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G ALLOGRAFIA
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Il giornale
L'indizio nascosto
RECENSIONI
Giallochat
OTTOBRE 2006

Il corpo del mondo di Massimo Marcotullio
Todaro Editore Pag. 252 € 14

Lo confessiamo: Beo Fulminazzi ci mancava, ma ora è tornato ed ha poca voglia di scherzare, amareggiato com’è, a rovistare nel lerciume che i suoi simili gli ammanniscono giorno dopo giorno. L’investigatore privato padano, che esordì felicemente tre anni fa col giallo umoristico “La morte e il salumiere”, stavolta deve fare i conti coi loschi traffici di gentaglia priva di scrupoli, che ha scelto le sponde del Po, dove si barcamena un’umanità dimenticata ma proprio per questo più viva e vitale, per arricchirsi innescando bombe ecologiche ammantate di legalità nel riciclaggio dei rifiuti.

Tutto ha inizio con la denuncia di un avvocato: sua figlia è scomparsa.  Fulminazzi, col conto in banca perennemente in rosso, scopre che la giovane faceva parte di un trio musicale, ma quando trova i due amichetti  torturati e uccisi, capisce che dietro quella sparizione c’è ben altro che la fuga di una diciottenne. Ed è seguendo quel filo che si scontrerà con gli interessi della mafia russa, deliranti proclami di post guerrieri slavi, proteste di no global, cariche di polizia e aberranti intrecciature familiari cresciute all’ombra del dio denaro. 

Roberto Mistretta


Un inverno dispari di Franco Foschi e Guido Leotta 
Mobydick editore pag. 136  € 11


Si legge d’un fiato questo eccellente romanzo di casa nostra, già in corso di traduzione in Francia. Ambientato negli anni Settanta, oltre la trama avvincente  e personaggi vividi, punto di forza di “Un inverno dispari”, sono l’ambientazione ricca di atmosfera, e la scrittura, ricercata eppure immediata e profonda.

Siamo in un paesino sull’Appennino tosco-emiliano, dal nome bizzarro: Lagodiavolo.. Il commissario Vincenzo Colajacono, napoletano verace, sposato con l’emiliana Giovanna,  per amore di pace, gli anni dispari, trascorre la settimana di Natale al paese di lei. Tra mugugni e lunghe soste a rosolarsi i piedi davanti al camino, il commissario ritrova la sua dimensione più autentica in quel paesino dove i notabili si ingegnano a riproporre, ad uso e consumo dei turisti, l’autodafé. Quest’anno però Colajacono non potrà riposare e tra un bicchiere di rosso e la neve che non smette di cadere, gli toccherà sciogliere un enigma che si dipana quando l’addetto ai giochi d’artificio, precipita dal tetto. E mentre tutti si affannano a parlare di disgrazia per tutelare l’immagine di paesino da cartolina, Colajacono vede già una mano assassina nascosta nell’ombra di segreti e vendette familiari.


Roberto Mistretta


SETTEMBRE 2006

Silence of the Grave (1) per Arnaldur Indridason
Vincitore del CWA Gold Dagger 2005

di Rina Brundu Eustace


E’ raro che un autore di lingua madre non inglese si aggiudichi il prestigioso Gold Dagger Award della Crime Writers' Association britannica, ma l’islandese Arnaldur Indridason è riuscito nell’impresa! Silence of the Grave, a Reykjavík Murder Mystery, é infatti la nuova avventura dell’eroe Erlendur e della sua squadra investigativa (già protagonisti di Tainted Blood, vincitore del Nordic Crime Novel Award) che ha permesso a Indridason di spodestare Sara Paretsky (Gold Dagger Award 2004) dal trono di miglior giallista.

Il re ha vinto (meritatamente), dunque, viva il re! Con questo non voglio dire che Indridason abbia nulla di ciò che definisce la mia idea di giallista, ma non vi sono dubbi che la sua voce sia una voce nuova che merita di essere ascoltata. Degno discendente di Snorri Sturlusson (poeta islandese del XIII secolo), l’autore di Silence of the Grave è, per quanto mi riguarda, soprattutto un bravissimo raccontastorie che ha saputo portare la sua arte a degli ottimi livelli in un tempo relativamente breve.

