Febbraio 2008
Di Enrico Pietrangeli
A cura di William Navarrete
Versi tra le sbarre
Edizioni Il Foglio – 2006 – 10 Euro
Che Cuba riporti a ben altre immagini che i consumati simboli di rivoluzione da taluni ancora cavalcati, i tipi de Il Foglio non se lo sono lasciato sfuggire realizzando e curando un’intera collana sull’argomento. Tutto questo, nondimeno, gli è costato qualche palese censura praticata persino in un paese libero come il nostro. L’etica della centralità della dignità dell’uomo, espressa con fermezza e priva di rancori, nell’oggettività di un’umana richiesta, è quanto colpisce in quest’antologica, non tanto nella forma dei versi, spesso eterogenei, quanto nella loro stessa consistenza. E’ un sommesso anelito che non viene mai meno, quello di una Cuba libera, dove nessuno debba mai più vergognarsi di appartenere alla propria terra. La copertina di Elena Migliorini ne esprime appieno l’idea. Le traduzioni di Elisa Montanelli sono puntuali e letteralmente pure, forse troppo, talvolta, da tralasciare la poesia. Navarrete, il curatore del testo, è un esule cubano che risiede e coordina a Parigi attività di dissidenza. Nella prefazione la primavera del 2003 aleggia ancora come “spietata repressione di un regime totalitario” che imprigiona giornalisti, poeti ed altri attivisti per i diritti umani. Vazquez Portal, già affermato poeta prima dell’incarcerazione, viene ricordato “libero in questa nostra gigantesca prigione: Cuba” dove si conclude desiderando “speranza per un intero popolo prigioniero”. Sì, questa è Cuba, sebbene una certa sinistra, apologeta del mito, pur di fare antiamericanismo, sarebbe disposta a vendere l’anima al primo talebano esploso alla stessa stregua di una certa destra. Molti degli autori presenti hanno collaborato con Radio Martì, a Miami, dove risiedono gran parte di coloro che sono riusciti ad abbandonare l’isola. Gonzales Alfonso è uno di loro, giornalista indipendente che mette in versi un Otello carceriere: “il suo odio/lo riservava ai condannati”. Iglesias Ramirez, scrittore e militante del Movimento Cristiano di Liberazione, auspica una resurrezione intrisa di compassione, incluso verso i nemici, perché “Dio li ama. E anch’io”. Mayo Hernàndez è tra quanti hanno più patito a causa di precarie condizioni di salute e dell’ostinata insensibilità di un regime che arriva persino a negargli l’assistenza medica. Resta in lui, nondimeno radicata, una consistenza del femminile “penetrata nella pelle” e che gli “ha infuocato le ossa”. Forse più di altri è ancora legato alla tradizione modernista e alle sue schegge romantiche; emblematica, in questo senso, la sua musa, un calembour di “solubile indugio” e sinestesie al “suono di naftalina”, dove tuttora si percepisce la “nutritiva vernice” di questo genere di poesia. Olivera Castillo è tra quanti in passato collaborarono col regime e, con coraggio e coerenza (“la bile è riuscita a divorare il mio nome”), ne mostra le “orecchie della perversità”: “Cuba affonda!”. Il poeta Raúl Rivero Castañeda, dopo aver subito l’umiliazione del carcere, vive esiliato a Madrid. Con Alta fedeltà si cimenta in originali metafore a trentatre giri: “Si libereranno dal dolore del giradischi/torturato dallo strofinio e dalle punte”. A merito di Pier Ferdinando Casini va l’aver riportato adeguata attenzione al suo caso durante il seminario Cuba e democrazia svoltosi nel 2004 e citato nella nota biografica redatta sull’autore. Omar Moisés Ruiz Hernàndez, membro del Partito Liberale Democratico Cubano, ci descrive molto bene, attraverso uno stile prossimo al prosastico, come “puniscono con spietatezza l’ansia/umana di vivere in libertà”. “Vengo, patria, ad abbracciarti/per risorgere insieme a te” sono i versi con cui Manuel Vazquez Portal conclude questa antologica. Nell’augurio che questo avvenga quanto prima possibile, che tanto il vecchio quanto il nuovo castrismo di Chavez sia, per sempre, sradicato dalla regione, non possiamo esitare un solo istante nel prendere inequivocabilmente posizione verso chi collabora attivamente con l’Iran atomico, teocratico e negazionista. Infine, se qualcuno dovesse nutrire ancora dei dubbi sulla Isla feliz, una più adeguata delucidazione la potrà ottenere attraverso l’appello di Amnesty International riportato a tergo del libro.
