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Ottobre 2008


Segnaliamo

di Gordiano Lupi

Claudio Morici
ACTARUS
La vera storia di un pilota di robot
Merdiano Zero – Pag. 225 – Euro 8,00

Era tanto che non mi imbattevo in un romanzo italiano così originale e diverso dai soliti cliché del giallo, del noir - ma mi raccomando poco sangue siamo italiani - dell’ispettore che indaga con la pancia piena e il libro di ricette sul tavolo. Bravo Morici, che mi hai fatto tornare la voglia di leggere autori italiani dopo tanti cubani, che ti sei spinto a esplorare un genere nuovo, inventato per l’occasione, una sorta di fantascienza ironica corretta al manga e al generazionale. Actarus è un libro a dir poco geniale che strizza l’occhio agli appassionati di cartoni animati giapponesi per il rigore con cui l’autore descrive i personaggi presi a prestito dalla serie Ufo Robot. Actarus è un pilota di robot nevrotico che beve trenta Peroni al giorno e sogna di tornare sulla natia stella Fleed, dove la vita è una festa e le donne sono sempre pronte a fare l’amore. Alcor è il suo compagno di battaglia ma è pure un ex alcolizzato depresso che a tempo perso se la fa con la bella e disponibile Venusia. Il Dottore guida la base spaziale della Fattoria contro gli attacchi di Vega e Roberta è una pacifista anoressica che a un certo punto apre gli occhi ad Actarus. Non tutto è come sembra, però, e il finale a sorpresa è assicurato.
Claudio Morici è nato nel 1972, fa parte di una generazione che è cresciuta con i cartoni animati giapponesi, soprattutto Goldrake, Mazinga Z, Daitan 3, che riempivano i palinsesti televisivi serali e pomeridiani. Il romanzo è un omaggio a un genere popolare di cartoni animati, ma i personaggi sono modificati in senso umano per realizzare una feroce critica alla società contemporanea. Morici affonda la penna per analizzare una generazione che comunica soltanto per e-mail, usa smodatamente il telefonino e si conosce usando le chat. Il romanzo è una metafora sul lavoro ripetitivo che produce alienazione, anche se nella realtà non ci sentiamo inutili alla guida di un robot ma stando seduti otto ore davanti a un computer. Lo stile di Morici è perfetto, usa il dialogo come se dovesse scrivere un cartone animato, il lettore si appassiona alla storia e si affeziona ai personaggi. Vai distruggi il male vai è il leimotiv che ci accompagna per 230 pagine di un racconto surreale che l’autore è talmente bravo da rendere credibile. Ecco, questi sono gli sperimentalismi che convincono, usando gli strumenti della narrativa di genere si costruisce un romanzo generazionale, di formazione e di critica sociale. Non è poco. Con buona pace delle balene morte della lombardia, dei kamikaze, dei corpi usati e abusati, delle pancette e dei cani di pavlov targati Einaudi e Feltrinelli.


Bibi Orsi presenta il nuovo libro di Claudio Moica:
ANGOLI NASCOSTI

Non mi ha certamente colto di sorpresa il fatto che Claudio Moica, nella premessa alla sua silloge, abbia definito se stesso come un “pensatore”, piuttosto che come un “poeta”. 
Avevo già avuto, infatti, l’opportunità di esprimermi sulla sua prima raccolta di poesie, “Oltre lo sguardo”, ed avevo colto nettamente il primo aspetto, parlando di una sua evidente linea filosofica, perseguita con continuità e coerenza, in quanto parte fondamentale del proprio “Io Interiore”.
In “Angoli nascosti” il “pensatore” irrompe in maniera decisamente più incisiva e dominante, identificandosi con la consapevolezza del “non capire” e, perciò, del non “sapere”.
Ciò che per la nostra società, “mascherata” e trascinata con forza da falsi valori, è assolutamente chiaro e fondamento di certezze; è per il nostro poeta, motivo d’inquietanti interrogativi e dubbi.
“Dubito. Ergo sum!”. Non si tratta, però del dubbio dello scettico, di colui che prende la distanze dalla vita; ma quello di colui che nella stessa si è immerso fino, quasi, a restarne soffocato!
E ancora il suo viaggio non è compiuto!
Ed ecco che si incammina verso percorsi finora non battuti, verso spazi che siano senza limiti per poter dar voce alla sua profonda e sofisticata liricità. Ha, da tempo, compreso, che la ragione non è bastante e non può dare all’uomo risposte adeguate; è essa stessa un limite da superare!
Così volge verso altre “ragioni”, quali il dolce abbandono all’immaginazione, alla fantasia, ai ricordi, alle nostalgie ed alle passioni che investono l’intera Natura.
Per giungere a questo è dovuto penetrare profondamente negli “angoli nascosti” di tutta la sua esistenza, in quegli spazi che, forse, non avevano avuto ancora un proprio “corpo” ed una propria essenza.
“E’ da qui / che si respira / la ragione del cercare.
Alle estremità del pensiero / vive la verità nascosta”.

