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Peppino Marotto: altre voci

di Natalino Piras

Orgosolo Dice  tziu Pipinu Marotto che il libro “Orgosolo ‘68-‘70-Il triennio rivoluzionario” scritto dal compaesano don Pietro Muggianu e pubblicato da Studiostampa nel 1998, non l’ha letto in maniera approfondita. Un libro che comunque lo si guardi, con il distacco dello storico o con la passione del coinvolto, in quei fatti rientra. La stessa “passione di Orgosolo” che tra gli altri, per dire degli stranieri,  ebbe un fervido sostenitore in Edouard Vincent, il viaggiatore francese-barbaricino scomparso agli inizi di questo 2003. 

Seppur organizzato diversamente e con un taglio che si colloca all’opposto dell’idea di Marotto, il libro di don Muggianu narra la stessa storia. Il nucleo fondante è identico a quello che tziu Pipinu esprime con  linguaggio sintetico e insieme narrante. “Riscossa di Orgosolo. Diverse lotte riconducibili a una. Nel 1969 ci fu la proposta statale di fare di Pratobello un poligono di tiro permanente. Inevitabile la rivolta degli orgolesi”.  Di quella rivolta, il libro di don Muggianu rendiconta:  quasi giorno per giorno. Riporta alla luce  documenti d’archivio. Evidenzia le coesioni ma anche le divisioni all’interno, tra gente dello stesso paese.  Ci furono diktat e quasi liste di proscrizione caricate di molta ideologia.

Il libro di don Muggianu mette in copertina un murales dove c’è Lussu e un suo telegramma di solidarietà con la gente di Pratobello. All’interno però contiene anche  una lettera aperta di alcuni  carabinieri in provincia di Nuoro al generale Forlenza, pubblicata su “La Nuova” del 23 novembre 1968. La lettera dei carabinieri parte da una significativa considerazione:  quella di voler  operare in una regione libera e non  in una colonia. A quella lettera  risposero non gli alti vertici ma un gruppo di operai e studenti del Circolo Giovanile di Orgosolo. Che un libro documenti questo e altro sta a significare che non si tratta di un’operazione superficiale. Anche perché c’è una sostanziale concordanza tra comunista e prete.

Fu un tempo, quel sessantotto orgolese, dicono in separata sede ma  quasi a una voce don Muggianu e tziu Pipinu,  in cui Orgosolo, caso più unico che raro,  riuscì a far organizzare insieme i pastori tra di loro.  Non solo poi  il “noi pastori” ma anche  braccianti e pastori, studenti e pastori. Quasi un’utopia, “unu mundu nou”,  un mondo nuovo.

Natalino Piras  
Articolo primariamente apparso su La Nuova Sardegna del 27 Aprile 2003 (pag. 25 - edizione nuorese).

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