Tell a friend about this page
16239
G ALLOGRAFIA
Tell a friend about this page


Il giornale
L'indizio nascosto
I MODERNI
  Giallochat

Giallo siciliano
Ottavio Cappellani e Valentina Gebbia.
Sulla scia di Camilleri: Catania e Palermo come teatro ideale per i loro gialli umoristici

di Roberto Mistretta

Due città diverse, Catania e Palermo. Due  palcoscenici ideali per la carrellata di personaggi pittoreschi che fanno da spalla ai protagonisti di gialli umoristici, diversi nella forma ma simili nella parlata dialettale. Gialli che affondano le loro radici nella cultura e nella gestualità del  teatro siciliano di cui Camilleri è oggi l’indiscusso maestro. Due giovani autori, Ottavio Cappellani, catanese, e Valentina Gebbia, palermitana.
Cappellani   col suo romanzo d’esordio, “Chi è Lou Sciortino?”, ha già fatto centro undici volte, tante sono infatti le case editrici straniere, compresa la Cina, che hanno acquistato finora i diritti. I personaggi del romanzo sono tutti sopra le righe e non manca niente come nella migliore tradizione di gangster di casa (cosa) nostra: fucili a pompa, cannoli e paste di mandorla, ammazzatine, locali chic della Catania bene dove può capitare di essere accoltellati senza un cane che se ne accorga  e così, Catania da città reale e riconoscibile qual è, diventa set di un libro scritto come un film, con un linguaggio serrato, impastato di un irresistibile siculo-americano.
- Cappellani, come nasce questo personaggio?
“Nasce bene, cioè nasce da solo. “Chi è Lou Sciortino?” è un romanzo corale, sono altri i personaggi che “agiscono”, parrucchieri, sciampisti, produttori cinematografici, attrici prosperose, registi pazzi, picciotti impasticcati. Lou resta ai margini. E’ come se mi avesse voluto dire poco di sé. Deve aver avuto un’adolescenza molto interessante. Parla poco, ma sa essere sempre al posto giusto nel momento giusto.
- Quanto c'è di vero e quanto di inventato nella caratura dei personaggi?
“Mi appello al quinto emendamento!”
- Come è nata l'idea di questo romanzo?
“Ci sono due tendenze in Italia, per quanto riguarda la letteratura “mafiosa”. O parlarne con rabbia e indignazione, o non parlarne affatto. Sappiamo invece che una conoscenza “letteraria” è possibile grazie a un atteggiamento che riesce ad essere al contempo vicinissimo e lontanissimo dal fenomeno. Francesco Durante, storico della letteratura italoamericana e traduttore di John Fante, a proposito del mio libro, ha parlato di “impassibilità esilarante”. Ha detto bene: è proprio questa l’idea di partenza.”
- Quanto ha lavorato per rendere quell'impostazione siculo-americana ?
“Sono sonorità familiari grazie ad alcuni parenti di Porto Empedocle che, emigrati in America, sono rientrati negli anni del boom economico. Alcuni di loro parlavano proprio così.”
- Quali sono i suoi referenti culturali e letterari?
“Ho un debito di riconoscenza verso il teatro siciliano, da Nino Martoglio ad Angelo Musco. Verso la loro capacità di restituire un personaggio attraverso l’uso del linguaggio. Ogni personaggio una “lingua” diversa.”
- C'è uno scrittore in cui si riconosce?
”Mi riconosco negli scrittori che preferiscono “narrare” più che “descrivere”. La sperimentazione sul linguaggio mi interessa in quanto dà forza alla scena, non come virtuosismo. Per questo ringrazio il mio favoloso editor, Giuseppe Russo, che mi ha tenuto sulla retta via dicendomi: “Mai spiegare quello che si può far vedere”.
- Ha temuto il confronto con Camilleri?
”Macché. Mia madre è di Porto Empedocle. Mi sembra una sorta di “zione” simpatico!”
Lou Sciortino sta facendo furore, la verità: si aspettava questo successo?
“Abbiamo lavorato molto seriamente. In questo campo non si può mai essere sicuri di niente. Ma quando il libro è andato in stampa avevamo la coscienza a posto. Il lavoro era stato svolto a dovere.”
- Per un esordiente è sempre difficile trovare credito presso gli editori, com’è approdato da Neri Pozza?
