La casa morta
di Simone Carvelli
Romanzo
CAPITOLO
PRIMO
L’ AMMUCCO
... tutto diventa più forte,
quand’è verità …
<< domenica 11 – giugno – 2006 - Ore 18:49>>
Simo
…principessa qua a Signer sembra tutto bello e tutto tranquillo, forse anche troppo tranquillo, ma queste lacrime ti fanno capire che qui non è stato sempre così…
<< 17 -- 12 – 1998 - Ore 14:27>>
Signer è un paesino situato in mezzo alle bellissime colline della toscana.
Siamo poco più di 5.000 abitanti ad occupare questo paesino e per fortuna tutta brava gente, qua non si sono mai manifestate scene di violenza e droga “almeno per quanto ne so io “… cosa che non è da tutti i posti, tranne che le pettegolezze, forse c’è ne sono anche troppe per le poche persone che siamo, ma quelle ci vogliono se no la gente anziana che si trova al bar di cosa parlano, se non parlano male di noi?!
Io ho 12 anni e mi chiamo Tempesta “il mio vero nome è Simo” anche se come soprannome mi sta meglio mezzasega, perché frequento la seconda media, peso 40 chili e sono alto 1.25, sono il più basso della scuola.
Il soprannome Tempesta è nato perché quando sono con la mia bicicletta faccio un monte di danni, addirittura una volta mentre andavo in giro con i miei amici sono sbandato e sono andato a sbattere contro una macchina parcheggiata, “era la macchina dei Carabinieri” mandando il fanalino posteriore in mille pezzi, ma per fortuna la macchina era vuota …così facendo finta di niente riprendo la mia bici e smammo a tutto foco.
La mia famiglia è formata da altre persone: Tonia “la mamma”, Genio “i’ babbo” e Saro “fratello”
Saro: 4 anni e 4 mesi più grande di me. Frequenta la scuola superiore alberghiera, ma la sua testa e ferma solo su una cosa, la musica.
Insieme ad altri 4 ragazzi “tutti più grandi di lui” ha formato un gruppo rock.
Al contrario di me, porta capelli lunghi fin sotto le spalle, ben tenuti da oli per capelli e tanti altri prodotti, invece io li ho lunghi solo una decina di centimetri e li tengo sempre al vento, senza gelatina e nulla, spesso non li pettino nemmeno.
Entrambi siamo nati qui, mentre i miei genitori sono nati a Petilia “un paese della bassa Italia” nel 1953 “la mamma” e nel 1947 “il babbo”. La mamma e il babbo sono di statura bassa “ecco spiegato il mistero delle mie ridotte proporzioni”. La mamma ha bellissimi capelli lunghi e lisci di colore nero che gli arrivano fino a sotto il sedere e grandi occhi di colore marrone scuro. Lavora come cuoca in un hotel qui in zona. Il babbo invece di capelli glie ne son rimasti pochi, è un po’ stempiato e quei pochi capelli rimasti sono corti, neri con qualche capello che va sul bianco. Lavora come falegname per conto suo, in un magazzino a circa 10 chilometri da casa.
Per me oggi è un giorno speciale, uno di quelli che mi sarà difficile dimenticare, perché qua a Signer ha iniziato a nevicare.
È la prima volta che vedo la neve.
Sono sul terrazzo di casa mia, ricoperto di vestiti a tal punto di lasciare scoperti solo gli occhi.
Ho addosso due paia di calzini di lana di colore nero, con sopra un paio di stivali gialli.
Pantaloni di velluto di colore rosso, una maglietta e una camicia con disegnato sopra Felix, “il guerriero di fuoco dei cavalieri dello zodiaco” un maglione che mi aveva regalato la nonna “nonna Dora” lo scorso Natale, una sciarpa color pecora sporca, ma lunga tanto da farmi tre giri sul collo, un cappello di lana che mi copre pure le orecchie e per finire un bel paio di guanti e il bomber di colore nero.
La neve ha appena formato un mantello sulle mattonelle del terrazzo.
Ai miei occhi si presenta uno spettacolo bellissimo, mi dispiace anche camminarci sopra da quanto è bella, ma la curiosità di toccarla con mano è più forte di me, così ne prendo una manciata, è bianchissima, morbidissima, assomiglia alla panna, addirittura contro luce luccica, sembra piena di piccoli brillantini.
La mamma mi controlla dalla porta del terrazzo perché teme che combini qualcosa, tipo che mi metto a girare con la bicicletta sopra la neve.
Tempesta “girandomi verso di lei”
Mamma, hai sentito com’è la neve? É morbidissima!!!
Tonia
Si, lo so.
Lo sai che si può anche mangiare?
