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TERZA PAGINA WORLD
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L’ipertesto Internet, lo scrittore, la scrittura ed il segno… editoriale.
Benvenuta Terza Pagina Edizioni!

un saggio breve di Rina Brundu

Non ho mai fatto mistero della mia passione per Internet. In diversi momenti, ho anche tentato di mettere nero su bianco, vedi il trittico Fenomenologia della Rete, i miei pensieri rispetto alle dinamiche che governano un tale universo parallelo. Di sicuro, il lavoro fatto sino a questo momento è ben lontano dal potersi considerare un lavoro esaustivo. Come dissi in altra occasione, maggiore impegno sarebbe necessario per portare avanti una indagine a 360° che metta in luce le infinite possibilità offerte da una simile dimensione altra!

Naturalmente, quando parlo di “infinite possibilità” guardo, soprattutto, alle molteplici occasioni che la world wide web mette a disposizione dello scrittore. La Rete, a differenza della televisione e di altri mezzi di comunicazione più o meno chiassosi è, infatti (o dovrebbe essere), il felice porto d’approdo di ogni anima afflitta da preoccupazioni editoriali.

Sempre in un articolo precedente, rimarcavo come “per ogni webmaster (autore?), il suo sito (lett. luogo, località) diventa automaticamente un luogo-che –è-casa! Di più: per certi aspetti può diventare la vera abitazione della sua anima, senz’altro la sola dimensione “incarnata” (...) dove la stessa può esprimersi in maniera compiuta”. Tuttavia, leggendo e rileggendo, mi rendo conto che il discorso necessita di essere ulteriormente sviluppato.

Sebbene io ritenga queste speculazioni, se non ingenue, assolutamente superflue, in quanto assiomatiche, mi rendo pure conto che l’intero affaire potrebbe risultare criptico per i tanti. Perché il-suo-sito dovrebbe venire considerato la vera casa dell’anima di uno scrittore? Per la semplice ragione che, nella sua capacità di diventare ipertesto (che, nello specifico, denota, non tanto una struttura informativa che attraverso il testo ed i collegamenti ipertestuali crea una rete di canali che moltiplicano i percorsi di lettura, quanto piuttosto un vero e proprio super-testo, super-contesto o, in definitiva, una sorta di moderno agorà virtuale), detto fatto, si trasforma pure nell’unico mezzo moralmente lecito che sia mai stato messo a disposizione degli scrittori per vivere oltre il testo!

Naturalmente, capisco bene che  una simile affermazione potrebbe non risultare a popular one, ma ciò non cambia la portata della stessa (fermo restando che a ben guardare si tratta dell’ennesima considerazione superflua!). L’idea che l’essenza-scrittura, e quindi l’anima-che-scrive, e quindi (soprattutto) il corpo-che-scrive debba essere, per sua natura, confinato dietro (neppure dentro, ma dietro!) il testo prodotto, non è sicuramente facile da digerire per molti “operatori di settore” arrivati, o meno.

Penso di poter fare questa affermazione con cognizione di causa! Nei tre anni di lavoro svolto con la rivista online Terza Pagina World, ne ho viste e sentite tante ma, soprattutto, mi sono resa conto che la prima preoccupazione dello scrittore (o pseudo tale) dei giorni nostri é, in verità, solo quella di apparire! Oltre il testo, appunto! Tuttavia, ancora oggi non mi riesce di capire come, dopo avere affidato il suo messaggio in bottiglia alle pagine di un libro, l’essenza-scrittura abbia ancora bisogna di farsi vedere organizzando presentazioni (che nella maggior parte dei casi si trasformano in una sorta di pièce teatrale, tante sono le volte in cui sono state provate e ri-provate, domande all’autore incluse!!), frequentando feste e ricevimenti come una sorta di velina letteraria pronta ad andare a letto con Tizio e Caio pur di capitalizzare sul momento!

