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San Basilio Magno: cultura e tradizione
alla festa d’Ogliastra


Ogni anno, la terza domenica di Giugno, a Villanova Strisaili si festeggia San Basilio Magno. Si tratta di una delle ricorrenze più antiche, più attese, se non forse della festa più vera dell’Ogliastra profonda. Di quell’Ogliastra che riflette i suoi ritmi lenti dentro le chiare acque del Lago Alto Flumendosa e consola le estati afose all’ombra di un’imperturbabile Punta La Marmora.

Festa religiosa, sagra paesana, luogo d’incontro di ogliastrini con altri ogliastrini e di sardi con altri sardi e cun is continentales, San Basilio è, prima di tutto, una rara occasione di confronto dei villanovesi con la loro memoria e quindi con il loro passato. Ma è anche un momento di apertura, di creazione di storie sempre nuove che, nel tempo, sanno diventare miti.

Storie dei nostri nonni dunque, racconti favolosi che hanno colorato le interminabili sere invernali della nostra infanzia, ma anche storie che sono linfa vitale di un sostrato culturale vivo, che smania per farsi notare e che meriterebbe un destino diverso. Soprattutto, meriterebbe un destino altro rispetto a quello già scritto, immutabile nel suo incancrenirsi, fatto prigioniero da tempo immemore dall’ombra irriducibile del Gennargentu.

Nel nostro piccolo, questa festa l'abbiamo ricordata anche in ISOLE, La prima antologia d'Ogliastra curata da Terza Pagina nel 2006.  Eccezionalmente, ma sperando di fare cosa gradita, quell'articolo lo riproponiamo qui di seguito a beneficio di chi vorrebbe saperne un po' di più.
Dublin, Giugno 2008



STORIE VILLANOVESI: SAN BASILIO

di Stefanina Mureddu e Rina Brundu


Giuseppina Brundu è nata a Villanova Strisaili il 18 Novembre 1931. Pensionata, per molti anni ha gestito uno dei due bar centrali del paese. (1) Grazie anche alla sua attività, ha sempre seguito gli eventi legati allimportante sagra ogliastrina di San Basilio Magno da una prospettiva privilegiata. Cortesemente, ha accettato di rispondere ad alcune domande.

1. San Basilio Magno viene festeggiato a Villanova nella chiesa di San Michele la terza domenica di giugno. È stato sempre così?

No. In passato, la festa veniva celebrata il 13 e il 14 Giugno, anche quando cadeva in giorni feriali. Pure la chiesa non è stata sempre la stessa. Tanti anni fa, al posto della parrocchia di San Michele Arcangelo che abbiamo oggi, cera un orto di proprietà di un certo Porcu. Mia nonna, che era di Villagrande, mi raccontava che da piccola, quando aveva 5 o 6 anni, veniva con una zia a raccogliere le noci di alcune piante che crescevano proprio in quel terreno. L'antica chiesetta era più piccola rispetto all'attuale e sorgeva sulla piazza antistante la stessa. Non aveva una casa parrocchiale, ma nei pressi c'era un campanile molto alto che è stato buttato giù nel 1934, proprio mentre si stava approntando la nuova struttura. Nelle vicinanze della vecchia chiesa c'erano anche delle casette basse chiamate cumbessias che venivano utilizzate per dare ricovero ai pellegrini nel periodo della festa. Le cumbessias furono rase al suolo nel 1968.