Io non credevo alle mie orecchie. Per me è impossibile mangiare qualcosa che casca dal cielo, so solo che si può mangiare le cose che vengono dall’orto, tipo carote, pomodori, melanzane, peperoni, o la frutta, “vado pazzo per la mela” ma alla neve non c’avevo mai pensato. Avvicino la neve alla bocca e gli do’ un morso. È ghiaccissima, a tal punto che i miei denti sbrano spezzarsi da un momento all’altro. Non ha un buon sapore, ma ne avrei mangiata a quintali perché è troppo bella.
Tempesta
É morbidissima, ma com’é possibile che una cosa che casca dal cielo si possa mangiare?
Tonia
Simo, guarda che la neve è solamente acqua, acqua ghiacciata. La temperatura quando scende sotto lo zero, trasforma la pioggia in neve, vedi il termometro è a -2.
In effetti, ha ragione, il termometro agganciato sulla persiana del terrazzo indica -2, e si sente pure sulla pelle.
Sono da poco passate le 14:50 e io di solito verso le 15:00 mi ritrovo sempre con gli amici al bar del prete, che si trova proprio nella piazza dove abito … e con la scusa n’approfitto per andare a fare un giro fuori in mezzo alla neve.
Tempesta
Mamma, io vado un po’ al bar da Pietro e Claudino.
Tonia
Si, ma stai attento perché sulla neve si scivola… okay?
Tempesta “con il sorriso sotto i baffi”
Tranquilla, non ti preoccupare… anzi, mi dai mille lire, così compro qualcosa da mangiare.
Tonia
Va bene, ma te non li buttare dentro i’ giochino.
Detto ciò, si avvicina alla borsa e prende il portafoglio.
Tonia
Per oggi fatteli bastare e non dire nulla a i’ tu babbo.
Incredibile, la neve aveva fatto un effetto positivo pure su di lei, mi ha dato 5.000 lire, è dai tempi che prendevo bravissimo a matematica che non vedevo tanti soldi tutti insieme. “esattamente 2 anni fa, quando ero all’elementari”.
Tempesta
Bono… grazie mamma! Ciao.
Intasco i soldi e scappo subito perché la paura che ci ripensa era tanta. Com’esco da casa vedo la piazza come non l’ho mai vista, non sembra più nemmeno lei, è tutta coperta di neve.
Ci sono gruppi di ragazzi che si divertono a rincorrersi tra le panchine “di cemento” della piazza, altri che giocano a fare pupazzi di neve mettendo lattine di bevande al posto degli occhi, ramoscelli che in parte assomigliano a delle braccia, carote… e tante altre cose per fare in modo che quell’insieme di neve e oggetti assomigli a una persona.
A me questa piazza piace tantissimo, un po’ perché non c’è tanto casino, “a parte il giovedì che c’é il mercato e c’é un casino pazzesco “ e un po’ perché non manca nulla, tipo; sotto casa mia c’è Carlo il tabacchino, di fronte c’è Mario il pasticcere “i suoi dolci sono i migliori del paese “. Poi vicino alla colonna c’è la Bonarma di Otello, l’alimentari che sforna i panini più buoni del mondo.
La colonna é il residuo di un vecchio cimitero. La piazza dove ora abito, un tempo, “circa nel 1800” era uno dei cimiteri più grandi della Toscana e sotto terra si dice che ci siano ancora le lapidi di una volta, ogni tanto quando fanno i lavori per sistemare le fognature ne tirano fuori qualcuna.
In una piazza come questa non può certo mancare la chiesa, é grandissima, a tal punto di contenere più di 400 persone. Accanto alla chiesa c’è il mio mitico bar, il bar del prete. “Il prete mi sta pure un po’ antipatico perché quando gli spariscono i soldi dalle ceste delle offerte s’incazza sempre con noi piccini… anche se ha ragione perché siamo noi a rubagli i soldi, però fino a quando non ci becca non ci può fare nulla “.
Qui mi ritrovo sempre con i miei amici, siamo in 9, uno più scemo dell’altro e quando siamo tutti insieme ne combiniamo di tutti i colori.
A dirigere il bar c’è Capino “Isidoro“ e il suo socio Silvano. Capino é un uomo di quarantacinque anni non tanto alto, ma in compenso è molto muscoloso, ha solo un piccolo difetto, la testa grossa. Silvano invece ha una sessantina d’anni ed è più alto di Capino di circa venti centimetri, più o meno come altezza arriva ad un metro e ottanta.
Porta un paio d’occhiali che sembrano posacenere e per di più è pure sordo.
Di solito io e i miei due amici “Claudino e Pietro“ un giorno sì e un giorno pure ci sbattono fuori dal bar perché si fa troppo casino e perché ci beccano a rubargli le cioccolate, caramelle, tutto quello che ci capita tra le mani.
Noi tre abbiamo formato una banda battezzata col nome “gli ammuccamo”, perché quando uno di noi dice ammuccamo, vuol dire che c’è un piccolo furtarello da fare.
