Estate 2007
La narrativa fantastica di Magnetica Edizioni
Maurizio Cometto – Lo scaricamento della bara
Elena Vesnaver – Sixta pixta rixa xista
Pag. 80 – Euro 6,50 – tascabili
www.magneticaedizioni.it
Magnetica è un piccolo editore che fa buone scelte. Non conosco bene i termini dei contratti, non so quale politica persegue né che tipo di distribuzione abbia, però so per certo che pubblica roba buona. Ogni settimana mi arriva a casa una quantità indescrivibile di libri che spesso non riesco a leggere se non per poche pagine, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per la pessima qualità delle opere. I volumi di Magnetica sono diversi. Hanno la caratteristica che si fanno leggere, anche perché sono quasi tutti scritti da autori di narrativa fantastica. Per me è già positivo sapere che non rischio di imbattermi nel solito scrittore ombelicale che ha letto un po’ di Carter, qualche numero del Maltese e adesso scimmiotta.
Maurizio Cometto è uno scrittore che conosco bene perché i suoi libri più importanti li ha pubblicati con le Edizioni Il Foglio (L’incrinarsi della persistenza e Il costruttore di biciclette) e sono anni che da lui attendo la grande notizia. Non è possibile che uno scrittore di narrativa fantastica bravo come Cometto continui a pubblicare con case editrici underground. Poi magari fa come Ongaro che esce per Cairo e si dimentica che il suo primo libro (Della stirpe di Caino) è uscito con Il Foglio, anzi cerca proprio di non farlo scrivere a nessuno. Cometto segue la lezione di Landolfi e Calvino, racconta storie fantastiche e le fa sembrare vere, costruisce trame elaborate ricche di dialoghi e personaggi, muove i fili di una situazione narrativa sino al finale a effetto. La storia racconta la vicenda surreale di un uomo che lancia messaggi sms dall’aldilà per mezzo di un telefono Nokia che si è portato nella bara. La resa stilistica è perfetta e il racconto tiene bene sino alla fine.
Elena Vesnaver la conosco meno, ma il suo racconto è intrigante e mi fa riscoprire il mio genere preferito, quella narrativa horror che in Italia è la cenerentola dell’editoria, dimenticata da tutti e messa in un angolo a vantaggio di commissari ciccioni e finte storielle noir per sottosviluppati mentali. Complimenti a Elena che ha il coraggio di parlare di streghe e di mettere come titolo la frase per scacciarle via, anche se deve essere consapevole che per tentare la carta della grande editoria dovrà inventare un maresciallo di pubblica sicurezza che parla triestino e mangia tagliatelle sognando la pensione.
In definitiva sono due libri da ordinare e da leggere, se amate la narrativa fantastica e se volete dare una mano ai piccoli editori che spesso fanno grandi cose.
(Gordiano Lupi – www.infol.it/lupi)
Elio Bartolini
L’eretico e il cattolico
Intervista di Mauro Daltin
Kappa Vu – 2006 – 8,00 euro
La Kappa Vu, con Mauro Daltin, si è caratterizzata come una coraggiosa casa editrice di frontiera, dedita soprattutto a tematiche politiche e storiche che si sviluppano verso la Slovenia e i Balcani, nella natura di una regione con cultura e tradizioni di confine dove, di regola, la preservazione di un patrimonio multilinguistico è un’esigenza fondamentale. Elio Bartolini, friulano quasi doc, tanto che “tutti quanti dimenticano che c’è stata prima Conegliano”, a Codroipo, in Friuli, arriverà bambino e, a parte brevi parentesi tra Roma e Milano, è in questo territorio che trascorrerà la vita intera. Un’esistenza che, purtroppo, si è spenta lo scorso anno, a ottantaquattro anni, nella provincia di Udine, dove risiedeva da lungo tempo. L’intervista di Mauro Daltin non è che un progetto interrotto da questo lutto. Un’ambizione ben più vasta, come chiarisce nella prefazione a sua firma, era insita in questo programma scandito dal sabato pomeriggio. Di fatto, in questo libro, ritroviamo la giovinezza di Bartolini, le sue esperienze formative, la guerra e il primo dopoguerra che lo condurrà ad una riflessione più ampia e articolata, sintesi di “ex” (o exit) e militanza tra ideologia cattolica e comunista filtrate dalla sua eresia intellettuale. Sceneggiatore in alcuni film di Antonioni ed anche in collaborazione con Pasolini ne Il carro armato dell'8 settembre di Gianni Puccini, ci lascia, tra l’altro, una personale e contraddittoria testimonianza di Pier Paolo (anche lui friulano) nella sua intervista. Ma è soprattutto