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Gennaio 2009

Un tè prima di morire
Intervista ad Enrico Gregori
                                   
di Salvo Zappulla                                                                                                                                                                                 
Enrico Gregori è il responsabile della pagina di nera del Messaggero, giornalista abituato a lavorare in strada, a contatto con la realtà più cruda, e sicuramente nella stesura di questo primo romanzo il suo mestiere ha influito molto. “Un tè prima di morire”( Il libro si può acquistare via internet nel sito www.ragioncritica.it) non è un noir classico, l'allegoria piuttosto di un'umanità smarrita tra ansie, frustrazioni e miserie latenti. Un microcosmo dalle infinite sfaccettature, scritto con raffinatezza e ironia. Lo stile è asciutto, essenziale, da giornalista che preferisce andare al sodo evitando fronzoli e alchimie linguistiche. Amplessi furenti consumati di fretta e via, traffici sporchi, illeciti sodalizi, ricerca di guadagni facili. E poliziotti che indagano. Gregori, come un sapiente regista teatrale, ci propone scene di drammatica intensità, affondando rasoiate cruenti sulle debolezze e le ipocrisie dei suoi personaggi. E sembra divertirsi, giocare sornione manovrandone i fili da dietro le quinte, in un palcoscenico di marionette senza testa e senza amore. Il risultato è un romanzo armonico, gradevolissimo, che si dilata notevolmente con il susseguirsi delle pagine, in un coro di voci perfettamente intonate. Un' orchestra cui non è consentito steccare. Nel mezzo l'attentato a Lennon, una donna assassinata dal morso di un serpente rarissimo e un cane usato come mezzo esplosivo per causare una strage. Storie di ordinaria quotidianità, così come ordinarie sono le vicende umane, i fatti di cronaca, l'amore, i tradimenti, le delusioni, le speranze. E la vita. Tutto sta a saperla raccontare.

Enrico, il tuo romanzo sembra prendersi gioco delle debolezze umane, scritto quasi con irriverenza. E' così?
 
I deboli sono capaci di impennate “eroiche” così come i più spietati hanno i loro punti deboli e le loro fobie. Sì, è quello che penso.
 
Quanto ha influito il tuo mestiere di giornalista in questo noir?

Moltissimo per quanto riguarda tecniche e strumenti investigativi. Ma anche per la comprensione della psicologia dei “detective”.

E' più fantasiosa la vita o la letteratura?
  
Ho imparato che la vita riserva sorprese clamorose. Se la letteratura si limita a raccontare la vita, romanzandola un po', è già un bel risultato.
 
Il tuo linguaggio è piuttosto crudo, non lesini a descrivere scene di sesso, usando termini per niente edulcorati. E' una tua maniera di raccontare la realtà senza inutili e ipocriti perbenismi?
 
Il perbenismo lo ritengo innocuo se non addirittura dannoso. Insomma non serve a nulla. Sono per il “verismo”, con tutto il rispetto per “maestro” Verga. Nei prossimi libri sarò, secondo me, addirittura più crudo anche se le scene di sesso saranno decisamente soft.
 
E' più difficile raccontare la cronaca o il sogno?
 
Credo la cronaca. I sogni sono opinabili. Ognuno sogna i propri.

Si coglie una vena sottile d'ironia tra le pagine, quasi distaccata, come se in fondo tutto sia destinato a procedere secondo regole al di sopra di noi umani e non si può far altro che prenderne atto o sorridere amaro. E così?
 
Più o meno. Credo che la vita abbia le sue regole. Tu puoi anche stravolgerle ma prima o poi la vita ti presenterà il conto. Se sei disposto a pagare il prezzo delle tue “trasgressioni” è un piccolo salvataggio, altrimenti soccombi.