A quei due barristi gli abbiamo portato via tanta di quella roba che nemmeno se lo immaginano.
Quando siamo insieme ci si chiama sempre con i nomi in codice, Claudino si chiama Stagnola, perché la su’ mamma gli da sempre un mucchio di soldi spiccioli,da 50,100 e 200 lire e glie li mette sempre raccolti nella carta stagnola. Pietro si chiama Stampo, perché, a partire da i’ su babbo sono tutti uguali, compreso le sue 2 sorelle. Poi ci sono io, detto Tempesta, perché dove passo con la mia bicicletta non rimane niente di sano. Abbiamo tutti e tre la stessa età.
Stampo è più alto di me, circa uno e cinquanta e pesa una cinquantina di chili.
I suoi occhi sono di colore marrone e porta dei capelli corti di colore nero sempre pieni di gel.
Stagnola a occhi neri e capelli del solito colore lunghi una ventina di centimetri. È più alto di me di qualche centimetro, ma è pure più secco di me, pesa 40 chili con le scarpe e tutti i vestiti.
La nostra banda è formata da tanti ragazzi “senza nemmeno una ragazza e la cosa non mi piace più di tanto “, ma siamo inseparabili e stiamo bene pure senza.
C’è Massimo detto Barzelletta, Andrea il Testone, Cristian il Nero, Elvis il Bello, Federico il Lumaca e in fine c’è il mi’ fratello che quando è nella banda dove suona si fa chiamare Sigaretta invece che Saro.
Entro nel bar per vedere se trovo qualche mio amico per andare a giocare un po’ sulla neve, ma dentro al bar non c’è nessuno. C’è solo Silvano dietro il bancone a pulire qualche tazzina del caffé e un po’ di bicchieri.
Silvano
Ciao Simo, non sei fuori a giocare con i tuoi amici?
Tempesta
No! Di solito ci si trova qui a quest’ora. Non è venuto nessuno ancora?
Silvano
Mi dispiace per te, è venuto solamente qualche signore a prendere il caffè e qualcuno a leggere il giornale, ma dei tuoi amici non è venuto nessuno.
Non so cosa fare. Mi affaccio alla porta del bar e vedo tutti che sono fuori a divertirsi con gli amici e io invece sono qui che mi tocca aspettare quei sonati senza fare niente.
Da quando mi sono affacciato alla porta sono passati solo una decina di secondi e già sento che la faccia mi s’incomincia a ghiacciare dal freddo, ma questo sarebbe un sintomo insignificante se invece di essere qua da solo fossi con gli altri a correre su e giù per la piazza a lanciarsi palle di neve.
Silvano
Che fai perdi ancora tempo? Guarda che qui nevica una volta ogni venti anni, vatti a divertire.
Tempesta
No! Io mi diverto con i miei amici, non con quelli che non conosco.
Detto ciò non mi restava altro da fare, chiudere la porta e mettere la mano in tasca, dando inizio a quello che mi dice sempre il mi’ babbo, uno spreco di soldi.
Tempesta
Silvano, mi dai cinque pezzi da 200 lire, così mentre aspetto gli altri mi faccio un video gioco.
Prendo le mie cinquemila lire e le scambio con cinque pezzi da 200 lire per giocare ai video giochi, e il resto “4 fogli da 1000 lire” lo rimetto in tasca.
Mentre attraverso la stanza per andare alla sala giochi do un altro sguardo veloce appoggiando la testa al vetro per vedere se quei due sonati fossero nelle vicinanze, invece nulla, l’unica cosa che riesco a vedere sono dei ragazzi che si divertono fra loro e poco a poco scompaiono in una nuvola di nebbia, ma non è una semplice nuvola di nebbia, è il vetro che si sta appannando con il mio respiro, così passando la mano sul vetro, quei ragazzi tornano davanti ai miei occhi a divertirsi.
Mi metto a giocare al mio video gioco preferito, il gioco delle moto. È bellissimo, c’è a disposizione più di 20 moto, ma io scelgo sempre la rossa con il numero 65.
Dopo pochi minuti sento una voce molto familiare che mi chiama.
Stagnola
Ciao Tempesta, con una giornata così che fai, ti metti a giocare ai video giochi?!?
Tempesta
Per forza ,le teste di cazzo dei miei amici mi fanno aspettare e io gioco… c’è pure l’altro sonato di Stampo con te?
Stagnola
Si è qua, ora arriva. “tempo due secondi”
Stampo
Hei Tempesta come va?
Vedo che stai andando fortissimo, quasi più forte di Valpostino.
Tempesta
Visto che sto andando così bene, cerca di non rompere, se no mi fai sbagliare.
Sembra che lo abbia convinto a stare zitto, invece dandomi una botta sulla spalla mi dice:
Stampo
Vado a prendere un bicchiere d’acqua e torno.
