Coming out.
Manifesto politico di Terza Pagina
di Rina Brundu
Scrivo questo pezzo di malavoglia, lo scrivo vergognandomi di dover “costringere” il mio intelletto dentro limiti angusti che francamente non gli appartengono e vergognandomi di dover sottostare a “consuetudini” anacronistiche (quali siano queste consuetudini lo dirò poi) che nell’era di Internet fanno semplicemente sorridere nella loro ingenuità.
Ma proprio perché abituata a “forzare” le possibilità di giudizio (del mio, prima di quello degli altri) per metterne alla prova la sua validità, non faccio neppure troppa fatica ad “adattarmi” allo status quo. E alle sue inique richieste. Per associazione, mi tornano in mente alcune delle questioni trattate da Carl Sagan in quel capolavoro fantascientifico che è Contact (1985). Particolarmente, la sottotrama nella quale Ellie Arroway, direttore del "Progetto Argus," dibatte l’esistenza di Dio (“non esiste una prova schiacciante che Dio esista… e non esiste una prova schiacciante che Dio non esista”) con alcuni predicatori cristiani. La polemica in se era tutt’altro che nuova, ma ciò che mi colpì, da fervida sostenitrice dell’approccio scientifico di cui Ellie è credibilissima portabandiera, furono le ragioni addotte dal predicatore cristiano a sostegno della sua tesi, ovvero a sostegno dell’idea che l’eroina in questione non potesse essere l’ambasciatore terrestre ideale in vista di una missione di contatto con forme di vita aliene.
Dopo avere “costretto” (di nuovo!) Ellie ad un coming out sulle sue posizioni religiose, il Reverendo Palmer Joss dichiara infatti che, proprio in virtù del suo manifesto ateismo, il direttore del progetto Argus non ha titolo alcuno per rappresentare una comunità di miliardi di persone tutt’altro che atee. Alcuni anni fa avrei reagito malamente alle dichiarazioni di Palmer, mentre la mia predilezione partigiana per Ellie, la mia coscienza di essere nel “giusto”, la mia “convinzione” che siano input matematici e fisici a governare l’universo a scapito di teoremi religiosi e pseudo religiosi più o meno datati, avrebbero fatto il resto. Ovvero, avrebbero impedito al mio Essere di fermarsi a riflettere e, per “antipatia”, gli avrebbero impedito di sviluppare la portata della sua visione ideale. Riuscire a “fermarsi” allo scopo di razionalizzare, sforzarsi di comprendere le diverse prospettive di visione non avrebbe significato, nello specifico, che l’universo aveva ripreso di punto in bianco a funzionare secondo modelli medievali, quanto piuttosto che la mia capacità di comprensione (in senso lato – e quindi rispetto anche alle “intelligenze” umane che lo governano e alle loro capacità di teorizzare tanto la fisica quanto la metafisica) delle sue dinamiche più complesse ne sarebbe risultata rafforzata (proprio in quanto somma di visioni – inclusa quindi quella di Palmer Joss!).
Alcuni anni fa dunque non sarei stata in grado di completare un simile esercizio intellettuale, voglio però pensare che il tempo non sia trascorso invano e quindi di esserne capace adesso. Nello specifico, voglio tentare di adottare un tale approccio razionalizzante anche alle questioni più politico-mondane che, ripeto, mi trovo “costretta” ad affrontare qui. Soprattutto, voglio sforzarmi di trattarle come se il mio sentire le ritenesse importanti, laddove invece occorre parlarne in quanto sembrerebbero vitali per molti lettori (italiani) di Terza Pagina, fermo restando che, indipendentemente dalle mie posizioni, potrebbero esistere anche questioni di etica editoriale che richiedono un simile passo (i.e. non si possono fuggire le proprie responsabilità - neanche quelle di direttore di una rivista letteraria online!).