Nota di Enrico Pietrangeli - 2007
Di Gordiano Lupi:
Laura Tufilli
Un ragazzo come tanti
Altromondo editore – Pag. 240 – Euro 15
Oggi vi presento una scrittrice al debutto. Penso che può essere interessante scoprire qualcosa di lei e soprattutto sulle emozioni che prova un autore che vede stampato il suo primo libro. Per questo motivo ho intervistato Laura Tufilli.
Perchè hai scritto un romanzo sul mondo della droga?
Ho scritto questo libro perché sono stata profondamente toccata da diverse esperienze di alcuni miei amici che hanno vissuto il problema della droga, mi sono sentita emotivamente coinvolta che non ho potuto fare a meno di mettere nero su bianco quello che avevo udito e visto.
Chi è Laura Tufilli? Parlaci un po’ di te...
Sono nata in Svizzera a Rheinfelden, un paese confinante con la Germania, ma fin da piccola ho dovuto trasferirmi spesso per svariate situazioni familiari. Ho vissuto a Milano e subito dopo a Lecce dove ho studiato per diventare tecnico di laboratorio chimico biologico. Avrei voluto studiare altro, cose legate all’arte, magari proprio il liceo artistico, un’accademia...
Quali sono i tuoi gusti letterari?
Da bambina ero un’ assidua lettrice, leggevo tutto quello che mi capitava sottomano, persino le enciclopedie. Non so dire qual è il genere che amo, farei prima a dire quello che non amo. Prediligo tutti quei libri che fanno breccia nel cuore e nella mente, che trasmettono un messaggio profondo, che hanno una morale, che impartiscono lezioni di vita, che lasciano un segno indelebile. Ho letto diversi libri così e sono quelli che mi hanno forgiato nella scrittura.
La tua vita è fatta di sola scrittura?
La mia vita è molto complessa. A un certo punto mi sono trasferita nuovamente a Milano dove ho terminato gli studi, poi sono rientrata in Svizzera e diverse situazioni disastrose mi hanno portato ad abbandonare momentaneamente la scrittura e il disegno. Mi sono avvicinata a un gruppo teatrale e ho recitato e ballato in alcuni spettacoli teatrali. Mi è stata data la possibilità di condurre quattro festival canori e ho provato cosa significa lavorare per dei fotomodelli. Ho preso lezioni di violino e ho dato vita a un giornale bimestrale. A mio parere l’arte si può esprimere in diversi modi ma scrivere è ciò che più amo. Per questo ho abbandonato tutto e ho ricominciato a scrivere una storia che da tempo avevo in mente. Ogi il sogno si avvera. Il mio primo libro è in vendita.
Parlaci un po’ di Un ragazzo come tanti.
Gli ingredienti principali sono forti sentimenti contrastanti, amicizie tra giovani fatte di liti ma anche di riappacificazioni, un amore sbocciato in modo sorprendente tra un giovane benestante e una ragazza semplice. Racconto la storia di un giovane, che come tanti altri, vive la giovinezza senza avere una meta. Ha un disperato bisogno di aiuto, visto che si trova alle prese con un problema più grande di lui, un problema comune tra i giovani e che sta dilaniando la società odierna, quello della droga. Non ha una via d’uscita, non ha l’appoggio e il sostegno necessario per farcela, non ha la motivazione adatta per porre fine a un male che lo attanaglia sempre di più. Incontra una meravigliosa ragazza che lo spiazza completamente, lei nell’assoluta semplicità, riesce a farlo sentire una persona diversa da quello che era stato costretto a vivere fino a quella fatidica sera. Si sente preso in considerazione e incomincia a vedere la vita da un’ottica differente. Da quel momento in poi cambia radicalmente una vita fatta di noia, di soprusi familiari e priva di scopo. Non sarà facile ma la loro unione sarà ciò che li motiverà a superare non solo questo male difficile da estirpare, ma anche molteplici difficoltà che si susseguono nel corso della lettura. Colpi di scena e situazioni inaspettate arricchiscono il tutto.
Non mi resta che dirvi dove acquistare il libro:
http://www.altromondoeditore.com/shop/home/detail/96
Sito web: http://homepage.bluewin.ch/lauratufilli/index2.html
Buona lettura e in bocca al lupo alla debuttante Laura Tufilli!
Pier Francesco Grasselli
All’inferno ci vado in Porsche
Mursia – Pag. 390 – Euro 15
«Non ti senti mai come se ci fosse già un posto prenotato per noi all’inferno?» mi domanda Claudio tetro. Fammi un favore, bello» sbotto. «Non stressarmi con queste stronzate.» Faccio una pausa, poi aggiungo: «Quel che è fatto è fatto. Se proprio devo andare all’inferno, almeno ci vado in Porsche».