E’, questo, un grido di libertà assoluta e, nel contempo, di gioia dell’abbandonarsi, sia nella dimensione poetica che in quella esistenziale, alla sua “febbre di verità”.
Claudio Moica non raggiungerà mai la meta del suo percorso e ne è consapevole: l’estremità del pensiero non sarà mai raggiungibile, soprattutto per chi la cerca disperatamente. Il pensiero non ha limiti ed è per questo che la sua filosofia, mai conclusa e sempre coinvolgente, ci rimanda sempre più lontano.
“Io riflesso / nel luminoso buio della notte / racchiuso / tra recinti di impossibili verità”.

Tra i suoi “angoli nascosti” emergono una forte sete di giustizia e giudizi severamente tristi nei confronti di coloro che, con determinazione, hanno guidato l’umanità contro l’etica, rendendola attrice di “vanità” e “stupida lucidità”.
Nel suo continuo viaggiare e scavare, l’autore giunge a dei “cantucci” forse ignoti o, nel tempo,  misconosciuti; e vi si abbandona con una liricità che non è rimpianto, ma che, altresì, ha il sapore della conquista e, forse, di un’appassionata sorpresa:
“Accoglimi, o Dio, di domenica / nella tua casa del perdono / raccogli il mio spirito /
fallo volteggiare nel cielo della fede.”

Tutto il pensiero di Claudio Moica è pervaso dall’Amore, un sentimento profondo e corposo che investe tutti i suoi sensi ed i meandri più profondi dell’anima. L’immensità del mare, il suo Maestrale, la gemma che con fatica cerca la propria luce, il filo d’erba che spunta dall’asfalto…; il coro delle vite umane, troppo spesso impossibilitate ad esprimersi, ad ottenere il dovuto rispetto ed a poter godere di illusioni e dolci fantasie…; i silenzi gravidi di insospettabili riflessioni o pregni di quella forza comunicativa che nessun accento può dare…; gli amici, corollario prezioso della sua esistenza…: io credo che tutto ciò sia l’“oggetto” diretto del suo Amore Universale!
Ma il punto in cui, in lui, l’Amore si unisce con la Passione, è la PAROLA!
Ed è su questo aspetto che io dissento con Moica, per quanto riguarda il suo dubbio dell’essere poeta!
Da sempre la parola è stata il primo mezzo che ha concesso lo scambio dei moti dell’anima e l’identificarsi di un popolo. Nella poesia ha sempre rappresentato uno “strumento di sublimazione” della realtà e, come tale, una grande forza, magica e concreta insieme, per mutare e far evolvere quella stessa realtà. Privilegiata rispetto alle altre forme di comunicazione, deve questa sua prerogativa al suo linguaggio, alla struttura dello stesso ed alla capacità di penetrazione della parola: metrica, figure allegoriche ecc…
In Moica le parole si snodano e si congiungono in uno stile che è unicamente suo: mai esercitazione letteraria ma intima necessità che esse “parlino”, esprimendo in modo forte i suoi temi più profondi.
Le sue poesie non lasciano mai indifferenti, nemmeno ad una prima frettolosa lettura, da cui traspare il fascino di un vago Ermetismo. Richiamano, però, il lettore all’attenzione verso le parole: solo allora egli può volare col poeta nella liricità dei suoi “angoli nascosti”!
Parole e costrutti eleganti, passioni mai verbalmente trasgressive, ritmi musicali…cammino verso il bello!       
                                                             