Let’s talk about it then! Parliamo della linea politica di Terza Pagina – parliamo della linea politica di un giornale online! Deve esistere? Dovrebbe esistere? Cui prodest? Personalmente, ritengo che l’idea di schierare politicamente un giornale online (per quanto mi riguarda, questo è tanto più vero per un giornale cartaceo, ma simili argomentazioni esulerebbero dai temi che ci siamo prefissi di affrontare in questa sede) non sia solo becera e anacronistica (questo a proposito delle peculiari “consuetudini” di cui parlavo in apertura), ma fa letteralmente a pugni con il concetto di libertà assoluta che Internet incarna. Then again, vive dentro la nozione di “libertà assoluta” la possibilità che esistano siti schierati a sinistra, a destra, al centro, di tre quarti e via così. Viva quei siti!
Onestamente però, la cosa mi interessa in maniera relativa. Anzi, non mi interessa affatto! Ciò che mi interessa davvero è ribadire, in questa sede, per l’ennesima e ultima volta (spero), che Terza Pagina resterà, fino al momento in cui esulerà il suo ultimo respiro, un sito politicamente e soprattutto mentalmente libero. Un sito aperto, pronto ad accettare, nel rispetto della sensibilità di tutti, la creazione di ogni anima e la sua visione ideale nella profonda convinzione che l’anima non abbia partiti di riferimento. Su Terza Pagina hanno pubblicato autori di sinistra, di estrema sinistra, di centro, di destra, di estrema destra, sardisti, indipendentisti, anarchici, hanno pubblicato scrittori cattolici, cristiani, atei, agnostici, hanno pubblicato uomini più o meno colti, più o meno politicamente impegnati, scienziati, hanno pubblicato femministe e casalinghe, lesbiche e gay e così continuerà ad essere. Sempre. Nessuno mai riuscirà a trasformare questo sito in un covo schierato di comunisti o fascisti impenitenti, di gauchisti o di destroidi illuminati. Terza Pagina sarà sempre e solo la somma delle esperienze dei tantissimi che la fanno vivere. Di tutti gli uomini e le donne di buona volontà che vorranno farci dono del loro lavoro e del loro sapere onde arricchirci di conseguenza. Chi ha priorità diverse rispetto a quelle che sono le nostre esigenze di impostazione editoriale, ma anche morale, etica (per carità, il rispetto delle idee altrui prima di tutto!), non dovrebbe frequentare queste semisconosciute pagine virtuali! Internet, che è specchio virtuale dell’universo civilizzato è, il va sans dire, immensa quanto quello stesso universo e di conseguenza non dovrebbero mancare lidi più “politicamente” congegnali dove approdare. E banda cun deusu, come direbbero alle pendici della mia scetticissima montagna.
Ma se coming out deve essere che coming out sia! Davvero! Di sicuro, lo specifico coming out non sarebbe tale se “dimenticassi”, quale animatrice di questo cenacolo virtuale, di “raccontare” le mie… posizioni. Per fare questo, immagino sia necessario tornare indietro nel tempo a quando, bambina, abitavo a Villanova Strisaili, una minuscola frazione del più popoloso comune di Villagrande Strisaili in quel d’Ogliastra. Degli anni ’70 ricordo ben poco, tranne che la generazione precedente la nostra era di sicuro molto impegnata in politica come era norma in quella decade. Ricordo qualche sciopero organizzato dai vari circoli creati ad hoc, soprattutto per appoggiare la buona causa, persa in partenza, de su comunu a parte e ricordo le strade di paese inondate di volantini elettorali ogni qualvolta il popolo "sovrano" era chiamato a dire la sua.
Non ricordo nient’altro. In famiglia di politica non se ne parlava, mancava una cultura in quel senso.
Su questi aspetti particolari della mia infanzia ebbi a riflettere in maniera più meditata quando, all'Università, entrai in contatto con giovani politicamente partecipi, soprattutto a sinistra.
