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Marzo 2008



Le recensioni di Gordiano Lupi:

Roberto  Mistretta
Il canto dell’upupa
Cairo Editore - Pag. 260 euro 15


Roberto Mistretta è uno scrittore italiano che ha avuto successo in Germania prima di poter essere pubblicato da un grande editore italiano. Il canto dell’upupa era già uscito in Italia per il piccolo editore siciliano Terzo Millennio nella collana L’Olivo Saraceno, come seconda avventura del maresciallo Bonanno dopo Non crescere troppo (secondo al Premio Fedeli per il miglior poliziesco dell’anno). Adesso esce per Cairo e viene presentato come il primo di una serie di noir che hanno come protagonista il maresciallo dei carabinieri Saverio Bonanno. Roberto Mistretta è padrone dell’arte di raccontare con semplicità, passa dalle storie per ragazzi al giallo e affronta pure  problemi sociali di grande rilevanza. Mistretta costruisce le storie partendo dal sociale e da un’accurata analisi della realtà, il racconto non è mai fine a se stesso, ma racchiude un messaggio importante. Il canto dell’upupa è un romanzo sulla piaga della pedofilia. L’argomento è delicato, ma l’autore lo affronta senza abusare di toni crudi e particolari scabrosi, ma al tempo stesso senza cadere nel patetico. Mistretta fa intuire le nefandezze che accadono e preferisce una strada letteraria alla facile scorciatoia del mostrare a piene mani, se fosse un regista di cinema non sarebbe un Joe D’Amato e nemmeno un Lucio Fulci, ma un ottimo Pupi Avati. L’impacciato e umano maresciallo Bonanno risolve il mistero seguendo le tracce di un ragazzino e di un’upupa, terribile sigla dalle antiche suggestioni letterarie dietro la quale si nasconde un’organizzazione di turpi individui. Le parti più riuscite del romanzo sono quelle in cui il bambino parla in prima persona e confessa le sue paure. Troviamo brani di pura poesia, cose come “l’upupa continuava a nutrirsi della paura di Marcellino” che fanno sopportare la struttura da giallo classico. Il canto dell’upupa è anche una storia del terrore, perché la spirale nella quale viene avvolto il maresciallo Bonanno, mano a mano che la tela del mistero si dipana, non è certo tranquillizzante. Le parti in cui il bambino scrive cose orribili nei compiti di scuola sono narrativa horror di alto livello e il lettore ne esce sconcertato. Da notare un ottimo uso della lingua siciliana, sulla scia di Camilleri, che rende i personaggi più concreti e credibili. Roberto Mistretta è un allievo di Camilleri, ma la sua narrativa risulta più fruibile perché l’uso del dialetto è limitato a termini di facile comprensione. La storia, inutile dirlo, tiene incollati al libro.


