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Recensioni Dicembre 2006


LA VEDOVA SCALZA
di Salvatore Niffoi

una recensione di Serena Accascina Polizzi

Non leggete questo libro se non volete emozioni forti, non leggetelo se avete  buoni sentimenti e un’anima  sempre bella! Leggetelo se vi piace capire le donne e gli uomini che abitano una terra apparentemente lontana a selvaggia, la Barbagia.  Dico solo apparentemente, perché l’amore , l’odio , il dolore ,la morte , la vita vera  qui rappresentati sono in tutti noi.

La giovane protagonista che parla in prima persona è una vedova , Mintonia, a cui le autorità hanno ucciso il marito, durante l’epoca fascista, con una falsa accusa . In realtà non sopportavano il suo carattere fiero e indipendente. Lei ha imparato, unica donna nel suo mondo barbarico , a leggere e scrivere, è una persona colta, ma i sentimenti arcaici e feroci  la devastano, e non è in pace finché non consuma la sua vendetta.

Il pregio del romanzo  è soprattutto nella scrittura, in italiano nella narrazione, in dialetto nei dialoghi, con molte espressioni quasi proverbiali, fortissime , che esprimono il dolore più feroce  e l’amore più tenero.”Ogni volta che mi fissava con i suoi occhi malandrini il mio cuore di ragazzina batteva più veloce di tutte le sveglie che ci aveva lasciato mannoi Tottoni…sentivo un tutùm tutùm  che faceva bollire il sangue nelle vene in attesa di sgrumarlo altrove”.

Le autorità di ogni genere_ preti , carabinieri, maestre_ sono viste in un’ottica deformante , con gustosa ironia, e a volte con rabbia, come ipocriti assassini, mentre le usanze familiari e tribali vengono descritte con viva   sagacia, come “o ziu Imbece” , che prima di morire regala alla ragazza tutti i suoi libri,” A Mintonia con affetto la mia medicina contro l’egoismo e la stupidità, la lettura.”

Mintonia ha in lui un  grande maestro che le fa leggere Tolstoi , Verga, Balzac, Manzoni,  e soprattutto la Deledda.  A proposito di quest’ultima dice “Un suo romanzo vale  più di cento libri di storia”.

E veramente ci sembra che Niffoi, come la Deledda , renda nel suo libro la condizione del popolo in epoca fascista e delle donne in particolare, in modo così vivido da farci rivivere  quei sentimenti e quelle storie in prima persona.

La giovane vedova riuscirà nel suo intento e l’ultima immagine , i due amanti che volano via come in una pittura di Chagall, come due colombe,  è altamente evocativa.

L’uso del dialetto nei libri andrebbe rinforzato , perché nulla può rendere certi mondi come le espressioni popolari. L’unico appunto è che alla fine ci vorrebbe un piccolo dizionario italo-sardo, come faceva Camilleri nei suoi primi romanzi in siciliano.

Ma anche se non tutto viene compreso da un lettore “continentale” il piacere della lettura,  a mio parere, non ne risente, anzi si accresce.


Premio Campiello 2006
Ed. Adelphi







Paolo Roversi
Il mio nome è Bukowski

di Gordiano Lupi


Paolo Roversi è un giovane scrittore di talento che spazia senza problemi dalla narrativa noir (Blue tango), al giallo puro (La mano sinistra del diavolo), passando per il saggio popolare (Bukowski, scrivo racconti e poi ci metto il sesso per vendere) e le raccolte di aforismi del suo autore di culto (Seppellitemi vicino all’ippodromo così che possa sentire l’ebbrezza della volata finale). Il filo conduttore della sua scrittura è il grande amore per Bukowski, autore geniale e ineguagliabile al quale tutto noi scrittori di poco conto dobbiamo qualcosa. Questo libro conclude la trilogia che Roversi dedica a un mito letterario, perché dopo una biografia non autorizzata e un Millelire di Stampa Alternativa non poteva mancare un romanzo. Roversi organizza una trama originale, si districa bene tra realtà bukowskiana, fantasia narrativa e vita quotidiana, per realizzare un racconto fantastico che a tratti è anche una satira della vita politica italiana. Non mancano i riferimenti a Berlusconi (che diventa Berloni), Nanda Pivano (Jolanda Bivano) e il Fabrizio Pancrazio Show (parodia del Costanzo Show). Troviamo anche accenni al nichilismo bukowskiano e ai viaggi negli States che molti ragazzi hanno fatto per incontrare il loro mito. Carlo Boschi è un impiegato di banca trentenne che si risveglia da un coma etilico convinto di essere la reincarnazione di Bukowski. Per questo motivo cambia del tutto la sua vita e la imposta seguendo le abitudini del suo scrittore preferito. Non vi anticipo il finale a sorpresa, anche se il libro non è un giallo e deve essere gustato a fondo per la scrittura rapida ed essenziale venata di sottile ironia. La satira di Roversi è graffiante, il suo umorismo incalzante non risparmia nessuno e finisce per colpire un modo tutto italiano di fare politica. Vivevamo nel Bengodi, a Disneyland, meglio ancora a Topolinia. Il mio migliore amico si credeva Bukowski, il presidente del consiglio Paperon de’ Paperoni e io mi sentivo una via di mezzo tra Orazio e Paperoga. Le citazioni di titoli bukowskiani si sprecano: Io scrivo racconti, poi ci metto il sesso per vendere, A sud di nessun nord, Post office, Shakespeare non l’ha mai fatto… ma anche situazioni prelevate a piene mani dai romanzi e dalla vita del grande Buk, come il lavoro alla posta, la birra, il vino, le corse dei cavalli e le donne. Il mio nome è Bukowski conferma tutto il valore letterario di Roversi, ottimo autore di intrattenimento che - come dicevano i latini - ridendo castigat mores…  

