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Giugno 2007

Francesca Mazzucato
Magnificat marsigliese
Tre storie di donne, frammenti e amori
Edizioni Creativa - pag. 132 – E. 10,00

Francesca Mazzucato è una scrittrice che stupisce sempre, ogni volta che esce un suo libro è un piccolo evento, perché sa rinnovarsi e affrontare argomenti letterari legati all’immaginario femminile. Non saprei parlare del suo ultimo lavoro meglio di come ha fatto Anita Miotto sul sito http://scritture.blog.kataweb.it/francescamazzucato dove è stata pubblicata la recensione. Mi limiterò a sottolineare alcuni passi per me più importanti di altri, quelli che mi hanno fatto dare una scossa al cuore. Il libro è composto di tre racconti lunghi. Magnificat marsigliese è una sorta di omaggio a Marsiglia e a Jean-Claude Izzo, ma va letto soprattutto per le stupende descrizioni di luoghi e sentimenti, mai banali e scontate. Cose come questa: “La solitudine, qualche sera arriva verso il tramonto, la percepisce dentro le ossa, è un fremito, un tarlo, la schiaccia, la stringe, la piega e non è piacevole”. Marsiglia è nel cuore dell’autrice, vero luogo dell’anima: “Marsiglia che sei città e sei frattura, con le labbra schiuse dagli arrivederci (che bello!), con le case dalle terrazze dove ci puoi mangiare che aprono le braccia ai nuovi arrivati come alle spezie e al buon vino, Marsiglia con le mani serrate dagli addii, le facce spalancate dai ritorni, Marsiglia che sei di mare, di Corniche, di saliscendi, ma anche di carne e di pelle e di sangue e di labbra, di odori e di merci, di navi e di asfalto…”. Bisognerebbe andare avanti, bisognerebbe far parlare le parole di Francesca Mazzucato, piuttosto che parlare a vuoto di una scrittura che non si può raccontare ma va apprezzata e letta come si gusta un buon vino d’annata. Ecco, questa è la differenza tra chi scrive romanzetti finto noir e chi fa letteratura. Non è poco. Magnificat marsigliese si ispira a Izzo, ma pure a Louis Brauquier, Samuel Beckett e Fabrice Plas. È un racconto originale che segue gli istanti di una donna in crisi, malata di anoressia, in una città di mare che fa da suggestivo scenario ad amori, fallimenti e sogni. Las Cruces, New Mexico è un racconto ispirato da fotografie di Kurt Nimmo e da una poesia, che avrei riportato anche nella traduzione italiana a beneficio di quanti non conoscono l’inglese. Pure qui c’è la vita di una donna attraverso una storia di adozione, l’amore per il fratello, i giorni sempre uguali e la solitudine interrotta da rapporti sessuali senza amore. E pure qui farei parlare le parole di Francesca Mazzucato che sono musica per chi sa ascoltare: “Ha un senso il silenzio con lui, profuma di mandorle e di panini. Di birra buona. A volte per qualche motivo batte un dito sul tavolo, tiene il tempo o è solo nervoso, allora il silenzio con lui acquista un ritmo jazz, il silenzio resta silenzio ma è un silenzio differente da tutti gli altri e vorrei mettermi a ballare”. Il racconto è scritto in prima persona, la protagonista racconta l’amore per il fratello, unica persona capace di capire i suoi sentimenti. Quando lui non c’è restano solo “giornate lunghe come crepuscoli di giugno, giornate troppo dilatate tutte da riempire…”. E ancora: “L’intimità fa parte di un patto che ho stretto con mio fratello, l’intimità la condivido solo con lui. Gli altri uomini, quelli che ogni tanto porto a casa, quelli a cui mi abbandono quando la solitudine brucia, sono corpi senza volto e senza nome, sono ombre che vengono a medicare le ferite della solitudine”. Non serve commentare.
La raccolta termina con Grande male, racconto già apparso su internet al sito citato e che affronta il tema della epilessia, ma lo fa con classe ed eleganza descrivendo tormenti e paure di una donna che deve affrontare la malattia insieme al suo uomo. “Il grande male è diventato me e io sono diventata lui. Un denso grumo di bava, intimità, sguardo e contorcersi. Di arti mischiati, di arti diventati doppi e uniti”. Complimenti a Gianluca Ferrara di Edizioni Creativa, un piccolo e combattivo editore napoletano, che adesso ha in catalogo un nome come quello di Francesca Mazzucato, scrittrice raffinata e sensibile a cogliere i cambiamenti di una società in evoluzione. Francesca Mazzucato dirige la collana Declinato al femminile di Edizioni Creativa che si propone di raccogliere storie importanti scritte da donne. Spendo due parole per la prima uscita della collana, l’ottimo Derubata d’innocenza di Sara Tarantino, un romanzo che ogni madre dovrebbe leggerle perché affronta con delicatezza il dramma della pedofilia in famiglia. Non leggete sempre i soliti scrittori senza sangue, non vi fermate alle veline di D’Orrico e soci, cercate tra i piccoli editori che hanno ancora il coraggio di portare alla luce le ferite della vita.