Dott.ssa Bibi Orsi


La poesia in bicicletta: un sogno in versi condiviso attraversando la Sicilia
Sicilia Poetry Bike – 2008 (dal 2 al 9 agosto)

Messina: ore 19,30 del 10 agosto. L’impresa è compiuta, il contachilometri del mio compagno di viaggio segnala i complessivi 345 chilometri di strada condivisi insieme, di quella che resterà, per entrambi, un’indelebile settimana poetica, sia pedalando che sostando nei relativi appuntamenti. Il Sicilia Poetry Bike 2008, dopo aver percorso sette tappe da Messina fino a Ragusa, passando per Taormina, Catania, Augusta, Siracusa, Noto e Modica, rientra con corriere prese all’ultimo momento, prima per Catania e poi alla volta di Messina, nostro punto di partenza. Qualche problema sorge per l’imbarco delle biciclette, ma poi riusciamo ad essere convincenti con i rispettivi autisti che acconsentono. Siamo esausti ma entusiasti, tuttavia non abbiamo ancora fatto i conti con gli oltre settecento chilometri che ci separano da Roma e un’ulteriore nottataccia in viaggio a seguire il traghettamento. Appare subito un continente che, appropinquandosi, disegna sullo sfondo la costa siciliana in dissolvenza, forse per la stanchezza ma anche per via di precoci nostalgie inconsapevolmente imbarcate. E’ stata una rassegna non stop che ha incontrato oltre settanta artisti e altrettanti che se ne sono aggiunti all’ultimo momento, taluni seguendoci, a sorpresa, nel corso degli eventi. Caldo e fatica non sono di certo mancati, unitamente ad un percorso spesso impervio, fatto di sali e scendi e, soprattutto nel tratto ibleo, d’interminabili salite ripagate da un paesaggio calcareo mozzafiato, a seguire quello vulcanico etneo percorso nei giorni precedenti, diverso ed altrettanto spettacolare, tanto da non risparmiarci una colata lavica al nostro passaggio. Sono scorsi così i nostri giorni, attraversando le pulsanti Catania e Messina, i tripudi barocchi di Noto, Modica e Ragusa, la splendida Ortigia di Siracusa, l’intramontabile Taormina e la prodiga Augusta nel suo suggestivo lembo di terra sospeso tra il mare. E quel che resta è tanto il profumo della terra quanto quello del mare, di una storia sempre viva, fatta di dominazioni ma anche di apporti culturali, confluenze e sovrapposizioni, che ne fanno un punto unico al mondo, forse per questo lo straniero in Sicilia è visto con occhi più benevoli che altrove. L’attenzione della stampa e la qualità degli stessi incontri, insieme alla calorosa accoglienza dell’isola, hanno fatto tutto il resto. Il messaggio di amicizia mediterranea delegatoci da Chiavetta, sindaco di Nettuno, è stato accolto dalle autorità locali che ringraziamo per l’interesse e l’attenzione nella persona del vicesindaco Geraci, insieme agli assessori Aiello e Fazio, per la città di Augusta, del sindaco della città di Siracusa Visentin, dell’assessore Ferlisi del comune di Noto e del sindaco Buscema del comune di Modica. Insieme agli artisti, naturalmente, un particolare riconoscimento va dato a quante strutture ci hanno accordato la loro fiducia curando logistica e organizzazione degli eventi in così poco tempo; senza di loro, nulla di tutto questo sarebbe stato possibile. La promessa è quella di dare un più consistente seguito a tutto questo, perché turismo, cultura e sport siano ancora premessa di spontaneità, confronto, tolleranza e crescita nel loro interagire insieme.  

Nota di Enrico Pietrangeli – 2008


La critica, come la carità, dovrebbe cominciare a casa propria (B. C. Forbes)
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