Victor Català e Grazia Deledda
DAL POPOLO CATALANO E DAL POPOLO SARDO, DUE VOCI FEMMINILI PER TUTTA L'UMANITÁ
di Neria De Giovanni
A ottanta anni dal conferimento del Premio Nobel per la letteratura e a settanta dalla morte, finalmente Grazia Deledda ha raggiunto il suo obiettivo, fare conoscere il suo popolo e la sua Isola a tutto il mondo.
Partita da Nuoro per seguire il marito, soffocata da un clima culturale che non le era favorevole in quanto donna che sfuggiva agli schemi preordinati della società barbaricina, la Deledda è adesso tradotta in decine e decine di lingue, unica italiana tra le dieci scrittrici in tutto il mondo ad aver ottenuto il prestigioso premio svedese. Ma la sua grande forza sta nell'aver pensato "universale" senza tradire il "locale", indicando una strada oltremodo importante oggi, quella dell'orgoglio identitario che non si arrocca né si oppone violentemente alle altre identità, ma si confronta e si arricchisce nella reciproca conoscenza del "diverso".
La globalizzazione dei mercati, della comunicazione, della vita quotidiana non schiaccerà la cultura antropologica che ci fa diversi e preziosi se, come la Deledda, riusciremo a salvare nel nostro cuore l'orgoglio dell'appartenenza parlando comunque con tutti i popoli, con tutte le culture, ad iniziare con le tante diversità che la nostra Italia ancora preserva.
In oltre trenta romanzi pubblicati dalla scrittrice sarda, circa un terzo è ambientato nelle terre del Continente che la Deledda conobbe dopo il suo trasferimento a Roma: l'amata Cervia, sulla costa romagnola, dove trascorse numerose estati, la bassa padana con Viadana e Cicognara, paesi d'origine del marito Palmiro Madesani, la stessa Roma, capitale agognata e tentacolare.
In questi romanzi "italiani" di Grazia Deledda lo scavo psicologico e la conoscenza dell'animo umano, non prescinde da una "sardità" che non è tradita ma rappresenta sempre il punto di osservazione privilegiato per l'analisi di situazioni socioculturali apparentemente lontane dalla natìa Sardegna ed invece rese comprensibili proprio nel rapporto/confronto con essa.
Grazia Deledda si scopre anche non isolata nella sua lotta Contro l'emarginazione della donna scrittrice, ma "sorella" di altre intellettuali che, in altri Paesi, hanno affrontato le medesime difficoltà prima del successo e del pieno riconoscimento dei meriti letterari. Una delle più grandi narratrici catalane, Victor Català, nata più o meno negli anni della Deledda, in una realtà rurale all'interno della Spagna molto simile a quella della Barbagia sarda, ha nella sua biografia e nella sua opera molti tratti che l'accomunano a Grazia Deledda. Questo raffronto non vuole essere una pedissequa comparazione tra le due autrici, ma l'occasione dei due anniversari deleddiani ci permette di recuperare una possibile lettura "mediterranea" confrontata all'opera di Victor Català, cui è dedicato tra l'altro uno dei Premi di narrativa più prestigiosi della penisola iberica.
Abbiamo voluto intitolare questo libro, Maschere sotto la luna, perché entrambe le scrittrici usarono lo pseudonimo come una maschera, per proteggersi contro la maldicenza del mondo maschile (e purtroppo anche femminile) contro le donne che osavano uscire dal ruolo imposto loro dalla società rurale. Ma mentre Caterina Albert y Paradis mantenne lo pseudonimo maschile e catalano, Grazia Deledda lasciò agli anni del suo esordio l'uso di numerosi noms de piume.
E poi la luna: elemento magico, femminile, importantissimo nelle descrizioni di scene cruciali e centrali per le scelte delle protagoniste dei libri delle due scrittrici. Grazia Deledda come tutti gli scrittori nati in un'isola, guardava al mare pensando al grande viaggio sperando di arrivare nelle terre oltre il suo litorale.
L'isola che preserva ma imprigiona anche in Deledda suscitò desiderio di fuga, anelito di partenza. Ancora di più è dunque valido e motivato questo confronto ideale, viaggio critico- letterario verso la sponda iberica del Mediterraneo, opposta rispetto al mar Tirreno che Grazia Deledda attraversò nel marzo del 1900, in piroscafo da Cagliari a Napoli per poi viaggiare su Roma, città dove trascorse più della metà della sua vita.
Català e Deledda sono portavoce di due popoli la cui lingua è, nella legislazione e nella cultura europea, una lingua cosiddetta "minoritaria" ma che, come si vede anche soltanto grazie alle due scrittrici, diventa "maggioritaria" per il messaggio universale da essa scaturito. Ed Alghero, isola linguistica nell'Isola linguistica sarda, città catalana di Sardegna, è il luogo ideale per ufficializzare e diffondere questo raffronto "mediterraneo" ed universale. Femminile.