Guardare il mondo con l’incanto dei ricordi: un modo per essere ancora bambini
un colloquio con Antonio Nicoletta
di Morena Fanti
Una miriade di pubblicazioni tecniche su inquinamento, combustibili, acque e carburanti.
Una serie infinita di articoli, saggi e presentazioni. Una laurea in chimica e una vita di lavoro nell’industria petrolchimica.
Studi storici, araldica e genealogia. E poi libri e poesie con guizzi nostalgici e romantici.
Una personalità davvero variegata quella di Antonio Nicoletta; una personalità che nasconde ancora tante cose da dire e uno spirito arguto con cui scriverle.
"Ero bambino nel `47" è un originalissimo libro che Antonio Nicoletta scrive sul filo dei ricordi e delle esperienze dell’infanzia. Saggezza, meraviglia, incanti e piccoli desideri, sono i fili che intrecciano i ricordi di Antonio Nicoletta e sono i fili che ci raggiungono in questa che è la nostra vita attuale, spesso carente di sogni possibili perché a volte ci sembrano già tutti esauditi e non rimane spazio per l’incanto.
•
Nel suo libro lei parla di “ricordi che non raccontati muoiono”, come di testimonianze per non perdere le tracce del nostro passato, un rammentarci chi siamo e da dove veniamo. Forse un modo per ricordarci di non dare tutto per scontato e per ritrovare i valori importanti della vita?
Vorrei rispondere con quanto mi scrisse un amico palermitano, avvocato e commediografo, amico ed estimatore di Leonardo Sciascia “Non percorri subito il corridoio dell'interpretazione, se trattasi, cioè, di un diario dei bei ricordi del passato o una confessione all'agro-dolce della crescita di un individuo, che dapprima abbozza e poi prende conoscenza e coscienza delle proprie idee e delle conseguenti azioni che lo condurranno, di passo in passo, verso la strada del suo avvenire, del suo futuro, e via via... fino alla fine!
Io, invece, ho trovato "intuitivamente" una grande, grandissima, incolmabile nostalgia, e non intendo quella nostalgia di un tempo passato, ma di una "nostalgia presente", alimentata costantemente dai ricordi del passato che si susseguono nella mente in maniera ossessiva, martellante, che non lascia spazio ad altri "idonei adattamenti". Nulla è paragonabile alle visioni e ai sapori di quei luoghi e di quei tempi. (E qui la nostalgia ossessiva e patologica di Nicoletta va a braccetto con quella di Leonardo Sciascia, dove in "Le parrocchie di Regalpetra" si richiama ripetutamente e morbosamente alla sua terra d'origine, - Racalmuto, un fazzoletto di terra nell'agrigentino - un paesino di miseria e di miniere di zolfo, dal futuro sempre incerto, che giudica la parte più bella del mondo.)
•
Lo stupore del “bambino Antonio” che guarda ai piccoli avvenimenti di tanti anni fa, ci fa sorridere, ma ci fa anche riflettere: con l’attuale modo di vivere a volte troppo “ricco” e pieno di oggetti inutili, stiamo forse privando i nostri bambini della possibilità di godere delle piccole cose?
Mi piace continuare nel gioco dei riporti. Mi scrisse un’amica romana, poetessa “Nei tuoi capitoli vi si trova, intatta tutta la nostra infanzia, la nostra eroica speranza… I giochi, la fantasia, la creatività, il gusto, il mistero di un tempo che sembra lontano e che si è, al contrario, defilato appena ieri…
Mi sono particolarmente piaciute le descrizioni, dei luoghi, dei negozi, delle case, delle persone, dei cibi, dei vestiti, delle luci e delle ombre del tuo mondo bambino, tanto simile al mio! – Che non si prova malinconia con te, ma si percepisce invece l’incanto e la magia che spesso incatenano a vita chi non è mai riuscito a “guarire”dai suoi primissimi anni.- Chi, anzi, questi li ha consacrati e messi in cornice.- Credo che tutti si possano ritrovare nelle tue pagine, solo che siano rimasti dei puri di cuore;che nostalgia mi ha fatto provare.
•
La società ci coinvolge nel suo desiderio di consumismo e ci spinge ad avere tutto in surplus. Dobbiamo proprio dare ragione ad un proverbio ricordato anche nel libro e che recita: “l’abbunnanza certi voti è pejiu da caristia” (talvolta 1′abbondanza e peggio della carestia)? Che significato hanno queste parole per lei?
•
Questo libro è il racconto della vita quotidiana vista attraverso gli occhi di un bambino vissuto in un periodo in cui si era ancora liberi di giocare in strada, in cui la merenda, se c'era, era composta da pane, olio e zucchero ed in cui, sebbene vi fossero povertà e ristrettezze, vi era anche una grande gioia di vivere e di condividere. E’ un racconto pervaso dalla nostalgia per quelle festa di Natale, di Pasqua occasioni in cui, assieme ai matrimoni e alle domeniche, si indossava il "vestito buono", per quei momenti, insomma, vissuti in compagnia dei parenti più stretti, che per quanto "stretti" formavano comunque una enorme ed allegra tavolata. Sembra quasi di sentire il profumo e di assaporare quei manicaretti da lui così ben descritti, poveri nella sostanza ma buoni e genuini nei valori. Si torna indietro in un tempo in cui le strade appartenevano ancora ai pedoni ed a poche macchine, la messa veniva cantata in latino e ci si sentiva appagati di quello che si aveva giacché non si conosceva altra alternativa.
•
Nell’ultima parte del suo libro “Commiato”, leggo un senso di nostalgia per ciò che avevamo e per chi eravamo. Pensa che la società abbia perso più di quanto ha guadagnato?
