Maggio 2009
E' in libreria:
Melino Nerella Edizioni
Anno edizione: 2009
Codice ISBN: 978-88-96311-02-8
Pagine: 192
Prezzo: 10 €
Sinossi
Seconda “B” di Patrizio Pacioni
(personaggi - ambientazione - sinossi)
Il commissario Leonardo Cardona, detto il “Leone”, è “nato” con il romanzo “Essemmesse” pubblicato nella primavera del 2006 da Effedue Edizioni: un classico “poliziesco” che, nella struttura, richiama la costruzione e lo scioglimento finale dell’enigma propri della grande tradizione gialla di fine ‘800- prima metà del ‘900.
A breve, per le stampe di un editore siciliano, sarà pubblicata la seconda avventura del commissario Cardona (ambientata in Irlanda) dal titolo “Malinconico Leprechaun”, già in fase di stampa.
Cardona è un personaggio scomodo, politicamente scorretto, dalla morale e dalla vita personale tutt’altro che trasparenti e irreprensibili, ma al tempo stesso un poliziotto dall’intuito geniale, caparbio e instancabile nella guerra condotta contro chi infrange la legge. I suoi metodi d’indagine, spesso ben al di là dei confini stabiliti dalle procedure, la dura conduzione degli interrogatori di testi e sospettati, non gli precludono però improvvisi e inaspettati slanci di generosità.
Le storie sono ambientate a Monteselva, cittadina a metà strada tra Piacenza e Parma: un luogo immaginario nell’ideazione ma assai concreto sia per ciò che concerne la costruzione toponomastica che per la caratterizzazione della sua popolazione.
Monteselva, con gli oscuri legami che uniscono i suoi abitanti e i misteri sotterranei che la percorrono da una parte all’altra è destinata, col progredire della saga, ad assurgere al ruolo di autentica protagonista delle vicende che seguiranno.
Recentemente è stato lanciato il blog http://www.patriziopacioni.com/cardona che, a pochi giorni dalla nascita, sta già raccogliendo consensi e interesse per la sua originalità.
“Seconda B” è un romanzo di tensione corale, a metà strada tra il giallo e il noir, che coinvolge gran parte dei cittadini di Monteselva. Quando la maestra Eva Antonini prende in ostaggio i suoi piccoli allievi, la sua follia funge da catalizzatore di un campo di forza negativo, di un vortice di vizi, segreti, tradimenti e rancori tenuti nascosti, sino a quel momento, da un sottile velo di ipocrita perbenismo.
Anche in questa occasione sarà il commissario Cardona ad assumersi l’incarico di risolvere la situazione con i suoi metodi tanto bruschi -a volte addirittura brutali- quanto efficaci. Pur coinvolto in prima persona nel più profondo degli affetti e dei sentimenti, riuscirà alla fine a risolvere un “caso” che, comunque, non mancherà di lasciare nell’animo suo e dell’intera comunità cicatrici profonde e forse incancellabili.
Seconda B
una recensione di Simonetta De Bartolo
Se “Essemmesse” e “Malinconico Leprechaun”, rispettivamente prima e seconda avventura del commissario Cardona, hanno costituito due genuini e gustosi antipasti, “Seconda B”, nuova uscita in libreria di Patrizio Pacioni, costituisce senza ombra di dubbio un sostanzioso piatto forte.
Già a partire dalle prime righe del prologo il lettore è calato a forza in un “mondo liquido partorito dal sogno” che a me personalmente ha molto ricordato la forza di dirompente coinvolgimento esercitata dal primo capitolo di “Cadaveri senza volto” di Rubert Corbin: in entrambi i casi (e per tutta la durata della narrazione) si avverte infatti “la sensazione di stare vivendo l’incubo di qualcun altro”.
Avviluppato dunque, fin da subito, in una ragnatela di emozioni, il lettore, pur comprensibilmente timoroso di inoltrarsi nel groviglio spaventoso di una trama che non lascia respiro, è sapientemente indotto a desiderare di raggiungere al più presto, pur di sciogliere una tensione che, pagina dopo pagina si fa sempre più insopportabile, il drammatico climax finale.
Il vortice ansiogeno dello scorrere delle vicende è sostenuto da una struttura enfatica che si sviluppa in senso verticale verso apici emozionali sempre più intensi e, in un tale quadro, la tragedia che si svolge all’interno e all’esterno della scuola elementare Sandro Pertini appare attraversata da una consapevole aritmia narrativa.
Quando l’incalzare degli avvenimenti lo richiede, infatti, la scrittura si fa quasi sincopata, sia mediante l’accorgimento tecnico della snella articolazione dei capitoli, sia attraverso la caratterizzazione essenziale e quasi stilizzata dei personaggi (giornalisti che si fanno concorrenza per sfruttare lo scoop, magistrati indecisi, politici ambiziosi quanto corrotti, delinquenti di bassa lega pronti ad approfittare della confusione, semplici cittadini colti nelle proprie miserie).
