L’AMORE SESSUALE
da "GLI AMORI MALEDETTI"
ANTOLOGIA DI BRANI SCELTI
di Sergio Bissoli
Non esiste l’amore puramente sessuale. In ogni amore esiste una componente sessuale, psicologica, feticista, sadica, masochista, eccetera. Per amore sessuale intendiamo qull’amore dove questa componente è predominante. Questo vale anche per le suddivisioni successive.
ANONIMO LE CONFESSIONI DI UNO SCRITTORE EROTICO.
Nella prefazione al libro sta scritto che l’Autore è l’austriaco FELIX DORMANN e questo libro è uscito anonimo a Vienna nel 1920. L’Autore, continua la prefazione, è morto 8 anni dopo.
Da LE CONFESSIONI DI UNO SCRITTORE EROTICO
Appartenevo a quel genere di ragazzi che non riescono a perdere il desiderio della donna neanche durante i periodi delle più folli masturbazioni, poiché era sempre l’immagine di una donna nuda ad eccitare i miei sensi.
Uno dei miei passatempi favoriti di quel tempo (avevo pressappoco 16 anni), era quello di camminare in strada fra le sette e le otto di sera, proprio prima di cena. Le strade a quell’ora erano affollate di gente che faceva ritorno a casa dal lavoro e io conoscevo tutte le strade che di solito percorrevano le giovani lavoranti delle officine. Molte di loro lasciavano che camminassi accanto a loro e che mi prendessi anche qualche confidenza. E ogni volta mi divertivo a sentire le loro espressioni colorite e non finivo mai di sorprendermi per il modo in cui i giovanotti, anche nelle vie più affollate, esprimevano a gesti e a parole la loro ammirazione per la ragazza. Spesso mi azzardavo, passando vicino a qualcuna delle ragazze, a sfiorarle e a toccarle come per caso. Ma a parlare con una di loro o anche solo camminarle affiancato era già più di quel che potessi osare.
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Baciai il suo desiderabile corpo ovunque mentre lei cominciava a torcersi vigorosamente con rinnovata passione. Si lasciò andare all’indietro sul tappeto, con le braccia al di sopra della testa e ricominciammo daccapo con furia selvaggia, che ben presto raggiunse la sua punta massima.
Quando uscii dolorosamente da questo stato di pura follia, provai d’un tratto un senso di delusione che non avevo mai sentito prima. Mi rifiutai decisamente di andare con lei nella stanza da bagno, scansandola quando cercò di prendermi le mani. Si comportava come se fosse molto sorpresa, ma poi si mise a ridere e disse:
“Non dovresti venire per un paio di giorni, piccolo; penso che ti sto dando troppo”.
Sollevò i seni con le mani e me li tese: “Oh, mi sarebbe piaciuto poterti dare ancora così tanto!”
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Vedo ancora il corpo malnutrito di quella piccola, i suoi seni appassiti. Ancor oggi non riesco a capire come abbia potuto, dopo che mi ero assuefatto ai voluttuosi fascini di Rita, eccitarmi alla vista di quella povera e miserabile creatura. E tuttavia accadde! Vagando senza mèta per la città, vidi quella ragazza entrare nella cattedrale. Si muoveva su quei gradini come un'ombra, poi sparì attraverso il portale semiaperto. È probabile che si destasse nuovamente in me in quel momento il desiderio di una compagnia femminile e quella mezza creatura dallo sguardo intristito dalla miseria mi avesse eccitato. Non saprei dire come, a ogni modo la seguii.
Stava inginocchiata davanti alla statua di un santo di cui non mi riesce di ricordare il nome. Una piccola luce le illuminava il volto con un barbaglio rosseggiante e in quel momento mi sembrò particolarmente bella. Guardava quel santo con le mani in atteggiamento di preghiera e il suo respiro era rapido e udibilissimo a distanza. Mi inginocchiai accanto a lei, urtandola leggermente come per caso.
“ Come si chiama quel santo? ” le bisbigliai all'orecchio.
“Non lo so” mi rispose.
Guardò verso di me, nel rispondere e mi sorrise. Mi accostai un altro po' e la mia mano andò a posarsi sulla sua gamba. Nessuna reazione. Mi appressai ancora di più. Allora stavolta fu lei a bisbigliarmi all'orecchio: “Perché non ci sediamo in un banco?”