Dico questo perché, una volta che ci si immerge nella lettura del romanzo, l’orizzonte d’attesa si confonde, mentre l’essere si dimentica quasi per magia di ogni strategia tecnico-narrativa di genere che si sarebbe aspettato di trovare dentro le trame intessute da un pluridecorato crime novelist. A catturare il lettore è invece, proprio come accade nei buoni romanzi, il divenire della storia raccontata. Allo stesso modo, sono sempre le vicende di sviluppo del plot che, pagina dopo pagina, determinano l’elemento chiave del successo di Silence of the Grave, ovvero l’atmosfera.

Si, l’atmosfera! Nel caso specifico questa non è data soltanto da un esotico background rappresentato da una credibilissima Islanda letteraria, ma primariamente dall’accorto utilizzo di strategie scritturali piuttosto comuni che non fanno che esaltare la vena del raccontastorie di cui si è detto.  La più importante tra queste modalità tecniche è senz’altro il ricorso ad un abile intreccio tra vicende presenti e passate, laddove le seconde determinano le prime e viceversa (su dati livelli di significazione, almeno!). Due assi temporali dunque! Due assi temporali indispensabili per (volere) chiarire il mistero dello scheletro ritrovato, per caso, su una collina solitaria, suo malgrado testimone di antiche, dolorose vicende e minacciata nel suo stesso esistere dall’inarrestabile sviluppo della città. 


Infine, come in ogni altro buon romanzo che si rispetti, in Silence of the Grave non manca la giusta introspezione psicologica dentro la vicenda umana dell’eroe protagonista, così come il necessario tocco gotico-dickensiano. In verità, Indridason non si fa mancare davvero nulla e questo la dice lunga sulla meditata costruzione di un’opera pensata per vincere. Ma, sarebbe ingiusto, oltre che malsano, negare i meriti dell’autore di un romanzo che una volta iniziato è quasi impossibile mettere giù fino a che non si è letta l’ultima riga.  Il re ha vinto (meritatamente), dunque, viva il re!


Silence of the Grave, a Reykjavík Murder Mystery di Arnaldur Indridason
Vintage Books
London
Euro 10.40, pagg. 290



Rina Brundu Eustace
Dublin, August 2006
All rights reserved ©

(1) Il silenzio della tomba



Bambini cattivi autori vari

di Roberto Mistretta

Diciassette racconti brevi o brevissimi, ma tutti duri come pietre, scritti da un pugno di giovani autori del panorama italiano, tutti molto bravi seppure misconosciuti, e scelti dal noto sito www.latelanera.com, tra quelli che hanno partecipato ai concorsi letterari "666 Passi nel Delirio" e "Nella Tela".

Il titolo, lo diciamo per evitare eventuali malintesi, non ha niente a che fare coi bambini, ma allude ai racconti (gli amati bambini degli autori) che compongono questa riuscita antologia che richiama gli scritti di Poe, Lovercratf e King. Si tratta infatti di racconti che spaziano dall'horror al thriller e sanno coinvolgere (a volte anche sconvolgere), il lettore più scafato. Tra i racconti segnaliamo l’inquietante Rosso di Alessio Valsecchi, lo stregato Secoli di Enrico Luceri,  l’allucinante Necrographia di Elvezio Sciallis. Ed ancora il diabolico Inferno di fuoco di Andrea Franco, il perverso Una creatura di Dio scritto da Giuseppe Agnolotti e Stefano Valbonesi, l’allucinante Proserpina di Giorgio Burello e lo spettrale Presenze di  Biancamaria Massaro. 

Edizioni Melquiades pag. 142 € 8


Una vita sprecata di Biagio Proietti

di Roberto Mistretta

Solitudine e dannazione. Non una, ma tante sono le vite sprecate raccontate da Biagio Proietti, eccellente narratore capace di fare lievitare e descrivere, pagina dopo pagina, le tante verità e lo stato di degrado in cui è precipitata questa nostra opulenta società, sempre più in comunicazione globale, ma al contempo sempre più malata, con una miriade di creature umane sole e disperate.

