01.04.2008
di Sebastiano Satta
01.01.2008
di John Keats
09.04.2007
di Pablo Neruda
01.03.2007
di Pier Paolo Pasolini
03.05.2006
di Francesco Petrarca
02.03.2006
di Lorenzo De' Medici
01.02.2006
di Ugo Foscolo
08.01.2006
di Dante Alighieri
11.12.2005
by Edmund Spenser
24.10.2005
(gli ultimi 6 capitoli)
di Lewis Carroll
23.9.2005
(i primi 6 capitoli)
di Lewis Carroll
30.8.2005
di Antonio De Curtis
16.07.2005
di Primo Levi
03.07.2005
di Giacomo Leopardi
04.06.2005
by T. S. Eliot
03.05.2005
di Alessandro Manzoni
25.03.2005
by Franza Kafka
As Gregor Samsa awoke one morning from uneasy dreams he found himself transformed in his bed into a gigantic insect. He was lying on his hard, as it were armor-plated, back and when he lifted his head a little he could see his dome-like brown belly divided into stiff arched segments on top of which the bed quilt.....
24.03.2005
by James Joyce
LILY, the caretaker’s daughter, was literally run off her feet. Hardly had she brought one gentleman into the little pantry behind the office on the ground floor and helped him off with his overcoat than the wheezy hall-door bell clanged again and she had to scamper along the bare hallway to let in another guest.
18.03.2005
by Samuel Taylor Coleridge
It is an ancient mariner,
And he stoppeth one of three.
"By thy long grey beard and glittering eye,
Now wherefore stopp'st thou me?
11.01.2005
I. La maggior parte dei mortali, o Paolino, si lagna per la cattiveria della natura, perché siamo messi al mondo per un esiguo periodo di tempo, perché questi periodi di tempo a noi concessi trascorrono così velocemente, così in fretta che, tranne pochissimi, la vita abbandoni gli altri....
"Venuta la sera, mi ritorno in casa ed entro nel mio scrittoio; e in su l'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto i panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui uomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo, che solum è mio e che io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro umanità mi rispondono; e non sento per quattro ore di tempo alcuna noia; sdimentico ogni affanno, non temo la povertà; non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro".
Dalla LETTERA DI NICCOLÒ MACHIAVELLI A FRANCESCO VETTORI IN ROMA DEL 10 DICEMBRE 1513