Enrico Gregori
Bietti editore
Pagg.138 € 10.00



Edward D. Malone
Ritorno al mondo perduto
Edizioni Simple – 2007 – 12,00 Euro

Doyle, padre del giallo con Holmes, nel fantastico Mondo perduto restituisce identità alla penna di Malone, personaggio narratore che diviene anche autore co-protagonista. Ritorno al mondo perduto, a suffragare questa ricostruzione, è un manoscritto ritrovato recentemente e per il quale Stefano Berni, il “cacciatore di libri”, ha curato note e traduzione. Qui si aprono le prospettive di un secondo viaggio con altrettanti straordinari particolari celati da Maple White, altopiano con risvolti evoluzionistici devianti e a noi più prossimi nell’icona di Jurassic park.  Emerge un tardo ottocento più propenso a risolvere la storia nella scienza per interpretare etica e destino dell’uomo, quello di Spencer e di Darwin che ricorre, oltretutto, citato nel testo, ma anche una parte di un “universo adolescenziale”, così come lo ha vissuto lo stesso Berni, di una letteratura legata ad un immaginario collettivo dove scorrono ancora Moby Dick e il capitano Nemo insieme a tutto l’esotico più nostrano di Salgari. Un filone fantastico e avventuroso caratterizzante un’epoca in cui il mondo smise di preservare misteri nella sua totale compenetrazione. Un’enclave come la foresta amazzonica, nell’ambientazione, sembrerebbe già essere l’ultima frontiera per carpirne l’estremo segreto. Stampa e impaginazione lasciano a desiderare, anche a causa di un carattere troppo piccolo che ne appesantisce la lettura. Il libro, invece, è ricco di colpi di scena, self-control ed humour inglese della migliore tradizione. Agli interessi filantropici e scientifici della spedizione s’intrecciano quelli delle facili ricchezze riposte in un bacino ricco di diamanti. Maple White risulterà poi un luogo noto anche ad avventurieri senza scrupoli e persino ad un artista americano, figura del tutto integrata in una sorta di prigione-paradiso e non così lontana dal popolare Tarzan che, a conti fatti, dovrebbe appartenere ai tempi.
Lord John, provetto cacciatore, e il dottor Stapleton, entomologo, sono i compagni di viaggio con cui Malone raggiungerà il Rio Parà. Di lì, risalendo il fiume tra facendas ed avamposti legati all’estrazione della gomma, giungeranno finalmente a destinazione. Gli squilibri lasciati dalla precedente missione affiorano subito attraverso gli indigeni Accala ormai soggiogati dagli “uomini scimmia” e destinati all’estinzione. Pipistrelli giganti e feroci pterodattili sono solo un assaggio delle prove che li aspettano, saranno ben presto ostaggio del balordo Leroy Adams per poi liberarsene conoscendo la più terribile delle minacce di quel remoto luogo, quella di gigantesche mantidi evolute a specie intelligente ed organizzata. Insieme al pittore nonché poeta re degli alberi, riescono in modo rocambolesco a rompere un incantesimo che li vede eterni ostaggi, ma lui, idealista inselvatichito, non se la sente di abbandonare quel posto e lì preferisce perire, in una provvidenziale lava che seppellirà tutto e tutti occultando per sempre un mondo, a tutti gli effetti, due volte perduto. Fuoriesce ancora un eden violato, reso instabile dal passaggio dei pionieri, soprattutto dall’uso di tanta dinamite sulla sopita sottile crosta del sottostante vulcano. Stapleton, sprezzante della sua stessa esistenza nel perseguire la fede della scienza, non esiterà a prelevare un’ooteca contenente le uova dei mostruosi insetti prima di abbandonare per sempre l’empirico empireo, ragione di una vita di ricerche. Epilogo allusivo, dove si lascia intendere un’ulteriore storia di “baccelloni” che si sovrappongono all’umano. Trenta esemplari sfuggono al controllo dell’entomologo ritirato in Cornovaglia, un bambino viene ritrovato dilaniato e Malone naturalmente, sospeso com’è tra storia e leggenda di questo libro, ne custodisce l’ultimo segreto.

Nota di Enrico Pietrangeli


di Morena Fanti:

Anno Santo 1975
da Milano a Roma a piedi
Nicola Di Paolo
Fara editore 2007
pp.106, 12,00 euro

