Tell a friend about this page
16239
The New York Review
Le Monde Livres
TWP Writers Group
Cultural Critique
Feria del Libro
TERZA PAGINA WORLD
Tell a friend about this page
Chi sono
Sala Stampa
Cultura
Narrativa
Saggi
Poesie
Speciali
Concorsi
Classics
Collabora
Welcome to the World's Arts Journal. International Arts, Culture, Ideas.
Rubriche
Giallografia
TP Book Review
English

...and more



reviews@terzapaginaworld.com

Maggio 2008
Segnalazioni
Di Enrico Pietrangeli:
Francesca Bonelli
Reiki

Il Foglio Clandestino nasce come rivista di settore negli anni Novanta e, da allora, di strada ne ha fatta. Spartana nella veste ma piena di consistenti contenuti, a partire dai suoi arguti e coinvolgenti editoriali e un Peter Russell orbitante nella redazione. Storia molto più recente è quella della casa editrice. Ancora pochi titoli nel catalogo, ma tante idee in sviluppo per altrettante collane. Reiki  non si presenta come un manuale, ma attraverso la diretta esperienza della Bonelli che, come presupposto, vuole suscitare curiosità, genesi da dove si espande ogni energia, sia sul piano immanente che su quello spirituale. Coerenza e un “Pensiero Positivo”, già frutto di una tesi dell’autrice, optano per la carta riciclata delineando un prodotto poco ricercato, minimalista e raffinato, impregnato nel gusto retrò d’illustrazioni in effetto dissolvenza, nei colori che riportano agli anni Cinquanta. Sul finire dello scorso millennio, a Bergamo, nasce il casuale incontro con questa pratica, ma poi non più di tanto, per via del fatto che “ogni anima” ha un “progetto ben preciso” da assolvere. Corrispondenze e significati dell’ideogramma Reiki, se attivati, fomentano quell’alchimia che permette all’energia individuale Ki  d’interagire con quella Rei, ovvero quella universale. Chi dà Reiki è un tramite, un “canale di Luce”. Antica, eterogenea e non databile è la tradizione orale dell’utilizzo di questa trasmissione, Usui è colui che ha riportato in evidenza la disciplina in epoca contemporanea. Tutto si basa sull’imposizione delle mani, in un’impostazione gnostica e dualistica, dove solo le energie positive vengono convogliate in “un percorso di benessere”. Armonia nel qui ed ora è un primo obiettivo da conseguire osservandone i principi. Fondamentali e, come tali, ben esposti, in un linguaggio chiaro e diretto, sono i chakra con tutte le loro connessioni, sia sul piano fisico che su quello psichico. Mentre l’aura, ossia quel flusso energetico che ci circoscrive, viene analizzata tra percorsi e aneddoti che vanno dalla tradizione biblica ai tentativi della ricerca scientifica. Riemergono, come da una vecchia soffitta, lo schermo di Kilner ed i successivi studi operati dai russi mantenendo un saldo riferimento di pensiero sull’argomento con Rudolf Steiner, ideatore dell’antroposofia. Due sono i livelli di Reiki, il primo, Shoden, ed il successivo Okuden. Maestro è colui che dedica “completamente la propria vita a questa Via”, ed è questo un ulteriore stadio e con valori iniziatici, dal quale si riceve la consegna dei simboli attraverso mantra segreti. Per attivare un livello si ricorre al Reiju, cerimoniale di apertura ai canali energetici. Interessante è il dualismo grafico e semantico di cui si compone l’ideogramma, oltre a poter essere scritto in due differenti maniere, sta a significare “accettare la spiritualità” come pure “dare la spiritualità”. Perno dei trattamenti, oltre ad una predisposizione del cuore, è quello del posizionamento delle mani. Al Reiki, inoltre, si ricorre anche per l’autotrattamento, pratica fondamentale per migliorarsi nonché per ottimizzare il trattamento rivolto ad altri. Si opera sempre e comunque per il bene della persona. Se il primo livello corrisponde ad un approccio fisico, il secondo si colloca nella mente, presuppone maggiore consapevolezza e responsabilità. Il cammino, dal “qui e ora”, si evolve attraverso i simboli del “Dentro” e dell’ ”Oltre” per culminare nel quarto simbolo, quello della “connessione diretta con il Rei, con la Luce, con la Fonte”. Il risvolto filosofico è di stampo buddista: “se cambio io, cambia il mondo attorno a me”, ma le connessioni sono molto più vaste e qua e là sparse nel mondo, dal manicheismo alle eresie albigesi, dagli Esseni ai Bogomili, per citare solo quelle riportate nell’apposito glossario messo a tergo del testo.

