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L'indizio nascosto
I MODERNI
 

Aggio & Valente: estetica e struttura
del giallo classico “classico”
Breve analisi tecnico-testuale de La voce degli dei,
romanzo secondo classificato al Premio Letterario L’Indizio Nascosto 2007

di Rina Brundu


A thing of beauty is a joy for ever: its loveliness increases”*** ricordava un giovanissimo John Keats nel suo Endymion (1818).  Ripensando a La voce degli dei di Maria Cristina Aggio e Nazareno Valente, il romanzo secondo classificato al Premio Letterario L’Indizio Nascosto 2007, questi versi immortali sono davvero tutto ciò che prepotentemente mi torna alla mente.

A mio modo di vedere, le caratteristiche fondamentali di quest’opera sono essenzialmente quattro:
1.Una qualità artigianale della scrittura perfettamente compiuta.
2.Una capacità estetica degna dei capolavori del giallo classico.
3.Una regia attenta al divenire della trama “di genere”.
4.Una eroina-detective assolutamente credibile.

A rendere la scrittura elemento “attivo” del plot sono soprattutto l’attenzione al dettaglio e l’indiscussa qualità descrittiva in virtù della quale lo sguardo può ancora vagabondare interessato a riscoprire un mondo classico (paesaggi, città, uomini, donne, cultura, linguaggio) altrimenti dimenticato.

L’incipit è trascinante. Siamo a Siracusa, quarto anno della 91a Olimpiade, 21° giorno del mese Dálios (413 a.C., inizio autunno), il fallimento dell’infausta spedizione ateniese contro la nobile città siciliana, che potrà contare “sull’inatteso” soccorso di Sparta, è ormai evidente. “Tutto è avvenuto in maniera assurda e innaturale…” racconterà il medico Axioco a Mnesarete.  “Una serie di fatti senza attinenza gli uni con gli altri e, ciononostante, tutti volti allo stesso fine, quasi che obbedissero ad un disegno preordinato… Come se una mano maligna li governasse, con l’unico scopo di portarci alla rovina…… Soprattutto la luna sembrava congiurare contro di noi quasi a farsi gioco delle nostre misere vite”.  

Scagionato l’astro notturno, il divenire della storia non tarderà a dimostrare che qualcuno individua precise responsabilità dietro l’organizzazione del feroce complotto che ha determinato quel fallimento.  Nemesi colpisce e  i “rei” iniziano a morire. Muoiono uno dopo l’altro… in maniera metodica, scientifica quasi.  Il piano è così ben architettato che, prima ancora di interessare le autorità, non tarda ad attirare l’attenzione degli spiriti vivaci e delle menti brillanti presenti a Siracusa in quei giorni fatidici. Prima fra tutti, quella di Mnesarete.

Per quanto breve, un’analisi de La Voce degli dei non può prescindere infatti dal soffermarsi sulla figura dell’eroina-detective di un romanzo che resta comunque saldamente ancorato agli schemi più rigidi del giallo classico “golden age”. Mnesarete è un iatrós, ovvero una giovane guaritrice di origine aristocratica che, in compagnia della fedele schiava Eurice, lascia Atene per raggiungere Siracusa dove spera di apprendere molti dei segreti dell’arte di Axioco il medico che “tutti credevano il successore del grande Ippocrate”.

Come ho già detto, caratteristica principale di questo personaggio è la sua indiscussa credibilità. Tale credibilità è vera sia rispetto ad un asse comunicativo interno, dove persino un ammirato Sombrothidas (portavoce, nello specifico, del sentire di un’epoca rispetto alle cose dell’universo femminile) non può fare a meno di far notare alla stessa Mnesarete: “...non avevo mai pensato che una donna potesse fare lo iatrós.... No, non l’avrei mai creduto possibile.”, sia rispetto alle esigenze strategiche di un genere sicuramente moderno rispetto ai tempi narrati e che individua nella razionalità d’approccio al metodo investigativo la conditio sine qua non per determinarne la sua validità.

Dato quanto sopra, mi rendo perfettamente conto che la domanda potrebbe nascere spontanea in molti lettori: perché un romanzo di indubbia valenza (sicuramente di qualità superiore all'80% delle pubblicazioni di genere che si trovano oggidì in commercio) come La voce degli dei non ha vinto L’Indizio Nascosto? Semplicemente perché questo particolare contest focalizza sulla perfetta tenuta tecnica della trama criminale e rispetto a questo importantissimo elemento la giuria ha ravvisato margini di miglioramento misurabili. 

L’auspicio di tutti noi, tuttavia, è che i bravissimi Maria Cristina Aggio e Nazareno Valente decidano di partecipare ancora al Premio Letterario L’indizio nascosto, con nuova e ancor più brillante prova capace di restituire all’aristocratica eroina Mnesarete lo status che naturalmente le appartiene: quello di regina.


Rina Brundu Eustace
Dublin, 02/12/2007


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