Proietti, sceneggiatore televisivo (autore tra l’altro del mitico Ho incontrato un’ombra e Dov’è Anna?), sa raccontare senza fronzoli la solitudine che attanaglia quarantenni e ventenni, uomini e donne, dilaniati nell’anima per combattere e scacciare i loro fantasmi. Marco, insegnante quarantenne è andato via da Roma dopo che la sua giovane amante e allieva, era stata assassinata e lui era stato sospettato. Ora si ritrova a Mantova. Una sera, finite le sigarette, esce per comprarle. Monica, studentessa infatuata di lui, in fuga dalla discoteca, si tuffa sua auto e quando sono soli se lo scopa. Il giorno dopo la trovano col cranio fracassato e l’incubo si ripete. Personaggi credibili per una storia di spessore che è anche un omaggio al Signor G dell’indimenticabile Giorgio Gaber.


Dario Flaccovio Editore pag. 222  €13

ESTATE 2006

I duri non piangono di Antonio Zamberletti

di Roberto Mistretta

Gli amanti del giallo d’azione, farebbero bene a segnarsi questo nome: Antonio Zamberletti, quarantaduenne, lombardo, ex poliziotto, che si è affermato lo scorso anno con  “I morti non pagano” (finalista al premio Scerbanenco), e che torna ai lettori con questo nuovo romanzo dove è ancora protagonista l’investigatore privato Vincenzo Torres. E’ il volto nuovo dell’hard boiled italiano che opera nella stessa  Milano violenta e periferica tanto cara a Scerbanenco. Travagliato e maledetto, incapace di tenersi stretta una storia d’amore, Torres sta cercando di capire chi si infila di notte in un deposito, ma mentre si reca al lavoro, trova una giovane slava assassinata a bordo di una vecchia Golf. Intanto un padre distrutto, cerca di riabilitare la memoria del figlio poliziotto, sporcata da una grave macchia: droga. E proprio con un carico di neve rossa è scomparso un piccolo ladro d’auto. Sullo sfondo di questa metropoli nera, combattimenti clandestini, squillo di lusso, poliziotti corrotti, usurai, traffico d’armi, fanatici nazisti e l’ex guerra dei balcani. Tanti fili di vita parallela, che convergono in un’unica matassa di orrori che coinvolgeranno e sconvolgeranno lo stesso Torres.


I duri non piangono
Todaro Editore
pag. 286 € 14.50


I giochi di Carolina di Angela Capobianchi

di Roberto Mistretta

Ritagliarsi un proprio originale spazio nell’affollato mondo del giallo di casa nostra non è facile, ma Angela Capobianchi, autrice per altro già tradotta in Germania, con questo nuovo libro mostra di avere tutti i numeri per entrare a pieno titolo tra le poche, autentiche scrittrici italiane di thriller.

Il romanzo “I giochi di Carolina”, dotato di scrittura fresca e coinvolgente, come le migliori storie del genere, si legge d’un fiato. Carolina Cordi, avvenente avvocata quarantenne, figlia unica di una ricca famiglia borghese, paga con la solitudine la propria brutale quanto sincera scontrosità.  Ha sempre detto quello che pensa e in questo mondo non c’è spazio per la sincerità, il suo lavoro è tutto e tutto comincia quando Roberto, ex compagno di scuola e suo cliente in procinto di divorziare, le confessa di essere stato aggredito a coltellate dalla moglie. Quella stessa sera Carolina riceve una busta con poche, inquietanti parole e un pezzo di bambola. L’inizio di un incubo che sterminerà le compagne di scuola e affonda le radici nella primissima infanzia quando lei ancora era la principessa.


I giochi di Carolina
Piemme
pag. 446  € 16,90

MARZO 2006

Dentro i racconti di Roberto Mistretta

di Rina Brundu Eustace

Caratteristica importante della scrittura di Roberto Ristretta è la capacità di creare colore nella storia raccontata, grazie soprattutto all'utilizzo di un vocabolario ricco, variegato, sufficientemente innovativo. La presenza di questo tecnicismo, auspicabile dentro ogni situazione narrata, diventa fondamentale quando l’autore si cimenta nella produzione di racconti, ovvero di un genere che, per sua natura, richiede una notevole diligenza formale.