Edizioni del Foglio Clandestino – 2006 –  12,00 Euro


Enrico Campofreda - Marina Monego
L’urlo e il sorriso
Michele Di Salvo Editore – 2007 –  9,00 Euro

Quello di Enrico Campofreda e Marina Monego è un esordio narrativo a quattro mani dove vengono ripercorsi, con estrema lucidità e dovizia di particolari, i sentieri dell’infanzia. Meglio, forse, non avrebbero fatto in quella terza età caratterizzata dalla repentina esplosione di così tanti dettagli legati ai primordi. Racconti brevi, strutturati con semplicità ed efficacia, non del tutto estranei a talune ricercatezze e che comunque scorrono, fluidi e disarmanti, nella consunta poetica di spontanee ingenuità perdute, sempreverdi memorie radicate. Fuoriesce, inevitabilmente, quel bel paese ancora arrangiato e che già subiva il travaglio di profonde trasformazioni in corso. Ritratti in bianco e nero, istantanee neorealiste carpite da uno schermo, quello della memoria, dov’è ancora palpabile quello sfondo sociale vincolato ad interagire coi destini dei protagonisti. L’automobile, la TV, il frigorifero, i nuovi quartieri che sopravanzano: sono gli anni del boom economico, cementano Celentano e la via Gluck. Lo scenario di campagna e di città si alterna facendo da cappello ai titoli dei singoli episodi che si susseguono. Inconsulte e altrettanto innocenti riemergono passioni per le lucertole, corse alla marrana, un fragrante schiamazzo di borgata, strade sterrate, biciclette e lambrette. Venezia e l’entroterra, insieme alla periferia romana, sono i luoghi d’azione nonché di origine degli stessi autori. In una corsa nei campi, dove svetta alto il mais in un’antropomorfica visione di bambine, si svela un sapore antico, quello del Veneto contadino, che ancora sussiste attraverso i suoi riti propiziando nuove stagioni in un immenso falò. Dietro lo sguardo di un bambino silenzioso, c’è lo scorcio di una laguna colto con nostalgia, un castello di sabbia “ancora intatto”. Del resto, la nota di quarta di copertina relativa a Marina Monego, conclude precisando che “a Venezia è rimasta affezionata e vi ritorna sempre volentieri”. Aneddoti di scuola ci lasciano in una coda di suoni, sono quelli della Gigliola Cinquetti che canta “Non ho l’età”. Forse sarà stato anche per via di quel festival simbolo nazionale, dove spopolò nel ’64, che si confondono “cinguettii” con “cinquettii”. La televisione imperversa e diviene “simbolo di quegli anni” operando una “omologazione culturale”, come precisa Arace nella sua prefazione. Tra bighellonate, giochi ed altre esperienze, si finisce nel gelo del fossato o si osa, infrangendo il tabù materno dell’imbarcadero. Meloni rubati a ferragosto, approfittando della festa in corso, in una campagna che vede il contadino erigersi a piccolo proprietario, retaggio di un’ancora non troppo lontana riforma agraria. Spesso si fa ricorso al dialetto nei dialoghi, soprattutto il gergo romano di periferia, ma non mancano neppure più melodici accenni di filastrocche venete. Ghiaccio bollente è un episodio che riporta ancora in pieno a quel clima più prossimo al dopoguerra piuttosto che di sviluppo, è il ritmo di una campagna che serenamente stenta nel mettersi al passo coi tempi. In Areniade la periferia si misura “dalla strada al mondo”, Valle Giulia e gli studenti in rivolta iniziano a fomentare dubbi, ma il cuore pulsa altrove, è tutto rivolto verso le olimpiadi di Città del Messico che i ragazzi, di lì a poco, si appresteranno ad emulare. Sesso e religione, insieme ad una motoretta, perno di una rocambolesca gita al mare, costituiscono una possibile trilogia assemblante il finale. Sudate iniziazioni dispensano, come premio, la riluttante visione di cosce smagliate e cadenti, mentre il chierichetto ci ricorda quanto sia teatrale la messa e, tutto sommato, tanto vale parteciparci da protagonista. Un’edizione ben curata, una piacevole lettura assicurata. Nodi narrativi a tratti stereotipati, ma mai noioso. Questo è senz’altro un esordio che segna il passo, osa poco, ma si presenta come un prodotto compiuto, capace di aprire a future e più consistenti produzioni sempre che, i rispettivi autori, siano anche in grado un po’ più di esporsi.

Note di Enrico Pietrangeli - 2007



Di Gordiano Lupi:
Marino Magliani
Quella notte a Dolcedo
Longanesi – Pag. 260 – Euro 16,00

Marino Magliani approda alla grande editoria con la sua opera più completa dopo gli ottimi L’estate dopo Marengo, Quattro giorni per non morire e Il collezionista di tempo. Il narratore imperiese, che divide la sua vita tra la costa ligure e l’Olanda, racconta una storia intensa che profuma di neorealismo e risale alla Resistenza. “Da bambino i vecchi mi parlavano sempre della guerra, tracciavano quella frontiera tra bene e male e odiavano i tedeschi, ma poi i tedeschi fine anni Sessanta son tornati in Liguria a comprare le case e quella  cosa, tra le tante cose, da ragazzo mi ha spiazzato”, mi confida l’autore. Credo che la sua esperienza sia comune a tutti noi che siamo nati nei primi anni Sessanta. Il romanzo di Magliani parla di un tedesco che ritorna, spinto dalla nostalgia e dalla difficoltà di vivere, sui luoghi di una strage avvenuta in una notte d’estate del 1944. Il romanzo è ambientato in un paese del ponente ligure come Dolcedo, si sforza di raccontare l’altra verità della guerra civile italiana e di cambiare i ruoli tra vincitori e vinti. Lo scrittore sceglie di narrare in terza persona, usa lo stratagemma della doppia prospettiva, ma risulta credibile sia quando fa entrare in azione il vecchio soldato tedesco che quando inserisce Lori, una giovane donna italiana. Amore e mistero sono il filo conduttore di Quella notte a Dolcedo, due elementi che l’autore padroneggia, costruendo un romanzo che profuma di Liguria, tra mare, salmastro e oliveti arrampicati sule colline. Marino Magliani apprende la lezione di Biamonti e Calvino, ma percorrere una strada originale che lo inserisce nel ristretto gruppo degli scrittori italiani contemporanei che hanno qualcosa da dire. Leggiamo un brano estratto dal romanzo.
Quando tutto era finito erano scesi dalle terrazze. Faceva notte da un pezzo, Hans era l’ultimo della colonna, lo sguardo s’era infilato nel folto di un rovo e l’aveva vista per caso. Gli occhi della bambina spiavano il loro passaggio dal folto dei rovi, non s’erano mossi, impauriti. Doveva appartenere alla famiglia dei Droneri, o essere stata con loro, forse l’aveva nascosta Droneri padre. Qualcuno li aveva voluti morti... Ma lei doveva salvarsi. Così Hans aveva deciso in un attimo e non l’aveva tradita. Sceso qualche gradino di mulattiera era tornato su di corsa... Un movimento che aveva messo in allarme i compagni, li aveva sentiti appostarsi e gridare. Non era niente, aveva assicurato. Longanesi scommette sulla buona narrativa e sulla letteratura. Speriamo che il pubblico premi un editore coraggioso.
Gordiano Lupi



Segnaliamo inoltre....

Il nuovo libro di Enrico Luceri

Le colpe vecchie fanno le ombre lunghe

ISBN 978-88-7418-370-4
Pagg.177
Prezzo € 10,00
Prospettiva Editrice

Cosa: 8 racconti gialli per riflettere sulla memoria e il suo fascino quasi ipnotico che spinge personaggi tanto diversi fra loro a commettere delitti spietati, cercando di placare un grido di dolore che risuona nell’anima ormai da troppo tempo.

Quando, dove: oggi, in Italia. Città metafisiche, create assemblando immagini vere e immaginarie. Paesini di provincia e cittadine, immerse nel silenzio di portici bui e strade deserte. Piazze battute da un vento freddo o spazzate dalla pioggia, quartieri signorili avvolti da una cappa di afa insopportabile, viottoli di campagna resi indistinguibili dalla nebbia calata improvvisamente.

Chi: uomini disillusi alla ricerca di una vita diversa, distanti in tutto, ma disposti a correre il rischio di tramare elaborati delitti. Donne sole e donne innamorate, spietate e pietose, giovani e vecchie, belle e trascurate, ma sempre coinvolte dall’implacabile e vorticoso turbine della memoria in delitti a danno di coloro che un giorno, vicino o lontano, infersero loro un graffio sull’anima.

Leggi l'intervista all'autore.
*****

Vanessa Vallascas, Le avventure di Mister Bibo, La Riflessione Editrice, 2008.

Mister Bibo è un cagnolino birbante e pasticcione, che vuole a tutti i costi diventare ricco. Nella ricerca spasmodica di realizzare il suo desiderio, il protagonista vive tre esilaranti avventure coi suoi amici animali: le vivaci gattine, due investigatori d’eccezione e una banda di piccioni suonatori. Ogni volta, Mister Bibo vede sfumare i suoi sogni di gloria, finché si renderà conto che la vera ricchezza è l'amore della sua padroncina, che, nonostante i suoi pasticci, lo considererà sempre il suo grande eroe. Una fiaba allegra e divertente, adatta ai bambini dai tre anni in su, impreziosita dalle pregevoli illustrazioni di Virginia Danna.

*****
Incunabolo

Umbria , XIV sec. d.C. In un secolo buio, nel quale la sua vita vale meno della corda che gli stringe il saio ai fianchi, un frate vede cose che sarebbe stato meglio per lui ignorare e ode parole che mai nessuno avrebbe dovuto udire.

New York, 2007 d.C. Da Christie's si batte un prezioso incunabolo. Per Donna Carson, ricca e affascinante collezionista di Boston che se lo aggiudica, nessun posto è più sicuro.

Quale segreto si cela nelle antiche miniature? E perché qualcuno è disposto a uccidere pur di entrare in possesso del tomo?

Insieme al professor Forrest, che ha eseguito una perizia sul volume, Donna dovrà impegnarsi in una caccia al tesoro la cui labile pista è appena tracciata dalle sottili allusioni di sagaci amanuensi e in cui non è detto che basti arrivare primi per assicurarsi la salvezza.

Casa Editrice: Il punto d'Incontro
318 pag.
ISBN: 978-88-8093-558-

Riccardo Merendi
Classe 1959, ingegnere, libero professionista, vive a Ravenna dove divide il tempo tra progetti, libri e vela.
Ex giocatore di baseball, ex progettista di motori da competizione, ex pilota di mongolfiere... ogni attività diventa ex per chi ha una curiosità senza limiti e una sete
inestinguibile di emozioni.

http://www.riccardomerendi.altervista.org


*****

Alessio Gradogna - I dannati e gli eroi – Il cinema di Guillermo Del Toro

euro 15,00 - pag. 200  - ISBN 978 - 88 - 7606 – 175 - 2 

Da Cronos a Hellboy, da Blade 2 a Il labirinto del fauno, la filmografia di Guillermo Del Toro è una tela ricoperta di mille colori, e di infinite sfumature. Un quadro in cui trovano spazio l’estetica del fumetto, il videogame, l’omaggio ai grandi maestri, la frenesia del cinema post-moderno, e al contempo il dramma storico e sociale, e la sensibilità umanistica del puro cinema d’autore. Del Toro è uno dei registi più intriganti usciti allo scoperto negli ultimi anni; questa monografia, la prima in Italia a lui dedicata, analizza dettagliatamente tutti i suoi lavori.


L'autore: Alessio Gradogna, nato nel 1978, laureato in Lettere e critico cinematografico. Collabora da diversi anni con varie riviste specialistiche tra cui Sentieri Selvaggi ed Effetto Notte. Nel 2004 ha vinto il premio nazionale di critica "Giovane e Innocente". Nel 2006 ha pubblicato, con Fabio Tasso, il libro "Tokyo Syndrome - Le nuove frontiere dell'horror giapponese".

Il libro è stato già presentato in televisione, l’8 aprile, nella trasmissione “Siamo Stati Uniti” in onda su Coming Soon Television, in cui l’autore è stato intervistato in diretta.


La critica, come la carità, dovrebbe cominciare a casa propria (B. C. Forbes)
TERZA PAGINA BOOK REVIEW
www.terzapaginaworld.com                              www.villanovastrisaili.com




L'Indizio Nascosto