Intendiamoci bene, io non nego la necessità dell’ego di mostrarsi! Al contrario, penso che la soddisfazione dell'ego sia una componente importantissima dell’essere, del sentirsi scrittori. Credo infatti, che sia proprio il desidero di emergere, di realizzare il sogno, il vero bastone che sostiene l’anima nei momenti di black-out e di dubbio (ed ogni professionista sa che gli stessi possono presentarsi anche a giorni alterni!). Detto questo però, non riesco a comprendere come, anche quando la tecnologia mette a disposizione strumenti fino ad ora impensati per rendere felice l’anima che scrive, e quindi per premiare l’ego, muovendo lecitamente oltre il testo, questi stessi strumenti vengano, se non ignorati, sicuramente sottovalutati a vantaggio delle feste e dei festini di cui sopra e il cui valore ipertestuale aggiunto è sicuramente uguale allo zero. Se non sotto.

Questo accade ancora oggi (soprattutto nel Bel Paese!), con Internet, il quale è visto come un approdo editoriale di seconda qualità dall’autore affermato e, come una trappola elettronica senza via di uscita, dall’aspirante scrittore che (appunto!)… aspira a ben altro! Niente di più sbagliato: tecnicamente, moralmente e anche da una mera prospettiva di marketing! Da un punto di vista tecnico infatti la Rete è il futuro! Vox populi, di nuovo! Non aggiungo altro perché una investigazione di simili possibilità esula dallo scopo di questo articolo. Per quanto riguarda le opportunità comunicazionali (e se si vuole anche di commercializzazione) dentro un mondo senza confini, credo che anche un orbo dotato di un minimo senso delle cose, facendo mente locale, non tarderebbe troppo a rendersi conto delle allettanti prospettive, ovvero, di quelle stesse prospettive che stanno portando molti editori americani a contemplare una possibile esistenza futura delle loro pubblicazioni SOLO E SOLTANTO nella dimensione virtuale.

Preferisco soffermarmi sulla questione morale che ho appena citato.
Dicevo dunque di come, in realtà, la Rete si sia già trasformata nell’unico “mezzo moralmente lecito che sia mai stato messo a disposizione dello scrittore per vivere oltre il testo!”.  Ripeto e confermo: la Rete, come nessun’altro media permette a chi vive (in senso lato) di scrittura di continuare ad essere, a “mostrarsi”, ad “esistere” in maniera assolutamente lecita rispetto al suo status ideale (i.e. ovvero rispetto alla sua necessità di esistere solo dietro la scrittura, e quindi come energia che basta a malapena a tenere in vita i personaggi creati!). Questo accade perché ad incastrarsi tra le sue maglie è solo e sempre l’anima, nient’altro che l’anima! Detto terra terra, se io avessi pubblicato un saggio (il testo) trattante le stesse tematiche che sto esplorando con questo mio articolo online (l’ipertesto), nulla e nessuno potrebbe, con fondate ragioni, obiettare che io stia tradendo un’ideale deontologia professionale che mi vorrebbe, anche fisicamente, soprattutto fisicamente, “dietro la mia scrittura”. Io sono infatti, in questo momento, la stessa anima nuda che ogni lettore avrebbe potuto leggere se avesse acquistato il mio saggio in libreria! Nulla di più, nulla di meno!

Diverso sarebbe stato il caso in cui, avendo pubblicato un saggio che tratta di queste tematiche, io mi affannassi ad organizzare presentazioni, interviste e a partecipare a dibattiti televisivi per raccontare, che cosa? Che ho scritto un saggio? Dubito fortemente che una simile attività possa dare un valore aggiunto superiore a quello che può dare la scrittura, e la relativa pubblicazione online, di un segmento ipertestuale che elabora, conforta e sviluppa le tesi esposte dentro l'involucro cartaceo!

Il discorso, ovviamente, potrebbe essere portato avanti a lungo e con una analisi molto più complessa delle mere, semplicistiche evidenze che ho riportato in questo contesto. Tuttavia, anche simili investigazioni esulerebbero dal compito che mi sono prefissa di trattare con questo articolo. Tale compito, infatti, fondamentalmente resta quello di esplorare le possibilità scritturali e virtuali della Rete al solo scopo di verificare se Internet, e quindi la pubblicazione online, possa e debba diventare il vero editore di riferimento di ogni scrittore che si rispetti.  Di ogni vero scrittore!

