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Recensioni Gennaio 2007


I LADRI DI SOGNI

una recensione di Roberto Mistretta
           





Ci sono scrittori che hanno il raro dono dell’ironia. Salvo Zappulla coniuga questo dono ad un’estrema capacità di sintesi, sorretta da una scrittura elegante e scorrevole nella sua immediata semplicità, che ne rendono la prosa godibile e arguta. Anche in questa sua ultima fatica, I ladri di sogni, come già avvenuto in ogni altra opera dove si è cimentato in precedenza (ricordiamo i romanzi L’ombra, Il mostro, In viaggio con Dante all’inferno, La rivolta della natura), rivela invidiabili capacità inventive e spumeggiante verve, muovendo il lettore al riso amaro e smorzando i toni da melodramma che ci apparecchia per mezzo dei suoi protagonisti. 
  Tipica della scrittura di Zappulla, è la rappresentazione di uno  spaccato di sicilianità, che in definitiva diventa campionario paradigmatico dell’intera umanità, coi suoi vizi e i suoi peccati, che l’autore stempera nell’autoironia.
  Prendiamo “In viaggio con Dante all’inferno”. Immaginate di essere svegliati in piena notte da una ieratica figura dall’adunco naso che vi intima di seguirlo all’inferno, per riscrivere alcuni capitoli del suo capolavoro: La Divina Commedia. E chi potrebbe essere il protagonista se non  lo stesso impertinente  Salvo Zappulla da Sortino? Col suo pigiama a righe, trotterella dietro Dante, in questo nuovo viaggio tra i gironi infernali per stigmatizzare sull’imperante malcostume e la dilagante corruzione nel Bel Paese e sprofondare all’inferno le nuove anime nere che avvelenano il nostro tempo.
  Ma anche ne “Il mostro”, opera tragicomica caratterizzata da una satira pungente, tutto comincia con uno scrittore di libri (indovinate un po’ chi potrebbe essere?),  il quale, per i nefasti danni provocati alla letteratura, viene condannato e processato in tutti gli stati della Terra. 
  Romanzi entrambi godibilissimi che hanno in comune un particolare momento: la notte, coi suoi misteri.
  E Zappulla infatti, coltiva, con la notte in generale e i sogni in particolare, rapporti privilegiati, appartenendo a quella categoria di scrittori visionari che hanno raccolto, nella normalità dell’assurdo, la lezione di Dino Buzzati e, nell’autocostruzione continua dell'universo, l’insegnamento di Italo Calvino, autori a cui il nostro non nasconde di ispirarsi.
  Ovviamente anche ne “I ladri di sogni”, delizioso romanzo da cui è stato tratto un Atto unico per il teatro (Secondo classificato a Napoli, al Premio 2006 Massimo Troisi), la trama si svolge di notte. Notte amica, silenziosa e magica. L’autore ama la notte perché solo di notte può sognare e fantasticare e volare in alto, lassù tra la  luna e le stelle e anche oltre, per guardare dritto negli occhi il Grande Burattinaio dell’umana commedia della vita. Zappulla però sembra ammonirci a non dimenticare mai da dove veniamo e dove siamo chiamati a schiantarci, e non solo per mera forza di gravità, quanto piuttosto per una condizione che, come ci ricorda Pascal, è propria di ogni creatura umana: “Desideriamo la verità e non troviamo in noi se non incertezza. Cerchiamo la felicità e non troviamo se non miseria e morte. Tale aspirazione ci è lasciata sia per punirci sia per farci sentire di dove siamo caduti”.
  Siamo in Sicilia, paese di Ficodindia. Dopo un giornata di luce e arsura, finalmente la notte. E il riposo. Palpebre che si serrano e uomini che sognano, liberi dai gravami diurni, e diventano puledri selvaggi, criniere al vento e frementi ungule a mordere le  immense praterie dei desideri inconfessati, custoditi, amati e, solo nei sogni, finalmente liberati. Ma che succede se qualcuno trova il sistema di depredare i sogni e tali ruberie si ripetono notte dopo notte, tra la povera gente di Ficodindia, dove, i poveri diventano così ancora più poveri, impossibilitati a sognare?
  Che succede se ad un uomo, togli anche i sogni?
  Che rimane di lui, di noi?
  Scrittore di profonda umanità con le sue caricature/creature letterarie, capaci di rimanere a lungo nella nostra memoria, Zappulla muove il lettore al riso e alla riflessione, per esorcizzare le nostre paure, tenendoci ben stretti solo a ciò che può farci volare seppure non possediamo le ali: le nostre aspirazioni più profonde, le speranze. In una parola, i nostri sogni.