Con la botta che mi ha dato mi sposta di un paio di centimetri, ma per fortuna non mi fa fare nessun incidente. Invece Stagnola è sempre qui accanto a me che m’incita come se fossi un vero pilota di moto gp.
Passati una trentina di secondi torna Stampo, ma questa volta riesce a farmi sbandare un po’ perché il cretino è arrivato di corsa e mi è montato addosso come se fossi una ragazzina che vuol fare all’amore.
Tempesta
Stampo, ma che cazzo fai?!?
Stampo “parlando a bassa voce”
Scusa, ma devi smettere di giocare perché c’è da ammuccare.
Tempesta “facendo un mezzo risolino”
Sii! Te sei scemo, sto facendo la partita del secolo e mi dici di smettere, ma t’hai perso il capo. L’unica cosa che mi può far smettere di giocare è un black out.
Stampo “questa volta con voce un po’ più alta”
Dai, è importante, c’è da ammuccare roba grossa.
Stagnola “spingendo Pietro per farlo allontanare”
Dai Stampo, non rompere quello che non hai, Tempesta a ragione, quando finisce si va ad ammuccare.
Stampo
No, no! Bisogna andare adesso ad ammuccare perché c’è un portafoglio su una seggiola vicino al bancone del bar e per nostra fortuna c’è solo Silvano.
Al suono di quelle parole mi si sono illuminati gli occhi.
Mi dispiace lasciare il video gioco perché è una di quelle partite stregate, dove non sbagli mai, sembri invincibile, ma abituato a uscire con poche lire al giorno, per non parlare di quei giorni senza nemmeno una lira perché sono andato male alle lezioni di scuola, il pensiero di aver trovato un portafoglio mi manda nei pazzi e smetto subito di giocare lasciando schiantare la moto contro un’altra.
Senza dirsi più usciamo dalla stanza dei video giochi pronti per il piano x, con Stagnola alla mia destra e Stampo che ci procede tutti e due, dirigendosi con aria disinvolta al bancone dove c’è solo Silvano che sta finendo di rigovernare le ultime tazzine del caffè e poi oltre a lui, per nostra fortuna c’è solo il vuoto… noi contro di lui.
Io mi guardo un po’ in giro e vedo che alla mia sinistra, vicino al cestello delle patatine c’è la seggiola con appoggiato sopra il portafoglio che diceva Stampo, ma guardandolo bene quello che ho davanti ai miei occhi non è un portafoglio, ma un super portafoglio, è così gonfio che solo a vederlo mi sento ricco.
Mentre Stampo e Stagnola prendono le postazioni, “vanno al bancone a distrarre Silvano” io mi metto a sedere sulla seggiola sopra al portafoglio. “come una gallina quando si mette a covare un uovo”
Stagnola
Sauro, mi dai un bicchiere d’acqua dalla cannella?
Silvano
Non ti sei scordato qualcosa… come si dice?
Stagnola
…per piacere “stronzo “
Silvano
Bravo, tieni il tuo bicchierozzo d’acqua.
Stampo “puntando il dito verso il barrista”
A me per piacere, mi dai due caramelle al limone, quelle dietro di te.
Silvano
Ok!!!
Era arrivato il mio turno, l’adrenalina mi gira per il corpo a velocità della luce, l’unica sensazione che riesco a percepire è quella di essere invaso da milioni di formiche, ma pensare a quello che ho sotto il sedere, niente e nessuno riuscirà a distrarmi dal mio compito.
Il mio compito è aspettare che Silvano si giri per prendere le caramelle di Stampo, poi in un baleno prendere il portafoglio che sto covando e metterlo nella tasca posteriore dei pantaloni… e così ho fatto… con una velocità supersonica che anche i miei due compari non se ne sono accorti. Ma proprio nell’istante che tolgo le mani dalla tasca, Silvano si gira verso di me e mi dice:
Silvano
Simo, vieni qua.
Tempesta “avvicinandomi al bancone”
Perché? “maremma bucaiola, il vecchio m’ha visto “
Silvano
Non vuoi nulla? Offro io.
Tempesta
No, grazie.
Il cuore va a mille perché pensavo che m’avesse visto prendere il portafoglio, invece nulla.
Tutto sta filando liscio come l’olio.
Silvano
Dai, questo è il tuo giorno fortunato, una proposta così non te la rifaccio mai più.
Tempesta “facendogli l’occhiolino”
Mi sento già abbastanza fortunato per oggi.
Non potevo più stare davanti al bancone a parlare con Silvano con un portafoglio in tasca che non è il mio. Poteva arrivare il proprietario da un momento all’altro e io ci avrei fatto una figura di merda, per non parlare dei miei genitori, se scoprissero quello che sto facendo mi riempirebbero di manate “farebbero pure bene”.
L’unica cosa che ora voglio è uscire da questo dannato bar, andare in un posto sicuro ad aprire questo portafoglio e vedere quanti soldi ci sono dentro, così girandomi verso i miei compari cerco di cambiare discorso.
