Dentro l’atelier del “pittore” Poletti
Breve analisi tecnico-testuale de Lo sguardo di Carola,
romanzo vincitore del Premio Letterario L’Indizio Nascosto 2007
di Rina Brundu
Non sarà diventato Giallista dell’anno, ma è indubbio che Matteo Poletti, autore del romanzo vincitore della prima edizione del Premio Letterario L’Indizio Nascosto, abbia le qualità per poterlo diventare, un giorno. Ad una innata maestria nell’utilizzare le strategie tecniche di genere manca, forse, solo quel tanto di scaltrezza in più che ha caratterizzato, per esempio, l’opera omnia di Agatha Christie.
Procediamo con ordine. Uno degli elementi diversificanti di ogni giallo classico che si rispetti è senz’altro l’atmosfera. Nel caso de Lo sguardo di Carola, questo motivo viene utilizzato in maniera molto interessante dentro il testo, ma anche quale cornice ideale dell’intero progetto di scrittura.
Il romanzo è infatti così strutturato:
PARTE PRIMA: “L’atelier del pittore”
Gustave Courbet - Olio su tela, 1855 – Parigi, Musee d’Orsay.
PARTE SECONDA: “L’enigma senza fine”
Salvador Dalì – olio su tela, 1938 – Collezione privata.
PARTE TERZA: “Donna allo specchio”
Pablo Picasso – olio su tela, 1932 – N.Y. Museum of Modern Art.
PARTE QUARTA: “Lo sguardo di Carola”
Valentino Mandelli - olio su tela, 1999 – Collezione privata.
Il giovane “pittore” prepara dunque, in maniera accurata, a tratti beffarda, la tela che “racconterà” la sua storia. La scelta dei colori non è meno attenta. Le tonalità bellissime sono quelle che riflettono sulle acque dei laghi di Avigliana, nei pressi della Val di Susa, entroterra piemontese; ricordano quindi il grigio spento delle loro nebbie, i momenti gialli di sole, così come il nero-inchiostro-carico d’angoscia della loro superficie “apparentemente” placida quando privata di ogni “calore” lunare. Muovendo dentro il racconto, pennellata dopo pennellata, ecco emergere anche l’immagine di una Torino dimenticata, città ricca di cultura, ma anche Narciso dei nostri tempi, troppo impegnata a rimirare se stessa, piuttosto che interessata a curare il mal de vivre dei suoi abitanti.
Da questa malinconia latente non sembrano essere immuni nemmeno i protagonisti principali del romanzo, a cominciare proprio dall’eroina-detective Laura Grandis, che arriva ad Avigliana determinata a scacciare per sempre gli antichi fantasmi; quelli privati, ma non solo, laddove non sa impedirsi di “studiarli” tutti con attenzione nel tentativo di capire, di sbrigliare la matassa e svelare l’inghippo.
A ben guardare, non c’è da stupirsi che Laura non riesca a “starne fuori”; del resto, è proprio quel “grande inganno” che, facendosi tutt’uno con la trama criminale, diventa il banco di prova importante anche per l’aspirante giallista Matteo Poletti. Perché è in fondo quel suo agile districarsi tra “indizi nascosti” ed altri più o meno rivelati, tra trappole sistemate ad hoc con matematica precisione, tra pettegolezzi di paese e teorie investigative tutte da dimostrare, tra i momenti morti dell’entroterra piemontese e i ritmi furbi della città, tra antichi peccati e miserie presenti, che giustifica il titolo di merito conferitogli, ovvero l’assegnazione del primo premio alla sua opera.
Sullo sfondo, lo sguardo enigmatico di Carola diventa il trait-d’union importante tra il principio e la fine ed è fattore determinante per la tenuta di una trama robusta, a tratti astuta nel suo strizzare l’occhio al motivo impegnato, fino all’attesissimo dénouement.
Nel complesso, il primo testo vincitore de L'indizio è una storia piacevole da leggersi, un romanzo classico politically correct, una prova senz'altro valida. Detto questo, il nostro consiglio a questo giovane autore di belle speranze è quello di continuare a curare l’aspetto scritturale, ma anche la definizione e lo spessore dei personaggi. Questi dovrebbero, infatti, riuscire ad emergere con maggiore vigore dalla pagina scritta per stagliarsi, come credibili giganti (l’auspicio è senz’altro questo), contro il fondale bellissimo, trapuntato di laghi e culturalmente evoluto, offerto da quell’angolo di terra di Piemonte che è pure loro casa natale nel senso ampio del termine.
Rispetto ai tecnicismi che occorrerebbe adottare per diventare il Giallista dell’anno, il consiglio invece non può essere che uno: non avere paura e prova ad osare di più perché, giunti all’ultima riga, nessun lettore rimane più soddisfatto di un appassionato di gialli intelligentemente ingannato!
Rina Brundu
Dublin, 27/10/2007