Quando al contrario il “respiro” si allarga richiedendo una prospettiva più meditata, il ritmo rallenta, fiume impetuoso che si allarga, placandosi, in un’ansa più tranquilla, fatta di vicende di contorno “a macchia di leopardo” , di atmosfere oniriche, dell’indifferente fluire della vita di ogni giorno in una piccola sonnolenta cittadina.
Rimangono, sempre e comunque, “brevi ma intensissimi bagliori”, tra i quali emergono, con la forza della suggestione letteraria spine aguzze di rovo: numeri che un bambino in pericolo di vita elenca come se stesse snocciolando un disperato Rosario, disegni sanguinosi che un tossico invasato incide sulla propria pelle…
Insomma, nel complesso si tratta di un romanzo che, pur rappresentando un valido esempio di thrilling corale (“Un film che poi regolarmente qualcuno proietta nella grande sala della realtà, quasi sempre un film di paura”), non risparmia momenti di profonda analisi introspettiva: a questo proposito indimenticabile la figura lacerata di Carmen, mamma di uno dei piccoli protagonisti dell’assurda tragedia che colpisce al cuore Monteselva.
E che in “Seconda B” ci venga fornita l’ennesima dimostrazione, semmai se ne avvertisse il bisogno, che ricerca intimistica e avventura non sono percorsi inconciliabili anche all’interno della stessa opera, non rappresenta certo una sorpresa: non dimentichiamo che la bella penna che ha scritto “Seconda B” è la stessa che tanto efficace e incisiva si è dimostrata in romanzi pieni di pathos come “Un lungo addio” (opera d’esordio dello scrittore romano nel 1997 che affronta lo scottante tema dell’incesto) e “Mater” (storia tutta al femminile edita nel 2004).
Ambienti, situazioni, personaggi emblematici, chi più, chi meno, sono curati dal punto di vista psicologico (in ambito scolastico anche a livello pedagogico) in modo eccellente, con naturalezza e verosimiglianza. Alcuni dei protagonisti, sia principali che secondari, escono scolpiti a tutto tondo dalle pagine del romanzo. Prima tra tutti l’allucinata Eva Antonini, la maestra della “Seconda B” (la cui personalità e il cui comportamento ci fanno pensare ad Edgler Foreman Vess, il folle omicida, che, in Intensity di Dean Koontz, tiene prigioniera in cantina una bambina). Il suo è un metodo d’insegnamento un po’ all’antica (“Alternare gentilezza e rigore è il modo migliore per tenerli sempre sulla corda”), mentre una voce pregna di inquietante maternità le risuona nella “mente avariata” e la perseguita, amplificando a dismisura l’effetto negativo degli influssi ambientali, cui non si sottraggono neanche i bambini.
Per esempio il figlio del commissario che, molto più dei compagni, i quali si credono ostaggi di chissà quale commando di terroristi, “conosce quale sia la differenza che passa tra la finzione e la realtà… larga e profonda quanto può esserlo il mare.” Incredibilmente suggestiva la figura di Raul, un visionario ribelle asservito irreversibilmente alla droga (“Non c’è un vero Dio nel suo universo allucinato e distorto”, bensì “un’entità malvagia che gode dei dolori del mondo”), oppure l’attempato don Piero, che supplisce a un’inclinazione conservatrice e retrograda con la sana energia, prettamente contadina, del buon senso (incisive le immagini evocate dalla sua arguta definizione dei peccati “a lunga conservazione” e dalla concezione del sensus culpae.)
La scrittura, priva di artificiosità, scorrevole e omogenea, favorisce, senza dubbio, l’equilibrio tra l’action incalzante e dialoghi che sprizzano energia da tutti i pori.
Monteselva, immaginaria cittadina in provincia di Piacenza (cui tra l’altro è dedicato un sorprendente e fantasiosissimo blog), appare, con le parole di Patrizio Pacioni, “il cuore e i polmoni di un unico organismo vivente, che di fronte alla minaccia che incombe sulla propria progenie, prima si ferma attonito, poi si commuove, infine si dibatte, ruggendo minaccioso”. I rapporti sociali, la semplicità dei costumi, il chiacchierio, il vociferare e lo scambio di pettegolezzi che serpeggia tra la gente e nelle strade, prima e durante la tragedia, coinvolgono il lettore fino a trasformarlo anch’esso in uno degli abitanti, facendolo sentire protagonista tra i protagonisti. Per questo tutto, ogni più piccolo dettaglio, ogni seppur minima variazione dei toni di voce viene colta con immediatezza al pari dei muti soliloqui, e ci riportano nella mitica Via del Corno della Firenze di “Cronache di poveri amanti” di Vasco Pratolini.
