi dal suo colle soleva osservare…ecco io mi sono sentita così nell’infinito ed ho lasciato le mie ali libere di volare nella carezza tiepida del sole nascente, iridescente sulle colline di granito che alle mie spalle osservano immemori del tempo questo eterno spettacolo. Le tue parole…. erano come un sibilo lontano un ronzio che non potevo decifrare. La strada, un lungo nastro asfaltato ci ha portato attraverso una natura dove non è il verde che impera anzi…esso se ne sta come umile mendicante arroccato in posizioni impervie a regalare tracce di colore all’occhio umano, come si può non stupirsi e domandarsi quali abili mani hanno scolpito queste rocce che fieramente ornate svettano nel cielo indaco: acqua vento erosione e la magia si compie…. così appaiono forme di animali, disegni astratti che sembrano sfidare le leggi della fisica in bilico su altre piccole rocce, di colore variegate dal grigio al rosso all’arancio…Qui la natura regala i tratti più incisivi della sua rudezza,qui si usa la parola selvaggio puro incontaminato;non le mie verdi e dolci colline i filari di cipressi, poca armonia nelle piante che strisciano e non svettano che si adagiano appena appese ai frammenti di terra e sabbia fra gli scogli e le rocce, qui la solitudine è palpabile,qui la mia inquietudine ha trovato la sua parte più tempestosa e un porto dove fermarsi ad osservare e riflettere: finalmente un attimo di pace.
Mirare dall’alto in tutta la sua interezza la costa Smeralda; le isole incastonate in quel golfo come gemme; lunga è la strada che si snoda fra paesi sparsi e graniti che sembrano vivere parlare…con disgusto osservo l’intervento dell’uomo,case di forme morbide colori pastello,quasi acquerelli slavati quei muri,niente di tutto questo parla della Sardegna di questa gente e della sua natura che non è avvicinabile ad altre realtà;va capita scoperta questa durezza e amata e allora solo allora nasce un armonia che è propria di questa terra sorgono costruzioni di pietra di bianco dipinte, quei “stazzi” di antica e semplice fattura che vengono riportati a nuova luce ne sono una testimonianza.
In una terra sconosciuta che scopro pian piano ho trovato un luogo dove per la prima volta in vita mia mi sono sentita a “casa”, in una necropoli antichissima ho scoperto il cuore tenero e la bellezza infinita di questa apparentemente arida terra,ancora rocce a segnare e ricordare in eterno il passaggio ad altra vita,lo sguardo si perdeva per i campi che diradavano verso colline lontane, il sole giocava coi suoi ultimi raggi e tingeva d’oro ogni cosa cosicché i colori apparivano caldi sfumati avvolgenti: spiccava il giada dell’erba e l’ocra delle rocce arrotondate e in quel momento ho toccato con mano la pace eterna ,quel senso di infinito che sicuramente milioni di anni fa colpì coloro che decisero di farne la ultima dimora…..é stato in quel preciso istante che la consapevolezza di sentirmi in un luogo a me familiare mi ha colpito con la forza di un vento di libeccio,ha portato via quelle poche e false certezze che mi ero costruita;ha abbattuto come fosse di paglia il mio altissimo muro,e disadorna della mia anima scevra di pensieri ti ho amato di un intensità che non potrò dimenticare.
Adesso sono qui le lacrime bruciano le guance, la brezza leggera le asciuga lasciando una scia di sale che tolgo con la mia lingua…il sapore è amaro e la tristezza m’invade come un’onda, sale d’intensità e mi lascia senza fiato , singhiozzo senza ritegno, avvolta da questo buio che mi riporta via……a casa…..il motore della nave segna il distacco, le luci lentamente si assottigliano cerco con lo sguardo finché posso e rimando la mia memoria a ciò che ho visto e che questa oscurità cela, ancora ho dentro di me il verde di questo mare,la fierezza delle rocce e il tuo sguardo pieno d’amore,ancora ho il senso di infinito che mai mi abbandonerà, lascio qui i miei ricordi più belli le sensazioni da tempo aspettate e troppo a lungo rigettate;lascio qui la mia casa il senso di appartenenza e l’amore profondo che provo per te,lascio tutto questo per tornare ancora una volta a riprendermelo ……..per sempre…..