Nonostante l'apologia appena prodotta, io dico comunque no! Per motivazioni diverse. In primo luogo, per le stesse ragioni che riportai, a suo tempo, nel Manifesto di Terza Pagina, ovvero perché "è proprio l’estrema tolleranza editoriale ad impedire che queste proposizioni creative interconnesse si manifestino come movimento culturale tout court: mancano i maestri, mancano le regole, mancano i limiti identificativi ma, soprattutto, manca la necessaria diligenza stilistica che, sola, può portare ad esprimere un’arte comunque degna..". Ancora, perché Internet può creare fenomeni pericolosi come le stesse esternazioni di chi scrive (che ti verrebbe voglia di sbattere la testa al muro - ma, non la tua!) o, peggio ancora, può propinarci "miracoli" di para-letteratura (che, appunto, pare letteratura!) insieme ad un numero esagerato di patronising artists/authors (attenti ai false friends della lingua inglese!) nobilitati da premi, premietti e concorsi vari.

Si possono addurre però anche giustificazioni più serie per dimostrare come una tale soluzione possa non essere il traguardo futuro ideale! Basta infatti pensare che, come l’anima che ha necessità di incarnarsi per vivere l’intensità delle sue esperienze, allo stesso modo, un testo possibile (i.e. una possibilità di scrittura), diventa segno, e quindi elemento riconoscibile e interpretabile dai più, solo acquistando una sua realtà oggettiva, solo trasformandosi in… libro. Non mi riesce di distinguere se questa potenzialità sia figlia di una nostra miseria, o di un nostro privilegio… ma, non vi sono dubbi che, ogni produzione dell'essenza-anima, trova una sua diversa “realizzazione” (non si tratta di verità assoluta!), ovvero regala una gioia indiscutibilmente nuova, nel suo diventare elemento cartaceo, colorato, profumato, proprio come lo spirito di un vecchio saggio trova novella felicità nell'impossessarsi del corpo giovane di un bambino.

A ben guardare…. si tratta dunque di un percorso… un percorso creativo che riflette un percorso di vita. Per estensione, si può quindi affermare che l’editoria virtuale necessita di una maggiore interrelazione con l’editoria tradizionale, proprio come il nostro corpo necessita del quotidiano filo diretto con la sua essenza-anima. Rispetto a queste tematiche, non si può negare che un vero e proprio percorso di vita sia stato anche quello del magazine online Terza Pagina World, il quale, in virtù di quelle appena esposte, ma sicuramente anche di altre considerazioni, ha fatto, in questi giorni, un salto di qualità importante diventando una vera e propria casa editrice, ovvero Terza Pagina Edizioni.

Benvenuta Terza Pagina Edizioni, dunque! Il nostro miglior augurio credo sia che tu possa crescere per vedere realizzati, sul piano factual, gli stessi target virtuali di cui si è discusso fino a questo momento. Non è infatti un caso che Terza Pagina Edizioni manterrà, nei suoi dealings, la stessa, “severa” impostazione mentale che, nel bene e nel male, ci ha sempre caratterizzati. E’ importante precisare, infatti, che la nascita di questo nuovo segmento non determinerà alcuna modifica di sorta nella "linea editoriale animata" di Terza Pagina World, il qual magazine continuerà a restare la casa dell’anima dei molti. Perciò, anche dei molti altri operatori editoriali che l’hanno sempre frequentata e hanno sempre avuto la possibilità di presentare il loro lavoro tra le sue pagine.

Per quanto riguarda Terza Pagina Edizioni, come in ogni progetto di grande respiro che si rispetti, il camminare non potrà che essere lento all’inizio. Tuttavia, noi siamo certi che sarà proprio ogni nuovo, piccolo passo a darci coscienza del lungo viaggio che ci attende e a confortarci di conseguenza. Di sicuro, il nuovo editore guarderà con entusiasmo ad ogni traguardo, così come alla bontà dell’esperienza necessaria per raggiungerlo. La qualità delle pubblicazioni sarà dunque la conditio sine qua non per esserci, sia che si tratti di grande letteratura, di poesia, di saggistica, ma anche di testi destinati ad intrattenere adulti e/o ragazzi.

Un lavoro per cui non basterebbe una vita! La gioia nel portarlo avanti nasce proprio dalla speranza che sarà effettivamente così.


Rina Brundu Eustace ©
Dublino, Settembre 2007.

Cultura: l'urlo degli uomini in faccia al loro destino.
(Albert Camus)
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