La spirale di Archimede, l’ultima fatica del giallista siciliano, è in questo senso un’opera ben riuscita, un piccolo quadro che deve molto del suo fascino ad una notevole attenzione data al dettaglio scritturale, oltre che al mero plot narrativo.  Nel caso particolare però, anche la cornice diventa parte del mosaico, offrendo quel tocco in più, necessario a fare la differenza.

Il libro, edito dalle Edizioni Angolo Manzoni di Torino, fa infatti parte della collana a grandi caratteri Corpo 16, ed è perciò nuovo tassello di una iniziativa mirata ad “agevolare la fruizione e la leggibilità del testo”.  La specificità stilistica ed una felice intuizione editoriale, sono quindi alla base del piacevole momento di lettura che ne scaturisce e della facilità con cui questo si consuma.

Dentro i racconti, l’anima del giallista Mistretta ritrova l’entusiasmo che  naturalmente gli appartiene e regala scampoli dell’essenza, animando storie di rara bellezza. Personaggi intagliati, ritagliati da una Sicilia letteraria, nobile per suo destino, si muovono con ritmi propri, insofferenti ad ogni ingerenza, ma senza mai perdere la capacità di cambiarsi, trasformarsi, mutarsi. E poi ti incantano, forti delle loro peculiarità, così come della certezza delle molte altre trame intriganti che ancora saranno.


La spirale di Archimede
Edizioni Angolo Manzoni
Euro 10,00

FEBBRAIO 2006

Nella Sicilia di Barbara Becheroni

di Rina Brundu Eustace

E’ un interessante ritratto-denuncia di alcune cose di Sicilia, quello che emerge dalla lettura di Nel dolore di Barbara Becheroni (Premio speciale della Giuria “Delitto d’autore” Lucca, 2005). Interessante, e sicuramente attuale, se pensiamo ai diversi casi di mala sanità che negli ultimi mesi sono venuti alla luce proprio negli ospedali di questa isola bellissima.

A farci da guida, nel percorso esplorativo, è fondamentalmente il punto di osservazione dell’eroe (meglio, dell’eroina), ovvero di quella dottoressa Marzia Leone che non conosceva nulla della Sicilia, e che si presenta a noi come portatrice sana dei mille interrogativi e della naturale curiosità che forse hanno accompagnato la stessa autrice nel personalissimo viaggio da Milano a Palermo.

Interrogativi e curiosità pienamente giustificati quindi, sia dal contesto factual che da quello fictional. Anche perché, se sono diversi oramai i giallisti indigeni che, ciascuno a modo suo, presentano dentro le loro storie, brillanti spaccati di vita siciliana di inizio millennio, raro resta ancora il caso dell’autore forestiero desideroso di regalarci  la sua personale percezione di questa realtà.

Barbara Becheroni questo dono ce l’ha fatto, dando così una notevole prova di coraggio. Di quel coraggio che sempre occorre avere quando si tratta di esporsi, di fare un primo passo, onde proporre una visione privata, necessariamente parziale, dello status quo. Soprattutto, quando si tratta di superare barriere mentali, stereotipi conclamati, dubbi di mille anni.

Di buono c’è che il salto del fossato non manca mai di arricchire chi osa, e quindi di riempire, nel caso di un autore o di un’autrice, il suo spazio fictional di una vitalità diversa, che naturalmente si libera sotto forma d’atmosfere, personaggi, idee e situazioni. Nel caso della Becheroni queste atmosfere sanno di giornate assolate, di vegetazione lussureggiante, di cieli chiari e notti afose. I personaggi invece si muovono come ombre bastanti a se stesse, padroni delle loro azioni, attaccati alla terra, sospettosi d’ogni invadenza esterna, determinati ad andare incontro al proprio destino senza desiderare di mutarlo neppure di un tanto.

