“Uno della famiglia”
Christianna Brand - I bassotti Polillo 2007
di Giuseppina La Ciura
Si deve alla passione di pochi editori- tra cui spicca Marco Polillo con la sua collana “I bassotti”- se gli appassionati italiani del Giallo classico possono ancora trovare sugli scaffali delle librerie le opere del loro genere preferito. Come “Uno della famiglia”( “Suddenly at his Residence”-1946) di Christianna Brand, una delle ultime Regine della Golden Age.
L’autrice colloca la vicenda di questo suo romanzo- finora inedito in Italia- in un momento imprecisato del secondo conflitto mondiale. I suoi echi giungono però in modo ovattato nella splendida dimora georgiana- con annesso parco e tempietti pseudogreci- di Swanswater, nel Kent, appartenente a sir Richard March. E’ costui un vecchio lord malato di cuore dalla vita sentimentale molto intensa. Negli allegri Anni Novanta della Belle Epoque, sir Richard si era infatti innamorato à la folie, vedendola ballare a Parigi in onore di Dreyfus, di Serafita, una deliziosa creola e se l’era subito sposata. Proprio perché il loro era un matrimonio perfetto, allietato dalla nascita di tre eredi, il baronetto si era fatto un’amante, una certa Bella da cui aveva avuto un figlio illegittimo. Serafita non aveva fatto una piega e, nel suo inglese storpiato, aveva spiegato ai figli “ Che cos’è enfin questa Bella? Un’intellettuale! Essere donna ed essere intellettuale, miei cari ragazzi,…non è compatibile! Quando morirò, lei sposerà vostro padre.. e allora vedremo chi avrà vinto!”- E così era stato. Serafita era morta giovane, sir Richard aveva sposato l’amante ma viveva nel ricordo della prima moglie. Ogni anno, nella ricorrenza della sua morte, egli esigeva che tutta la famiglia si riunisse per ricordarla con una breve e toccante cerimonia. Poi, egli passava la notte nel tempietto in cui lei era morta. Anche quell’anno, in piena guerra, sir Richard riunisce la famiglia che è costituita dai nipoti, essendo i figli morti durante la prima guerra mondiale, l’unica che sir Richard riconosca tale. L’atmosfera è tesa ed agitata da forti passioni e contrasti. Sir Richard , deluso ed irritato, decide d’improvviso, com’è sua abitudine, di cambiare testamento ancora una volta e si ritira nel tempietto, come da programma. Alla mattina, viene trovato morto, avvelenato con la coramina. E in modo inspiegabile. Entra dunque in scena Cockrill, uno dei tre détective della Brand, già visto all’opera nel macabro “ Heads you lose” (“Cockrill perde la testa” 1941) e nel capolavoro “ Green for Danger”(“Delitto in bianco” 1944 ) . Cockrill ,che è sovrintendente della polizia del Kent, non ha certo l’eleganza e il fascino londinesi di lord Peter Wimsey e Roderick Alleyn né la genialità e la bizzarria di Poirot e di Gideon Fell . E’ un uomo magro,” bruno,… un piccolo vecchio passero insignificante “ irascibile e dai modi bruschi, ma dal grande spirito d’osservazione, conoscenza della natura umana, integrità morale, esperienza del mondo criminale e “above all,….. patience”(1), il prototipo cioè del detective “umano, troppo umano” che ha oggi in John Rebus il suo esponente più rappresentativo. Queste sue doti gli saranno utilissime a Swanswater, in un ambiente aristocratico e sofisticato, dove tutto sa di convenzioni e regole di buona educazione, snobismo e leggerezza, stile e humour sottile e l’assassino si cela dietro il volto gradevole di fanciulle appassionate e un po’ svampite e/o giovanotti nevrotici e confusi, inconsciamente consapevoli che la loro classe sociale, come l’Impero britannico, sta per tramontare. Ed è sempre grazie alle sue doti, dopo altra violenza, che Cockrill riuscirà a risolvere il caso di quello che si può definire un classico delitto della Camera chiusa, dandone tra l’altro una soluzione più convincente- ed è tutto dire- di quella offerta per un delitto simile dal pirotecnico Harry Merrivale in “Assassinio all’Abbazia ”( The white Priory Murders” ,1934) del grande John Dickson Carr.
Notes
1. L’autrice parla del suo détective preferito in “The great detectives” a cura di Otto Penzler Little, Brown e Company Toronto- Boston 1978 pagg 59-66