A diciassette anni si fanno cose che trent’anni dopo forse non si farebbero più. Cose che, comunque, non avrebbero più lo stesso significato. Ma ciò che si fa a diciassette anni ha un sapore che non si dimentica mai e Nicola Di Paolo ha  sempre nella memoria quel viaggio che fece nell’estate 1975 insieme a cinque amici quasi coetanei e a Don Giancarlo, il parroco che li accompagnò. Da Milano a Roma a piedi, un pellegrinaggio che insieme al valore spirituale acquista anche il valore della Vita e dell’incontro-scontro con essa. Nicola di Paolo, con una scrittura colloquiale e un clima di gioventù e allegria, ci trascina in un pellegrinaggio della memoria e ci riconduce tra i nostri sogni e le nostre aspettative di quando, adolescenti con gli occhi pieni di sfida e il cuore convinto di potere risolvere ogni cosa, andavamo incontro al mondo con gli ideali in mano.
Il 1975 oltre ad essere l’Anno Santo – così si diceva allora – è stato anche l’anno della legge Reale e il senso della giustizia di un diciassettenne è anche voglia di cambiare tutto e di poter guardare le cose con occhi trasparenti e sicuri. Questo pellegrinaggio, fatto allora con i piedi e tanta speranza e oggi con la memoria e i ricordi, ci fa capire che ciò non è sempre possibile e che a volte i sogni si infrangono, siano essi di giustizia o di determinazione giovanile e Fede. Così, quando l’allora Pontefice Paolo IV riceve i nostri eroi all’udienza papale del mercoledì, e la loro aspettativa di un saluto particolare del Pontefice viene delusa, la frustrazione è cocente. Ma un’altra delusione, molto più dolorosa, è quella che Di Paolo ha trovato in questi anni ed è tra le ragioni dell’Anima che l’hanno spinto a scrivere di questo viaggio. Sono ragioni che tutti noi possiamo comprendere molto bene mentre chiudiamo questo libro che ci ha regalato atmosfere ormai dimenticate.


Il gioco della morte
di Mario Pinzi
(CambiaMenti 2007)
pp.655 euro 18,00

Emanuele Galvani ha subito un’ingiustizia e il peso dell’accaduto guiderà le sue azioni e tutta la sua vita, portandolo a diventare un uomo molto ricco e temuto. La storia di Emanuele è così avvincente che Elisabetta – che si trova ad avere il manoscritto per uno di quei “casi” in cui il destino si infiltra e scombina fili e progetti- resta sveglia tutta la notte per leggere il memoriale in cui sono racchiusi tutti i segreti di Galvani e in cui forse c’è anche il nome del suo assassino.
E noi restiamo svegli insieme ad Elisabetta per seguire la storia di Emanuele, uomo forte e risoluto dal grande fascino, che nel corso della vita ha incontrato tante donne che lo hanno amato e che l’hanno aiutato.
In questo avvincente romanzo Il gioco della morte (editrice CambiaMenti 2007), Mario Pinzi ci guida con mano abile nel mondo della finanza e nei meandri della mente umana, mostrandoci che il desiderio di potere è più forte di tutto ed è disposto ad affogare amicizia e amore soffocando negli uomini ogni residuo di umanità.
La scrittura tesa e avvincente fa di questo romanzo un thriller che si legge con grande interesse, lasciandosi coinvolgere dalle vicende dei personaggi fino a dimenticare che la storia è , appunto, una storia.
Emanuele ha sconfitto il Male e il Sistema e Pinzi ci mostra come i veri valori della nostra vita, quelli che ci possono salvare dall’indifferenza e dalla malvagità, siano quelli di sempre: amore, amicizia e solidarietà.
E solidarietà è una parola che Mario Pinzi conosce bene: anche per questo libro, come per il precedente L’editore (CambiaMenti, 2005) l’Autore devolve i suoi diritti a un progetto benefico.


Di Enea Sansi:

Ma l'aria di città (cartoon)
Eravamo in Centomila (derby Inter-Milan)