E poi ancora e sempre i bambini (“Anime ancora candide fragili, così facili da spezzare…” pensa la maestra Antonini, “…un po’ come i gatti, possiedono un istinto che gli permette di avvertire il pericolo molto prima degli adulti”) fragili come le figurine con cui giocano, ma al tempo stesso capaci di resistere con sorprendente energia al terribile shock.
Infine lui, Leonardo Cardona, davvero e più che mai “Leone”, simile in modo singolare, nell’occasione, a uno degli Uomini Specchio de “L’eterna notte dei Bosconero” di Flavio Santi. La missione solitaria che l’Autore gli carica sulle spalle, estrema e disperata carta da giocare nel tentativo di salvare il proprio figlio, ci riporta all’eccellenza di quella svolta da Cyna, ancora nel già citato Intensity di Dean Koontz. Inoltre, proprio come nelle mie più segrete speranze, in questo nuovo romanzo della saga di Monteselva viene finalmente svelato qualche intrigante particolare in più sulla “affettuosa amicizia” che lega il rude poliziotto alla bella e affermata cronista di Tele Radio Farnese, l’affascinante e sensuale Diana De Rossi.
Al di là del vortice del tragico evento che si abbatte sulla “seconda B”, al di fuori e al di sopra della follia della “signora maestra”, come una marea sale e tracima l’ansia dei genitori degli scolari, capaci di resistere a lungo, come accennato qualche riga più addietro, prima di cedere, comprensibilmente, al più disperato dei panici.
Resta calmo e gelido il carnefice, mentre le sue prede interiorizzano un presagio di morte.
Ancora Koontz, e il paragone tiene perfettamente.
Chiuso il libro, mentre nel sangue va lentamente pacandosi il flusso dell’adrenalina, cresce la consapevolezza del messaggio che l’Autore riesce a far passare, capitolo dopo capitolo: un amaro esame socio-psicologico di una società in progressivo degrado (intesa come complesso e strutturato intreccio tra scuola, famiglia, lavoro e politica) di cui suo malgrado ogni essere umano è parte integrante, nella quale Patrizio Pacioni affonda le mani senza però restarne contaminato.
È forse lui “L’estraneo” di Lovercraft che, dopo aver spaventato a morte tutti, allunga le dita verso “la fredda e dura superficie di uno specchio”.
e ancora:
Yoani Sánchez
CUBA LIBRE
Vivere e scrivere all'Avana
Traduzione e cura di Gordiano Lupi
Rizzoli - Pag. 240 - Euro 17
IN TUTTE LE LIBRERIE Yoani Sánchez è un strana dissidente: non denuncia, non attacca, non contesta. Semplicemente racconta nel suo blog cosa significa vivere oggi nel regime comunista di Cuba: la difficoltà di fare la spesa e la fame cronica, l'arte di ripararsi gli elettrodomestici guasti, la lotta per leggere le vere notizie tra le righe del giornale di partito, la paura del ricovero in ospedale dove manca anche il necessario per sterilizzare, la convivenza forzata con la propaganda che si insinua nei media, nelle piazze e nelle scuole, il panico quando arrivano le convocazioni della polizia, la preoccupazione per gli amici in carcere, la nostalgia per i tanti che sono fuggiti e la delusione per tutti quelli che hanno smesso di credere al futuro. Ma soprattutto sfata il falso mito dell'efficienza castrista e descrive, tra tenerezza e rabbia, la frustrazione per le potenzialità inespresse e i sogni perduti di chi, come lei, è nato nella Cuba degli anni Settanta e Ottanta e si ritrova rinchiuso in un'utopia che non gli appartiene. Di questa generazione Yoani è diventata l'inconsapevole portavoce, e il suo blog, che ha fatto il giro del mondo è ora un libro. Yoani Sánchez si definisce una semplice cittadina, ma in realtà è una vera rivoluzionaria, una donna che lotta con tutte le sue forze per far conoscere le se idee all'interno di una società che non ammette anticonformismo. Le sue parole sono frecciate ironiche che danno vita a un blog molto frequentato come Generación Y e servono da stimolo per inaugurare un nuovo corso per l'ultimo baluardo comunista. Purtroppo i suoi commenti vengono letti soltanto all'estero, perché a Cuba il blog risulta oscurato ed impossibile collegarsi.