Gordiano Lupi



STRANI AMORI di BARBARA BECHERONI

Una recensione di Claudia Marinelli.

Seguono effettivamente tutti “percorsi non comuni” le relazioni e gli incontri raccontati da Barbara Becheroni e raccolti in questa silloge di undici storie appartenenti a generi diversi. Con uno stile semplice e pulito, estremamente godibile per il lettore, l’autrice ci parla di amore e di amori e di come la scelta di Amare o non amare possa far diventare la vita degna di essere vissuta, o renderla invece squallida e vuota.

I personaggi di “Strani amori”, che siano vampiri, avvocati, professori universitari, anziani ammalati, popolane, diavolesse o semplici poveracci usciti dalle favelas, scelgono partner senza preoccuparsi delle regole “ben pensanti” della società nella quale esistono (del “gruppo” al quale appartengono). Ma, una volta fatta la scelta, bisogna anche decidere di accettarne il peso, la gioia e il dolore che accompagna sempre le grandi scelte di vita. Non sempre i personaggi di Barbara Becheroni scelgono di  essere loro stessi ma, se accettano il peso di una strada “diversa” e sicuramente più difficile, avranno vite appaganti e morti dignitose, se invece optano per scelte più “facili”, rimarranno dei frustrati, contentandosi di attraversare la vita senza mai viverla veramente. Per questo motivo tutti i personaggi della storia “Altri amori”, ambientata in un’affascinate Milano che solo una milanese “doc” poteva descrivere,  ha una vita appagante e soddisfacente perché ognuno di loro ha scelto la “strada” più conforme alle regole della società rinunciando alle difficoltà di un amore “strano”. Non è appagata Anna di “Tre piccoli cuori” perché sceglie di vivere senza scegliere se essere bisessuale o eterosessuale e si ritrova sola.
Invece Marìa e Carmen, in due continenti diversi, scelgono di amare dei vecchi che doneranno loro la voglia di istruirsi e di uscire dalla miseria nella quale erano nate, e proprio perché, noncuranti dell’aspetto fisico, hanno avuto il coraggio di donare il loro amore a uomini ormai vecchi e malati riusciranno ad uscire dalla miseria. La vampira sceglierà di farsi uccidere dopo aver amato il suo cacciatore, e la morte la renderà grande, e la majara diventerà una donna, rispettata, perché avrà scelto di amare veramente il suo barone, rinnegando il diavolo suo “padrone” e rinunciando alla sua immortalità. E così l’angelo della storia “politicamente non corretto” non riesce a punire l’operaio cinquantenne e ammogliato Vito e la colta, ricca e giovane vedova Maddalena per essersi amati: anche se ridotto a un vegetale, ha potuto dare un figlio alla donna che ora ha una ragione per vivere.
Merita una nota particolare la prima storia “Dopo il tramonto”, vincitrice della sezione “racconti inediti brevi” del Premio “Il Molinello” 200?????, che fa da cappello a tutto il libro. Somiglia più a una poesia in prosa, e forse la si potrebbe definire “strana” nel suo genere, quasi una “non storia” che introduce invece le dieci storie seguenti, perfette nella loro costruzione narrativa. In una pagina e mezzo l’autrice riesce, attraverso la descrizione dei rumori, degli odori e dei colori della campagna siciliana e delle sue stesse sensazioni al cospetto di una natura ricca di vita,  a farci partecipi del suo Amore per l’uomo che le sta accanto che fa parte, con lei, dell’universo che ci circonda. E l’amore per un essere umano, la terra, gli animali  e per la narrativa, si manifesta in modo “strano” per i canoni della narrativa, che vorrebbero sempre che gli autori inventassero storie con una trama ben costruita. Il lettore attento però proverà insieme all’autrice, un profondo piacere “ad abbandonarsi disarmati”.
Perché Amare, sembra dirci l’autrice, significa spogliarsi e abbandonarsi fiduciosi al momento che passa e gioire della nostra ritrovata nudità.
Un bel libro!