Del calcio, lo dico subito, non conosco neanche l'ABC. Al più mi capita di guardare alla televisione qualche partita dei Mondiali, che giochi la Nazionale nostra o altrui. Di fumetto nemmeno m'intendo granché. Anche se ci sono (stati, per lo più... perché il genere ultimamente non mi pare sia molto commercializzato) autori che mi prendono talmente da divorare il loro fumetti, potendolo fare, come il cibo quotidiano.
Vi faccio queste confessioni per dirvi degli ultimi due libri che ho letto, entrambi con sommo piacere e soddisfazione. Si tratta di Eravamo in Centomila, dei forbiti Alberto Figliolia, Davide Grassi e Mauro Raimondi, non nuovi – come potrete facilmente scoprire – a queste scritture a tre, di sport e di varia umanità. Se il libro riesce ad appassionare chi di calcio non intende un'acca, potete immaginare cosa e quanto, di interessante e di vera e propria goduria intendo, ci potranno trovare i tifosi: quelli delle squadre in questione (il volume celebra il centenario dei derby delle due squadre milanesi, catalogandoli e analizzandoli uno per uno in efficacissimi quadretti, con curiosità e aneddoti, ritratti dei protagonisti, enciclopedica raccolta di risultati e giocatori di ciascuna partita, commenti dei critici sportivi e via cantando), ma anche – credo proprio di non sbagliare – tutti quelli di questa (come probabilmente di tutte le altre) disciplina sportiva.
Il secondo libro, che ho divorato in una domenica di sano ozio, è l'assai notevole 'album' (per il grande formato che consente al disegnatore l'accostamento e l'incastro efficace delle tavole e al lettore lo stravacamento sul divano senza perdere nulla... dell'azione) Ma l’aria di città di Vincenzo Jannuzzi. L'artista, ma anche lo scrittore perché l'opera è un vero e proprio romanzo (concordo con l'amico-esitimatore del 'fumettaro', Oreste Del Buono), dopo molto peregrinare è approdato in quel di Morbegno (So). La storia è un affresco degli anni Settanta e, senza nulla anticipare di vicenda e contenuti per non rovinare il piacere della personale scoperta, lo troverete certamente d'estrema attualità: in pacato ma ragionato controcanto alle celebrazioni, generalmente denigratorie, di '68 e dintorni.
Credo che entrambi i libri potrebbero risultare, ad ogni età, graditi regali di Natale. L'album di Janù – di cui a seguire vi propongo la prefazione, curata da Erveda Sansi – potete richiederlo direttamente all'autore (enzo_ianuz@yahoo.it) mentre l'altro – per il quale vi segnalo l'intervista realizzata per Tellusfolio ad uno degli autori mentre il libro era in stampa – penso sia facilmente reperibile in ogni libreria. (Enea Sansi)

Ma l'aria di città. Prefazione
«Io penso che scandalizzare sia un diritto, essere scandalizzati è un piacere e chi rifiuta il piacere di essere scandalizzato è un moralista, il cosiddetto moralista»; questo pensiero di Pier Paolo Pasolini, ben si addice all’opera di Vincenzo Jannuzzi, la cui voce stridente nell’industria culturale italiana, indirizza l’attenzione non verso temi e motivi che incoraggiano l’evasione e il disimpegno, ma si distingue quale strumento di riflessione e d’indagine della realtà.
Quasi dimenticato in un paese che pratica un’accurata politica di silenzi ed esclusioni mirati, l’autore-cantastorie dà seguito, in Ma l’aria di città, alle peripezie di Ancillotto, già apparse nell’omonimo romanzo a fumetti per le edizioni Ottaviano nel 1978. Il protagonista, anti-eroe, da un villaggio del profondo sud emigra a Milano, dove i sogni di un futuro più vivibile s’intrecciano con quelli della generazione sovvertitrice degli anni settanta e s’infrangono contro una realtà in cui  la realizzazione individuale è soggiogata all’interesse di pochi.
La sequenza delle tavole, il cui ritmo narrativo mai annoia, palesa i paradossi della quotidianità. Il segno sapiente, che fa della cura dei dettagli un’arte, riesce a riunire in sintesi la crudezza dell’esistenza, senza abbellimenti e luoghi comuni, e un raffinato umorismo che non priva il lettore del divertimento. Il taglio ironico e autoironico rompe i veli dell’autocompiacimento, della mitizzazione, degli aggiustamenti, per ripercorrere le contraddizioni dei vissuti personali.
Il tratto, eseguito con una semplice biro, tecnicamente raffinato e complesso, non ha solo la funzione di ricordare, di rielaborare, ma rappresenta uno strumento per combattere un’omologazione  funzionale alla brutalità del potere.
Erveda Sansi


Vincenzo Jannuzzi, Ma l'aria di città, HEJ book & look, 2008, pagg. 144, € 25,00 – www.vincenzojannuzzi.it

Alberto Figliolia, Davide Grassi, Mauro Raimondi, Eravamo in Centomila, Fratelli Frilli Editori, 2008, pagg. 192, € 13,50


Di Gordiano Lupi:

Pino Farinotti
Il Farinotti 2009
Dizionario di tutti i film
Pagine 2280 - Euro 24,90
Grandi Manuali Newton n. 139