Si alzò e si diresse verso uno di quei banchi bassi quasi interamente sepolti nel buio. Ce ne stemmo un po’ seduti tranquilli, poi la mia mano si mosse verso di lei tastando e accarezzando. Si alzò un poco, sollevò la gonna poi tornò a sedersi. Nell'infilarsi sotto la sua gonna, la mia mano tastò la sua pelle umida. Mi sentii sconvolgere, ma continuai a muovere la mano con circospezione, come su di un terreno minato, facendola avanzare. Le toccai il ventre. Poi mi diressi verso il basso. La ragazza allargò un poco le gambe afferrandomi la mano e tirandola verso di sé. Poi cominciò a mordicchiarmi le dita, mormorando qualcosa e intanto sentii la sua mano toccare la sporgenza che si era formata sul davanti dei miei pantaloni.
Rimasi seduto senza muovermi rendendomi conto che neanche con Rita ero riuscito a provare quel godimento. Cercò di sbottonarmi i calzoni, ma improvvisamente disse: “ Andiamo?”. E lo disse con tanta gentilezza, eppure in tono così appassionato, quasi con bramosia. Sulla porta intinse le dita nell'acquasantiera e si fece il segno della croce. Camminammo un po' per le vie vicine alla chiesa. Non si scorgeva gente in giro. Eravamo entrambi incapaci di parlare perché lo stato di eccitazione in cui ci trovavamo ci inaridiva la gola. Alla fine la ragazza mi spinse in un androne e lì mi abbracciò, baciandomi con dolcezza e quasi con rispetto... Rita non mi aveva mai baciato a quel modo!'
“ Mi desideri? ” chiese con aria vergognosa. La strinsi forte. Allora mi disse che conosceva un piccolo alberghetto nelle vicinanze della stazione ferroviaria, dove avremmo potuto stare tranquilli senza nessuno che ci disturbasse. Dopo aver camminato per una decina di minuti, all’improvviso si fermò.
“Oh, aspetta un momento” disse. “Devo prima vedere se ho abbastanza denaro”. E tirò fuori un piccolo portamonete.
Mi misi a ridere. “Non essere sciocca. Ne ho abbastanza io.”
Mi fermai per guardarla. Essa se ne accorse e un lieve rossore le si diffuse sulle guance. Istantaneamente si ridestò quel desiderio che solo un certo tipo di donna riesce a provocare in me.
E’ come una specie di leggera ipnosi.
ANONIMO RUSSO CONFESSIONI SESSUALI
La nota iniziale avverte che l’Autore è nato nel 1870 e ha scritto queste confessioni in francese nel 1912.
DA CONFESSIONI SESSUALI
Dunque, ricordo che una volta, giocando in giardino con le tre bambine, ebbi l’idea (ne ignoro il motivo, ma certamente le sensazioni sessuali non c’entravano affatto) di fare pipì in una scatola di fiammiferi vuota (a quell’epoca in Russia, queste scatole erano cilindriche e avevano esattamente la forma di un bicchierino) e di fare bere l’orina alle mie sorelle. Le tre bimbette obbedirono docilmente e ingoiarono coscienziosamente il contenuto del bicchierino che nuovamente riempivo quando era stato vuotato.
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Non ricordo di cosa stessimo parlando. Serioja mi disse all’improvviso:
“Tu fotti le tue sorelle?” (Usò un termine russo equivalente, altrettanto o forse maggiormente volgare).
“Non capisco” gli risposi “non so di cosa stai parlando”.
“Ma come, non sai cosa significa fottere? Lo sanno tutti i ragazzi!”
Allora gli chiesi la spiegazione di quel mistero.
“Fottere” mi disse “è quando il ragazzo conficca il pipì nella spruzzetta della ragazza”.
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Olga, il giorno stesso del suo arrivo, esibì davanti a me, in giardino, le sue parti sessuali, sollevando il vestito e dicendo:
“Come fa caldo oggi! Vedi, non mi sono nemmeno messa le mutande!”
Le voltai le spalle, senza sentirmi turbato. Ma qualche giorno dopo tutto il mio equilibrio psichico fu compromesso.