Tempesta
Perché non si va a vedere chi c’è ai giardini, se puta caso ci sono gli altri si gioca un po’ a nascondino sulla neve o addirittura si fa una guerra a pallate di neve.
Stampo
Io ci sto, te Stagnola?
Stagnola
Ok.
Detto ciò si saluta Silvano e si esce, ma tutto ad un tratto si sente ancora quella voce, che da qualche minuto a questa parte è diventata insopportabile… Silvano che ci chiama:
Silvano
Ragazzi, mi raccomando, state attenti perché con la neve è facile scivolare e farsi male al sedere è un secondo.
Stampo
“mettendosi la mano sulla testa come fanno i militari quando sono sugli attenti”
Un’ ti preoccupare.
… e via fuori dal bar come il vento.
Una volta fuori ci siamo messi a correre verso i giardini. Io intanto mi giro per vedere se qualcuno ci stesse inseguendo, tipo il proprietario del portafoglio, ma dietro di noi non c’è nessuno, e a quel punto, dalla contentezza mi son messo ad urlare come un tifoso allo stadio mentre segue la sua squadra del cuore.
Tempesta
Siamo ricchi, siamo ricchi, siamo gli ammuccatori più forti del mondo.
Stampo
È vero, siamo troppo forti.
Nel fra tempo Stagnola si ferma e dice:
Stagnola
Dai! Ora che abbiamo preso il portafoglio andiamo ai giardini così si guarda quanti soldi ci sono e si dividono ?!
Stampo
Ok.
L’idea andava bene pure a me, perché ero curioso di vedere quanto c’era nel portafoglio, ma…
Tempesta
Ragazzi aspettate, non possiamo andare ai giardini, rischiamo di beccare qualcuno.
Metti caso che gli altri siano davvero li, poi bisogna dividere i soldi anche con loro, bisogna andare dove non c’è nessuno.
Sono appena passate le 16: 47 e bisogna trovare un posto dove non c’è nessuno, nemmeno per sbaglio ci deve passare, e io conosco solo un posto dove non c’è nessuno… nemmeno per sbaglio.
Tempesta
Perché non si va alla casa morta?
La casa morta è un rudere abbandonato, in un piccolo boschetto che per arrivarci c’è solo un sentiero pieno di cespugli pieni di spine di ogni tipo e di alberi enormi.
Alla casa non siamo mai arrivati. Solamente un paio di volte siamo riusciti ad intravederla, ma siamo sempre scappati via dalla paura.
Un tempo avevamo deciso di entrarci, perché ci avevano detto che là dentro si celava qualcosa di mostruoso, ma nessuno sapeva cosa, perché avevano tutti paura ad entrarci e nessuno c’è mai andato. “Per quanto ne so io “.
Le poche volte che ci siamo avvicinati noi non c’è mai successo niente, tranne l’ultima volta, che mi son sentito chiamare e quando mi son girato nella direzione da cui proveniva la voce… non c’era nessuno.
Stagnola “con voce più alta del suo solito”
No! Te sei tutto grullo, ti sei già scordato quello che ci è successo l’ultima volta che ci siamo andati?
Tempesta
Certo che me lo ricordo, ma son sicuro che è stato tutto frutto della nostra immaginazione.
Stagnola
Ma quale immaginazione, l’abbiamo sentita tutti e tre quella maledetta voce di merda quel giorno. Tempesta dammi retta, non ci andiamo li, quel posto è pieno di fantasmi, io sceglierei un altro posto.
Stagnola non aveva tutti i torti, quel posto metteva paura anche a me, ma pur di dividere i soldi senza farmi vedere da nessuno ero disposto ad andare da qualsiasi parte, pure alla casa morta.
Stampo
Dai Stagnola non fare il caca sotto, non c’è nessuno li.
Stagnola va su tutte le furie, per qualche secondo ho pensato che lo volesse picchiare.
Stagnola “a voce alta”
Ehi testa di minchia, io non sono un caca sotto, anzi sai cosa vi dico, per me si può andare pure in quel posto del cavolo, ma se succede qualcosa non mi venite a dire che non ve lo avevo detto perché se no si fa a cazzotti… e non sto scherzando.
Così prima che qualcuno ci ripensasse…
Tempesta
Okay, andiamo.
Una volta presa la decisione ci si mette in cammino verso la casa morta. A me il solo pensiero di andarci, con il rischio di risentire quella voce maledetta. mi faceva venire i brividi su tutto il corpo.
Dalla paura mi comincia a far male la pancia, sento come se una mano mi si fosse infilata nello stomaco e afferrando le budella le facesse girare come una trottola… ho la sensazione di dover vomitare da un momento all’altro, però non devo dire nulla perché se no questi due mi prendono in giro per tutta la vita.