come narratore che Bartolini ha segnato la sua carriera, con romanzi come La bellezza d'Ippolita, Chi abita la villa, Icaro e Petronio, Pontificale in San Marco e il Ghebo, oltre che come saggista e anche poeta. L’eretico e il cattolico, “chiave di tutto il mio pensiero”, sono lettura nella memoria, sigillo posto a tergo degli incontri del sabato. Ancora fanciullo, entrò entusiasta in seminario, un posto affollato e dove “bisognava pagare”. Tempi in cui il fascismo, venendo a patti, si contendeva/divideva la gioventù con l’Azione Cattolica. Poi la guerra di Spagna, i primi dubbi, le prime letture e riflessioni importanti, di quelle che cambiano la vita. Madame Bovary, Lirici nuovi, l’uscita dal seminario, l’ “ex” che compare e con cui si deve “ricominciare da zero”. Pochi soldi in tasca ed ingrati lavori. Durante la guerra ed il periodo universitario si avvale di un approccio con riviste come Primato, Frontespizio e Prospettive, “prima apertura di finestra su un mondo che non finiva con Croce”. E sarà attraverso le riviste che, successivamente, conoscerà le sue prime fortune letterarie con la narrativa breve. Quindi la chiamata alle armi, le crisi isteriche, il ricovero ed infine l’8 settembre con l’epilogo partigiano. L’esperienza del carcere e il ricordo della X Mas: ”ragazzi dalmati e istriani, antisloveni e antislavi”. Risalta, tra aneddoti e osservazioni storiche, un Mussolini “molto meschino”, al contrario di Hitler, imbrigliato nella retorica della “non belligeranza”, “neologismo per non dire neutralità”. In questi colloquiali spunti, resta ferrea l’ottica di una guerra di liberazione antifascista, poco incline alle tentazioni fuorvianti del revisionismo. Resta anche pietà e spazio per il sentimento popolare, come nel caso del “cuginetto”, arruolato a Salò e morto ammazzato, mentre era in approvvigionamento, dai gruppi partigiani. Nel primo dopoguerra vive la scomunica di Tito e la conseguente fuoriuscita dal partito, l’ “ex” che ritorna, ciclico, nell’eresia intellettuale. Il cattolicesimo sedimenta come archetipo di tutte le rivoluzioni perché “si sfalda, entra in crisi” e, inevitabilmente, “si trasforma in eresia”. “Il marxismo non è fallito, è difficilissimo da mettere in pratica”, questo, dopotutto, conclude Bartolini. L’intervistatore, da parte sua, tira in ballo nel finale la figura di un intellettuale che, nel nostro paese, è relegato ai margini; Bartolini aggiunge che è addirittura sbeffeggiato. “Dipende dalla società” che (come dargli torto) si mostra più sensibile al pensiero, come “quella slava”. Da noi, annota tra le cause, pesano troppi secoli in cui “l’intellettuale è stato cortigiano”.
Nota di Enrico Pietrangeli - 2007
Libri in vetrina.
“Ostaggi della violenza”
a cura di Rosalba Satta Ceriale
“Ostaggi della violenza”, di don Salvatore Bussu.
Ecco un altro libro che, nel mio studio, andrà ad ingrossare , e rinvigorire , la pila dei libri che respirano.
E’ davvero un libro che regala ossigeno.
A lettura terminata rimane addosso la sensazione- consapevolezza di aver percorso, in compagnia dell’autore, di padre Morittu , di don Tonino Bello e di don Ciotti, un tratto di strada in più verso il cuore dell’uomo.
La prima figura che viene incontro al lettore è quella di don Graziano Muntoni. L’idea che egli aveva – come ci ricorda padre Morittu – “ del suo ministero sacerdotale , rivolto non solo a quella minoranza che ruotava attorno alla sua parrocchia, ma anche a quella che ne viveva ai margini e che doveva essere, in qualche modo, raggiunta”.
Dalle pagine del libro viene fuori il suo impegno.
La sua ironia .
La sua schiettezza.
La sua solitudine.
Il silenzio del prima e del dopo il suo assassinio.
Ed intorno alla sacralità della vita umana e all’impegno dell’uomo per l’uomo, ruota l’intervento di padre Morittu che, fra le altre cose, ricorda che , “affinché il no di un intervento disciplinare porti frutto, è necessario affiancare molti si in termine di interesse, di passione, di amore per la persona.” .
In sintesi, ci indica il cammino che conduce all’accettazione consapevole e al conseguente rispetto delle regole del vivere sociale.
Il tema centrale del libro è la scomunica. O meglio, la proposta fatta da don Bussu ai Vescovi sardi già nel 1995, di scomunicare rapitori e omertosi conniventi , visto che il sequestro di persona non può che essere collocato tra i reati più vili ed odiosi.