LEGGI IL PRIMO CAPITOLO DE
I LADRI DI SOGNI

                        

Il risultato
di Sacha Naspini

di Gordiano Lupi

Mi dissi che una città ti può ingoiare: avevo sempre pensato a quel locale, ma non ci ero più tornato. Più facilmente ero stato altrove, nel mondo, se ricordavo di quel posto lo sentivo come la vita di qualcuno che racconta un diario perso nei secoli. Ora stavo con un gomito al banco, la vertigine della congiunzione, una figlia.
Sacha Naspini è un autore dotato di una scrittura fresca, rapida e senza fronzoli, utilizza periodi brevi e spezzati che danno ritmo alla narrazione e padroneggia a dovere il dialogo che scandisce l’incedere del racconto. Naspini riesce a caratterizzare i personaggi in modo articolato e fa scaturire la loro personalità dalle cose che dicono e dai ricordi. Il risultato descrive l'incontro tra due vecchi compagni di scuola che decidono di vedere insieme un’importante partita di calcio. Ma l’avvenimento sportivo passa in secondo piano e di fronte alla vecchia complicità che riaffiora sono i ricordi a prendere il sopravvento. Il risultato è un racconto sul tempo che passa e le persone che cambiano ed è emblematica la frase pronunciata da uno dei protagonisti: “Comincia con i calciatori. Non te ne accorgi neanche. Un giorno ti accorgi che il nuovo centravanti della tua squadra ha l’età che potrebbe essere tuo figlio”. L’incontro tra i due amici di un tempo riapre vecchie ferite e scava in un passato che ha fatto vivere troppi fallimenti. Naspini è bravo a non dare giudizi, ma si limita a costruire un clima realisticamente malinconico, un suggestivo scenario dove fa muovere i suoi personaggi come perfetti ingranaggi della storia. Il risultato è un racconto minimalista che è uno spaccato credibile di vita quotidiana nel quale il lettore si immedesima con piacere e a tratti ritrova parte della sua vita. Il finale è permeato di un’atmosfera agrodolce con i due amici che lasciano perdere la partita e finiscono in un locale, come ai bei tempi dell’università. Purtroppo niente è come prima, persino la bella cameriera è ingrassata e il suo fisco non fa più sognare, così come i due amici non sono più gli studenti sempre a caccia di avventure. Alla fine uno dei due si ritrova ubriaco per mano a una ventenne e l’altro esce con la cameriera, sogno erotico del passato. La loro vita è cambiata, come cambia la vita di tutti, tra divorzi, figli perduti e un lavoro che distrugge le illusioni. I due vecchi amici si salutano e l’autore lascia intendere che forse non si vedranno mai più, perché non c'è più niente a tenerli unti. Il risultato è un racconto che si legge con rapidità e che è permeato di buona tensione narrativa. Al tempo stesso è un racconto che scava nella psicologia dei personaggi che costruisce come due prototipi di sconfitti, due giovani insoddisfatti prodotti dalla società contemporanea. Bene ha fatto il giovane editore Magnetica a metterlo nel suo interessante catalogo. Naspini è un giovane scrittore che merita attenzione.

Collana I Tascabili
Pag. 62 – Euro 5,00
www.magneticaedizioni.it
redazione@magneticaedizioni.it
info@magneticaedizioni.



SEGNALIAMO INOLTRE...


ORGIANAS TRE NOVELLE DI DANIELA BIONDA PTM EDITRICE – MOGORO

L’interesse per la storia della mia isola e per il suo millenario retaggio culturale è in realtà molto recente.
L’incontro con un Dolmen, monumento così tipico della mia natia Gallura, con un nuraghe o con una tomba di giganti, durante una passeggiata od escursione, non aveva suscitato in me,né grandi passioni, né sfrenate curiosità.
Il tempo, la compagnia, potevano far propendere, a volte, ad una breve e frettolosa visita al monumento, anche se con l’occhio disincantato del “tipico continentale”, intento ad osservare distrattamente quel mucchio di pietre sparse confuse con l’aspro paesaggio circostante. Pietre, circondate da stoppie lasciate dalla mietitura o da vecchie querce semi bruciate dal fuoco.
Pietre, così ben inserite nell’insieme dei terreni aridi e desolati, di nodosi alberi piegati dalla natura selvaggia del maestrale, tanto da far dimenticare le vicende umane che le hanno viste protagoniste o comprimarie lungo lo scorrere ineluttabile del tempo.
La scoperta dei nostri antenati , i shardana, e dei grandi costruttori dei nuraghes si è concretizzata con la creazione di un ciclo di tre novelle dal titolo di “Orgianas”.
Nella prima novella, Orgianas che da il titolo all’intera opera, assistiamo all’invasione della Sardegna da parte dei romani e alla rivolta del popolo sardo capeggiata dal giudice shardana Ampsicora e da suo figlio Yosto, il tutto visto con gli occhi delle Orgianas, sacerdotesse del tempo, custodi delle acque e degli antichi misteri.
La seconda novella “Selene e l’ultimo rifugio” ci fa assistere alla vita degli abitanti del villaggio nuragico di Tiscali, sul Monte Lanaittu e della loro Deinas Selene.
L’ultima novella, “Il viaggio di Kia”  ci porta a seguire Kia nel suo lungo viaggio dalla Mesopotamia, sua terra natia, fino all’Egitto, ai tempi del Faraone Ramsete e dei suoi alleati Shardana,  contro gli ittiti sino al suo arrivo in  Sardegna che considererà la sua vera casa.

Da Orgianas:

Shardana 215 A.C.


La critica, come la carità, dovrebbe cominciare a casa propria (B. C. Forbes)
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