Gianfranco Franchi
Disorder
Edizioni Il Foglio – 2006 – 10,00 Euro

Prima di affrontare la lettura di questo libro, mi sono predisposto nel giusto ordine d’idee: Disorder. Unkonwn pleasures sono scivolati sul mio giradischi. Joy Division, ala dura e pura, esoterico primordiale, possibile rituale pagano del punk più rivoluzionario, quello fulminante ed immolato. Sono gli ultimi eroi della terra consumati in angosciosa fretta, quelli del nulla. Frammentazione, cupa polverizzazione di un mondo. Danza Shiva, il rockettaro pure, Iside implode e si rivela alla luce: suicidio. Gli anni Settanta stavano per terminare, tre papi si succedevano sul trono di Pietro e Gianfranco, finalmente assemblato, veniva alla luce. Protagonista è Guido Orsini, alter ego dell’autore in una serie di racconti brevi con trama e stile volutamente debordante; tra reale, onirico e cosciente delirio. Guido è figlio di un borghesia colta, mitteleuropea, giunta all’apice della sua decadenza. Perduto nei meandri del frenetico niente del suo tempo, si ritrova, nauseato, a scavare dentro il suo nulla; lì cerca radici, elementi primigeni, selvaggi ed istintivi per rigenerare vita nel tempo. Non stenterà, il buon Guido, a sperimentare molestie sul suo gatto o contendere spazio al pacifico geco, ma mai ad armi impari. Il libro inizia con apparente quiete e linearità descrittiva per poi osare valicando le strutture narrative. Continua nell’ibridazione del testo, associandosi spesso a suoni e parole delle canzoni, finanche ad erompere dalle strutture sintattiche. E’ l’universo femminile che innesca questa iperbole creativa e distruttiva al tempo stesso e che, non a caso, prende forma già dal terzo episodio intitolato Complemento oggetto. Prende quota, contemporaneamente, una buona dose di poesia visionaria, percettività che Gianfranco, al pari del suo personaggio Guido, sembrerebbe comunque non perdere mai di vista. E allora ecco “un prato di Marlboro rosse accendersi” e “un esercito di fiammiferi tinti d’inchiostro scrivere sulle nuvole”, ecco comparire Mascheri che, oltre a scrivere la prefazione del libro, si sdoppia in quanto narrato dell’autore sino a prendere forme polivalenti. Cecì n’est pas le paradis: “niente ninfette ninfomani e imbecilli che fondano gruppi rock”. Volontà d’amicizia, quella vera e più classicheggiante, e tanta tragedia amorosa di stampo cavalleresco. Tristano e Isotta, tra i suoi possibili modelli. Al mare Orsini resta con “un vecchio televisore ed una vecchia radio” , al rock e a Radio Rock non saprà rinunciare. E con l’eccezione di David Bowie, quello di Rock’n roll suicide, la colonna sonora è perlopiù nineteen: Radiohead, Massive attack, Blur, Verve.. Nevermind  e Kurt fanno qua e là capolino, consistenti alla stregua di un sottotitolo. I Cocteau Twins sono la magia che non poteva mancare nel suo ricorrente rifugio, ritrovo e ricordo del Gianicolo. Un protagonista che non elude le tematiche sociali e politiche, che si fa portavoce di un’originale forma di antiberlusconismo, quella più etimologica e ai più poco evidente. Quella che Claudio Lolli, proprio mentre Gianfranco nasceva, non esitava a cantare in queste tinte: “la socialdemocrazia è un mostro senza testa”. Di fatto questo paese resta senza liberismo, senza comunismo e senza lavoro. Questo è lo scotto della generazione di Guido Orsini ed oltre, arrangiati e denigrati nella precarietà di una concreta indipendenza che vede i patriarchi ostinati nel continuare ad arraffare qualcosa che ha già toccato il suo fondo: “tutto è acqua corretta con qualche medicina”. “Mi chiamo Guido Orsini e non ho senso; sono un ruolo che non c’è in un mondo che mi sta disintegrando.”  “Sono la compassione della povertà e l’empatia della fragilità, sono la zavorra borghese e la decadenza delle arti.” Libro, anche questo, dotato di “un biglietto di ritorno” nella postilla, dove il narratore diviene personaggio insieme a Guido scorrazzando in auto, con “abbastanza benzina per arrivare fin dove volevi tu.” Un piccolo, grande libro…

