Ottobre 2007
Le interviste di Giallografia
un colloquio con Valerio Varesi
di Morena Fanti
E’ una sera d’estate e dentro la biblioteca fa molto caldo. L’aria è satura d’umidità ma non di tensione. L’argomento è il noir e la letteratura gialla in genere, ma la voce di Valerio Varesi è quanto di più tranquillizzante si possa immaginare. Ogni argomento, anche il più truce come un assassinio, è trattato da Varesi in modo tranquillo e rilassato, quasi elegante, con la serenità che viene dalla conoscenza della materia e dal suo carattere, così riservato e pacato.
La scrittura di Varesi rispecchia questo suo modo di fare, con una scelta di termini e di frasi non usuali al genere noir. Il romanzo poliziesco è spesso associato ad un linguaggio rude e scabro. La scrittura di Valerio Varesi, invece, è più ricca, quasi ricercata, anche se questo non è un termine perfetto, perché di ricercato Valerio non ha nulla. Penso che la sua scrittura sia, invece, molto spontanea, e credo che i termini da lui usati e le frasi che escono dalla sua penna, siano il modo particolare che lui ha di scrivere, siano cioè il suo stile, l’impronta che lo distingue subito dai colleghi scrittori dello stesso genere. Quello stile che è la voce personale di ogni scrittore e che ormai non si trova più tanto spesso. (continua)
Articoli
di Rina Brundu
Nel Paese delle ombre, delle stragi impunite, dei processi mediatici tesi a dimostrare tutto e il contrario di tutto, nel Paese dei colpi proibiti, degli intrighi finanziari, delle mezze verità condite con mille bugie, immagino che questo mio desiderio di provare a raccontarne almeno una di verità, intera, sia in qualche modo giustificato. Soprattutto, immagino che sia il mio essere a sentire il bisogno di farlo!
Scherzi e humour nero a parte, di vero c’è che io debbo molto a don Osvaldo. . (continua)
Una recensione
di Roberto Mistretta
Se ancora non avete scelto il vostro libro per l’estate, vi consigliamo senza indugio questo romanzo-verità da cui è già stata tratta una piece teatrale, scritto da Vincenzo Rabito, contadino semianalfabeta, in quella che fu solo l’ultima delle sue tante battaglie, ovvero lottare con la macchina da scrivere, a corollario di una vita sempre vissuta e strappata coi denti ad un secolo infame. (continua)
Premi letterari
una intervista con Paolo Roversi, (vincitore del IV Premio Camaiore di letteratura gialla)
di Morena Fanti
Paolo Roversi, pur essendo anagraficamente uno ‘scrittore giovane’, ha al suo attivo già diversi libri pubblicati. (continua)
© Rina Brundu Eustace MMVII