La scomunica…
“La chiesa cattolica – ci ricorda don Ciotti – si confronta con questo termine da 2000 anni”. “Non è una pietra scagliata contro qualcuno. E’ l’esatto opposto: è un ponte lanciato a chi sbaglia per permettergli di ritrovare le ragioni di una nuova e possibile speranza. Di un cambiamento.”.
Che don Ciotti sappia volare alto e vedere, perciò, oltre, lo si sa da tempo e a parlare per lui è il suo esempio di vita, il suo essere là dove l’ingiustizia chiama ed il silenzio degli ultimi urla.
Nella storia dell’Umanità , persone della sua statura umana e culturale, sono sempre un passo avanti nel cammino della solidarietà e della condivisione e, contemporaneamente, sempre in coda …perché accanto a tanti “sequestrati della libertà” , vittime delle “disuguaglianze di opportunità e speranze”, che hanno necessità , oggi più di ieri, “di un nostro irrequieto partecipare”.
Di condivisione.
Della riscoperta del valore della corresponsabilità.
“Mettere in relazione Terra e Cielo - ci ricorda sempre don Ciotti – è possibile, quando si è capaci di costruire percorsi di dignità e di speranze.”.
Ecco, poi, venir fuori dalle pagine del libro l’inquietudine e la sana indignazione di don Milani : il suo voler “formare i suoi ragazzi a un cristianesimo maturo e audace , per poter spendere la propria fede sulla pubblica piazza e non solo all’ombra delle sacrestie.”.
“La realtà – scrive don Bussu – è tristissima.”. Disturbare la quiete pubblica diventa, perciò, un imperativo morale. E “seminare inquietudini diventa un’opera di misericordia spirituale.”.
E’ ciò che facevano - in modi diversi ma ugualmente efficaci – padre Ernesto Balducci e Tiziano Terzani.
E’ ciò che continua a fare quell’altra splendida persona che è Alex Zanotelli. Riascoltarli e rileggerli aiuta a riprendere fiato, e forza… quando il passo arranca e si avrebbe voglia di stare alla finestra o di voltarsi dall’altra parte.
Ma – scrive sempre don Bussu ricordando il documento dei Vescovi del 1981 “La chiesa italiana e le prospettive del Paese” – “il rifugio nel privato e la delega non sono leciti a nessuno e, per i cristiani, sono peccati di omissione”.
“Affondare il vomere e fendere e rivoltare il territorio” è necessario. Indispensabile.
E’ fondamentale esserci. Partecipare. “Impegnarsi seriamente nella vita sociale e politica a qualsiasi livello, per collaborare in modo credibile e autorevole alla ricerca di una soluzione”, “perché spesso il silenzio – anche quello fiero e solenne, scrive l’autore – sa di compromesso, di sopravvivenza a tutti i costi, di doroteismo culturale pericoloso.”.
“Ostaggi della violenza” non è solo un libro che trasuda spiritualità e che, perciò, rispolvera quei valori che restituiscono dignità e sacralità alla vita dell’uomo.
E’ anche un documento storico perché viene ripercorsa la storia dei sequestri di persona in Sardegna.
Particolarmente forte, significativa e vera è la considerazione che l’autore esprime sui mediatori, su coloro che “vogliono dare una mano per liberare l’ostaggio”.
“Sembra quasi - afferma don Bussu – che gli unici e veri colpevoli nei sequestri siano quelli che, anche a rischio della vita, fanno di tutto per portare a casa l’ostaggio”.
E’ storia recente ed il mio pensiero va – chissà perché…- a Calipari e Rahamatullah Hanefi .
Mi piace concludere con una riflessione di don Tonino Bello che don Bussu cita non a caso, nell’articolo pubblicato da “La Nuova Sardegna” il 2 gennaio di sette anni addietro.
“Bisogna abituarsi di più a sognare. A sognare ad occhi aperti. I sogni diurni si realizzano sempre. Siamo troppo chiusi nelle nostre prudenze della carne, non dello spirito, per cui sembra che siamo i notai dello status quo e non i profeti del futuro nuovo, delle terre nuove.
Dio ci invita ad essere profeti, a esserlo tutti.
Il che significa leggere l’oggi e guardare un po’ oltre, con l’uomo sempre al centro, come Lui ci ha indicato.”.
“Ostaggi della violenza”. Un libro che – come quelli di padre Ernesto Balducci – serve a ricordarci che nonostante tutto “l’alba del nostro riscatto è alle porte” e che sarà importante che la sapienza ci trovi svegli quando verrà a bussare al cuore delle nostre coscienze.
ww.rosalbasatta.it