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Incontro a Daunanda di Giancarlo Narciso

di Lia Volpatti


“Esce dalla Legione Straniera Jack Morisco e si presenta sotto le più o meno mentite spoglie di Giancarlo Narciso con il nuovo romanzo: Daunanda. Se Andrea Pinketts, come lui stesso non smette mai di ricordarci, ha il senso della frase, Narciso ha senz'altro il senso del titolo. Da ‘Singapore Sling’, (Premio Tedeschi 1998) a ‘Sankhara’, a ‘Wirikuta’, alle ‘Zanzare di Zanzibar’ (che più di un titolo è un ronzio...), è sempre  una sfida alla comprensione. Ma anche questa volta ce la faremo. Torniamo al romanzo in oggetto. È una bellissima storia che si può leggere in vari modi o su vari piani. O ancora attraverso le lenti di un solo genere o diversi generi (thriller, avventura, amore, erotismo, esotismo...) che Narciso miscela perfettamente in un unicum, manovrando con grande abilità e intelligenza i ferri del mestiere con i quali costruisce un solido impianto narrativo, ricco di eventi, svolte, imprevedibilità, sorprese. Strizzando  l'occhio a Chandler, Elmore Leonard, Fleming. ‘Daunanda’ segna anche il ritorno sulle scene di Rodolfo Capitani, alla sua terza impresa e come al solito in cerca di emozioni che per lui sono anche sinonimo di guai. Ricompare anche l'amico di sempre Josè che ora, in attesa della grande onda del mare e forse anche della vita, trascorre questo suo spicchio di esistenza su una barca e porta in giro i surfisti. Poi c'è lo svizzero Singa, personaggio misterioso, che per seppellire, o meglio, vendicare un passato che brucia ha costituito un piccolo esercito, un Fronte di Liberazione costantemente braccato dagli Amphibi, un'organizzazione di vigilantes, di ispirazione religiosa, che paiono a volte i Thugs della foresta salgariana. E infine l'altra metà del cielo, le due donne, belle e inquietanti, seduttive e sfuggenti, demoni e muse. Il set è l'Indonesia e nel particolare Lombok. Uno degli ultimi paradisi perduti, che l'autore ben conosce e che quindi ci restituisce in diretta, trasmettendoci emozioni e vibrazioni. Foreste, spiagge incantevoli, e il modo di vivere degli stranieri in fuga, un po' alla Hemingway, tra un bar e l'altro, un ristorante e l'altro, un bicchiere e l'altro, una noia e l'altra. Ma di questo paese, che ha ormai perduto l'innocenza, rovinato come tanti dalla globalizzazione e dal turismo selvaggio, Narciso ci racconta anche la storia politico-sociale, le fortissime tensioni interne, che poi  faranno da colonna sonora al racconto. Ma il fulcro del romanzo ancora non è qui. E' qualcosa di ben più intrigante, ben più affascinante di tutto questo. Il nodo è ‘Daunanda’. Che è la trascrizione fonetica di down under. Intraducibile. E che è un non luogo, anzi è un luogo dello spirito, oltreché un luogo letterario. Lungo lo svolgersi della storia i quattro protagonisti, quattro personaggi in cerca d'autore (e non è una facile battuta e ne capirete il motivo), tutti con un passato da dimenticare, diventano due coppie e noi ne seguiamo il percorso in parallelo, avventura dopo avventura. Ben sapendo che i loro destini convergeranno e quando convergeranno... si scateneranno terribili conflitti. E cominciamo capirne il perché a circa tre quarti del libro quando Josè spiega a Rodolfo la teoria del doppio. Josè è un grande conoscitore degli usi, dei miti, delle tradizioni dell'isola che poi infiocca con la sua scatenata fantasia ma ciò che racconta è suggestivo e inquietante. Sostiene che per ognuno di noi c'è un doppio perduto in qualche parte del mondo e che a Lombok alla fine tutti i doppi si incontrano. ‘Questo è lo stretto di Lombok’, spiega, ‘qui passa la linea di Wallace che divide geologicamente l'Asia dall'Oceania... e ci sono due isole gemelle, Lombok e Bali, due sentinelle sul passaggio fra continenti... I balinesi dicono che Lombok e Bali sarebbero i due lati opposti della stessa entità, due gemelli, due doppi…’. Su entrambe le isole c'è un vulcano centro di energia,  ma mentre l'Agung, a Bali, è un centro di energia spirituale, il Rinjani, di Lombok, è un catalizzatore di energie negative, di violenze.  Insomma Bali e Lombok sono i due lati opposti di una stessa entità, due gemelli, due doppi. Questo vale anche per l'uomo. Ogni uomo ha il suo doppio. Un io diverso e opposto. Sinistro. Complementare ed esiste perché noi possiamo esistere. Necessario per compensare la nostra esistenza. E secondo Josè, e la tradizione locale, a Lombok tutti i doppi tendono a incontrarsi e allora  i demoni si scatenano innescando  un conflitto che in genere si risolve con l'annientamento di uno dei due. E la leggenda si compie. Infatti quando le strade delle due coppie si intersecheranno, ognuno dei quattro si troverà di fronte al proprio doppio...  con quel che ne consegue. Non vado oltre. Aggiungo solo che Giancarlo Narciso ha egregiamente riproposto un tema che ha attraversato tutta la letteratura europea dell'Ottocento e del Novecento, sovraffollata di personaggi che incontrano un proprio sinistro sosia. Il doppio in letteratura ha rappresentato sempre la dimensione morale, la scissione-contrapposizione tra bene e male, autenticità e falsità. Gli esempi sono infiniti, dal ‘Sosia’ di Dostoevski, al ‘Dottor Jeckyll’ di Stevenson, alla storia dell'uomo che ha perso la propria ombra di Chamisso, per citare solo i più noti. Ma la storia, questa intrigante storia, non finisce qui. Estote parati... Il romanzo ha 365 pagine. A pagina 363 il lettore ritiene di essere arrivato al traguardo. No, non è vero c'è un'ultima svolta, un grande colpo di teatro. Una conclusione impensata, sul gioco delle identità tanto caro a Pirandello che faceva dire alla protagonista di così è se vi pare... ‘io sono solo colei che mi si crede...’. E allora mi viene da chiedere chi è Giancarlo Narciso (ho questa curiosità dal 1998...) e il suo doppio è Rodolfo o Morisco? O ancora non l'ha affrontato? Mah... Concludo. Questo romanzo è stato definito, per il gusto invalso e spesso insensato delle  etichettature, un neo-noir. Un post-moderno. Forse è vero, ma io non so bene cosa voglia dire. Ah, sì. C'era anche la neo-avventura. Be’, togliamo tutti i nei e post e in quanto ai generi, se proprio vogliamo connotarlo, mi pare di aver già detto agli inizi che Narciso li ha usati tutti. Miscelandoli perfettamente per creare un ottimo romanzo e basta!” (Lia Volpatti)
M – RIVISTA DEL MISTERO (ottobre 2006)

cortesia Raffaella Catalano, Dario Flaccovio Editore




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