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Il giornale
L'indizio nascosto
GIALLOSTORIA

Anche questo un articolo d'epoca!!

Se il vecchio (1) fosse un lord
Sulla credibilità di un patto letterario stipulato in Ogliastra tra scrittore e lettore e su molti altri dettagli minimi e marginali

di Rina Brundu Eustace


Se il vecchio fosse un lord, le vicende raccontate in Tana di Volpe si sarebbero svolte (forse) sotto il cielo nuvolo della splendida campagna inglese.  Io amo la letteratura inglese. Anche quella poliziesca. Di quest’ultima mi affascinano i suoi luoghi gotici, le sue atmosfere antiche, i suoi momenti frivoli, i suoi characters esagerati sempre troppo incredibili per poter essere veri.  Amo i suoi eroi.  Come il geniale e presuntuoso Hercule Poirot, o la svampita zitella di Saint Mary Mead, Miss Marple.  Amo Agatha Christie. Ne ammiro la scaltrezza con cui si fa beffe dei mondi inventati e... dulcis in fundo, del lettore accorto (vedi Murder on the Orient Express, The Murder of Roger Ackroyd, etc) a cui non viene mai negata la fondamentale illusione che, nel tempo opportuno, sarà finalmente messo in condizione di risolvere in maniera brillante l’inghippo. L’enigma.  Il gioco.

Ma di quale gioco, di quale momento ludico parlo se nei suoi romanzi si tratta solamente di delitti?  Meglio ancora, si parla solamente di spaventosi assassinii, di omicidi in serie, di uxoricidi, di parricidi e di matricidi?  Va da sé infatti che, a meno che non si sia tentati di considerare l’Inghilterra (anche fosse il solo paese letterario) una terra di lestofanti, di fuorilegge, di ordinari cittadini dediti ai complotti e alle trame criminali più oscure, il patto stipulato tra scrittore e lettore deve proporsi e crescere governato da regole ferree.  Regole che per forza di cose debbono andare oltre la temporanea illusione catartica creata da una qualunque rappresentazione teatrale o letteraria. 

Nello specifico, una di queste regole non può che recitare più o meno così: lettore, rilassati! Stiamo giocando. Siamo in Inghilterra e quindi quei delitti, quei crimini orrendi, quegli assassinii efferati non sono la prassi, quel sangue versato è pure mera illusione....  La consapevolezza del luogo fisico dove si svolge l’azione si fa quindi garante del patto stipulato e  fa sì che neppure tutto il sangue che scorre nella colossale produzione poliziesca inglese, possa mai macchiare la reputazione civile della orgogliosa terra di Albione, mentre non vi è dubbio che le bianche scogliere di Dover resteranno sempre bianche proprio come le ali di una colomba o la camicia immacolata di un lord... appunto.

Se il vecchio fosse un lord quindi non ci sogneremmo neanche di discriminare su queste regole antiche, vecchie (forse) quanto il mondo. Incise (forse) sulla roccia. O almeno, che ci appaiono tali.  Si dà il caso però che il vecchio un lord non lo sia.  Il suo arcaico titolo nobiliare (di cui peraltro è orgogliosissimo insieme a donna Palmira Palmas, naturalmente!) riguarda, paradossalmente, più la sostanza che la forma. I villarosani hanno dato il titolo di don al loro zelante bibliotecario, certamente perché memori dei suoi nobili natali spagnoli, ma soprattutto per omaggiare l’uomo. Un uomo che ammirano, amano e che è infine la quintessenza della rispettabilità. C’è di più. 

Se il vecchio non è un lord, men che meno l’Ogliastra è l’Inghilterra di oggi o di ieri che sia. Nel bene e nel male.  Il cielo d’Ogliastra, per esempio, anche quando è nuvolo, non è mai cupo, triste, rassegnato, come quell’altro.  Il cielo d’Ogliastra d’estate è terso, di un azzurro sublime, mentre la notte cala sulle sue alture desolate come prezioso drappo nero.  D’inverno, la volta celeste si colora di ogni umore del tempo e ti parla di quello e lo ascolta.  E poi si potrebbe raccontare del mare, delle roverelle allampanate e delle querce fossili, delle foreste che si propongono disordinate ai piedi dell’imperturbabile montagna, degli altri alberi che si mostrano, a volte in completa solitudine.  A differenza dell’Inghilterra però, in Ogliastra anche i morti ammazzati tendono ad essere veri.  Soprattutto, tendono ad essere molti.  Troppi (vedi note alla postfazione di Tana di Volpe).  Poi ci sono da tenere in conto gli attentati dinamitardi, le rapine, i furti, i danni reiterati alla proprietà privata e pubblica, mentre il sangue versato tende ad essere sempre rosso. Denso. Caldo.