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Avevo un intenso desiderio di vedere le vulve delle due ragazzine. Il giorno successivo alla memorabile lettura, di mattina presto, prima del sorgere del sole lasciai il divano e mi avvicinai in punta di piedi, scalzo, ai materassi su cui stavano stesi gli altri tre. Erano tutti completamente nudi, essendosi tolte le camicie da notte, e dormivano profondamente, raggomitolati sul fianco “en chien de fusil” come dicono i francesi, ossia in posizione fetale, a forma di S (o piuttosto di Z). Glacha era coricata in mezzo agli altri due. Kostia le stava di fronte, e lei voltava la schiena a Olga. Olga si teneva una mano fra le gambe e così le sue parti sessuali erano completamente nascoste. Glacha si stringeva fra le cosce una mano del piccolo Kostia, la quale, essendo appoggiata sulla vulva, la nascondeva. Infine, una mano di Glacha addormentata serrava le parti sessuali del bambino. Ero davvero irritato di non riuscire a scorgere gli organi sessuali delle ragazzine, ma l’atteggiamento di Glacha e Kostia addormentati mi eccitò molto ed ebbi una forte erezione.
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Mentre Olga stava accovacciata su di me, tenendo il pene nella vagina, Minna cominciò a solleticarle il clitoride, il che provocò l’orgasmo: era la prima volta che vedevo un orgasmo femminile e quasi mi spaventai vedendo le labbra della ragazzina impallidire di colpo, gli occhi stralunarsi, mentre il respiro si faceva ansimante, le membra si contraevano convulsamente e il viso cambiava colore. E avvicinava inoltre la bocca alla mia spalla come se volesse mordermi.
Il muco che secerne la donna che sta godendo (qui jute, che ha sugo, come dicono i francesi) è ugualmente molto gradevole al palato, malgrado il sapore acre e salino, benché Aristofane nei “Cavalieri” lo chiami: l’immondo umore. Una volta raccolsi questo liquido dalla fessura genitale di Sarah con un cucchiaino da tè, dopo averla masturbata, e ingoiai con estrema delizia questo nettare salato. Invece l’odore dell’orina, che sentivo passando la lingua nelle vicinanze del meato urinario, mi era sgradevole, ma quell’odore si faceva sentire solo all’inizio dell’operazione e scompariva subito dopo, senza dubbio a causa dell’abbondanza delle secrezioni voluttuose che venivano a ricoprire le tracce di orina.
Niente mi eccita quanto il contatto, la vista o anche la sola idea del muco vulvo- vaginale, forse perché è il segno visibile e tangibile della sensualità e della voluttà della donna. L’erezione degli organi sessuali femminili è appena visibile: in compenso, grazie al liquido secreto, c’è una prova evidente e materiale che la donna è eroticamente eccitata, e “ha dei sensi”, come dicono i francesi, ed è un essere terrestre come noi o, se è un angelo, è un angelo che qualche volta decade…
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Contrariamente a quanto avevo letto nei libri, ho verificato, per esperienza personale, che l’istinto sessuale si sovreccita quanto più lo si soddisfa, e si raffredda quando si presta una minor attenzione ai suoi appelli. La cosa mi sembra strana, ma è proprio così che accade. Più spesso si pratica il coito e più si desidera ripeterlo: ho avuto modo di constatarlo durante i miei rapporti con Nadia; dopo molteplici coiti consecutivi e spossanti, il desiderio si faceva più aspro, più acuto.
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“Vi condurrò da una famiglia molto onesta, una famiglia onestissima, gente perbene, gente dabbene veramente; hanno due figliolette che potrete vedere nude e anche toccare, ma senza andarci a letto, a meno che non si arrivi a un accordo particolare con i genitori. Sono due ragazzine di quindici e di undici anni, carine come un cuoricino, e il prezzo è assai modico, solo 40 franchi. E’ troppo? Vediamo, allora facciamo 35 franchi; 30 franchi e una mancia per me!”
Quelle ragazzine sapevano fare variare questo piacere in una infinità di modi. Fra l’altro mi insegnarono una raffinatezza che non avevo conosciuto nei libri: mi provocavano l’orgasmo e l’eiaculazione con giochi di lingua sui capezzoli.
Una volta, una ragazza sui quattordici anni passò davanti all’orinatoio dove mi trovavo, quasi sfiorandomi, ma senza riuscire a vedermi il membro per avverse prospettiva; avendomi superato di qualche passo, si girò, ritornò indietro e allora poté vedere la mia virilità che le produsse una tale impressione da non riuscire a soffocare un grido; gli occhi stravolti, si portò la mano sinistra all’altezza del cuore, come per comprimersi il petto.