Recensione di Enrico Pietrangeli - 2006


Luciano Bianciardi
Come si diventa un intellettuale
Stampa Alternativa – pag. 18 – E. 0,01

I Bianciardini, sottotitolo: dal libro sfinito al libro infinito, sono una nuova idea geniale di Marcello Baraghini che è servita anche a guadagnare un posto di primo piano alla Fiera del Libro di Torino. Ettore Bianciardi, figlio del grande scrittore maremmano autore de La vita agra e curatore del volume Il fuorigioco mi sta antipatico, è il numero due dell’operazione che fa capo al blog www.riaprireilfuoco.org. Come si diventa un intellettuale è un libro che costa almeno un centesimo, piccolo nel formato ma grande nel contenuto, una sorta di lettera che uno scrittore spedisce alle persone normali, a quelle poco geniali, per consigliare come si diventa un intellettuale. Si tratta di un libro controcorrente gettato in una realtà contemporanea dove pochi leggono ma tutti vogliono apprendere le leggi del successo, frequentare scuole di scrittura creativa e imparare come si diventa famosi. I Bianciardini ospiteranno inediti di Bianciardi, scrittore importante che deve essere riscoperto e studiato invece che sistemato in una bacheca e adorato, ma anche di altri autori che possiedono la stessa intensità emotiva. La filosofia che anima Baraghini e Bianciardi  è quella di chi vuole riportare alla luce i testi di un grande scrittore e far arrivare il suo messaggio ai giovani lettori, perché comprendano che la letteratura non è sinonimo di best-seller e di successo commerciale. C’è bisogno di Riaprire il fuoco, allora e di seppellire i vari Moccia, Baricco, Ammaniti, Nove, Scarpa e chi più ne ha più ne metta sotto il peso di tutta la loro straripante inutilità. Bianciardi vive, finalmente, in una collana di libri e per merito di una casa editrice che sicuramente gli sarebbe piaciuta.