•
Penso che la vita in tutte le società è un continuo divenire, il passato ha inconfutabilmente preparato il futuro, che per noi è il presente, ed il presente è delle stesse persone, “in grado di ricordare i preparativi dei nonni che erano costretti a organizzare con largo anticipo un “viaggio” per andare a pregare al santuario di Boca, di Varallo o di Caravaggio, e che sono certi che i figli non avranno difficoltà a programmare una “scappata” nell’universo per visitare la Luna o spingersi su Marte. Sta tutto in un secolo – un centinaio d’anni – ma attraversato dalla velocità della luce.”
•
Leggendo la sua biografia, con Laurea in Chimica e un passato nell’industria petrolifera, ci si stupisce quasi di come si sia evoluto il suo ‘sentire’ fino a forgiare pensieri e parole colorate di romanticismo, come ho trovato anche nelle sue poesie. In quale veste si sente più a suo agio?
Fin da piccolo, come il mio nipotino ora, che ha cinque anni e che mi ricorda e mi fa capire tante cose della mia infanzia, ho vissuto come una schizofrenia culturale che mi faceva sentire parte sia delle curiosità tecnico-scientifiche che delle meraviglie della narrativa, iniziata coi fumetti, e che mi ha consentito già dalle classi dell’avviamento di distinguermi per come parlavo e scrivevo. Attualmente vivo il mio momento da letterato pur sentendomi sempre pronto ad indossare gli abiti da scienziato.
•
Recentemente ho letto un suo articolo: Quel terrificante, osceno, “attimino”, dove lei parla con molta perizia, ma anche in modo ironico e divertente delle storpiature che facciamo alla nostra lingua. A cosa pensa sia dovuto questo dilagare di termini inventati e accomodati ad uso e consumo di chi parla?
Penso che la gente che usa questi termini sia convinta di costruirsi piccoli piedistalli su cui emergere dalla propria povertà lessicale, e finisce col somigliare a quella bambina, che nel tentativo di sembrare più bella, si impiastriccia con rossetto, creme e ombretti della mamma riuscendo solo a raggiungere risultati grotteschi.
Antonio Nicoletta nasce a Crotone il 12 Gennaio del 1941 e qui, nella sua città natale completa gli studi fino alle superiori presso l’Istituto Chimico “G. Donegani” dove si distingue per la sua attitudine a scrivere e diplomandosi perito chimico nel 1959.
Inizia fin da subito una intensa attività di lavoro presso importanti aziende chimiche e di trasformazione senza mai abbandonare gli studi che per lui rappresenteranno l'alimento principale della sua vita professionale e privata.
Consegue a Catania la laurea in chimica, laurea integrata successivamente con importanti abilitazioni e riconoscimenti ufficiali.
Ama profondamente anche le discipline umanistiche e pur tra i numerosi impegni legati alle attività produttive nel settore chimico, dedica tutto il suo tempo libero allo studio della Storia e delle Lettere Antiche e per il suo assiduo, proficuo e riconosciuto impegno gli viene conferita la Laurea Honoris Causa “Doctor of Letters” dall’Università “Nicholas Doubroma” di Santiago (Cile) il 14/10/2000.
Autore di numerosissime memorie tecniche è noto per questo nel mondo dell'industria chimica e meccanica mentre altrettanto doviziosa è la sua produzione letteraria e storica che lo ha reso noto e stimato nel mondo del giornalismo e della cultura umanistica.
La sua poliedricità culturale, tipica peraltro degli studiosi meridionali, gli ha fruttato una notevole quantità di riconoscimenti e premi ufficiali così come altrettanto numerose sono state le onorificenze attribuitegli per i suoi meriti legati all'attività produttiva, sociale e nel mondo della Solidarietà Civile.
Ma l'amore primo di Antonio Nicoletta è sempre stato il SUD.
Tutte le sue opere, le conferenze e le centinaia di interventi presso i media ufficiali hanno sempre avuto un solo unico scopo: promuovere la rinascita culturale ed economica del SUD.
Vive a Floridia dal 1964, è sposato con Lucia ed ha due figlie.
La pubblicazione del libro “Xiridia Dilecta” scritta a quattro mani con Don Bruno Martinez, ha consentito al Comune di Floridia di adottare lo stemma che attualmente lo contraddistingue
Di seguito ha scritto “E furono detti briganti” Ed. Romeo – 2000 ,
“E furono detti briganti – Mito e realtà della conquista del Sud. Parte II” Ed. Il Cerchio – 2001, “Cavalleria ed ordini cavallereschi” – edizioni C.S.B.- 2003,
“Meriggio d’estate” – Edizioni Shalom 2005
“Ero bambino nel ’47” edizioni Morrone SR 2006.
Le sue poesie compaiono in:
Sentimento d’insieme, a cura di Giuseppe Desideri – edizioni Napoli è – 1999
Antologia del premio letterario Vittorio Tolasi – Città di Orzinuovi 1999 – Collana le schegge
Periferie dell’anima – a cura di Raimondo Venturiello – Ed. Pagine – 2003
Poesie italiane – a cura Lions Club Velletri Host-Colli Albani – Aletti editore 2006
4° classificato al 2° premio di poesia Kiwanis – Capo d’Orlando – 2003
1° classificato al I° premio nazionale “Totus tuus” sezione poesia inedita – Patti 2006
Menzione speciale per la poesia edita con il volume “Meriggio d’estate” al II° premio nazionale “Totus tuus”– Patti 2007
E’ inserito come scrittore e come poeta nell’ “Antologia degli scrittori calabresi” – ed. C.S.B.
Attualmente collabora come giornalista con alcune testate di stampa locali e con alcuni giornali on-line.