Una visione parziale dunque, ma anche la visione fresca di una giovane scrittrice che saprà regalarci presto mille altri momenti carichi degli intensi profumi della sua nuova Madre-Terra.


Nel dolore
La sala parto è pronta signor commissario
Morrone Editore
Euro 12,00

GENNAIO 2006

Donne in noir:
gli incubi di Simonetta Santamaria

di Rina Brundu Eustace

Sorprende questa raccolta noir di Simonetta Santamaria! Sorprende per la capacità scritturale,  sorprende per lo stile asciutto, sorprende per l’ambientazione, sorprende per l’unità di fondo. 

Credo che tale naturale meraviglia sia simile a quella provata dal primo editore del Frankenstein di Mary Shelley. Costui decise infatti di pubblicare l’opera nella ferma convinzione che il vero autore fosse il marito di lei (Percy Bysshe Shelley 1792-1822, NDA), perché (si sa!), una donna non avrebbe mai potuto osare tanto...

Altri tempi, altra forma mentis, soprattutto, altro Paese. La mia personale sorpresa leggendo Donne in Noir non deriva quindi dal trovarmi vis à vis con delle belle storie create da una brava scrittrice italiana, quanto piuttosto dal poter gustare dei bei racconti italiani di sapore sicuramente gotico che così bene si amalgamano nel background considerato.

La quieta (ma forse non più di tanto!) provincia del Bel Paese raccontata nello sfondo, sebbene solo accortamente tratteggiata,  si propone infatti, fin da subito, credibile e, soprattutto, riconoscibilissima davanti agli occhi del lettore attento.

Ma non basta. Donne in Noir è anche un mirabile (raro, oserei!) esempio di scrittura nostrana dove il sui generis raccontato vive solo della propria dignità, basta a sé stesso, non pretende di impartire insegnamenti di natura morale, o di giustificare il suo esistere.  Esiste, full stop. Muore dopo l’istante di fruizione ed è forse anche per questo che si fa ancora più fatica a rompere l’illusione catartica, mentre il tempo concesso al lettore per riprendersi scorre lento, troppo lento perchè colui non possa non interrogarsi sulla vera natura della dimensione reale dentro cui si sta affrettando a tornare.

Chi ci assicura infatti che gli incubi (etimologicamente intesi quali creature fantastiche e malvagie, Incu°bus, che, secondo un'antica tradizione romana, posandosi sopra il petto del dormiente ne turbavano i sogni) proposti della Santamaria, non siano stati imprestati al piano fictional dalla nostra quotidianità più vera?

Davvero nulla e nessuno. Sgomenti ed affascinati ad un tempo, non ci resta dunque che proseguire nella lettura. Racconto dopo racconto scopriamo così che l’autrice, proprio come ogni Victor Frankenstein che si rispetti, prima di mandarla tra le strade del mondo, non ha comunque lesinato amore per la sua creatura.

Ed è forse anche per questo che adesso lei (la creatura), liberata da ogni vincolo, basta appunto a sé stessa. Si muove dentro il nostro essere più segreto come spiritello burlone, con manifesta arroganza, nella certezza che in realtà non faremo mai troppo per scacciarla dal nostro petto in affanno. Perché lei è parte di noi. Perché l’incubo siamo noi.


Donne in noir
di Simonetta Santamaria
Edizioni Il Foglio
Euro 10.00

www.ilfoglioletterario.it


Donne in noir:
gli incubi di Simonetta Santamaria anche su Brivido Giallo

DICEMBRE 2005


Sordide note infernali per Gelo Duncan

di Rina Brundu Eustace

Una gran bel noir l’ultimo romanzo del giornalista e scrittore Roberto Mistretta. Bello perchè la storia raccontata, mercè l’indubbia capacità dell’autore, sa aprirsi con facilità ogni varco necessario dentro i percorsi mentali di chi legge.

Percorsi che debbono proporsi comunque allenati per stare al passo con i tempi e con i modi del vulcanico commissario Angelo Duncan, il protagonista indiscusso ed il vero deus ex machina di Sordide note infernali.

Non potrebbe essere altrimenti però, perchè la nuova creazione di Mistretta entra a buon diritto tra le fila dei cosiddetti hard boiled detective che vedono nel chandleriano Philip Marlow l’eroe di genere per eccellenza.