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Yoani è laureata in filologia, vive all'Avana, è appassionata di informatica e lavora nella redazione telematica della rivista indipendente Desde Cuba (http://www.desdecuba.com/). Il suo blog (http://desdecuba.com/generaciony_it) fa discutere perché racconta le frustrazioni quotidiane e le ordinarie mancanze di una Cuba al di là delle ideologie. L'autrice definisce Generación Y come "un blog ispirato a gente come me, con nomi che cominciano o contengono una y greca. Nati nella Cuba degli anni Settanta - Ottanta, segnati dalle scuole al campo, dalle bambole russe, dalle uscite illegali e dalla frustrazione".Yoani nasce a Cuba nel 1975. Nel 1995 si specializza in letteratura spagnola, filologia ispanica e letteratura latinoamericana contemporanea, nonostante la nascita di un figlio. Dimostra un caratterino niente male discutendo una tesi incendiaria dal titolo Parole sotto pressione. Uno studio sulla letteratura della dittatura in Latinoamerica. Terminata l'università, comprende che il mondo degli intellettuali e dell'alta cultura non è cosa per lei, ma soprattutto non ha la minima intenzione di fare la filologa. Nel 2000 si impiega presso la Editorial Gente Nueva e comprende che con il salario di Stato non può mantenere una famiglia. Decide di continuare il lavoro statale ma si mette dare lezioni (illegali) di spagnolo ai turisti tedeschi che visitano L'Avana. Non è la sola. Molti ingegneri preferiscono guidare un taxi che fare il loro mestiere, alcune maestre tentano di impiegarsi negli alberghi e nei negozi per turisti puoi essere servito da un neurochirurgo o da un fisico nucleare. Nel 2002 Yoani decide di emigrare in Svizzera, ma dopo due anni torna in patria, forse per la nostalgia della sua terra, anche se amici e familiari sconsigliano il rientro. Nel 2004 fonda, insieme a un gruppo di cubani che vivono sull'isola, la rivista di cultura e dibattito Consenso. Tre anni dopo lavora come webmaster e giornalista del portale Desde Cuba. Yoani vive all'Avana insieme al giornalista Reinaldo Escobar e con lui divide la sua esistenza da oltre quindici anni. Può dirsi più informatica che filologa, ma la sua cultura letteraria è molto utile nel 2007, quando comincia l'avventura del Blog Generacion Y, definito come "un esercizio di codardia", perché è uno spazio telematico dove può raccontare la sua realtà e dire ciò che è vietato sostenere nella vita di tutti i giorni.I suoi brevi racconti sono dei bozzetti a metà strada tra la metafora e il realismo più crudo, immersi nella vita quotidiana delle due anime di Cuba, ricchi di riferimenti a scrittori del passato dimenticati dalla cultura ufficiale, come Padilla, Cabrera Infante, Arenas e Lima. Yoani sogna una Cuba trasformata in un luogo dove ci si possa fermare a un angolo e gridare: "In questo paese non c'è libertà di espressione!". Perché vorrebbe dire che le cose sono cambiate e si può cominciare a pronunciare la parola libertà. Si dichiara disponibile a scambiare gli alimenti somministrati con la tessera del razionamento alimentare per una cucchiaiata di diritti civili, una libbra di libertà di movimento e due once di libera iniziativa economica. Percorre le strade di due città diverse, quella dei membri del partito, dei generali, dei dirigenti di Stato e quella della povera gente che vive nella desolazione dei quartieri periferici, nelle casupole cadenti e nei rifugi costruiti per i senza tetto. Vive un'utopia che non è più la sua e non vorrebbe lasciarla in dote ai suoi figli, analizza le contraddizioni di chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena ma sogna vestiti di marca e profumi. Assiste alle fughe di personaggi famosi e di semplici cittadini esasperati, critica il governo per le promesse disattese, ricorda il passato e analizza lo stato deplorevole della cultura di regime. Yoani si scaglia contro il doppio sistema monetario e narra la realtà del mercato nero, unica fonte di sostentamento, perché la maggioranza dei cubani vive di ciò che i venditori informali portano nelle loro case. L'informazione di regime è un altro bersaglio da colpire, perché non è vero che tutto è sotto controllo e che i problemi vengono sempre superati da una rivoluzione solida e forte. Il libro - blog di Yoani Sánchez è uno spaccato di vita che rappresenta con realismo la Cuba contemporanea, lontano da condizionamenti ideologici, ma dalla parte del cittadino che giorno dopo giorno è costretto a inventare il modo per sopravvivere.Yoani Sánchez è un'eroina della nuova Cuba, esponente di una generazione Y che può dar vita a un nuovo esercito ribelle del cyberspazio, zona franca sicura e inaccessibile che può trasformarsi in una nuova Sierra Maestra. La guerra delle idee può dare buoni frutti, perché i dittatori temono chi pensa con la propria testa e non possono rinchiudere le idee in una galera.
Gordiano Lupi
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