I fan di Pier Francesco Grasselli non si lasceranno sfuggire All’inferno ci vado in Porsche, dopo essersi innamorati di una gioventù scoppiata che passa notti da sballo ne L’ultimo Cubalibre. Grasselli fa rivivere ancora una volta quelle atmosfere degradanti, fa parlare i protagonisti, frammenta la storia attraverso numerosi io narranti e descrive la vita quotidiana di un gruppo di ragazzi tra discoteche, internet, playstation, video di Mtv, e giornate vuote. Il romanzo è diretta filiazione del primo, racconta notti di sesso sfrenato, condite da droga e alcol per riempire giornate di ragazzi senza interessi. All’inferno ci vado in Porsche è il romanzo dei giovani sballati dell’alta borghesia, ma è anche il romanzo della Google generation, che naviga su internet, guarda i video musicali, gioca alla playstation tutto il giorno e alla sera si sballa in discoteca. I protagonisti viaggiano in Porsche come simbolo di elevazione sociale, vestono jeans della Diesel e stringono un Nokia N91 per non sentirsi sfigati. Nel romanzo ci sono anche i perdenti, gli sfigati senza speranza, le strafiche, i pusher, i drogati persi, le puttane, le donne facili e i cocainomani. Grasselli descrive un campionario di umanità giovanile sconcertante ma che purtroppo esiste e fa paura sentirselo rammentare. Lo stile di Grasselli ricalca il primo romanzo. Squadra che vince non si tocca, diceva Ferruccio Valcareggi. La scrittura è diretta, senza fronzoli, priva di concessioni letterarie, scarna ed essenziale. Pier Francesco Grasselli è uno che sa scrivere e lo ritengo un peccato che si fossilizzi su questo tipo di narrativa commerciale. Ho letto alcuni anni fa un suo testo inedito molto poetico, un romanzo di formazione che aveva soltanto bisogno di essere editato per trasformarlo in un romanzo interessante. Spero che sia quella la sua terza pubblicazione e che abbandoni il genere gioventù scoppiata. Lo dico per lui, visto che alla fine mi cita pure nei ringraziamenti. E io sono grato a lui per essersene ricordato. Mica capita sempre…
Gordiano Lupi
Helen
Diario di una webcam girl
Mursia – Pag. 250 – Euro 15
Ho letto questo libro in poche ore e lo consiglio soprattutto come uno sconvolgente romanzo verità più che come un’opera letteraria. Helen è consapevole di non essere una scrittrice e non ha nessuna intenzione di fare letteratura, né di confezionare un testo di narrativa erotica. L’autrice racconta soltanto la sua esperienza di webcam girl in un sito internet che adesso è diventato piuttosto famoso, ci dice come ha cominciato, perché lo continua a fare, come si trova con i clienti, come imposta il rapporto con le colleghe e fino a qual punto si spinge la complicità con il fidanzato. Helen è una ragazzina abbandonata dal padre all’età di sei anni, cresciuta da una madre violenta e insensibile che vive un’infanzia difficile e priva di affetti. Adesso è una donna con un fidanzato che dice di amare, ma un giorno decide che tutto questo non basta, scopre che esibirsi su internet fa guadagnare un po’ di denaro e soprattutto la fa sentire importante. Helen incontra virtualmente uomini che la desiderano, mette a nudo una parte sexy e spregiudicata, gode a sentirsi oscuro oggetto del desiderio per insospettabili clienti, professionisti e padri di famiglia dai vizi inconfessabili. Fa scorta di biancheria intima, perizomi, vestiti sexy, vibratori e si mette all’opera per provocare l’eccitazione di un popolo di masturbatori telematici molto più ampio di quel che non si creda. Helen inserisce nella confessione anche un paio di personaggi famosi, un imprenditore e un conduttore televisivo, ma non svela i nomi e lascia il lettore nell’incertezza. Sarà un trucco per aumentare l’interesse intorno al libro? Non è dato saperlo, quel che possiamo dire è che Diario di una webcam girl ha raggiunto la seconda edizione.
Helen realizza un interessante spaccato di squallore contemporaneo, dipinge un quadro di degrado sociale che deve far riflettere e mette il dito nella piaga di un fenomeno che sta assumendo dimensioni incredibili. Mi risulta che a Roma esistono locali dove si esibiscono cubiste minorenni, aspiranti veline che venderebbero l’anima pur di entrare nel mondo dorato della televisione. Leggo che molte studentesse si pagano vizi e studi spogliandosi on line e prostituendosi. Diario di una webcam girl è un libro importante che mette in guardia di fronte al precipizio nel quale sprofonda una gioventù che mette in primo piano solo il desiderio di successo.
Gordiano Lupi