Dopo circa 15 minuti di cammino si arriva all’inizio del sentiero che porta alla casa morta.
Il sentiero si presenta al buio un po’ perché si stava facendo tardi e la luce del giorno era sempre più debole e un po’ perché il sentiero è talmente fitto d’alberi che non riuscivano a far filtrare nemmeno qualche misero raggio di luce.
Le punte degli alberi si spostano da destra verso sinistra come se fossero cullati dal vento, facendo cascare quel poco di neve che si era formata sopra, ma la cosa strana era che in quel momento non tirava vento.
Gli alberi sembrano vivi, alcuni di questi alberi fanno pure paura perché assomigliano a dei mostri con denti lunghissimi e i rami assomigliano a braccia lunghissime che al posto delle foglie hanno coltelli.
Giunti davanti al sentiero, notai subito una cosa, una cosa da non credere, ma era proprio così. Quello che ora vedevo non era il sentiero dell’altra volta, questo sentiero dopo pochi metri gira verso destra, dietro ad un grosso albero; invece ricordo benissimo che l’ultima volta che siamo venuti il sentiero girava verso sinistra.
Mi sento come se fossi appena sceso dalle montagne russe, tutto sotto sopra, tutto scassato.
Tempesta
Raga… vi devo dire una cosa?
Stagnola “senza togliere lo sguardo dal sentiero”
Non mi dire che ti scappa da pisciare proprio ora perché non penso che sia né il caso e né il posto giusto per farlo.
Tempesta
Te tu sei il solito stronzo… non voglio dire una cazzata, ma il sentiero l’ultima volta che siamo venuti, non girava a sinistra?
Stagnola “girandosi verso tempesta”
Boo!!!
Tempesta
Lo vedi che ho ragione a dirti che sei uno stronzo, non ti ricordi mai niente.
Stagnola sentendosi preso in giro si arrabbia e si avvicina a me con uno sguardo che non avevo mai visto, poi prendendomi per i capelli mi dice:
Stagnola
Ci scommetti quello che c’è nel portafoglio che ti metto le mani addosso?
Io non me l’aspettavo una reazione così violenta, anche perché mi sarebbe bastato dargli uno schiaffo e si sarebbe messo da parte come tutte le volte, ma ora mi aveva messo paura, i suoi occhi erano pieni di rabbia, ma non capivo perché… “e se anche lui fosse cambiato come è cambiato il sentiero? E se questo posto è davvero maledetto? Questo posto mi sta davvero mettendo i brividi.”
Stampo
Finitela di litigare, Tempesta non si sbaglia, l’ultima volta che siamo venuti qui non era così il sentiero.
Stagnola
Oh! A me m’avete rotto con le vostre stronzate.
Tempesta prendi il portafoglio e si dividono i soldi… subito!
Tempesta
Ok.
Stampo non dice nulla, fa solamente un gesto con la testa in su e giù per dire che è d’accordo con noi, tutto questo senza mai togliere lo sguardo dal sentiero.
Senza pensarci due volte io prendo il portafoglio che tengo in tasca dietro e lo metto in mezzo a noi, che senza farlo a posta ci siamo messi uno di fronte all’altro, formando un triangolo. Il portafoglio è grandissimo e già prima di aprirlo intravedo dei fogli da 10.000 lire che escono dalla fodera… lo apro e:
Tempesta
uhauu! Il portafoglio è davvero pieno di soldi, ci sono tantissimi fogli da 10.000 lire, ci sono pure 3 fogli da 50.000 lire!
Sono tutti nuovissimi, ben colorati senza nemmeno una grinza, come se fossero usciti adesso dalla banca.
Sono al settimo cielo, mi sento come un pirata quando dopo anni di ricerche trova il tesoro nell’isola perduta. “siamo diventati ricchi”.
Stando attento a dividere i soldi in parti uguali e a non fregarsi i soldi l’uno con l’altro si arriva a fare le somme del bottino, arrivando ad una somma di 110.000 lire a cranio.
Non abituato a vedere tanti soldi tutti insieme incomincio a saltare come un pazzo e a vedere le espressioni di Stampo e Stagnola, mi sa che pure loro non avevano mai visto tutti quei soldi tutti insieme, addirittura Stampo ad un certo punto mi salta sulle spalle e incomincia a tirarmi le orecchie come se stessi festeggiando il compleanno.
Stampo
Questo è l’ammucco più bello del mondo
Da dentro il sentiero:
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Bravi, bravi!
Io e Stampo ci si gira verso Stagnola perché si pensava che fosse stato lui a parlare, ma Stagnola nello stesso tempo stava guardando dei cespugli dentro il boschetto del sentiero.
Stagnola
Ragazzi, avete sentito, quest’era la voce che abbiamo sentito l’ultima volta che siamo venuti qua… andiamo via, questo posto non mi piace proprio più.