Se dovete fare un regalo a un amico cinefilo non potete mancare di acquistare la nuova edizione del Farinotti, che la sua casa editrice definisce il primo e più completo dizionario di tutti i film distribuiti in Italia. Forse non sarà il primo, perché il Mereghetti (Baldini e Castoldi) dovrebbe superarlo come popolarità e completezza di informazione, ma di sicuro contiene molti titoli in un volume che consta ben 2280 pagine. Pino Farinotti cambia editore da Garzanti a Newton Compton, ma prosegue nella sua linea popolare. Scheda 35.000 titoli e soddisfa ogni curiosità del lettore, indirizzandolo in maniera rapida ed esaustiva. Il pregio del Farinotti è quello di non snobbare i generi cinematografici, come spesso fa Morandini (Zanichelli) che omette titoli del cinema italiano considerato minore. Per questo nella mia biblioteca di cinema non possono mancare Farinotti e Mereghetti, accanto a Stracult di Marco Giusti (Sperling), vera e propria Bibbia del cinema di genere. Pino Farinotti raccoglie notizie su tutti i generi di film, dal western alla commedia, dal cinema d’autore ai cinepanettoni, dal noir all’horror, accompagnando le schede con un giudizio che è scevro da pregiudizi. Il Dizionario del Farinotti vede un suo prolungamento telematico sul sito www.mymovies.it, dove si possono consultare speciali, trailer, locandine, foto dal set e accedere a un forum di discussione degli utenti con critiche e pareri dei lettori. Il limite del Farinotti è l’estrema sintesi delle voci che non si dilungano mai in critiche complesse e classificazioni. Per questo non può bastare la sua presenza nella biblioteca dello studioso di cinema, che non può fare a meno di possedere anche il più ampio e razionale Mereghetti. Il Farinotti è un’ottima fonte informativa per l’appassionato che desidera possedere una prima conoscenza su una qualsiasi pellicola distribuita in Italia. 


Aloyma Ravelo
ENIGMI
della sessualità femminile
Euro 15,00 – Pag. 210
Pizzo Nero - Borelli Editore
www.borellieditore.it

Aloyma Ravelo è una giornalista cubana, conduttrice di Radio Progreso e Cubavision, specializzata in sessuologia femminile. Fa parte dell’Unione degli Scrittori (UNEAC) - condizione essenziale per pubblicare in patria - collabora all’Editorial de la Mujer e scrive articoli di carattere sessuale. L’editore modenese Borelli incontra Aloyma alla Fiera del Libro dell’Avana e decide di acquistare i diritti per pubblicare il suo manuale di sessuologia anche in Italia. Borelli è noto al pubblico per la collana di narrativa erotica PIZZO NERO – unica nel suo genere - che accoglie opere di buon valore rigorosamente scritte da donne (Mazzucato, Cordell, Rizzi, Sala, Cordero, Rollina…). ENIGMI è un libro insolito, perché non è un romanzo, ma una sorta di saggio (molto popolare) pensato per stuzzicare la fantasia delle adolescenti e invitarle a conoscersi meglio. Aloyma Ravelo parla di invidia del pene, punto G, clitoride, piacere, orgasmo, accettazione del proprio corpo, attenzione ai desideri del compagno, amore come benessere, relazioni chimiche, vita di coppia, comunicazione tra sessi e gelosia. La cosa più importante è che l’autrice non si limita a elencare notizie e modelli teorici, ma approfondisce gli aspetti pratici di una relazione amorosa con una serie di testimonianze e di documentazioni. Aloyma Ravelo affronta il tema del tradimento, parla di avventure maschili e di sensi di colpa femminili, ma soprattutto si dilunga sulle fantasie sessuali per sconfiggere la routine matrimoniale. Non mancano le posizioni dell’amore, si va dallo smorza - candele allo scorpione, passando per l’elefante, con vantaggi e svantaggi, corredati di consigli per donne incinte che non rinunciano al sesso. La Ravelo parla pure di finzione, assenza di orgasmo, caduta del desiderio, masturbazione, coito doloroso e problemi psicologici. Non manca niente in questo libro, neanche l’amore lesbico, raccontato come una delle possibili esperienze di una disinibita. Il libro è interessante soprattutto per le quindicenni a caccia di sensazioni proibite e per i ragazzini che vogliono scoprire i meccanismi della sessualità femminile.

Gordiano Lupi


La critica, come la carità, dovrebbe cominciare a casa propria (B. C. Forbes)
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