ROMANZO CRIMINALE DI GIANCARLO DE CATALDO
di Roberto Mistretta
Se dovessi paragonare Giancarlo De Cataldo ad uno scrittore contemporaneo, non mi viene in mente altri che il grande James Ellroy di “Dalia nera”, a mio parere capolavoro rimasto insuperato dall’autore americano. Simili sono infatti tra “Dalia nera” e “Romanzo criminale” di De Cataldo, non a torto definito da Enzo Baranelli “Uno dei migliori romanzi italiani degli ultimi anni”, il ritmo e la complessità della trama che si dipana in una fitta ragnatele di connivenze tra malviventi e tutori dell’ordine, con una miriade di personaggi dove spicca, tra i delinquenti abituali e disinvolti avvocati, la figura di Patrizia, meretrice mai doma che promana sensualità in ogni suo gesto. Sensualità da cui non sarà esente neppure il commissario di polizia Scialoja.
Un romanzo articolato, complesso, mai banale, che si divora d’un fiato, e che si snoda dal 1977 al 1992, per raccontare tre lustri d’Italia, attraverso le vicende di una banda organizzata e spietata, che Il Libanese fonda nella città eterna insieme al suo amico, Dandi, a seguito di un sequestro che finirà nel sangue. Le vicende della banda di delinquenti che non esiterà a liberarsi del padrone della città, detto Il Terribile, passano attraverso periodi bui del terrorismo rosso, come il sequestro Moro, la strage di Bologna, l’Italicus. Giancarlo De Cataldo è giudice presso la Corte d'Assise, ed ha riscritto, a suo modo, un pezzo di storia italiana fino agli esordi di Tangentopoli. Ferite mai sanate che affiorano attraverso la folla di personaggi di De Cataldo: criminali, poliziotti, giudici, le cui vite si intrecciano tra loro ed alla Storia d’Italia, una Storia che si vorrebbe dimenticare.
Un gruppo di criminali vuole impadronirsi delle strade di Roma e per farlo non esiterà di fronte a niente, omicidi e intrallazzi, corruzione e bieca viltà fanno quindi da corollario all’epico romanzo di De Cataldo che richiama le gesta della Banda della Magliana. “La Banda della Magliana – ci ha detto però l’autore- è solo un pretesto… letterario. L'ambizione è assaltare la Storia, o, più modestamente, raccontarla. Noi magistrati c'abbiamo il vizio”.
Come non forse tutti sanno, le gesta della vera banda della Magliana hanno riempito le pagine di cronaca nera in un arco di tempo che va dal 1976 alla prima metà degli anni Novanta ma, come specifica l’autore: “L'errore di fondo sta nel considerare Romanzo Criminale come una storia della Banda della Magliana. Prima ancora che dai rapporti giudiziari e dalle sentenze, la vera storia di questa holding criminale è stata ottimamente scritta da Bianconi, Flamini e altri. Il compito del narratore è di tradire la storia (che sarebbe bella cosa, diceva Tolstoi, se solo fosse vera) piegandola alle esigenze del Mito. Estrarre dai nudi fatti una linea metaforica e mitologica e puntare al cuore di una falsa storia: per ciò stesso più vera, e comunque più convincente, di quella 'ufficiale”.
Impossibile riassumere la trama del romanzo che di recente è stato presentato a Roma da Andrea Camilleri. Accanto al fondatore della banda, comparirà ben presto Il Freddo. Con loro molti altri comprimari: Bufalo, Nembo Kid, Il Secco, Trentadenari, Il Sorcio, Botola, Scrocchiazeppi, Ricotta, Fierolocchio, Il Nero, Il Puma e tanti, tanti altri, compreso il camorrista Raffaele Cutolo, il poliziotto corrotto Santini Fabio, il Conte Ugolino, un assassino toscano, lo zio Carlo, un capomafia, la giornalista Sandra Belli, gli agenti segreti Zeta e Pigreco, il Vecchio, ovvero colui che non esiste e davvero molti, molti altri che danno vita ad un romanzo d’ampissimo respiro per capire in modo non ufficiale ciò che spesso nessuno racconta.
De Cataldo ha impiegato due anni per scriverlo e rivederlo, usando un suo personale metodo che lui stesso svela: “ Si parte da una scaletta che ti permette di fissare i percorsi (le 'tramine') dei singoli personaggi. Si studiano poi i punti d'intersezione, in questo caso alcuni obbligati dalla Storia con la S maiuscola, altri completamente ed esclusivamente funzionali alla struttura del racconto. Si comincia quindi a scrivere, dopo questo lavoraccio di abrasione della parete, e si giunge a un punto in cui immancabilmente ci si rende conto che nella scaletta c'era un 'baco', un errore, una défaillance. Allora si riprende tutto daccapo, e si ricomincia. Finché non viene il momento in cui il meglio diventa nemico del bene, il perfezionismo ti blocca su una scena e non riesci ad uscirne se non a patto di un fortissimo atto di volontà: rinunciando a qualcosa che ti sta molto a cuore (una scena, un personaggio, una situazione, una sequenza, un aggettivo, al limite) e riprendendo il discorso dalla cicatrice. Moltiplicate il tutto per centinaia di volte e avrete un'idea” .
EINAUDI 628 pag. 14.50 euro