“Mandando quaranta pagine con un abbozzo del manoscritto via posta. Dopo una settimana è arrivata la telefonata di Giuseppe Russo che mi proponeva un contratto.”
- Lou Sciortino avrà un seguito?
“Mi sembra altamente probabile. Non subito però. Adesso c’è un progetto che mi furria in testa da tanto tempo”.
Valentina Gebbia è l’unica  giallista italiana-siciliana umoristica. Conoscerla di persona è come ammirare il mare azzurro di Sicilia in un giorno di sole. Il suo ultimo romanzo, ambientato a Borgo vecchio, “Per un crine di cavallo”, appena pubblicato, a Palermo è balzato al primo posto nelle vendite e interesse sta suscitando anche in Germania.
- Gebbia, perché ha scelto proprio l’abusata Palermo come teatro dei suoi romanzi?
“Palermo, è la mia città, perché non dire di essa ciò che nessuno diceva? C’è la Palermo dei palazzi nobiliari, quella del sacco edilizio, la Palermo dell’arte e della cultura, la Palermo dei mercati storici, quella delle periferie, la Palermo che odora di mare e quella che puzza ancora di tante cose. Ci sono numerose Palermo...e c’è la Palermo del Borgo Vecchio. Il quartiere in cui vivo. Non quello borghese in cui sono nata, ma quello che somiglia a un mondo a parte, una repubblica indipendente  I miei investigatori al Borgo ci abitano.
- Parliamo di Terio e Fana: chi sono realmente i suoi investigatori?
“Non sono poliziotti né detective tradizionali, non sono magistrati né giornalisti. Semplicemente, due fratelli pigri e disoccupati, antieroi per eccellenza. La sede della loro Agenzia, la Mangiaracina Investigazioni, che esiste solo nell’immaginario della gente della zona, è l’antica cucina di casa, con una consulente d’eccezione, la madre vedova Mangiaracina.  Terio e Fana sono due single di mezza età pieni di tic e manie, dalla fissazione per il cibo della sorella, al continuo brontolare del fratello, “spirito di contraddizione”, palermitano sui generis, che odia mare e clima siciliano.”
- I misteri in cui si trovano invischiati, loro malgrado, sono sempre piuttosto ingarbugliati e sopra le righe, perché questa scelta?
“Qui in Sicilia, si uccideva quasi esclusivamente a colpi di lupara, arma irrispettosa deflagrante, volgare. La violenza è sempre volgare e così ho cercato d’inventarmi delle morti un po’ surreali, mai gratuite, ai miei occhi più sopportabili. Sono una che s’innamora se scrive d’amore e ha paura delle sue stesse parole, se scrive di morte e crudeltà. Ho stemperato il tutto nello scirocco, che per me non è solo un vento, ma quasi un modo di essere, una dimensione dell’anima. La mia Sicilia e le sue storie, assomigliano più a certe atmosfere sudamericane, sonnolente e profumate di sole. Mentre su tutto aleggia un velato umorismo che alleggerisce anche i più turpi aspetti della vita umana.”
- Cosa nasconde la voluta leggerezza di fondo nei suoi scritti?
“Qualcuno ha scritto di me che ho scelto la strada della leggerezza per sopportare la pesantezza della vita e credo abbia ragione.” 
- Quanto di lei c’è nelle sue storie?
“C’è qualcosa di me in tutto ciò che descrivo, dalle giornate assolate, al nero delle rocce affacciate sul mare. Pare che nelle vene dei siciliani scorra la lava dei nostri tanti vulcani, accesi o silenti che siano, ed è anche per questo che so di essere siciliana.”
- Lei è stata ospite di Radiodue con Camilleri, come è stato il confronto col maestro?
“Camilleri è stato delizioso nei miei confronti, in onda e fuori onda. Mi ha commosso. Gli ho spedito una lettera e "Erba Celeste" che non aveva letto.”




www.giallografia.com                                          www.donosvaldodasilva.com
Giallografia @ the top of the Italian Mistery Web Ring
L'Indizio Nascosto - Giallista dell'anno 2008
                               
Ringraziamenti
Collaboratori
Newsletter
Terza Pagina World
Links
Rubriche
L'autore
Giallostoria
Racconti gialli
Recensioni
I Moderni
The Golden Age
True Crime
Don Osvaldo
Il segugio
Dicono di noi
Regolamento
Telefono Giallo
L' albo d'oro
Il circolo degli Scipioni
10 Comandamenti
Collabora
Venti Regole
Archivio Sondaggi