Pier Francesco Grasselli
Ho scaricato Miss Italia
Mursia – Pag. 300 – Euro 15,00

Mursia ha calato l’asso dell’autore di culto e dopo due romanzi più volte ristampati come L’ultimo Cuba (2006) e All’inferno ci vado in Porsche (2007), credo che si debba cominciare a parlare di fenomeno Grasselli. L’autore emiliano (adesso vive a Roma) parla di discoteche, ecstasy, ragazze da tampinare, nullafacenti che si fingono universitari, night, aperitivi, puttane, donne facili e relazioni che durano lo spazio di pochi mesi. Racconta il vero mondo dei giovani, senza le finzioni furbette di Moccia, ma calandosi in una realtà che conosce molto bene. 
Ho scaricato Miss Italia è un romanzo di formazione, la storia di un giovane scrittore incompreso dagli editori che legge Hemingway e Bukowski, ma dedica gran parte del tempo al cazzeggio, vero scopo di vita, insieme ad amici spacconi che frequentano discoteche, night e puttane da strada. Leo è un ragazzo di buona famiglia, ma non si sente figlio di papà, non è stronzo abbastanza, cova tanta rabbia repressa e disperazione sotto la patina del benessere e dell’agiatezza. Non vede niente di positivo nell’essere un bravo ragazzo, peggio ancora un buon ragazzo e per rimediare si toglie la riga dai capelli e li pettina all’indietro con il gel. Non solo. Fa una cazzata dietro l’altra proprio per non essere giudicato un bravo ragazzo figlio di un notaio che possiede un sacco di soldi. Non crede nell’amore a prima vista, ma nel sesso a prima vista e forse la sua vocazione sarebbe fare il gigolò. Non vuol mettere su famiglia per nessuna ragione al mondo, a meno che per un caso fortuito non diventi miliardario. Leo viene cacciato di casa dal padre perché dice di studiare mentre da un anno non frequenta l’università, si ubriaca, va a caccia di puttane con un amico più pazzo di lui, si droga e finisce pure in galera. Il padre lo perdona, parla di obiettivi, studio, lavoro, dice che ha un potenziale da sfruttare e non può sprecarlo. Lui non ascolta neppure. Sa soltanto che vuole fare lo scrittore e per il momento la cosa che gli interessa di più sono le donne. Leo è innamorato di Marika, ma lei lo molla per un tipo assurdo, impresentabile, il classico bravo ragazzo. Leo ci sta male parecchio, però si consola quando viene a sapere che la ragazza è rimasta incinta. Un figlio è l’ultima cosa che desidera dalla vita. Leo si mette con Anita, una strafica che va in finale a Miss Italia, ma si stanca presto e la molla perché è troppo perfettina per il suo stile di vita. Anita diventa Miss Italia, ma ormai Leo l’ha scaricata e nessuno crede che sia stato lui a mollarla. Il finale presenta una serie di colpi di scena che non anticipo per non togliere il gusto della sorpresa, ma l’ho apprezzato parecchio per via di una serie di equivoci che ricordano la pochade teatrale e la commedia sexy, anche se il tutto converge in un dramma erotico. 
Pierfrancesco Grasselli ha talento da vendere, ma non si prende per niente sul serio e questa è la sua arma vincente. Trova il modo di mettere in ridicolo il mondo editoriale inserendo la figura dell’editore Fringuelli che lo diffida dal presentare altri manoscritti, ma alla fine lo prega di pubblicare perché la sua storia potrebbe diventare un caso editoriale. A quel punto è lui che lo manda a spigare! Il romanzo si legge in due ore, perché è scritto con uno stile secco e sobrio che cattura e avvince, tutto dialoghi, azione e sequenze cinematografiche. Una sceneggiatura perfetta per un film generazionale. Chissà che qualcuno non ci abbia già pensato.


Le recensioni di Roberto Mistretta

Orfana di mia figlia di Morena Fanti
Il pozzo di Giacobbe pag. 192 € 16

Ci sono libri che graffiano l’anima e lasciano cicatrici che non vanno via. Solchi di dolore che a fatica  accolgono  brandelli di vita rimasti quando la morte strappa via una parte di sé. La più dolce e indifesa. Scrive con rabbia e disperazione Morena Fanti. La disperazione di una mamma che ha perso la sua unica creatura, Federica, figlia e amica, investita da un’auto maledetta il 2 ottobre 2001. E il dolore che inatteso piomba addosso e schianta e proietta i familiari in un abisso senza contorni, un buco nero di strazio senza voce che attanaglia le viscere e le strappa giorno dopo giorno in attesa di una risposta che non arriverà mai: perché proprio a me?
Morena Fanti racconta la sua odissea con sincerità brutale, senza nascondere dolore e fragilità di donna e madre tanto provata. E lo fa con parole che alla fine sono come balsamo per l’anima dei tanti che si ritrovano a condividere le stesse immani perdite. Come scrive Salvo Zappulla: “Una testimonianza importante questa di Morena, su un argomento troppo spesso taciuto: la morte. Ma è anche una storia di rinascita e di positività. Uno spiraglio di luce che penetra le tenebre e apre alla speranza”.


Niente baci alla francese di Paolo Roversi
Mursia pag. 202 €14
 
La levità dell’umorismo per raccontare dei nostri tempi con disincanto e un sorriso amaro. Giunto al suo terzo romanzo, Paolo Roversi si conferma autore di talento. E’ la sera della prima alla Scala di Milano. Tra le tante personalità invitate, il sindaco Senio Biondi.  Un prolungato black out spegne la città della Madonnina. Quando torna la luce, il sindaco è stecchito. Indagano il vice questore Loris Sebastiani amante di Bacco e Venere. Indaga il giornalista free lance Enrico Radeschi, perennemente squattrinato, proprietario di un cane e di un vespone (il giallone). Radeschi si trova al posto giusto per orecchiare lo scoop da vendere al Corriere della Sera. Alla morte di Biondi che sembrava naturale, segue quella del collega di Parigi, ospite nella capitale lombarda. Nessuno crede più alle cause naturali. Cosa si cela dietro gli assassini dei due sindaci? Intervengono i servizi segreti francesi. Radeschi è inviato a Parigi, dove ritrova la francesina Nadia, conosciuta durante la burrascosa presentazione di un libro e amata per una sola notte. Scopre ciò che neppure i servizi segreti avevano trovato e viene gravemente ferito in metropolitana mentre giovani anarchici cavalcano la protesta e diffondono proclami insurrezionali via Internet.