Gordiano Lupi


Roberto Casalena
Sopra e sotto
Sovera – 2006 – 10,00 Euro


Sopra e sotto. Sottosopra sono le regole, le virtù, l’autenticità di dubbi burattinai del mondo. Sopra e sotto è antico gioco di parti, potere esercitato, primordiale posizione: quella degli amanti. A chi sta sotto, tuttavia, è sempre concesso di guardare il cielo e “meno le punte dei piedi”. Gli eletti, poi, quelli più eccentrici  e fanciulli, che non hanno mai smesso di aver fede (quella nel cielo, piuttosto che delle varie chiese), potrebbero incappare in qualche sorta di paradiso terrestre finalmente riscattato. Allora le vergini  non saranno più conseguenti ad un martirio, solcheranno i nostri cieli dentro astronavi portando, con la loro brama di amore, giustizia e pace per tutti. Del resto, in questo nostro bel paese martoriato, dagli immutati costumi di comodo, fatti di scontri all’ultimo sangue e trasversali accomodamenti, non ci resta che invocare un terzo polo di extraterrestri. Se poi sono anche tutte femmine, e di quelle con “F maiuscola”, potrebbero essere ancora in grado di rispolverare qualche italico ideale tra le genti della nostra antica, gloriosa stirpe. Quella che ci propone Roberto Casalena, giornalista economico, è anzitutto una storia, quella di Alessandro, con cui condivide la stessa professione. Il protagonista, che scopre la sua origine divina e immortale durante un acquazzone, viaggiando nel caotico traffico romano, vive la notte del black out  nazionale trastullandosi con Francesca. E’ preso, e molto, da un ambizioso progetto: quello di avviare un nuovo giornale che sia realmente libero, indipendente. Qui incontra Stella, una donna tenera e travolgente, in grado di ricondurlo ad una grazia perduta. Con lei inizia anche un gioco delle parti: sopra e sotto. Gelosie insite, scuse e banali bugie faranno entrare in ballo subito Giada, da poco approdata nella redazione. Qua e là squarci di noiosa e nondimeno avvincente vita mondana con qualche denuncia sociale spiattellata dentro: “Si dice,  almeno stando ai soliti dati Istat, che in Italia la disoccupazione risulti in calo, la verità, però, è un’altra, e cioè, che chi è raccomandato trova un posto, mentre gli altri, tutti in fila ad aspettare. La meritocrazia non è un principio, ma un optional”. Le figure femminili si sovrappongono, incessanti, come un ossessione, in un inevitabile ed ideale senso di liberazione. Giada sembrerebbe una compagna leale e affidabile, ma presto dovrà far fronte ad altre rivali. Contro queste ultime, aliene ed assetate di maschi per la loro riproduzione, non resta che un unico compromesso: assecondare. Un oscuro virus ha sterminato tutti i maschi del loro pianeta, da tempo vagano nello spazio e, nella terra, sembrerebbe esserci ancora abbastanza posto per tutti. Mediazioni dei servizi segreti, dopo un primo attacco, riescono a farle stabilire in Cecenia, con tanto di benestare da parte dei russi. Un racconto che esordisce verosimile, a tratti intimistico e biografico, per poi virare, improvviso, tra gli UFO; intimi anche quelli, dopotutto. Apparizioni, contatti ravvicinati ed uno sventato scontro più diretto, svelano un’umanità più solidale, finalmente unita e redenta. Tutto, forse troppo, parrebbe una fiaba a lieto fine: un vero e proprio intreccio tra fantasy, grottesco e fantascienza. Le pagine di Casalena, tuttavia, scorrono davvero liete. Lasciano, ingenue ed incalzanti, soprattutto nei loop su certe considerazioni, autenticità alle loro sensazioni, quali che esse siano, tralasciando orpelli letterari e altri tipi di fronzoli narrativi. Questo lo rende un libro possibile, intelligentemente spudorato, da leggere in meno di un’ora, tutto di un fiato. In un finale dove il protagonista, sempre grazie alle aliene, troverà soldi e finanziamenti per un grande quotidiano da un mecenate dell’industria, con tanto di figliola, la bella Daniela, come segretaria in allegato. A proposito di Alessandro… naturalmente finirà con lo stabilirsi in Cecenia e, oltre a Daniela, vivrà a lungo e gioioso anche in compagnia di Giada e l’incantevole marziana Emmer.


Recensione di Enrico Pietrangeli - 2007



La critica, come la carità, dovrebbe cominciare a casa propria (B. C. Forbes)
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