Tenendo in considerazione un tale contesto reale, viene da chiedersi dunque se un patto scrittore-lettore, simile a quello su cui posa le sue solide basi la letteratura inglese di genere, possa stipularsi anche in Ogliastra.  Soprattutto, per la creazione e la fruizione di storie leggere come possono essere quelle raccontate dentro un romanzo giallo, dove pretendere di offrire insegnamenti morali sarebbe mera presunzione, dove il godimento estetico dura solo l’istante della lettura e poi si perde.  Dimenticato.  Dove l’unico sapore che resta in bocca è quello del gioco.  Il piacere di risolvere l’inghippo.  Il rebus.  Come nella storie della Christie.  Già detto.

Ancora, viene da chiedersi se un simile intendimento possa risultare credibile.  E quindi, se possano risultare credibili storie come quella narrate in Tana di Volpe.  In altre parole, se potrà mai esistere una Ogliastra (nella sua dimensione letteraria e/o fisica)  liberata dal peso dei suoi peccati presenti e passati. Quindi moderna. Quindi capace di rilassarsi abbastanza da lasciarsi andare e concentrarsi solamente sulla risoluzione del rebus.  Del gioco.  Con una dignità pari a quella della terra di Albione. 

La marchesa Giulia Elena Lodovica Prizzi Bonomi che, come direbbe Totò, è donna di mondo, intuisce perfettamente che questo processo è lungi dall’essere realizzato e guarda con sospetto gli apparecchiamenti del vecchio.  Il suo sogno di riscatto.  Anzi, quando si accorge che l’altro fa sul serio non esita a rimbrottarlo “L’ho sempre vista come una figura particolare don Osvaldo. Una specia di novello Icaro in verità. E adesso che il suo sogno di aprire un centro di aggregazione sociale qui a Villarosa è diventato realtà, questa sensazione si è rafforzata....Io non ho mai fatto mistero delle mie opinioni sulle cose di queste montagne e non ho intenzione di cominciare adesso... lei osa librarsi in alto, diverso e a un tempo riconoscibilissimo.... Non mi fraintenda don Osvaldo. La sua iniziativa culturale è degna di lode... Non le nascondo tuttavia che la sua riuscita a lungo termine mi trova scettica... soprattutto mi dispiacerebbe se, di conseguenza....la sua bella biblioteca finisse sotto l’ennesimo cumulo di macerie prodotto dallo scoppio di un’altra bomba al tritolo (Tana di Volpe, pagg. 85-86)”.

Come spesso gli accade, anche nell’occasione il vecchio sta zitto, incassa, ma non per questo si ferma e alla fine.... Per conoscere la fine occorre leggere Tana di Volpe, tuttavia c’è da scommetterci che lui non si arrenderà tanto facilmente.

Come dargli torto?  E in fondo, perchè la proposizione di una immagine moderna dell’Ogliastra (e degli ogliastrini) dovrebbe scandalizzarci? Ancora, cosa impedisce l’esistenza di un patto, di un progetto letterario (e non) come quello invocato qui sopra, dentro un contesto diverso da quello solito dell’Albione immacolata, ma forse perfida come sostengono i francesi?  Nulla.  Dico.  Nulla. Se non la volontà di proporlo, la caparbietà di volerlo vedere crescere, la testardaggine di proteggerlo e di difenderlo.  Proprio le stesse armi usate da don Osvaldo quando si è trattato di proporre, volere, proteggere e difendere l’idea dell’apertura della sua biblioteca.

Nulla di più.  Nulla di meno. Nella convinzione sempre più forte che se il vecchio fosse un lord non avrebbe mai osato tanto e alla fin fine... non ci sarebbe piaciuto altrettanto.


Rina Brundu Eustace
Giugno 2003,
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(1) don Osvaldo, NDA                                        




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