Io metto subito i soldi nella tasca destra del mio giubbotto, mentre il portafoglio che tengo nella mano sinistra cerco di metterlo nella tasca posteriore dei miei pantaloni, ma dalla paura che ho non riesco a trovarla, sto tremando così tanto che l’unica cosa che riesco a fare è tenerlo in mano e per fortuna senza farlo cascare, poi con passo veloce si prende la strada per uscire da questo sentiero maledetto, ma alle nostre spalle la voce si ripete un’altra volta seguita da un ghigno e un battere di mani.
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Bravi ragazzi, siete stati molto abili a rubare il portafoglio senza che nessuno vi veda, perché non venite un po’ qui dentro al sentiero, almeno si sta un po’ insieme.
Anche se impauriti da quella voce sconosciuta, ci si gira verso il sentiero per vedere se si riesce a notare chi fosse questa persona, ma anche questa volta come per magia il sentiero ha cambiato ancora per una volta direzione.
Questa volta il sentiero va a diritto e si perde in una nuvola di nebbia, è proprio da lì che esce quella dannata voce orribile, quella voce roca, come se quella persona “o cosa “ che stesse parlando avesse la bocca piena di terra.
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Vi ucciderò tutti, tutti i vostri amici me li mangerò… sapete, i bambini come voi hanno la carne così tenera che quando la mordi il sangue schizza via per metri.
Dopo una pausa di due secondi quella orribile voce torna a farsi sentire.
Non so se ve ne siete accorti, ma il vostro amico Elvis il bello non c’era oggi a scuola, vero? Lo ucciso io, l’ho mangiato perché suo padre ha la chiave per liberare i miei schiavi dal mondo dei morti. La cosa buffa è che non lo sa nemmeno lui d’averla, così se non me la da di sua spontanea volontà mi dovrò mangiare pure lui.
Tempesta “con voce tremolante dalla paura”
Ma chi cazzo sei? Fatti vedere se hai il coraggio?
Qualunque cosa era, a me faceva paura e di vederlo non mi interessava più di tanto, ma l’unica cosa che ancora non riesco a capire come può sapere il nome in codice di Elvis, solo noi della banda sappiamo che Elvis si chiama il Bello, ma per di più come faceva a sapere che oggi non era a scuola.
Tempesta
Te sei solamente uno che si diverte a impaurire la gente.
Ora in lontananza si riesce ad intravedere qualcosa, è quel qualcosa è la sagoma di una persona, ma la cosa strana è che quel corpo è infuocato… si, e di colore rosso fuoco, con capelli e occhi bianchi, non ci volevo credere, ma a me viene in mente solo una persona con quelle caratteristiche… il Diavolo.
Poi, tutto ad un tratto, mentre cerco di focalizzare bene la sagoma che sta a una quindicina di metri da noi, vedo un oggetto che viene verso di me, sembra una biglia, ma viene così forte che non ho nemmeno il tempo di vedere cosa fosse e nemmeno di scansarla.
Mi colpisce sui pantaloni all’altezza del ginocchio sporcandomeli un po’.
Tempesta
Guarda che non ci fai paura se ci tiri addosso un po’ di terra.
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Vedi Tempesta…
Tempesta
Come fai a sapere il mio nome in codice? Chi sei?
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Sono esattamente quello che stai pensando.
Stampo impaurito mi guarda e mi chiede:
Stampo
Tempesta, a chi cazzo stai pensando?
Tempesta
Al Diavolo…
I volti di Stampo e di Stagnola sono cambiati, sono pallidi, sembrano dei fantasmi e di sicuro lo ero diventato anch’io. “è già tanto che non mi sono pisciato addosso”.
Diavolo
Bravo Simo… in ogni modo, ti volevo fare notare una cosa, quello che ti ho tirato non è terra, ma è l’unica cosa che è rimasta intatta del tuo amico Elvis dopo che è venuto a trovarmi.
“pausa di due secondi”
Dovevi sentire come piangeva, a tal punto che per farlo smettere gli ho dovuto infilare un pezzo di legno in bocca e prenderlo a pugni fino a quando il legno non gli è uscito dal collo… tutto sommato però come carne è abbastanza buona, e molto tenera, per non parlare dei suoi organi, si scioglievano in bocca.
Io non credo alle mie orecchie, mi sembra tutto assurdo, anzi, è tutto assurdo, perché queste sono cose che esistono solamente nei film o al massimo nei libri… no, tutto questo è impossibile, ma nello stesso tempo Stampo blatera qualcosa:
Stampo
Simo, guarda, guarda li? C’è un occhio in terra.
Quel bastardo ti ha tirato davvero un occhio addosso, guarda, c’è del sangue ancora addosso e il colore della pupilla è uguale… è uguale agli occhi di Elvis.