2. Comè cambiata la festa rispetto al passato?

Di sicuro, è cambiata parecchio. Oggi, per esempio, si svolge solo di domenica ma, ai miei tempi, tra i preparativi, la fiera dei cavalli e le altre manifestazioni correlate, si andava avanti per parecchi giorni. Di solito, i primi ad arrivare erano una quindicina di macellai villagrandesi. Costoro vendevano carne fresca di agnellone pronta per essere arrostita e necessitavano di preparare gli spiedi in legno di ginepro. Il giorno della festa, i fuochi per gli arrosti venivano accesi nei pressi della piazza di chiesa, mentre il compito di girare e di guardare gli spiedi per evitare che venissero rubati, veniva affidato a dei bambini. Oltre ai macellai, venivano anche molti commercianti di stoffe, corbule, cestini, oggetti in rame.
I devoti del Santo raggiungevano il paese a piedi, a cavallo, o con il carro a buoi.
Alcuni venivano da molto lontano, in tanti dalla marina di Tortolì; molti, tra i forestieri, trovavano alloggio nelle cumbessias di cui ho già detto, ma la maggior parte erano ospiti dei villanovesi. Una bella pianta di noce, che si trovava nei pressi dell'attuale chiesa, era pure un importante punto di riferimento per chi cercava refrigerio sotto le sue larghe fronde. In generale, i villanovesi accoglievano calorosamente i pellegrini, soprattutto quando si trattava di amici, o di amici degli amici. Le famiglie preparavano il cortile dove venivano ricoverati i cavalli dei viaggiatori ed ognuno si dava da fare come meglio poteva. Per la notte si preparavano delle stuoie, o dei sacchi, da sistemare in casa perché, spesso, a giugno il tempo non era dei migliori. Ricordo di avere visto, una volta, una stanza dove dormivano 15 uomini!
Le donne di Villagrande invece vendevano l'orbace(2) che avevano tessuto durante l'anno. Gli acquirenti erano per lo più commercianti di Gavoi che poi lo smerciavano nei diversi paesi. Nel 1906 (sono 100 anni al prossimo 14 di Giugno!), alcune villagrandesi chiesero ai mariti di controllare le misurazioni perché sospettavano che i gavoesi le stessero truffando.
Quando il marito di una di queste signore si rese conto che, effettivamente, uno dei commercianti misurava l'orbace a braccia allargate, ne nacque una disputa. La zuffa degenerò presto in una rissa colossale e dalle mani si passò all'uso delle armi. La tenzone si chiuse con due gavoesi morti, diversi feriti e l'arresto di parecchi villagrandesi. Questo fatto di cronaca è ancora oggi ricordato come s'annu de is gavoesos(3), ed è inutile dire che da quel tempo in poi quei commercianti non tornarono più alla festa. Fortuna che l'orbace veniva ceduto soprattutto ai Perassu, una famiglia benestante di Villagrande, che lo comprava (misurandolo come si conveniva!) e lo rivendeva ovunque, in Sardegna.







































3. Se fosse ancora lì, il tesoro di San Basilio non sarebbe meno importante di quello di San Gennaro. Sono sempre stati moltissimi i pellegrini che hanno espresso la loro gratitudine per grazia ricevuta. Ricorda qualche storia esemplificativa?

Fin dall'antichità, San Basilio Magno ha sempre avuto molti devoti in tutta l'Ogliastra. E i miracolati non mancavano di ritornare per ringraziarlo: gli portavano anelli, spille, catenine doro, ma anche pezzi in cera raffiguranti le parti del corpo che erano state curate; non erano rare le volte in cui si vedevano pure animali in cera, questo accadeva se ad essere stati guariti erano, per esempio, i buoi, tanto importanti per il sostentamento di una famiglia. Nel 1939, io avevo 8 anni, ma mi capitò di ascoltare una strana conversazione tra la nonna e un anziano signore di Tonara che da una vita vendeva torrone. Oh Rita, le disse, adesso basta, sono venuto fin troppe volte alla festa di San Basilio! Si disse poi, che il Santo, sentendolo, gli avesse risposto: Vedrai che verrai anche il prossimo anno!, proprio le stesse parole della nonna che di rimando gli aveva detto: Vedrai che verrai anche il prossimo anno! E così accadde, l'anziano tornò ancora l'anno dopo, ma poi nessuno lo vide più. La storia colpì molto la mia immaginazione di bambina, al punto che ogni volta che andavo in chiesa fissavo a lungo la statua per vedere se parlava.























4. E la fiera dei cavalli?

La fiera è stata per lungo tempo un appuntamento importante, una festa dentro la festa. A vendere il bestiame erano soprattutto gli allevatori di Fonni, di Orgosolo e di Mamoiada che lo radunavano in un orto nei pressi della chiesa e che, proprio per questo motivo, era conosciuto come s'ortu de sa fiera. Gli acquirenti arrivavano da ogni parte della Sardegna e persino dalla Sicilia. I cavalli acquistati venivano condotti alla stazione di Villagrande e da lì caricati sui vagoni del treno diretto a Cagliari. Naturalmente, insieme a quello degli animali, fioriva il commercio delle selle, dei freni, nonché delle bisacce in pelo di capra di Talana. Sono ormai 30 anni che la fiera non esiste più! Col tempo, gli allevatori avevano smesso di portare le loro bestie a Villanova perché nessuno le acquistava, o al massimo riuscivano a venderne tre o quattro. Finito il commercio dei cavalli, finì anche quello delle barbature e quindi dovemmo dire addio alla fiera stessa.






















(1) Entrambi questi esercizi sono stati chiusi da diverso tempo (NDC).
(2) La parte migliore della lana di pecora che si chiama stamene.
(3) L'anno dei gavoesi.


da ISOLE                                          
Scritture Letterarie. Momenti d'Ogliastra
AA.VV.
a cura di Rina Brundu
ISBN 88-88246-97-5
Copyright MMVI
All rights reserved ©

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L'Indizio Nascosto
Villanova Strisaili, Cumbessias (foto depoca, cortesia Nicola Barca)
Villanova Strisaili, festa di San Basilio Magno, (foto depoca, cortesia Nina Olianas)
Villanova Strisaili, festa di S. Basilio (foto depoca, cortesia Stefanina Mureddu)
Villanova Strisaili, Festa di San Basilio (foto d'epoca, cortesia don Pietro Vinante)