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Maria Cristina Aggio e Nazareno Valente

Nel timore che la nostra biografia possa interessare nessuno, ci limiteremo a fornire alcuni dati essenziali, cercando al tempo stesso di essere il meno noiosi possibile.
Maria Cristina è nata a Padova, il 24.9.1960. Diplomatasi in Ragioneria, s’era iscritta alla Facoltà di Lingue ma, avendo trovato subito impiego, non ha portato a termine gli studi. Funzionario presso l’Università di Padova, è appassionata di arte, storia e letteratura, privilegiando in quest’ultimo contesto la poesia e gli autori classici.
Nazareno Valente nasce invece a Brindisi il 18.1.1948 e, dopo essersi diplomato al liceo classico, si laurea in Scienze Statistiche ed Economiche. Vice-dirigente presso l’Università di Padova, è un lettore accanito di saggi storici, di autori classici e di letteratura popolare (gialli e fumetti di cui è un inguaribile collezionista).

Le nostre prime esperienze hanno riguardato quella che si potrebbe definire scrittura istituzionale (verbali, circolari, atti amministrativi e robe simili) con risultati che, per carità di patria, non desideriamo commentare. Salvo ricordare la nostra maggiore pecca: scrivere in maniera troppo comprensibile, quando invece la burocrazia impone altro frasario, quel dire e non dire che consente poi l’interpretazione più conveniente.
Mortificati nelle nostre aspirazioni, decidemmo così di rivolgere i nostri incompresi slanci linguistici verso altri lidi, e la scrittura creativa ci parve il campo di prova più confacente ai nostri difetti. Il tutto avvenne però casualmente, alla fine del 2001. Sfogliavamo un giallo Mondadori e un’inserzione, contenuta nelle ultime pagine, attirò la nostra attenzione. Era l’avviso del Premio Tedeschi, e noi, novelli S. Paolo, restammo fulminati: “Perché non partecipare?”, ci chiedemmo, “Tanto, cosa vuoi che sia scrivere un giallo… Non siamo forse capaci di scrivere 300 pagine di verbali al mese?” Ahimè, non avevamo cognizione alcuna di cosa significasse partecipare a un concorso letterario e,  soprattutto, dell’impegno necessario a portare a termine un romanzo.
Inevitabilmente, dopo aver constatato che scrivere un romanzo richiede molto più tempo che redigere verbali, ritenemmo preferibile lasciare incompiuta l’opera appena iniziata, anche se il protagonista, un certo Gemonius, ancora ci affascina e fa periodicamente capolino nelle nostre fantasie, richiedendo che si porti a termine la sua avventura. In ogni caso, rimanemmo fermi nei nostri propositi; in fondo, si trattava solo di mutare strategia: “Iniziamo con un racconto… Magari breve. Ci sarà un concorso letterario pure per queste cose…”, ci facemmo coraggio.
Invece che al Premio Tedeschi, partecipammo così a “Scritti al Bo”, un concorso letterario non di genere, forse il più importante tra quelli indetti a Padova. Bastava appunto un racconto breve, e noi lo inviammo, con in cuore una fiammella tenue di speranza e, insieme, un grande timore di classificarci ultimi, addirittura con pubblicazione della graduatoria.
Con altrui, e soprattutto nostra, sorpresa, riuscimmo invece a vincere il Premio Speciale della Giuria, cui fu data più enfasi che allo stesso primo premio. La tormenta, questo il titolo, è un racconto ambientato nella Padova medievale che, pur non essendo un giallo, ne ha la struttura e il passo, considerate le sorprese disseminate nel punti chiave del testo. Pubblicato in raccolta, ebbe un riscontro tale da suscitare l’attenzione di una casa editrice che ci propose di scrivere un romanzo.
Nacque così Mnesarete, la cui prima avventura, Il filo spezzato, ambientata ad Atene nel periodo della guerra del Peloponneso, fu pubblicata nella primavera del 2003. Con questo giallo, ci presentammo al nostro secondo premio letterario - pure questo non di genere - ottenendo il primo premio. Da allora non abbiamo più abbandonato Mnesarete, divenuta il personaggio ricorrente dei nostri successivi romanzi, personaggio che in cambio ci ha dato grandi soddisfazioni.
Ha infatti vinto un ulteriore premio, “Delitto d’autore ”, nella sezione romanzo inedito (2006), una menzione d’onore al Premio “Le Muse” di Pisa (2006) e svariate segnalazioni in altri concorsi. A prescindere dai riconoscimenti ottenuti, Mnesarete ci consente di raccontarci, anche se in modo mediato, in quanto racchiude in sé quelli che sono i nostri princìpi, le nostre aspirazioni, i nostri interessi culturali, le nostre caratteristiche. Affronta infatti le cose con la nostra stessa caparbietà, sa rialzarsi con dignità dopo gli inevitabili colpi bassi della sorte, persegue gli obiettivi senza mettersi in scia o accettare spinte, dà il suo piccolo contributo senza squilli di trombe e rullii di tamburi.
Mnesarete non compare invece nei nostri racconti. Anch’essi hanno ottenuto qualche riconoscimento. Con racconti di  genere giallo, siamo stati finalisti a Fossano (2005), al premio “Esperienze in giallo”, con La mano del diavolo, una storia ambientata nella Padova medievale, e a “Giallo Carta” (2004)  con I due volti di Giano, ambientato nella Roma repubblicana, entrambi pubblicati in raccolta. Abbiamo inoltre vinto il premio “Delitto d’autore”, sezione racconto breve (2007), con Nascosta nell’ombra, ambientato nella Venezia risorgimentale.
A causa della strutturale pigrizia della componente maschile del duo,  capita che Maria Cristina sia costretta a scrivere in maniera autonoma; in questo contesto, ha vinto il concorso letterario “La voce delle donne” (2006) con il racconto Sala d’attesa; è stata finalista al concorso nazionale “Il prima e il dopo” (2006) con la poesia Bucaneve d’inverno; ha pubblicato il racconto lungo Attraverso la nebbia nel mese di giugno 2007; è risultata finalista al concorso “Donna&Donne” (2007) con il racconto Per mano e al premio “Santa Chiara”, Sezione narrativa, con il racconto Istanti preziosi, sempre nell’anno 2007.
Nel frattempo, Nazareno cura la pigrizia dedicandosi all’informatica e ha così pubblicato due libri sui linguaggi di programmazione. Scrive inoltre poesie e con una di esse, non si sa come, ha vinto il premio nazionale “Giuseppe Tatulli” (2006). Ai tempi liceali, aveva inoltre partecipato a un concorso indetto da una rivista a fumetti vincendolo con il racconto Assassino senza volerlo. Scriveva inoltre saggi sui fumetti pubblicati nelle principali riviste del settore (Il fumetto e Wow).

Quali i progetti per l’immediato futuro?  Ci piacerebbe intanto ritentare, con una nuova avventura di Mensarete, le sorti al concorso “L’Indizio nascosto 2008”, intenzionati, stavolta, a diventare “giallisti dell’anno”; poi concludere la storia mai finita di Gemonius: con lui abbiamo assunto l’impegno di vincere il Premio Tedeschi, e desideriamo prima o dopo onorare la promessa.
Quando si tratta di fantasie, pensiamo sia sempre meglio volare alto…

Gli unici artisti che io abbia trovato davvero deliziosi sono i cattivi artisti. I bravi artisti esistono soltanto in virtù di ciò che fanno e quindi sono assolutamente insignificanti.
(Oscar Wilde)
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