Le recensioni di Enrico Pietrangeli

Donato Zoppo
Premiata Forneria Marconi 1971-2006: 35 anni di rock immaginifico
Editori Riuniti – 2006 – 16,00 Euro

Il libro di Zoppo, per sancire l’essenza emanata dalla PFM, non resiste alla tentazione di aprire il “Tutto” avvalendosi di un esergo di Rumi. C’è una “rosa” che “narra” e, con un disinvolto approccio giornalistico, sviluppa un armonioso trattato sul gruppo ripercorrendone l’intera carriera. Capitoli imperniati sulla discografia e linguaggio articolato, dove seguendo criteri perlopiù comparativi trapelano ampi scorci sulle condizioni sociali e le panoramiche musicali che hanno contraddistinto i tempi. Largo uso d’inserti e aneddoti, comunque ben disposti, euritmici; c’è qualche ridondanza, ma riguarda solo le introduzioni. Si parte dal primo raduno beat del ’66, quello organizzato da Miki Del Prete a Milano e che, accanto a Giganti, Ribelli ed i più singolari New Dada, annovera anche la cover band di Quelli. Siamo lontani da altri esordi, quelli psichedelico-melodici de Le Orme di Ad Gloriam o quelli più sperimentali e colti de Le Stelle di Mario Schifano, ma la strada dei rimaneggiamenti traccerà veri e propri gioielli addentrandosi nell’era progressiva: 21st Century Schizoid Man è un meno noto tassello della bravura e coesione strumentale di cui è capace la PFM (sigla tenuta a battesimo da Lake e Sinfield). Impressioni di Settembre sarà l’indelebile motivo di traino per tutto il progressive italiano, caratterizzata dal ritornello del moog e già pronta a sbirciare oltre i naturali confini per poi reincarnarsi in The world became the world. Sì, perché la PFM, prima di tutto, è italianità approdata altrove, in un mercato che, soprattutto negli anni Settanta, era invaso da produzioni anglo-americane. Sarà proprio quando Le Orme tenteranno la strada del mercato inglese con Peter Hammill che i testi della PFM incontreranno Sinfield. Mentre Pagani farà da collante alle realtà di movimento e relativi festival (Parco Lambro etc.), il gruppo si barcamenerà tra Mamone, tentazioni americane e l’imperversante contestazione. Logiche di mercato, da quanto si evince, mietono la prima vittima: Piazza viene rimpiazzato da Djivas al basso, più adatto al ruolo per un pubblico d’oltreoceano. La stagione dei concerti americani avrà il suo apice con la stampa di Cook, un live per il mercato internazionale nella già consolidata egida della Manticore. Chocolate’s Kings, l’album successivo che introduce Lanzetti, è, probabilmente, l’optimum, frutto di omogeneità e grande maturazione. Risente, tuttavia, del vento che soffia, a partire dai testi, sì impegnati da riportare consensi verso l’imminente ’77 ma, forse, non del tutto digeribili altrove. Uscirà negli States illustrato con una barra di cioccolato avvolta nella bandiera a stelle e strisce. Sinfield, nonostante una certa propensione a “sinistra”, stenta a comprendere. Ma “la goccia che fa traboccare il vaso” col mercato statunitense giunge nel ’76, quando la PFM prenderà parte ad un concerto organizzato a Roma per conto dell’OLP. Con Jet Lag si apre al jazz rock, poi la formazione chiude il decennio consegnandosi agli anni Ottanta nell’inevitabile decadenza dovuta all’impatto con tutt’altra epoca e nuove tendenze. Tuttavia, prima di segnare il passo coi nuovi tempi, la PFM realizzerà un altro memorabile live, lo farà girando la sola peninsula con Fabrizio De André. Personalmente rinnegherò il gruppo fin dai tempi di Suonare Suonare, ma Zoppo tira dritto, tra ritratti e sincretismi, fino all’epilogo di Miss Baker: praticamente estraneo alle origini. Gli anni Novanta e una rinnovata voglia di spaziare, portata avanti anche attraverso l’uso del digitale, desteranno ulteriori attenzioni verso il filone progressivo. Ulisse cercherà, a partire dal tema del viaggio, di ripercorrere strade perdute. Lo farà attraverso la collaborazione dei testi di Incenzo, autore anche di Dracula. Quest’ultimo è il coronamento di un sogno, quello di realizzare un’opera rock, decisamente pretenzioso e dove compare anche Ricky Tognazzi, mentre Serendipity, più proteso verso le sonorità del nuovo millennio, vedrà, tra gli altri, un’intraprendente Fernanda Pivano inserita nel progetto.

Nota di Enrico Pietrangeli - 2007


La critica, come la carità, dovrebbe cominciare a casa propria (B. C. Forbes)
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