Sa morte secada
di Salvo Vitrano
"Si definisce ‘scrivente regionalista’ Nicola Verde, nato a Succivo, provincia di Caserta, 53 anni fa, romanziere esordiente con un bel noir intitolato in dialetto sardo ‘Sa morte secada’, ‘la morte tagliata’, pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Verde, che in una vita parallela a quella di ‘scrivente’ lavora come bancario a Roma, spiega: ‘Il termine scrittore mi fa un po’ paura. Benché io pratichi la scrittura letteraria da oltre vent’anni e negli ultimi dieci abbia ottenuto riconoscimenti nei concorsi dedicati ai racconti di genere, non solo giallo e nero ma anche fantascienza e fantasy’. E benché intorno a Sa morte secada - scoperto in manoscritto dall’esperto di storie criminali Luigi Bernardi, accolto con entusiasmo nella collana GialloTeca dall’editor della Flaccovio Raffaella Catalano, passato per la rosa dei candidati al premio Scerbanenco - ci sia un crescente tam tam, con propagazione telematica, tra i cultori di noir. Il romanzo è ambientato in una Sardegna fine anni ’60 in cui si scontrano l’antica civiltà nuragica e un’ambigua modernizzazione petrolchimica. Veracemente campani, ‘della provincia di Napoli’, sono invece il maresciallo dei carabinieri Carmine Dioguardi e la sua sagace consorte, signora Ines, che lo conforta e lo sprona nelle indagini, in un ménage alla Maigret. Quali cupi misteri avvolgono la fine del bambino Cosimo ritrovato morto in una scena da rito barbarico? Dioguardi per scoprirlo s’avventura in un’esplorazione quasi antropologica della Sardegna ‘primitiva’ in cui è capitato riluttante ma della quale subisce il fascino. Tra due sorelle, madre e zia di Cosimo, in cui sembrano incarnarsi le tensioni tra arcaicità e modernità, due preti, uno usuraio e stregonesco, l’altro ascetico, un ingegnere maneggione, un autentico bandito sardo. Con un omaggio esplicito allo Sciascia de Il giorno della civetta e con richiami a Dostoevskij. Il racconto procede a spirali nel tempo e nello spazio, tra punti di vista differenti che dissolvono la realtà esteriore in molteplici realtà interiori. Le scelte stilistiche appaiono raffinate e consapevoli. Nicola Verde chiarisce: 'Mi definisco scrivente regionalista anche per una contrapposizione alla scrittura di modello anglosassone che sta fagocitando la nostra letteratura. Credo che la nostra cultura abbia molto da dire con le sue radici più profonde, più antiche di quella anglosassone. C’è una corsa all’imitazione della scrittura americana che mi infastidisce. Con Verga, Pirandello, Sciascia la nostra letteratura è riuscita a essere universale partendo dalla dimensione regionale. Affermare che non si può scrivere un giallo ambientato in Italia significa non conoscere questa tradizione e chi sa rinnovarla nei generi’. Non è che per caso ce l’ha con Faletti? ‘Su Faletti non posso pronunciarmi. Mi hanno detto che ha scritto buoni libri. Io mi sono rifiutato di leggerli per principio, di fronte alle sue dichiarazioni sui limiti dell’ambientazione italiana. Io scrivo di ciò che amo. Della Sardegna, che ho imparato a conoscere grazie a mia moglie, sarda, e con racconti ambientati a Napoli, ritrovando le mie radici campane’. Un racconto napoletano di Verde apparirà sulla rivista ‘Delitti di carta’ diretta da Loriano Machiavelli. Lo ‘scrivente’ ha già pronto anche un romanzo fantasy per ragazzi, ha in cantiere un’altra indagine del maresciallo Dioguardi, poi, forse, un romanzo di fantascienza in un mondo popolato da mutanti". Salvo Vitrano
da IL MATTINO (11 Gennaio 2005)
Cortesia Raffaella Catalano - Dario Flaccovio Editore