Mi è rimasta sempre impressa nella mente, per esempio, la ragazza che, con orgoglio, mi raccontava dell’arzillo nonnetto che fino all’ultimo giorno si era trascinato all’edicola sotto casa per acquistare l’immancabile copia de L’Unità perché “le ragioni degli operai prima di tutto!”. Allora mi venivano in mente i calli sulle mani di mio padre che operaio lo era stato tutta una vita e non riuscivo a non registrare la distanza tra il traguardo ideale e le difficoltà meno patinate dello status quo.
Gli anni 80 furono il tempo dell’edonismo reganiano, degli yuppies, di Rocky e Rambo, del secondo boom economico e di Toto Cutugno che cantava L’Italiano. In verità, non basterebbe una enciclopedia intera per raccontare quel segmento esistenziale così carico di positivo ottimismo che, in un modo o nell’altro, ha marchiato pure noi ragazzi delle scuole secondarie della Sardegna interna. Sicuramente è riuscito a trasmetterci l’ideale del sogno, fermo restando che lo stesso si sarebbe interrotto troppo presto per la maggior parte di noi. Credo che fondamentalmente fossimo una generazione apolitica. Non vi era impegno in quel senso. Sicuramente non c’era da parte mia, ma non lo ricordo neppure nei miei compagni. Di tutto quel periodo trascorso a Tortolì mi torna in mente un solo commento spacciato per pseudo-politicheggiante da parte di una ragazza che fino a quel momento avevo considerato in data maniera. Quel commento era una colorita espressione razzista nei confronti del popolo Ebreo. Lo avversai istintivamente. Se quello era il risultato di una più attenta “educazione politica”, la cosa non mi era affatto congegnale.
Il periodo universitario fu, come spesso accade, il momento in cui mi avvicinai maggiormente alle ragioni della Politica tout court scoprendone la sua vera essenza. Volendo, la sua ragion d’essere più valida e la sua capacità di affascinare lo spirito. Non servirebbe a nulla stare qui a ricordare i momenti salienti che hanno puntellato gli anni 90, ma di certo è impresso nella mia mente, come fosse ieri, ogni fatidico istante che portò alla caduta della prima Repubblica. La nostra bibbia di allora era Cuore, il giornale di satira politica diretto da Michele Serra. Una pietra miliare dell’editoria italiana. Un raro esempio di un giornale politicamente schierato ma capace di fare satira e ad un tempo di informare in maniera intelligente. Penso di dovere tanto a Cuore, particolarmente lo sviluppo della capacità di non prendersi mai troppo sul serio.
Dopo l’Università credo di essermi allontanata in maniera molto naturale dai miei amici di sinistra, i quali però, bontà loro, sono rimasti sempre tali. Non a caso ho continuato a frequentare siti simpatizzanti quali il decadentissimo (sorry BDS!) www.ilbarbieredellasera.com e ho pubblicato sul magazine cartaceo Diario di Enrico Deaglio. Nonostante non ami questi splitting anacronistici (ancora!), non ho difficoltà a dire che se vi è qualcosa di sinistra che è rimasto in me è l’amore per le libertà individuali, per tutto ciò che considero diritti inalienabili degli individui, l’attitudine positivistica, l’universo con al centro l’uomo (e la donna!).
Sono dunque di sinistra? No. Non potrei esserlo per svariate ragioni, ma sarebbe impossibile entrare nel dettaglio in questa sede. Di sicuro, farebbe a pugni con le idee gauchiste correnti sul management di una nazione, la mia ferma convinzione che un Paese si gestisce esattamente come una Virtuosa Società Commerciale. Dirò di più, come una Ditta Individuale, laddove solo l’attenzione al dettaglio, la capacità di evitare ogni spreco, una coscienziosa allocation delle risorse economiche ed umane, lo spirito illuminato di colui che si assume la responsabilità di gestione degli affari generali può assicurare il benessere di ogni membro della comunità gestita. Soprattutto dei membri meno fortunati e di coloro che necessitano dell’aiuto di tutti.