Abbasso lo sguardo in terra con la speranza che Stampo mi stesse dicendo una cavolata delle sue, invece no, in terra c’è davvero un maledetto occhio di colore simile agli occhi di Elvis, celeste. Ci sono ancora tutti i nervi sporchi di sangue attaccati ad esso.
Tempesta “parlando verso il Diavolo”
Non c’è verso, questo non è di Elvis, questo è di un cane o di un altro animale che ti sei divertito ad ammazzare… Elvis non ci sarebbe mai venuto là dentro.
Diavolo
Vedi Tempesta, lo sai anche te che Elvis ha un debole per le donne, mi è bastato chiamarlo con una voce da donna, promettergli qualcosa di piacevole e il gioco è fatto.
Perché non venite qui così lo salutate, anche perché se non venite ora ci sta che non lo trovate più, sai i bachi e altri insetti del genere lo stanno mangiando piano, piano… e poi dopo un po’ puzza.
Stagnola rivolgendosi a me e a Stampo
Stagnola
Via, via, scappiamo, questo è un maniaco, ci ammazza a tutti… scappiamo.
Preso dalla paura getto via il portafoglio che ancora tengo in mano. Nell’attimo in cui getto il portafoglio sento che nel taschino degli spiccioli c’è qualcosa, ma in questo momento degli spiccioli non so davvero cosa farmene, mi vien da pensare solo ad una cosa, solo a scappare via con i miei amici senza avere il coraggio di voltarmi indietro.
Usciti dal sentiero, si arriva nelle stradine innevate di Signer e la gente che ci guarda correre così per le strade di sicuro si domanda “come sono vivaci quei ragazzi”, ma la verità è un’altra, noi si sta scappando dal Diavolo o quello che era.
Non avevo mai corso così tanto in tutta la mia vita, nemmeno quando il giornalaio mi rincorse perché mi beccò a rubagli un giornalino porno. Comunque questa volta non ce la facevo più, il cuore me lo sentivo battere in gola a mille all’ora.
Sembrava mi dovesse scoppiare da un momento all’altro, così mi fermo.
Ormai s’era già abbastanza lontani dalla casa morta e da quell’essere che diceva di aver ucciso il mio amico Elvis.
“É impossibile, Elvis di sicuro è a casa malato e se non è malato sarà al bar insieme agli altri”.
Tempesta
Oh… raga… io non ce la fo più…
S’era arrivati vicino al bar del Prete quando abbiamo smesso di correre, mancava ancora una curva … ma proprio da dietro quella curva si sentono dei passi che vengono verso di noi. Stagnola, essendo quello più vicino alla curva perché corre più veloce di tutti e accorgendosi pure lui di quei passi, prova ad arrestare la sua corsa, ma il suo indietreggiamento non basta, e si scontra con un uomo alto circa un metro e novanta, con addosso vestiti di colore nero… è il signor Jack. “per fortuna, pensavo che era il Diavolo”
Jack avrà più o meno una quarantina di anni.
Anche se è molto alto non ha una buona corporatura, peserà più o meno una settantina di chili, e per la sua altezza sono un po’ pochi.
In testa porta sempre un cappello di colore nero calcato fino a sopra le orecchie, ma dai lati si vedono uscire i suoi capelli neri.
Stagnola dalla botta fa una capriola all’indietro e sbatte prima il sedere e poi la schiena, ma per fortuna senza farsi male, ed invece il babbo di Elvis rimane in piedi come se non fosse successo niente. Il signor Jack guarda Stagnola in terra con un piccolo sorriso sulle labbra, poi stende una mano e invita Stagnola a rialzarsi.
Jack
Scusate, ma voi siete gli amici di mio figlio Elvis?
Stampo
Si, siamo amici suoi.
Ma Elvis è a casa malato, è tutto il giorno che non si vede.
Jack
Manca a casa da ieri sera…
Ora la faccenda si faceva pesante, mi tornano in mente le parole del diavolo “Elvis è morto” e l’occhio che poco fa m’era arrivato addosso, è del solito colore di quelli del signor Jack. Poi anche il fatto che manchi da ieri sera; come faceva il diavolo a saperlo?
E se tutto questo fosse vero? Elvis è morto e il su’ babbo non lo sa…
Jack
Pensavo che fosse andato dai nonni, ma non c’è nemmeno li. Voi per caso l’avete visto?
Tempesta “rivolgendo lo sguardo a Stagnola e Stampo”
No,non abbiamo idea di dove sia. “ma dentro di me mi vien da pensare che Elvis sia morto davvero”
Jack
Allora scusatemi, ma devo andare via, vado dai carabinieri perché Elvis deve essere scappato con il mio portafoglio, o se no peggio ancora, devo averlo perso oggi pomeriggio, ma intanto è inutile che ve lo dico a fare a voi, non siete mica maghi e me lo fate riapparire?
Stampo
Se ero un mago mi divertivo a farli sparire!!!
Jack “dandogli un pizzicotto sulla guancia”