Come ogni vero duro dunque, Duncan sa fare della propria angoscia esistenziale il motore trainante dell’azione. La vicenda umana e professionale del personaggio diventa quindi, quasi naturalmente, storia vissuta sulla pelle del lettore affascinato che, volente o nolente, si ritrova pure trascinato dentro il pericoloso vortice delle danze. Infernali, appunto.

Rispetto al clichè dei primi romanzi di genere (gli anni ’30 furono l’epoca d’oro), c’è da dire tuttavia che in Sordide note infernali, l’attrito che determina e sorregge la storia privata dell’eroe, non è procurato dalla sua sola, semplicistica necessità di trovare un qualche equilibrio tra l’istinto di cacciatore di criminali ed il difficile background sociale di riferimento.

Al contrario, dietro l’infelicità latente di Duncan si leggono soprattutto le ragioni dell’uomo. Dell’uomo nudo. Dell’uomo fondamentalmente solo. Così come quelle del compagno di vita. E, nel caso specifico, anche le ragioni del padre. Di di un futuro padre che non può e non sa far tacere i severi rimbrotti della coscienza e che ad un tempo, nonostante la scorza di mastino tutto d’un pezzo, si scopre impotente davanti al tormento imposto dalle sue più segrete fobie.

Paure, rogne, naturalmente giustificate nel particolare contesto, e che traggono linfa vitale dall’estrinsecarsi di un parallelo plot criminale ricercato, ben costruito, capace di portarsi verso il suo spettacolare finale, mantenendo sempre una tensione ideale.

Tensione ideale tenuta viva anche dallo spregiudicato uso di un “affascinante linguaggio” con cui Mistretta, come un novello Marlowe del ventunesimo secolo, non si fa scrupolo di “giocare”.

Senza entrare troppo nel merito, e per ovvie ragioni, occorre inoltre aggiungere che benchè figlio del grande filone classico di cui si è detto, Sordide note infernali, resta romanzo del proprio tempo, con una Sicilia rarefatta tutta da godere sullo sfondo. In simile maniera, anche il suo primo attore è senz’altro figlio di una dimensione moderna ed è forse in virtù di questa verità che il conflitto interiore potrà impedirlo sempre e soltanto un poco.

Un tocco lieve, ma non ci sono dubbi che basti a fare della nuova creatura di Mistretta un eroe fondamentalmente diverso rispetto alla categoria dei duri e puri tout court. Così come non ci sono dubbi che il commissario Duncan sia uomo con idea ben formata su come occorra amministrare la giustizia sul territorio e che da questo fermo credo dipenda la sua formidabile capacità di trasformarsi da eroe in anti-eroe finalmente liberato, da Angelo qualunque in quel Gelo Duncan determinato ad  osare davvero....

Quanto? Tanto. 


Sordide note infernali
Di Roberto Mistretta
Todaro Editore
Euro 14.00

Sordide note infernali per Gelo Duncan anche su
www.brividogiallo.it


Und... auf Deutsch

Roberto Mistretta
Das falsche Spiel des Fischers 

Eigentlich hatte Maresciallo Bonanno sich auf einen erholsamen Urlaub mit Tochter Vanessa gefreut, doch dann macht ihm ein mysteriöser Mordfall einen Strich durch die Rechnung. Auf der Müllkippe im sizilianischen Villabosco hat man einen Toten gefunden, der – wie sich schon nach kurzer Zeit herausstellt – in verschiedener Hinsicht ordentlich Dreck am Stecken hatte. Für Bonanno ist Schwitzen angesagt:

Nicht nur seine verwöhnte Tochter macht ihm die Hölle heiß, auch sein Vorgesetzter, der aufgrund einer kräftezehrenden Liebesaffäre derzeit nur bedingt einsatzfähig ist, sorgt dafür, dass Bonanno schließlich im Alleingang einem grausamen Spiel auf die Spur kommt, bei dem im mehr als ein Mal die Luft wegbleibt …

Übersetzt von: Katharina Schmidt





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