Sono dunque di destra? La mia risposta a questa domanda è una sola: dovrei esserlo! Che significa? Significa che dato lo status quo, se io fossi una scrittrice più politicamente impegnata, nel dato periodo storico, io avrei il DOVERE di essere di destra. Perché? Perché non vi è nulla di più facile al giorno d’oggi per un artista o per un intellettuale che essere di sinistra. Tutti intellettuali e artisti di sinistra! Francamente faccio molta fatica a convivere anche solamente con l’espressione (a mio modo di vedere osssimorica, quando non ridicola) intellettuale di sinistra o di destra che sia. Per quanto mi riguarda infatti l’intelletto è espressione della visione dell’anima e l’anima non ha partiti di riferimento! Tantomeno tessere esibite d’occasione a garanzia dei cultural achievements laddove non può bastare il nostro talento.
Intendiamoci, non sono così all’asciutto delle necessità del background storico italiota ed europeo per non riconoscere la nobiltà delle intenzioni di un intellettualismo di sinistra a cui molto dobbiamo. Soprattutto, gli dobbiamo rispetto per avere contribuito in maniera determinante a liberare la mente da millenni di avvilente costrizione pseudo-religiosa. Detto questo, io traccio una linea di demarcazione molto netta tra gli impulsi nobili originari, le intenzioni e le azioni di quei grandi maestri, con la ridicola corte di adulatori senza mestiere (se non in tutti, certamente in moltissimi casi) che si è formata loro intorno negli ultimi venti anni. E senza naturalmente dimenticare il demerito di coloro che sedevano a destra di Nostro Signore, per i quali le necessità di portafoglio sono sempre venute prima delle esigenze dello spirito.
Ripeto, come scrittrice più politicamente impegnata io avrei comunque il DOVERE di essere di destra. In pratica, mi riesce molto difficile esserlo. Questo perché sono un’anima fondamentalmente visionaria per sua natura incapace di creare barriere. La mia ammirazione va verso gli spiriti grandi che non ho tralasciato, quando ho potuto, di celebrare su Terza Pagina, senza distinzione di orientamento politico o morale (a questo proposito vale la pena ricordare che quando pubblicai il saggio sulla Fallaci ricevetti un mare di proteste e di “accuse” di essere di destra, quando dedicai una intera rivista a Gramsci nessuno si sognò di rinfacciarmi di essere di sinistra!).
Per certo, quale che siano le mie posizioni, queste non influiranno mai (come non lo hanno mai fatto sino ad ora!) sul destino dei miei giornali online che, non mi stancherò di ripetere, continueranno ad essere casa di tutti. Non vi è nulla di peggio, a mio modo di vedere, della corruzione intellettuale delle nostre menti migliori. La svendita delle intuizioni dell’anima, il baratto delle sue necessità allo scopo di gratificare l’ego o rimpinguare il salvadanaio. Il corporativismo ideologico per nascondere la povertà delle idee e l’incapacità di rinnovarle mettendole al passo dei tempi. La libertà e la dinamicità dello spirito sono infatti il vero patrimonio in terra, mentre le modalità di saggio utilizzo dello stesso saranno, credo, il metro utilizzato, quando arriverà il giusto tempo, per giudicare i nostri real achievements. Diceva Ezra Pound che “Se un uomo non è disposto ad affrontare qualche rischio per le sue opinioni, o le sue opinioni non valgono niente o non vale niente lui."; non so se quanto ho appena riportato sopra renda merito ai bytes utilizzati per stamparlo e ho seri dubbi sull’intrinseca capacità della mia anima tutto sommato ancora giovane ma, di sicuro, e con buona pace dei molti cuori in pena che affollano queste semisconosciute sponde, io quel rischio lo affronto e lo affronterò sempre a viso scoperto. Ora e in tutti i giorni che verranno.
Rina Brundu
Dublin, 27/01/2008
Copyright MMVIII
All rights reserved ©
Links correlati: