Marzo 2007
Luciano Bianciardi
Il fuorigioco mi sta antipatico
Stampa Alternativa – euro 16,50 – pag. 380
Ecco un libro importante prodotto da un editore controcorrente come Stampa Alternativa, su idea del figlio Ettore e con la collaborazione del giornalista Matteo Marani. Un volume che raccoglie gli interventi di Luciano Bianciardi sul Guerin Sportivo nelle rubriche Così è se vi pare (28 settembre 1970 – 12 luglio 1971) e Il salotto letterario (13 settembre – 17 novembre 1971). Il Guerin Sportivo diretto da Gianni Brera non era un periodico che si occupava di gossip sugli amori dei calciatori, al tempo non ancora in voga, ma faceva cultura popolare parlando di calcio. Era una rivista che riuniva firme importanti come quelle di Antonio Ghirelli, Manlio Cancogni e lo stesso Bianciardi, prima ospitato in terza pagina con alcuni racconti e infine utilizzato per rispondere alla posta dei lettori. Le rubriche che Bianciardi tiene sul Guerin Sportivo sono una finestra sul mondo perché lo scrittore maremmano non si occupa mai di calcio da un punto di vista tecnico e tattico, piuttosto fa letteratura con la scusa della chiacchierata sportiva. Bianciardi si mette a nudo davanti dei lettori, ci dice come la pensa sui premi letterari, su Dacia Maraini, Oriana Fallaci, Alberto Moravia, Carlo Cassola, Vasco Pratolini e soprattutto Carlo Emilio Gadda, per lui il più grande scrittore italiano contemporaneo. Porta avanti una particolare lotta contro il fuorigioco, preso a simbolo di tutte le regole e solo per questo antipatico al suo temperamento anarchico e ribelle. Parla di calcio e Risorgimento (chi lo fa più nell’Italia di oggi?) e paragona Nino Bixio, Garibaldi, Mazzini, Vittorio Emanuele II a Gigi Riva, Gianni Rivera, Ivanohe Fraizzoli e Mario Corso, dando vita a un’originale metafora storico - sportiva. La posta dei lettori è anche un modo per far conoscere Umberto Saba e le stupende poesie dedicate al calcio a un pubblico più avvezzo alle curve degli stadi che ai recital poetici. Bianciardi fa cultura popolare secondo il suo stile e segue alla lettera le tesi esposte ne Il lavoro culturale, dove teorizza il compito dell’intellettuale sempre vicino alla gente e mai astratto in una torre eburnea. Il bel volume edito da Stampa Alternativa nella collana Eretica è un modo per fare un tuffo nel passato e tornare con nostalgia agli anni Settanta e a un’atmosfera ruspante che caratterizzava ancora il mondo del calcio. Bianciardi poteva ammettere candidamente di guadagnare più di Mazzola e di Rivera perché lui come scrittore sarebbe durato più a lungo rispetto ai calciatori. Altri tempi. Ci si scandalizzava perché un campione come Luigi Riva guadagnava duecentomila lire al giorno, che sono niente paragonati agli stipendi da favola degli odierni calciatori. Le risposte di Bianciardi sono sferzanti, ironiche, ricche di umorismo e cinismo, ma soprattutto forniscono uno spaccato veritiero del periodo storico e sono un modo per ricordare l’Italia degli anni Settanta. Per Bianciardi la lotta per il divorzio è una battaglia di retroguardia, perché bisognerebbe impegnarsi a fondo contro il matrimonio ed è illuminante una risposta data a un lettore: “Fino a quando c’è l’amore la coppia deve rispettare il proprio dovere coniugale, quando l’amore passa l’unico dovere è quello di andarsene ognuno per la sua strada”. Bianciardi aveva capito tutto anche sulla televisione e sul potere dell’economia, forse immaginava come sarebbe andata a finire, perché la sua personale rivoluzione passa per occupare le banche e far saltare la televisione. Povero Bianciardi, se n’è andato che aveva soltanto quarantanove anni, consapevole di non aver adempiuto neppure in minima parte al suo progetto di lavoro culturale e convinto che la società italiana avrebbe fatto una brutta fine. Noi quella fine la stiamo ancora vivendo.
Gordiano Lupi
Anna Lemos
Il corpo e il mare
Edizioni E/O – Pag. 250 – Euro 12
Anna Lemos è nata a Lisbona nel 1959 e vive a Roma dal 1980. Figlia di un diplomatico, ha viaggiato durante tutta la sua infanzia e adolescenza. Ha studiato Scienze politiche alla Sapienza di Roma per poi lavorare come giornalista presso l’Agenzia di stampa portoghese. Ha fatto parte del gruppo di poesia LARP e ha pubblicato una raccolta di versi dal titolo La morte e la minestra (Edizioni del Giano, 1990). Debutta nella narrativa con un romanzo che racconta una storia di abusi sessuali in famiglia che pare ispirata al recente fatto di cronaca di Natasha Kampusch, la ragazza austriaca sequestrata e violentata per anni, ma che pare troppo vissuta per essere soltanto fiction. Secondo Dacia Maraini il romanzo è scritto con “profondità emotiva e delicatezza”, ma è soprattutto vero che la sua forza è uno stile frammentario e assolutamente non letterario. Il corpo e il mare affronta un argomento scabroso e difficile come quello delle molestie sessuali subite da una ragazzina. L’autrice modella un personaggio che ha molti riferimenti con la Lolita di Nabokov, ragazzina che fa innamorare un adulto, soltanto che in questo romanzo le avances sessuali provengono dal genitore. La storia è torbida e a tratti dura, difficile da digerire, fatta di dialoghi realistici e assurdi, situazioni complesse e angosciose. Il titolo è denso di riferimenti simbolici perchè il corpo rappresenta la singolarità di un essere, mentre il mare è la vita di cui il corpo è parte e a cui deve tornare ogni volta che ne è separato. L’autrice dà vita a un personaggio vivo e reale e dipinge la protagonista come una ragazza intelligente, forte e determinata. Non ci sono descrizioni di luoghi nel romanzo che si potrebbe svolgere ovunque, contano soltanto i sentimenti e le persone, conta solo la vita di Antinea, protagonista violata che cerca il suo riscatto. L’amore e l’incapacità di amare sono i veri protagonisti di un romanzo intenso che si legge come una sceneggiatura di un film e si vede fotogramma per fotogramma. Il romanzo è scritto in prima persona come una sorta di confessione di Antinea, un diario dove la protagonista racconta la sua storia in prima persona, da quando era piccola fino alla maggiore età. Antinea è orfana di madre e cresce sola con il padre, un avvocato di successo e le fa regali in continuazione. La ragazza vive in un mondo dorato e irreale che diventa sempre più inquietante quando il padre comincia a picchiarla se lei si oppone al suo pensiero. Quando Antinea compie dieci anni cominciano le molestie sessuali del padre e lei cerca di resistere con ogni mezzo, anche la fuga e l’isolamento, persino raccontando tutto alla nonna e alle zie che però non le sono di nessun aiuto. Il romanzo è strutturato su dialoghi e periodi rapidi, spezzettati, forse proprio per sottolineare l’angoscia crescente di una protagonista che scrive in prima persona senza ipocrisie o falsi moralismi. Per dare un’idea dello stile riporto l’incipit: Ho guardato l’orologio. Era mezzanotte e dieci e questo significava che avevo diciotto anni da dieci minuti e non mi ero accorta di nulla. La metropolitana ha cominciato a tremare, a vibrare come se avesse perso i freni in un pendio ma dal ritmo delle ruote non sembrava aver accelerato, anzi: rallentava. Ho sentito l’altoparlante annunciare la fermata successiva e ho pensato che ne mancavano altre tre alla mia. Un pensiero dovuto all’abitudine: erano già dieci minuti che non avevo più una stazione ‘mia’, visto che, non avevo più una casa a cui dover tornare.
Mi sono alzata e mi sono precipitata verso la porta. Avevo bisogno di aria aperta, mi sentivo soffocare dentro quel vagone.
Gordiano Lupi
Scheda Bibliografica
Autore: Giacomo Cacciatore
Titolo: Figlio di Vetro
Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Pagine: 169
Prezzo: 14,00 euro
Uscita: 7 febbraio 2007
Strillo: “Famiglie. Famiglia. Quelle due parole gli risuonano in testa. Che c’è di brutto in una famiglia?”.
Quarta di copertina: Giovanni ha nove anni quando si accorge che gli amici di suo padre, alla Pasticceria Francese, possono ottenere tutto con uno schiocco delle dita. Anche un televisore a colori, che nel 1977 è pura magia. Ma il prezzo da pagare è molto alto. Tanto alto che alcune persone muoiono. Siamo a Palermo, alla vigilia di una vera a propria guerra che culminerà molti anni dopo con la strage di Capaci: negli occhi di Giovanni, spaventati e curiosi, scorrono ogni giorno le immagini di un lungo telefilm troppo realistico. E se Fonzie non sempre riesce a saltare dieci bidoni con la moto, gli elicotteri della polizia fanno più rumore fuori che dentro il televisore. Una storia di mafia in cui la parola mafia è scritta una sola volta, ma nella quale il contagio criminale serpeggia dappertutto, silenzioso e letale come un’invasione di zombi.
Nota: “Figlio di Vetro” è già stato acquistato in Francia e in Germania per la traduzione.
Biografia autore: Giacomo Cacciatore è nato a Polistena nel 1967, ma vive a Palermo. I suoi racconti sono stati pubblicati in due raccolte e in alcune antologie, tra le quali “Portes d’Italie” (Fleuve Noir, 2001), “14 colpi al cuore” (Mondadori, 2002) e “Duri a morire” (Dario Flaccovio, 2003). Con il saggio “Il terrorista dei generi – Tutto il cinema di Lucio Fulci” (Un mondo a parte, 2004), scritto con Paolo Albiero, ha vinto il Premio Efebo d’Oro speciale 2005 per il miglior libro di cinema. Il suo primo romanzo, “L’uomo di spalle” (Dario Flaccovio, 2005), è in uscita in Germania.
Daniela Bionda
Orgianas
PTM Editrice – 2006
Daniela Bionda, attraverso la lettura de “Le torri del cielo” di Danilo Scintu, dichiara di aver “strappato un velo” sulla memoria di un popolo. Con lei riprendono forma e vita le nude pietre di torri nuragiche, quali testimoni attraverso il tempo. Storia e leggenda fecondano la sua fantasia in echi di lontani misteri che si ripropongono accomunando tutta la perduta conoscenza di una primordiale, mitica umanità. Un universo riprodotto o, meglio, la necessità di riprodurlo nelle disposizioni architettoniche, ad evidenziare l’oltre, una comune e remota origine astrale. La PTM Editrice, dapprima fautrice di stimoli verso nuovi approfondimenti, diviene poi, per l’autrice, approdo editoriale per dare alle stampe tre novelle in un volume. Ad “Orgianas”, che si potrebbe considerare un romanzo breve, fanno seguito altri due racconti: “Selene e l’ultimo rifugio” e “Il viaggio di Kia”. Radicata, come il suo popolo, in una cultura insulare, di antichi pastori guerrieri le cui origini si percepiscono romanticamente, sussurrate dal vento lungo frastagliate, aspre coste, ci narra di antiche tradizioni rappresentate in modo epico, ma facendo ricorso a precisi contesti storici. Con Orgianas si tenta di riprodurre un possibile scenario dell’invasione romana e conseguente latinizzazione dell’isola. Nell’episodio di Selene ci s’inoltra nella decadenza dei conquistatori e la successiva occupazione da parte dei Vandali sull’agonizzante sfondo di un impero che, con Romolo Augustolo, segna beffardamente la sua fine. Kia, infine, è ambientato durante l’espansione dell’impero ittita ed i relativi contrasti con i faraoni egizi. I shardana, popolo del mare e antichi migratori dell’Asia minore, sono sempre presenti sullo sfondo di ogni narrazione. Tradizione e mito si snodano attraverso antiche grotte, le Domus de Janas, dove una benevola strega, o fata che si voglia, segue con apprensione le sorti del suo popolo. Occupata ad impartire iniziatici misteri della natura alle sue adepte, si bagna sovente alla Sacra Fonte per invocare la Grande Madre ed il Dio Toro, predice eventi e non rinuncia persino a strani infusi per fomentare l’incubazione di qualche visione. Janas, Grande Sacerdotessa che somministra anche cure mediche, oltre ad avere specifici poteri taumaturgici, indossa una tunica color porpora, consona al prestigio del suo ordine e, a tal proposito, si evidenzia che furono gli stessi shardana ad insegnare ai Fenici le tecniche d’estrazione della porpora da un mollusco, ovvero la ”Corra”. L’autrice descrive molto bene usi e costumi della quotidianità dell’epoca in uno stile che assume, talvolta, tratti un po’ troppo documentaristici. Spiega, peraltro, il tessuto sociale della sua isola, dalle città stato delle coste all’entroterra, dove si trovavano tribù come i sardi pelliti, artefici, attraverso la guerriglia, di una ferrea resistenza ai tentativi di penetrazione perpetuati dai romani. Ricorrono rituali magici e conoscenze esoteriche qua e là palesati come patrimonio ed insegnamento tramandato da antichi popoli biblici, quelli prima del diluvio. Funghi Mascau, stati di trance indotto ed erbe sul braciere riportano a taluni sciamani che eravamo abituati a pensare perduti, ma piuttosto tra le steppe asiatiche o le radure americane. Lecci, agrifogli ed odorosi ginepri contornano nelle descrizioni la tuttavia selvaggia e pulsante natura della sua amata Sardegna. Una certa tensione da melodramma ravviva la trama quando si entra nel merito delle vicende amorose e dei relativi lutti dei protagonisti. La risonanza di Puccini si perde tra ultramillenarie pietre che celano, del vivere, luoghi propri della stessa infanzia dell’autrice nel ricordo di una nonna che intonava un’aria… La stessa nonna che, tra una preghiera e l’altra, raccontava antiche filastrocche in sardo arcaico su vestali ed i relativi riti in acque consacrate. Amore e morte segnano il loro corso tra gli eventi ed infine personificano esaltazione e tragedia con Nail, giovane guerriero vichingo che, divenuto mercenario al seguito dei Vandali, approda in Sardegna per innamorarsi della vestale Selene. L’amore che travolge ogni cosa, rinnega gli stessi dèi e si erige sommo sacerdote incompreso dagli uomini e che per mano degli stessi troverà morte. Amanti che si ritroveranno dentro un bozzolo, avvinghiati in un eterno abbraccio; dapprima forgiati l’un l’altro nell’amore carnale e poi nello sguardo di Uro, il falco che sorvola il cielo guidando la loro vista all’unisono, laddove gli stessi dèi scrutano il mondo.
di Enrico Pietrangeli - 2006
COMUNICATO STAMPA
CONCEPTS
Un’inedita iniziativa editoriale
per la pubblicazione e la distribuzione in libreria
di narrazioni liberamente ispirate.
Scrittura, ispirazione e creatività:
fino al 20 maggio 2007 tutti possono partecipare e scrivere per i nuovi libri in uscita la prossima estate:
CONCEPTS Moda e Gusto!
La collana CONCEPTS esplicita come il processo creativo sia influenzato dalle esperienze di un individuo: a contribuire alla stesura di un testo è l’insieme di suggestioni, emozioni e stimoli provenienti dall’esterno e successivamente interiorizzati.
Grazie all’iniziativa editoriale CONCEPTS, fino al 20 maggio 2007 sono aperte le selezioni per narrativa e poesia a tema libero ispirate dalle molteplicità di suggestioni legate alla moda o al gusto. È dunque possibile candidare i propri testi chiusi nel cassetto e sottoporne direttamente un estratto alla valutazione dei lettori online, che avranno l’opportunità di televotare i più significativi. Le opere che supereranno questa prima fase saranno poi scelte dalla Redazione di ARPANet per la pubblicazione su carta!
I racconti singoli più avvincenti ed intriganti contenuti nei due volumi diventeranno poi miniCONCEPTS // le dimensioni alternative dell’ispirazione.
Info, iscrizioni e testi da televotare su: www.conceptsbooks.it
Commenti sul blog di CONCEPTS: www.conceptsbooks.splinder.com
x > info, immagini, interviste, idee, …:
contattare Carlotta Vissani
ARPANet
tel. +39.02.670.06.34