Fermento - Pag. 140 – Euro 10,00
www.fermento.net




Sabina Rellini
Il fantastico mondo dei sogni

una recensione di Enrico Pietrangeli

La dimensione del mondo onirico è da sempre parte di un accomunamento legato a fascino e mistero. Fin dai primordi inteso come elemento di contatto e comunicazione tra questa vita e l’oltre, oracolo ma anche strumento d’indagine interiore. “Noi siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, e la nostra piccola vita è circondata da un sonno” esordisce l’introduzione con Shakespeare su questo “fenomeno enigmatico dell’umanità” analizzato da filosofi, mistici, artisti, antropologi e medici. Sabina Rellini, psicologa e psicoterapeuta, fa esattamente questo, ne indaga l’essenza in termini interdisciplinari. Un libro concepito per essere divulgativo ma che trabocca di un certo nozionismo, comparativo e ben relazionato, vista la continua ed articolata associazione di elementi. Nondimeno la lettura scorre piacevolmente in una struttura fluida, corredata di glossario e galleria fotografica, che ne rende agevole anche la consultazione. Dalla ”notte dei tempi” sogni biblici ma anche testimonianze scientifiche, come quelle di Ippocrate. L’incubazione costituisce il mezzo, attraverso riti misterici, per ricevere rivelazioni celesti. Asclepio, il dio salvifico, v’interviene mettendo in atto la sua terapia divina. Sia Freud che Jung, vengono frequentemente richiamati e rapportati, nel corso della lettura, a rimarcare l’importanza dei padri della psicoanalisi per chi, svolgendo la stessa professione, ne scrive. Avvincente, nell’excursus antropologico, quello pertinente gli aborigeni australiani. Attraverso il mito dell’antica “era del sogno”, la creazione avviene non tanto per motivi geologici quanto per l’energia poetica scaturita dal sogno degli antenati, “corpi vibranti” in un’ ”onda sonora”. Demoni notturni sono Incubus e Succuba, maschile e femminile dei turbamenti di taluni sogni. Calvin Hall, tuttavia, cerca di spiegarceli come un’autopunizione maturata in un senso di colpa che l’individuo s’infligge. Buona parte del testo è dedicata a metodi e tecniche per ricordare ed analizzare i sogni. Unico appunto: un associare asettico, tra le sostanze allucinogene, della marijuana che, al contrario delle altre, induce una forma onirica cosciente, associabile all’idea del cinema, intesa come proiezione nella dimensione della veglia, mentre il sonno è quella fabbrica dei sogni che la Rellini indaga molto bene e da cui può nascere anche del cinema nell’elaborazione dell’inconscio. L’aspetto creativo dei sogni è certamente tra i più importanti, e, non a caso, tale argomento viene trattato a corredare il tutto nel finale del libro. Nel panorama artistico, non potevano non emergere i surrealisti, così intimamente connessi all’onirico nello spirito dei loro elaborati come nelle tecniche utilizzate. In ogni caso, se dovesse capitarvi “un sogno di cui non capite il senso”, sappiate che “è come una lettera non aperta”, così recita il rabbino Chisda nel Talmud. Dunque, abbiate cura della vostra corrispondenza, ci sarà un luogo e tempo debito per poi leggerla…

EDUP – 2005 – 12,00 Euro



SEGNALIAMO INOLTRE...


C'ERA UNA VOLTA UN COMPUTER di Gianluigi Zuddas

Descrizione:
Anno 324 dopo l’Apocalisse. Devastata dalle guerre spaziali e dagli orrori dell’ingegneria biologica, l’umanità ha bandito la tecnologia. Stagnanti in un nuovo medioevo le nazioni chinano il capo alla Chiesa Apocalittica. I reperti di una società che aveva portato le sue astronavi su Alfa Centauri e costruito robot a somiglianza umana restano (guardati con superstizioso timore) nascosti nei sotterranei o nei musei.
Nella città di Anglaer un giorno sbarca in cerca di lavoro Thalli, una bionda svedde cresciuta fra i ghiacci del nord. Ingenua e avventurosa, Thalli ignora di avere nelle cellule del corpo un’eredità genetica che la farà entrare in possesso della super-tecnologica armatura di Lupa Bianca, una dei guerrieri che dopo le Guerre dell’Apocalisse si erano suddivisi l’Europa.
La giovane donna si arruola come armigera nella Guardia Romaine. Poi, per caso, nello scantinato polveroso di una chiesa, trova qualcosa da cui non è capace di tener lontane le sue mani curiose. L’intera città resta sbalordita da quello che sembra l’imprevisto ritorno di Lupa Bianca. Ma spaventati dai suoi poteri gli agenti dell’imperatore le danno la caccia, mentre misteriose spie della dimenticata colonia terrestre di Alfa Centauri cercano di manovrarla. Questo, più un’insana curiosità che la spinge a usare i pericolosi resti delle Scienze Perdute, la condurranno a trasportare un’intera città su Alfa Centauri, dove le ultime bizzarre comunità umane soccombono al dominio di uno degli antichi computer da guerra.

Per i lettori interessati, ricordiamo che da oggi è disponibile per il download gratuito un promo-ebook contenente il primo capitolo del libro di Gianluigi Zuddas. Ecco il link: http://www.ebookgratis.net/ebook.asp?id=268


e ancora.....


















Tornare a Isnello di Giampiero Finocchiaro
Edizioni Arianna


La critica, come la carità, dovrebbe cominciare a casa propria (B. C. Forbes)
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